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La coscienza di Zeno (Graded Reader), Capitolo 3. Il corteggiamento

Capitolo 3. Il corteggiamento

La mia vita è sempre stata noiosa e senza cambiamenti. Il progetto di sposarmi e di avere una moglie, quindi, è nato per rendere la mia vita nuova e meno noiosa. Non perché mi ero innamorato o perché avevo conosciuto la donna giusta per me. Cercavo novità e un matrimonio poteva farmi felice. Non sapevo che era tutta un'illusione!

Tutto ha inizio da mio suocero. Giovanni Malfenti era un uomo davvero diverso da me, un ottimo commerciante, senza cultura e molto energico. Mi piacevano la sua forza e la sua tranquillità. Aveva 50 anni circa, un'ottima salute e un corpo alto e grosso. Parlava in modo chiaro e facile da capire. L'ho conosciuto in Borsa, dove Olivi mi aveva detto di andare per migliorare i miei affari. Malfenti si comportava come un padre con me, mi dava buoni consigli per l'azienda di famiglia e per diventare ricco.

Volevo diventare astuto come lui. Mi raccontava i suoi affari e io non li dicevo a nessuno. Sapere che si fidava di me era molto importante. Agli amici della Borsa non parlava mai della sua casa e della sua famiglia. Aveva quattro figlie, che si diceva fossero tutte assai belle. Ognuna di loro aveva un nome che inizia per “a”: Ada, Augusta, Alberta e Anna. Quando si arrabbiava Malfenti urlava e lo faceva spesso, per dimostrare che aveva ragione. Anche dopo aver sposato sua figlia, Malfenti urlava contro di me quando facevo qualcosa di sbagliato. Sul letto di morte mi ha detto ciò che pensava di me e mi ha rimproverato. Ma gli volevo davvero bene e quando è morto ho pianto come un figlio. Per me è stato un secondo padre.

Un giorno Giovanni ha deciso di invitarmi a casa sua. La sua famiglia era tornata da una lunga vacanza estiva. Ricordo tutto di quella prima visita. Era un pomeriggio freddo e pieno di nebbia di autunno. In casa c'era un bel clima, caldo e piacevole. Il salotto era elegante e grande, con dei bei mobili. Nella stanza c'era solo Augusta, che leggeva vicino alla finestra. Non era per nulla bella! Era strabica, aveva capelli sottili e biondi ma senza luce, era un po' grossa e non mi piaceva. Poco dopo è entrata Anna: aveva otto anni, era molto carina e sembrava un angelo. Poi è arrivata la moglie di Giovanni, una bella donna, elegante e molto tranquilla. Tutti e due avevamo grande affetto e ammirazione per il signor Malfenti. Qualche anno dopo ho scoperto che lui non le era fedele, che lei lo sapeva ma che non lo odiava. Non era stupida e voleva mantenere la sua tranquillità, senza rovinare la famiglia.

La signora Malfenti mi ha fatto entrare con gentilezza e ha iniziato a parlarmi. A un certo punto sono entrate nel salotto Ada e Alberta, due bellissime ragazze che hanno dato luce alla stanza. Ecco finalmente dov'erano le belle figlie di Malfenti. Le due erano alte, magre, con i capelli scuri. Alberta aveva una pelle rosa e chiara, mentre Ada aveva i capelli molto ricci e uno sguardo da donna. “Questa è la donna che devo corteggiare e sposare,” ho pensato, vedendo Ada. Non mi sono innamorato della sua bellezza ma delle cose di lei che mi ricordavano suo padre: la ragazza era seria e molto energica come Giovanni. Da quel momento ho iniziato a parlare solo per fare colpo su Ada e per corteggiarla. Ma lei non amava affatto la mia allegria e rideva solo per educazione.

Le quattro ragazze stavano sedute sempre sullo stesso divano. Le altre donne di casa ridevano ai miei racconti, come quello del gatto inglese con cui avevo parlato, Ada invece iniziava a odiare i miei discorsi stupidi e a essere sospettosa.

– È vero che è pazzo? – ha detto la piccola Anna.

– Silenzio, Anna! – ha detto la mamma.

– È proprio pazzo se parla con i gatti!

– La deve perdonare, mi scusi, – ha detto Augusta, mentre portava via la sorellina.

– Ah ah, ti legheranno con le corde!

Ero senza parole. Non sapevo come difendermi. Allora ho raccontato del certificato medico che dimostrava la mia pazzia, quello che avevo mostrato a mio padre. Mi hanno chiesto della morte di papà e mi hanno offerto un tè. Si sentivano in colpa per le offese della piccola Anna.

Ada mi ascoltava seria ma più parlavo più lei si sentiva in disaccordo con i miei pensieri ed era distratta. Stavo forse sbagliando tutto, con la mia futura moglie?

Il vero problema era che io volevo un matrimonio come dicevo io. Avevo scelto di sposarmi prima ancora di aver trovato la fidanzata! Avevo scelto Ada e avevo pensato che non poteva dire di no a un uomo intelligente, non brutto, ricco e perbene come me. Non eravamo in accordo, è vero, ma non era importante. Con il tempo io avrei cambiato lei e lei avrebbe cambiato me. Piano piano saremmo stati sempre più vicini. Questo era il mio intento.

Da quella sera la famiglia Malfenti è diventata il centro della mia vita. Passavo ogni sera con Giovanni, che era diventato più gentile.

Ogni pomeriggio passavo un po' di tempo nel salotto con le donne di casa, a volte portavo il violino e suonavo un po'. Augusta mi seguiva, suonando il pianoforte, ma Ada si annoiava.

Non mi trovavo mai davvero solo con Ada ma in tutta la giornata pensavo sempre a lei. La sognavo anche di notte, la immaginavo piena di qualità – quelle che io non avevo – e giorno dopo giorno, nella mia mente, lei diventava la donna ideale. Nella mia mente era mia moglie, la mamma dei miei figli e la persona che mi avrebbe fatto diventare un uomo forte, vincente e meraviglioso.

Corteggiare Ada è stato difficile. Prima di allora ero stato un amante coraggioso. Ora ero come un ragazzino timido e spaventato. L'unico mio intento era sfiorare la sua mano di nascosto. Non avevo il coraggio di dirle il mio amore. Non sapevo che mi aspettava un brutto colpo.

A casa Malfenti portavo fiori alle tre ragazze più grandi e raccontavo tutto della mia vita. Augusta era sempre molto attenta e si emozionava alle mie chiacchiere, Alberta mi ascoltava perché sognava di diventare grande e vivere una vita tutta sua. Ada era distratta ed era certa che quello che dicevo erano solo bugie. Non parlava, non rideva, ma io non vedevo la sua noia perché volevo sposarla a tutti i costi.

Per tre volte di seguito Ada non si è presentata in salotto. Mi hanno detto che non si sentiva bene o che era uscita. Ero arrabbiato: come poteva essere assente al nostro appuntamento? Lei, la mia futura sposa… La tragedia è successa quando ho scoperto che Ada non era davvero uscita di casa ma che stava chiusa nella sua camera da letto. È stato un colpo al cuore. Quando è uscita dalla stanza l'ho perdonata: era il momento giusto per dirle che volevo la sua mano. Ma ero bloccato. Non sono riuscito a dire nulla.

– Arrivederci, Ada. A domani.

Le ho preso la mano per salutarla e l'ho sfiorata con le labbra. Poi sono uscito di corsa.

Una volta fuori dal cancello mi sono fermato. Era giusto tornare dentro e dirle il mio amore? Era meglio tornare a casa e avere pazienza? Il resto della giornata è stato tragico: ero inquieto e spaventato. Dovevo mettere fine a questa situazione! Io avevo bisogno di Ada. La notte non ho dormito. Non facevo che riflettere. Pensavo che Ada forse mi aveva detto una bugia. E se mi sposava solo perché lo decidevano i suoi genitori? Se non mi amava? Non riuscivo a dormire con tutti questi pensieri. “Se Ada non mi vuole sposare,” ho pensato “non mi sposerò con nessuna donna”. E questo pensiero di uomo forte e coraggioso mi ha fatto addormentare.

La mattina sono andato a casa Malfenti per parlare con la mia futura moglie. Le volevo chiedere se mi amava e la dovevo abbracciare per capire se era sincera. Tutto era deciso. Mi ha aperto la porta la signora Malfenti e mi ha fatto entrare nel salotto. Ha cominciato a parlare dell'amicizia che lei e suo marito avevano per me, e dell'affetto delle loro figlie.

– Caro Zeno, è da quattro mesi che ci vediamo tutti i giorni!

– Da cinque!

– Ah, è vero. Però secondo me voi fate del male ad Augusta.

– Augusta?

– Sì! Voi le fate troppi complimenti e questo non è serio!

– Ma io non vedo mai Augusta!

La signora è rimasta in silenzio, sorpresa o forse spaventata. Io, mentre lei stava zitta, riflettevo sul modo migliore in cui spiegare questo equivoco.

È vero, avevo suonato con Augusta e parlato spesso a lei, perché era l'unica che mi ascoltava. Era arrivato il momento di dire alla signora che io volevo sposare Ada? O era meglio fare come avevo deciso, cioè parlare prima con Ada? Senza riuscire a decidere sono rimasto in silenzio. Poi mi sono fatto coraggio e ho domandato:

– Cosa devo quindi fare, signora Malfenti? Non voglio far soffrire nessuno.

– Non deve più venire così spesso da noi. Al massimo due volte alla settimana.

– Se sei lo vuole non tornerò mai più in questa casa!

– Non è necessario, noi le vogliamo bene. Non mi deve odiare per questo.

– Bene, tornerò non prima di una settimana.

Non vedevo l'ora di stare solo per riflettere a tutto quello che era successo. Ma lei mi fece rimanere. Non voleva che io fossi arrabbiato con lei.

– Non dica a nessuno di questo nostro dialogo, Zeno. Nessuno saprà del nostro accordo. Nemmeno mio marito.

– Lo prometto.

Per un attimo ho pensato che Ada poteva soffrire a non vedermi. Ah, la mia adorata Ada che stava male per la mia assenza! Quindi sono uscito e mi sono sentito finalmente libero. Sono corso giù per le scale. Che bella la libertà!

Mi sono fermato a riflettere e ho capito che c'era una sola cosa che volevo avere: Ada. Lei doveva diventare mia. Questo equivoco si doveva risolvere. Il modo migliore per averla era chiedere la sua mano a Giovanni. Ma camminando mi è venuto un tragico pensiero che mi ha aperto gli occhi. Ma certo! I Malfenti volevano che io sposassi Augusta e non Ada! Perché? Perché Augusta si era innamorata di me, mentre Ada no. Ada non mi amava e non poteva fare del male ai sentimenti di sua sorella. Ero pieno di rabbia e di rimorso. Che disastro! Odiavo quella brutta ragazza che mi amava! Non dovevo più parlare con Giovanni, dovevo stare lontano almeno cinque giorni da quella casa.

Ho trascorso cinque notti e cinque giorni disperati. Mi stavo preparando a lottare perché Ada si innamorasse di me. Dovevo diventare serio, basta con i racconti divertenti. Dovevo ricominciare a fare affari, perché Ada voleva un uomo perfetto. E poi dovevo andare a cavallo e leggere molti libri. Ero geloso di ogni uomo sano, elegante e gentile che incontravo per la strada perché poteva portarmi via Ada. Pazzo di gelosia, di notte andavo sotto la finestra di casa sua. Di nascosto guardavo se usciva qualcuno, qualche visitatore.

In quei cinque giorni la mia passione d'amore era diventata una malattia.

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