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Lo Straniero (Graded Reader), 2. Secondo giorno

2. Secondo giorno

Ieri, dopo l'incontro con il piccolo umano (che qui chiamano "bambino"),

ho avuto altre esperienze molto interessanti. Ho incontrato molti umani, alcuni simpatici, altri meno. Però con molti non ho potuto parlare bene, perché non parlano italiano, ma una lingua speciale che si chiama "dialetto". Questo dialetto non c'è nel dizionario d'italiano che ho memorizzato prima di uscire e per me è difficile capire bene le persone che lo usano. Il problema è che lo usano tutti.

Per esempio, dopo l'incontro con il bambino, ho incontrato un altro umano e subito ho cominciato a parlare con lui:

– Ciao, come ti chiami?

– E tu chi sei? – ha detto l'umano, un po' vecchio.

– Mi chiamo il Dondi – ho subito risposto, molto felice del mio nuovo nome.

– Ma te tu 'n sei miha il Dondi, il Dondi l'è più grosso.

Non ho capito una parola.

– Cosa? – ho chiesto.

Ma lui ha risposto nello stesso modo:

– Ma te tu 'n sei miha il Dondi, il Dondi l'è più grosso. E poi ha gridato a qualcuno dietro di lui:

– Ocche il Dondi icc'ha un fratello?

Ho capito solo “fratello”, ed è stata una sorpresa per me: questo umano conosce mio fratello! Che strano, però: mio fratello è nella galassia PK523, è direttore di una catena di fast food per alieni, e non è mai venuto sulla Terra...!

Per non avere altri problemi di comprensione, sono andato via. Ma la città oggi è molto più viva di ieri: scatole di metallo su quattro ruote vanno avanti e indietro ogni minuto (le chiamano “macchine”), bambini su biciclette, ragazzi su biciclette ma diverse, più grandi e rumorose (le chiamano “motorini”), insomma molto traffico, e tutti parlano ad alta voce, forse sono arrabbiati, forse è successo qualcosa di grave o di importante.

Ho subito chiesto ad un umano che abita in una piccola casa piena di giornali e riviste (la chiamano “edicola”), sicuramente lui è molto informato, se legge tutte quelle cose!

– Mi scusi, cos'è successo? – ho chiesto molto gentilmente.

– Icch'è successo? Niente. Che domanda l'è?

– Sa, ho visto tutta questa gente arrabbiata e non capisco perché: ho pensato che forse c'è qualcosa di molto importante.

– Ma lei non è di qui, vero? – mi ha chiesto l'umano molto informato, in un italiano più comprensibile.

– No, vengo da... un posto molto lontano – meglio non dire che sono un alieno, forse gli umani non sono molto abituati a conoscere persone di altri pianeti.

– Ah, ecco – ha detto l'umano.

Poi ha cominciato a parlare in un italiano che ho potuto capire e ha detto, sempre però ad alta voce:

– Non deve pensare che queste persone sono arrabbiate, anzi: siamo tutti felici, è estate, molti sono in ferie, è un bel periodo. Ma qui in Toscana di solito parliamo ad alta voce: salutiamo gli amici ad alta voce, parliamo con le ragazze ad alta voce, ma non è perché siamo nervosi. È il nostro modo di fare, niente di più. Tutti gli italiani sono un po' così, non solo noi toscani: ma lei non è italiano?

– No – ho risposto – vengo da un altro paese...

– Complimenti! – ha detto (ad alta voce) il mio nuovo amico – parla molto bene italiano! Dove ha studiato?

– Uhm... a Firenze – ho risposto. È l'unica città italiana che conosco.

– Ah, e c'è stato molto tempo? – ha insistito lui.

– Una settimana – ho capito che in italiano una settimana significa 7 giorni e un giorno ha 24 ore. Per noi alieni una settimana è un periodo molto lungo.

– UNA SETTIMANA?!?! – l'uomo nell'edicola mi ha guardato con gli occhi spalancati.

Ho sbagliato a dire una settimana? Nel dubbio, sono scappato dall'edicola.

Ma basta chiacchierare senza risultati utili con gli umani: oggi devo risolvere alcuni problemi importanti: capire il tempo degli umani e, soprattutto, trovare dei soldi per mangiare qualcosa: ho molta fame, sono quasi le 12 e mezzo, tutti gli umani stanno tornando a casa o entrano nei ristoranti (nel dizionario ho letto che sono posti dove è possibile mangiare).

Ma forse il problema dei soldi è quello più importante: infatti, nel dizionario ho letto che i soldi sono degli strani oggetti, di carta o di ferro, utili per avere tutto quello che gli umani vogliono. La cosa funziona così: un umano vuole, per esempio, un libro; entra in un posto che si chiama “libreria”, sceglie il libro e lo prende. L'uomo che lavora nella libreria, di solito molto gentile, chiede solo un pezzo di carta chiamato “banconota”. A volte, è così gentile che dà, insieme al libro, anche dei piccoli cerchi di ferro, che chiamano “monete”. Insomma, non credo di aver capito bene perché questo uomo gentile dà anche delle monete, ma ho visto che fanno così. Devo capire meglio.

Anche la storia del ristorante non è molto chiara: ci sono tutti questi umani che vanno in questi ristoranti, mangiano, bevono e prima di uscire danno dei soldi ad un tizio seduto ad un piccolo tavolo. Però a volte non danno i soldi, ma solo delle piccole carte di plastica: l'uomo al piccolo tavolo sembra soddisfatto lo stesso, perché prende queste carte e le mette in una strana macchina. Ma perché? Devo capire tutte queste cose, prima di fare qualcosa di sbagliato! L'unica cosa sicura è che, per mangiare, devo anch'io avere quei pezzi di carta o di ferro, o quella magica carta di plastica (la chiamano “bancomat” o “carta di credito”, ma ancora non ho capito che differenza c'è).

Anche il tempo è un problema difficile: gli umani contano la loro vita in questo modo: un anno sono 12 mesi, un mese sono 30 giorni circa, un giorno ha 24 ore, un'ora ha 60 minuti, un minuto ha 60 secondi. Nel mio pianeta, invece, un giorno dura 7 minuti umani. Per noi, fare le cose in 20 secondi, per esempio, è un tempo lungo, e io sono stato molto lento quando ho memorizzato il dizionario italiano in 25 secondi... Ma tutti nel mio pianeta sanno che non ho una buona memoria.

Insomma, il tempo degli umani è molto, molto diverso dal nostro; devo ancora capire molte cose: quando mangiano gli umani? E per quanto tempo? Quando e quanto dormono? Quanto tempo lavorano? E, soprattutto, a chi posso chiedere queste informazioni senza passare per matto?

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