×

Usamos cookies para ayudar a mejorar LingQ. Al visitar este sitio, aceptas nuestras politicas de cookie.


image

I nomi fanno il mondo - Gian Luca Favetto, 34. IL TOCCO

34. IL TOCCO

Il progetto era di rifare il mondo con un tocco, così si giustificava in tribunale e nelle interviste. Un tocco di classe, personalità e colore. Un tocco di pennello.

Gran parte dell'opinione pubblica, informata in modo parziale, sosteneva che fosse lui, Frank Dubin, il tocco -era pazzo. Pochi sanno leggere la realtà profonda delle cose e la verità di piccoli gesti innovatori come quelli di Dubin.

Capelli rossi ed efelidi, postura da esiliato, sguardo febbrile da rivoluzionario, raggiunta l'età della ragione, Frank è andato per musei e grandi collezioni e ha cominciato a intervenire sulle opere dei maggiori maestri: Mondrian, Manet, Picasso, Warhol, Balthus, al Moma, al Louvre, alla Tate, a Bilbao, a Venezia, ovunque. Con una china o una matita a olio o un sottilissimo pennello o stropicciando un angolo, adattava le opere al suo gusto e al tempo presente.

Ora è costretto a camuffarsi, poiché il suo volto è conosciuto e la sua attività celebrata. Galleristi, mercanti, collezionisti si contendono il lavoro di colui che è considerato, ormai, l'artista più innovativo. Un artista al quadrato. Persino i magistrati, gli eredi dei vecchi maestri e i giornalisti cominciano a capire il valore della sua opera. E chiedono l'autografo.


34. IL TOCCO 34. THE TOUCH.

Il progetto era di rifare il mondo con un tocco, così si giustificava in tribunale e nelle interviste. Un tocco di classe, personalità e colore. Un tocco di pennello.

Gran parte dell'opinione pubblica, informata in modo parziale, sosteneva che fosse lui, Frank Dubin, il tocco -era pazzo. Pochi sanno leggere la realtà profonda delle cose e la verità di piccoli gesti innovatori come quelli di Dubin.

Capelli rossi ed efelidi, postura da esiliato, sguardo febbrile da rivoluzionario, raggiunta l'età della ragione, Frank è andato per musei e grandi collezioni e ha cominciato a intervenire sulle opere dei maggiori maestri: Mondrian, Manet, Picasso, Warhol, Balthus, al Moma, al Louvre, alla Tate, a Bilbao, a Venezia, ovunque. Con una china o una matita a olio o un sottilissimo pennello o stropicciando un angolo, adattava le opere al suo gusto e al tempo presente.

Ora è costretto a camuffarsi, poiché il suo volto è conosciuto e la sua attività celebrata. Galleristi, mercanti, collezionisti si contendono il lavoro di colui che è considerato, ormai, l'artista più innovativo. Un artista al quadrato. Persino i magistrati, gli eredi dei vecchi maestri e i giornalisti cominciano a capire il valore della sua opera. E chiedono l'autografo.