×

我們使用cookies幫助改善LingQ。通過流覽本網站,表示你同意我們的 cookie policy.


image

Opera Arancio, Boris Godunov - Trama (1)

Boris Godunov - Trama (1)

“Opera Arancio: 100% estratto di opera lirica” è un podcast di Opera a colori che ti fa conoscere tutto quello che devi sapere per goderti lo spettacolo più bello del mondo!

In questa puntata 5 curiosità su Boris Godunòv di Modest Musorgskij

PROLOGO

QUADRO PRIMO

Siamo in Russia nel 1598.

Il momento è solenne e ma carico di incertezza: Fedor I, lo zar, è morto da poco senza lasciare eredi e tutto il popolo è in attesa che l'uomo designato al trono come suo successore, Boris Godunov, proclami la sua volontà di accettare o meno la corona imperiale. Spinto dal peso di una così grave incombenza, Boris si è ritirato nel convento di Novodevic'i, per trascorrere alcuni giorni in meditazione.

All'esterno del convento si è radunata una grande folla, e le guardie faticano a tenere a bada il popolo che, chiassoso e disordinato, circonda l'ingresso del monastero.

Un soldato esorta minaccioso le donne e gli uomini presenti ad abbandonare i toni di scherno e ingiuria e a raccogliersi piuttosto in preghiera. Sul piazzale compare quindi il segretario della Duma, Scelkalov, e comunica a tutti i presenti una preoccupante notizia: Boris Godunov sarebbe intenzionato a rifiutare la corona di zar.

Il popolo rinnova le sue preghiere, questa volta con maggior convinzione, mentre una processione di pellegrini si fa largo tra la folla per raggiungere l'ingresso del convento. I religiosi incappucciati esortano tutti a rimanere in preghiera, affinché l'Onnipotente possa dissolvere l'anarchia e la discordia in tutta la Russia.

Poco dopo il capo delle guardie annuncia il decreto dei boiardi, ossia dei nobili: l'indomani tutto il popolo dovrà presentarsi davanti al Cremlino per conoscere le decisioni degli aristocratici.

QUADRO SECONDO

Il popolo si è radunato nella piazza delle Cattedrali di Mosca e si accalca all'ingresso del Cremlino: Boris Godunov, contrariamente ai propositi manifestati, ha deciso di accettare la carica di Zar e si appresta a presentarsi alla folla come nuovo sovrano.

Tutti i presenti intonano un inno di ringraziamento per acclamare il nuovo zar, le voci si mischiano ai continui rintocchi delle campane mentre un solenne corteo di soldati, nobili e dignitari di corte attraversa la piazza per fare il suo ingresso nella cattedrale. L'atmosfera è pervasa da un senso di esaltazione e gioia, ma tali sentimenti non sembrano appartenere all'animo del nuovo zar.

Boris, infatti, nasconde nel suo cuore la preoccupazione per gli oneri e le responsabilità che derivano dal suo nuovo ruolo, e si dice carico di cattivi presentimenti per il futuro. Prima di uscire sul sagrato della chiesa tuttavia, il nuovo zar si riscuote ed eleva una preghiera a Dio invocando la sua protezione e chiedendo la saggezza per governare il modo giusto e magnanimo.

Terminata la preghiera, il nuovo zar si mostra al popolo impaziente e annuncia un grande banchetto aperto a tutta la popolazione di Mosca. Tutti i presenti riprendono a gran voce a cantare l'inno di gloria per il nuovo sovrano mentre quest'ultimo, accompagnato dai nobili e dai dignitari si dirige dapprima verso la cattedrale dell'Arcangelo e quindi verso i suoi nuovi appartamenti nel palazzo imperiale di Mosca.

ATTO PRIMO

QUADRO PRIMO

E' scesa la notte, e in una cella del monastero dei Miracoli, all'interno del Cremlino, l'anziano monaco Pimen è impegnato a redigere una cronaca degli avvenimenti più importanti della recente storia politica e militare russa di cui egli è stato personale testimone, prima di prendere i voti e dedicarsi interamente alla vita religiosa.

Nella stessa cella si trova un giovane monaco, Grigorij, che, al contrario suo, è stato destinato al convento fin dall'adolescenza. Il giovane si lamenta della sua vita da recluso e invidia l'esistenza avventurosa di Pimen, ricca di battaglie, banchetti e gioie profane, ma il vecchio monaco lo tranquillizza.

Grigorij lo interroga poi su un fatto di cronaca di cui egli è stato testimone: l'assassinio di Dimitrij Ivanovic, figlio dello zar Ivan il Terribile e legittimo erede al trono, pugnalato quando era ancora un bimbo.

Pimen, dopo aver tessuto le lodi di Ivan, afferma che il responsabile dell'omicidio sarebbe Boris Godunov che descrive come un tiranno. L'anziano monaco predice quindi un destino di sventure per tutta la Russia, colpevole di aver permesso a un regicida di salire al trono degli zar.

Un dettaglio nel racconto del monaco cattura l'attenzione del novizio: se fosse ancora vivo Dimitrij avrebbe la sua stessa l'età.

Le campane annunciano la preghiera mattutina e, mentre Pimen si concede un po' di riposo, Grigorij medita di rendere pubblico l'oscuro passato di Boris per sottoporlo al giudizio di Dio e degli uomini.

QUADRO SECONDO

Lungo il confine tra Russia e Lituania, all'interno di un'osteria, una vecchia ostessa si intrattiene con due monaci, Varlaam e Misail, arrivati nella regione per chiedere agli abitanti l'elemosina per i poveri. Assieme a costoro, in abiti contadini, c'è anche Grigorij.

Dopo aver conosciuto dall'anziano Pimen la vicenda della morte del figlio di Ivan il terribile, il giovane ha deciso di abbandonare di nascosto il convento e fuggire in Lituania, con l'intento di fingersi Dimitrij redivivo e farsi acclamare dalla folla come nuovo sovrano.

I due monaci si abbandonano al vino e nell'ebrezza e Varlaam intona una canzone dove si rievoca la spaventosa presa di Karzan da parte di Ivan il Terribile che, in quell'occasione, uccise più quarantamila Tartari.

Grigorij non partecipa alla cruda euforia suscitata dal vino e dal racconto, ma se ne rimane pensieroso in disparte, meditando sulla maniera più rapida per attraversare il confine che sa essere strettamente pattugliato dalle truppe russe.

Improvvisamente nell'osteria irrompono alcuni soldati con l'ordine di arrestare e portare al patibolo un giovane monaco da poco fuggito da Mosca, di cui possiedono una descrizione fisica.

Grigorij comprende immediatamente che il ricercato è lui stesso, ed elabora un tranello per potersi salvare. Il giovane si offre di leggere la descrizione contenuta sul foglio in mano dei soldati analfabeti, ma nel leggerla ne altera il contenuto in modo da fornire il ritratto del suo compagno di viaggio Varlaam. Subito i soldati si precipitano sul monaco, ma questi si ribella e chiede di leggere egli stesso la pergamena.

La stentata lettura del monaco è sufficiente a rivelare a tutti gli uomini lì riuniti che il ricercato non è lui bensì il giovane Grigorij travestito da contadino. Braccato dalle guardie, il giovane estrae un coltello e si precipita fuori dall'osteria, mentre tutti i presenti, superato lo sconcerto iniziale, si gettano all'inseguimento del fuggiasco.

ATTO SECONDO

Negli appartamenti dello zar al Cremlino, Fedor, figlio di Boris, consulta una grande mappa della Russia per memorizzarne al meglio il territorio.

Là vicino Ksenija, sua sorella, è in lacrime e non riesce a staccare gli occhi da un ritratto che tiene tra le mani: si tratta del suo fidanzato, morto in una terra lontana e là sepolto. Vane sono le parole della nutrice che tenta di consolare la giovane ricordandole che la vita continua e che riuscirà certamente a trovare un altro pretendente. L'ingresso di Boris sorprende i tre: lo zar rivolge parole ricche di tenerezza alla figlia sofferente e quindi congeda la giovane e la nutrice.

Rimasto solo con il figlio Fedor, il sovrano lo esorta a proseguire nello studio della storia e della politica dell'impero russo, sul quale forse un giorno avrà anch'egli l'onere e l'onore di regnare.

Ma l'animo di Boris è inquieto. Lo zar rammenta il delitto che gli ha consentito di guadagnare il potere, teme la vendetta di Dio sulla sua casa e ritiene la morte del fidanzato della figlia un primo castigo divino per la sua condotta. Anche il sostegno del popolo è venuto rapidamente a mancare: ora i Russi ritengono che la causa della pesante carestia in corso sia da ricondurre al suo turbolento passato.

L'ingresso di Suijskj, consigliere ambizioso e disonesto dello zar, distoglie Boris dalle sue preoccupazioni. Il consigliere annuncia allo zar che un uomo, proveniente dalla vicina Lituania, sta avanzando con sempre più numerosi seguaci verso Mosca. Costui afferma di essere Dimitrij Ivanovic redivivo, attirando il favore dei sudditi nelle campagne.

Preso dal timore, Boris chiede a Suijskj rassicurazioni sulla morte del legittimo erede al trono, ma il consigliere, pur affermando di aver visto personalmente il cadavere, ricorda anche che una luce miracolosa apparsa sul viso del fanciullo potrebbe testimoniare la benevolenza divina verso costui. La notizia getta Boris nel panico. Lo zar si affretta a congedare il suo consigliere e rimasto solo si abbandona al rimorso.

Ben presto la follia si impadronisce della mente dello zar: di fronte ai suoi occhi compare l'ombra di un fantasma che si fa sempre più vicino. Boris riconosce nello spettro, il figlio di Ivan il terribile, e, si accascia esausto a terra invocando la misericordia di Dio.

ATTO TERZO

QUADRO PRIMO

Davanti alla cattedrale di San Basilio, a Mosca, una folla di mendicanti commenta con grande agitazione le novità che provengono dalle regioni al confine con la Lituania. La notizia che l'uomo che dice di essere il figlio di Ivan il Terribile, sta avanzando verso Mosca assieme ad un grande esercito, è ormai di pubblico dominio, e il popolo attende questi soldati come dei liberatori.

In questa confusione, un personaggio particolare si lamenta di essere stato derubato da dei monelli di una preziosa moneta. È un povero folle chiamato l'Innocente perché dice senza filtro tutto quello che pensa, soprattutto quelle cose che tutti vorrebbero dire ma nessuno ha il coraggio di proferire.

L'uscita di Boris dalla cattedrale richiama l'attenzione della folla, che non esita a domandargli la carità. Le lagnanze dell'Innocente giungono all'orecchio dello zar, tanto che Sujskij ordina ai soldati di arrestare l'uomo. Ma Boris si oppone, e chiede invece al folle di pregare per lui. Questi, però, nega le sue preghiere, affermando che non può pregare per un re Erode, e si allontana dalla piazza intonando un canto che predice per la Russia un futuro buio e pieno di dolore.

QUADRO SECONDO

Nella grande sala del palazzo Granovitij tutto il parlamento è riunito per ascoltare le terribili novità proclamate dal consigliere Scelkalov.

L'uomo ha il compito di informare tutti i presenti che colui che si spaccia per il figlio di Ivan sta marciando verso Mosca e minaccia di rovesciare Boris Godunov. Non solo, egli sta cercando l'appoggio dei boiardi per questa congiura.

A questa notizia, lo sdegno dei nobili esplode incontenibile, ed essi proclamano che la morte sarà la giusta punizione per Grigorij e tutti i suoi seguaci.

L'ingresso di Suijskij interrompe la riunione: anch'egli ha terribili novità da raccontare che riguardano, però, Boris.

Egli racconta che mentre stava uscendo dal palazzo degli zar per recarsi all'assemblea, passando accanto agli appartamenti reali, ha notato Boris che, in uno stato di estrema agitazione e pallido in volto, invocava il nome del figlio di Ivan il Terribile. Suijskij non ha nemmeno il tempo di terminare la sua inquietante descrizione che Boris in persona si presenta all'assemblea. Le sue prime parole rivelano che il suo stato mentale è ancora alterato. Preso dalle allucinazioni: lo zar rimprovera i presenti di rivolgersi a Dimitrij come a un morto quando invece il ragazzo sarebbe secondo lui ancora vivo.

Successivamente lo zar torna padrone di se stesso, ma ormai tutti i boiardi temono per la sua sanità mentale.

Pimen fa quindi la sua entrata nell'assemblea. Il monaco racconta una storia di cui egli è testimone: un vecchio cieco, spinto da una voce percepita nel sonno, si sarebbe recato nella cattedrale di Uglic per visitare la tomba del piccolo Dimitrij, e una volta arrivato a destinazione, avrebbe miracolosamente riacquistato la vista grazie alla sua intercessione. Questo fatto dimostrerebbe che l'erede al trono ucciso vent'anni prima è da considerarsi un santo e martire.

Il racconto non può che esasperare lo stato di sofferenza emotiva di Boris. Lo zar, travolto dai rimorsi, non è più in grado di tollerare la situazione, e con le sue ultime parole, dopo aver affidato le sorti della sorella e di tutta la Russia al suo giovane figlio Fedor, raccomanda la sua anima a Dio e cade a terra privo di vita sotto gli occhi esterrefatti dei boiardi.

Ora che conosci la trama ti consiglio di ascoltare anche il podcast “Cinque curiosità” per avere qualche elemento in più per approfondire.


Boris Godunov - Trama (1) Boris Godunow - Handlung (1) Boris Godunov - Plot (1) Boris Godunov - Argumento (1) Boris Godunov - Enredo (1)

__“Opera Arancio: 100% estratto di opera lirica”__ è un podcast di Opera a colori che ti fa conoscere tutto quello che devi sapere per goderti lo spettacolo più bello del mondo!

In questa puntata 5 curiosità su Boris Godunòv di Modest Musorgskij

**PROLOGO**

QUADRO PRIMO

Siamo in Russia nel 1598.

Il momento è solenne e ma carico di incertezza: Fedor I, lo zar, è morto da poco senza lasciare eredi e tutto il popolo è in attesa che l'uomo designato al trono come suo successore, Boris Godunov, proclami la sua volontà di accettare o meno la corona imperiale. Spinto dal peso di una così grave incombenza, Boris si è ritirato nel convento di Novodevic'i, per trascorrere alcuni giorni in meditazione.

All'esterno del convento si è radunata una grande folla, e le guardie faticano a tenere a bada il popolo che, chiassoso e disordinato, circonda l'ingresso del monastero.

Un soldato esorta minaccioso le donne e gli uomini presenti ad abbandonare i toni di scherno e ingiuria e a raccogliersi piuttosto in preghiera. Sul piazzale compare quindi il segretario della Duma, Scelkalov, e comunica a tutti i presenti una preoccupante notizia: Boris Godunov sarebbe intenzionato a rifiutare la corona di zar.

Il popolo rinnova le sue preghiere, questa volta con maggior convinzione, mentre una processione di pellegrini si fa largo tra la folla per raggiungere l'ingresso del convento. I religiosi incappucciati esortano tutti a rimanere in preghiera, affinché l'Onnipotente possa dissolvere l'anarchia e la discordia in tutta la Russia.

Poco dopo il capo delle guardie annuncia il decreto dei boiardi, ossia dei nobili: l'indomani tutto il popolo dovrà presentarsi davanti al Cremlino per conoscere le decisioni degli aristocratici.

QUADRO SECONDO

Il popolo si è radunato nella piazza delle Cattedrali di Mosca e si accalca all'ingresso del Cremlino: Boris Godunov, contrariamente ai propositi manifestati, ha deciso di accettare la carica di Zar e si appresta a presentarsi alla folla come nuovo sovrano.

Tutti i presenti intonano un inno di ringraziamento per acclamare il nuovo zar, le voci si mischiano ai continui rintocchi delle campane mentre un solenne corteo di soldati, nobili e dignitari di corte attraversa la piazza per fare il suo ingresso nella cattedrale. L'atmosfera è pervasa da un senso di esaltazione e gioia, ma tali sentimenti non sembrano appartenere all'animo del nuovo zar.

Boris, infatti, nasconde nel suo cuore la preoccupazione per gli oneri e le responsabilità che derivano dal suo nuovo ruolo, e si dice carico di cattivi presentimenti per il futuro. Prima di uscire sul sagrato della chiesa tuttavia, il nuovo zar si riscuote ed eleva una preghiera a Dio invocando la sua protezione e chiedendo la saggezza per governare il modo giusto e magnanimo.

Terminata la preghiera, il nuovo zar si mostra al popolo impaziente e annuncia un grande banchetto aperto a tutta la popolazione di Mosca. Tutti i presenti riprendono a gran voce a cantare l'inno di gloria per il nuovo sovrano mentre quest'ultimo, accompagnato dai nobili e dai dignitari si dirige dapprima verso la cattedrale dell'Arcangelo e quindi verso i suoi nuovi appartamenti nel palazzo imperiale di Mosca.

**ATTO PRIMO**

QUADRO PRIMO

E' scesa la notte, e in una cella del monastero dei Miracoli, all'interno del Cremlino, l'anziano monaco Pimen è impegnato a redigere una cronaca degli avvenimenti più importanti della recente storia politica e militare russa di cui egli è stato personale testimone, prima di prendere i voti e dedicarsi interamente alla vita religiosa.

Nella stessa cella si trova un giovane monaco, Grigorij, che, al contrario suo, è stato destinato al convento fin dall'adolescenza. Il giovane si lamenta della sua vita da recluso e invidia l'esistenza avventurosa di Pimen, ricca di battaglie, banchetti e gioie profane, ma il vecchio monaco lo tranquillizza.

Grigorij lo interroga poi su un fatto di cronaca di cui egli è stato testimone: l'assassinio di Dimitrij Ivanovic, figlio dello zar Ivan il Terribile e legittimo erede al trono, pugnalato quando era ancora un bimbo.

Pimen, dopo aver tessuto le lodi di Ivan, afferma che il responsabile dell'omicidio sarebbe Boris Godunov che descrive come un tiranno. L'anziano monaco predice quindi un destino di sventure per tutta la Russia, colpevole di aver permesso a un regicida di salire al trono degli zar.

Un dettaglio nel racconto del monaco cattura l'attenzione del novizio: se fosse ancora vivo Dimitrij avrebbe la sua stessa l'età.

Le campane annunciano la preghiera mattutina e, mentre Pimen si concede un po' di riposo, Grigorij medita di rendere pubblico l'oscuro passato di Boris per sottoporlo al giudizio di Dio e degli uomini.

QUADRO SECONDO

Lungo il confine tra Russia e Lituania, all'interno di un'osteria, una vecchia ostessa si intrattiene con due monaci, Varlaam e Misail, arrivati nella regione per chiedere agli abitanti l'elemosina per i poveri. Assieme a costoro, in abiti contadini, c'è anche Grigorij.

Dopo aver conosciuto dall'anziano Pimen la vicenda della morte del figlio di Ivan il terribile, il giovane ha deciso di abbandonare di nascosto il convento e fuggire in Lituania, con l'intento di fingersi Dimitrij redivivo e farsi acclamare dalla folla come nuovo sovrano.

I due monaci si abbandonano al vino e nell'ebrezza e Varlaam intona una canzone dove si rievoca la spaventosa presa di Karzan da parte di Ivan il Terribile che, in quell'occasione, uccise più quarantamila Tartari.

Grigorij non partecipa alla cruda euforia suscitata dal vino e dal racconto, ma se ne rimane pensieroso in disparte, meditando sulla maniera più rapida per attraversare il confine che sa essere strettamente pattugliato dalle truppe russe.

Improvvisamente nell'osteria irrompono alcuni soldati con l'ordine di arrestare e portare al patibolo un giovane monaco da poco fuggito da Mosca, di cui possiedono una descrizione fisica.

Grigorij comprende immediatamente che il ricercato è lui stesso, ed elabora un tranello per potersi salvare. Il giovane si offre di leggere la descrizione contenuta sul foglio in mano dei soldati analfabeti, ma nel leggerla ne altera il contenuto in modo da fornire il ritratto del suo compagno di viaggio Varlaam. Subito i soldati si precipitano sul monaco, ma questi si ribella e chiede di leggere egli stesso la pergamena.

La stentata lettura del monaco è sufficiente a rivelare a tutti gli uomini lì riuniti che il ricercato non è lui bensì il giovane Grigorij travestito da contadino. Braccato dalle guardie, il giovane estrae un coltello e si precipita fuori dall'osteria, mentre tutti i presenti, superato lo sconcerto iniziale, si gettano all'inseguimento del fuggiasco.

**ATTO SECONDO**

Negli appartamenti dello zar al Cremlino, Fedor, figlio di Boris, consulta una grande mappa della Russia per memorizzarne al meglio il territorio.

Là vicino Ksenija, sua sorella, è in lacrime e non riesce a staccare gli occhi da un ritratto che tiene tra le mani: si tratta del suo fidanzato, morto in una terra lontana e là sepolto. Vane sono le parole della nutrice che tenta di consolare la giovane ricordandole che la vita continua e che riuscirà certamente a trovare un altro pretendente. L'ingresso di Boris sorprende i tre: lo zar rivolge parole ricche di tenerezza alla figlia sofferente e quindi congeda la giovane e la nutrice.

Rimasto solo con il figlio Fedor, il sovrano lo esorta a proseguire nello studio della storia e della politica dell'impero russo, sul quale forse un giorno avrà anch'egli l'onere e l'onore di regnare.

Ma l'animo di Boris è inquieto. Lo zar rammenta il delitto che gli ha consentito di guadagnare il potere, teme la vendetta di Dio sulla sua casa e ritiene la morte del fidanzato della figlia un primo castigo divino per la sua condotta. Anche il sostegno del popolo è venuto rapidamente a mancare: ora i Russi ritengono che la causa della pesante carestia in corso sia da ricondurre al suo turbolento passato.

L'ingresso di Suijskj, consigliere ambizioso e disonesto dello zar, distoglie Boris dalle sue preoccupazioni. Il consigliere annuncia allo zar che un uomo, proveniente dalla vicina Lituania, sta avanzando con sempre più numerosi seguaci verso Mosca. Costui afferma di essere Dimitrij Ivanovic redivivo, attirando il favore dei sudditi nelle campagne.

Preso dal timore, Boris chiede a Suijskj rassicurazioni sulla morte del legittimo erede al trono, ma il consigliere, pur affermando di aver visto personalmente il cadavere, ricorda anche che una luce miracolosa apparsa sul viso del fanciullo potrebbe testimoniare la benevolenza divina verso costui. La notizia getta Boris nel panico. Lo zar si affretta a congedare il suo consigliere e rimasto solo si abbandona al rimorso.

Ben presto la follia si impadronisce della mente dello zar: di fronte ai suoi occhi compare l'ombra di un fantasma che si fa sempre più vicino. Boris riconosce nello spettro, il figlio di Ivan il terribile, e, si accascia esausto a terra invocando la misericordia di Dio.

**ATTO TERZO**

QUADRO PRIMO

Davanti alla cattedrale di San Basilio, a Mosca, una folla di mendicanti commenta con grande agitazione le novità che provengono dalle regioni al confine con la Lituania. La notizia che l'uomo che dice di essere il figlio di Ivan il Terribile, sta avanzando verso Mosca assieme ad un grande esercito, è ormai di pubblico dominio, e il popolo attende questi soldati come dei liberatori.

In questa confusione, un personaggio particolare si lamenta di essere stato derubato da dei monelli di una preziosa moneta. È un povero folle chiamato l'Innocente perché dice senza filtro tutto quello che pensa, soprattutto quelle cose che tutti vorrebbero dire ma nessuno ha il coraggio di proferire.

L'uscita di Boris dalla cattedrale richiama l'attenzione della folla, che non esita a domandargli la carità. Le lagnanze dell'Innocente giungono all'orecchio dello zar, tanto che Sujskij ordina ai soldati di arrestare l'uomo. Ma Boris si oppone, e chiede invece al folle di pregare per lui. Questi, però, nega le sue preghiere, affermando che non può pregare per un re Erode, e si allontana dalla piazza intonando un canto che predice per la Russia un futuro buio e pieno di dolore.

QUADRO SECONDO

Nella grande sala del palazzo Granovitij tutto il parlamento è riunito per ascoltare le terribili novità proclamate dal consigliere Scelkalov.

L'uomo ha il compito di informare tutti i presenti che colui che si spaccia per il figlio di Ivan sta marciando verso Mosca e minaccia di rovesciare Boris Godunov. Non solo, egli sta cercando l'appoggio dei boiardi per questa congiura.

A questa notizia, lo sdegno dei nobili esplode incontenibile, ed essi proclamano che la morte sarà la giusta punizione per Grigorij e tutti i suoi seguaci.

L'ingresso di Suijskij interrompe la riunione: anch'egli ha terribili novità da raccontare che riguardano, però, Boris.

Egli racconta che mentre stava uscendo dal palazzo degli zar per recarsi all'assemblea, passando accanto agli appartamenti reali, ha notato Boris che, in uno stato di estrema agitazione e pallido in volto, invocava il nome del figlio di Ivan il Terribile. Suijskij non ha nemmeno il tempo di terminare la sua inquietante descrizione che Boris in persona si presenta all'assemblea. Le sue prime parole rivelano che il suo stato mentale è ancora alterato. Preso dalle allucinazioni: lo zar rimprovera i presenti di rivolgersi a Dimitrij come a un morto quando invece il ragazzo sarebbe secondo lui ancora vivo.

Successivamente lo zar torna padrone di se stesso, ma ormai tutti i boiardi temono per la sua sanità mentale.

Pimen fa quindi la sua entrata nell'assemblea. Il monaco racconta una storia di cui egli è testimone: un vecchio cieco, spinto da una voce percepita nel sonno, si sarebbe recato nella cattedrale di Uglic per visitare la tomba del piccolo Dimitrij, e una volta arrivato a destinazione, avrebbe miracolosamente riacquistato la vista grazie alla sua intercessione. Questo fatto dimostrerebbe che l'erede al trono ucciso vent'anni prima è da considerarsi un santo e martire.

Il racconto non può che esasperare lo stato di sofferenza emotiva di Boris. Lo zar, travolto dai rimorsi, non è più in grado di tollerare la situazione, e con le sue ultime parole, dopo aver affidato le sorti della sorella e di tutta la Russia al suo giovane figlio Fedor, raccomanda la sua anima a Dio e cade a terra privo di vita sotto gli occhi esterrefatti dei boiardi.

__Ora che conosci la trama ti consiglio di ascoltare anche il podcast “Cinque curiosità” per avere qualche elemento in più per approfondire.__