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Qui si fa l'Italia, #6 | Le Brigate Rosse hanno rapito Aldo Moro

#6 | Le Brigate Rosse hanno rapito Aldo Moro

Cominciamo appunto dall'inizio di questa vicenda, tra le pagine più complicate, oscure,

drammatiche della nostra storia, della storia della nostra Repubblica. Questa sera ne parleremo

con Francesco Magni che è uno degli autori di Qui si fa l'Italia, in particolare hai seguito

molto da vicino questa puntata, la puntata su Aldo Moro. Insomma che cosa accade? Verso le 10

del mattino di giovedì 16 marzo 1978 le trasmissioni televisive vengono interrotte,

all'epoca c'erano due canali e soltanto da due anni c'era il secondo canale, prima ce

n'era soltanto uno, verso le 10 gli italiani scoprono, molti italiani scoprono quello che

era accaduto dalle parole di un giornalista che diciamo ha avuto una carriera piuttosto

lunga e che è tuttora uno dei volti della televisione di Stato.

Buongiorno, il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro è stato rapito questa

mattina alle 9.10 da un commando di terroristi mentre usciva dalla sua abitazione al quartiere

trionfale per Recarsi a Montecitorio dove alle 10 era fissato l'inizio del dibattito,

il primo dibattito parlamentare sul nuovo governo Andreotti.

È abbastanza impressionante, ok quello che diciamo tutte le volte non ci sono i social

come fanno a viaggiare le notizie, però qui il rapimento di Aldo Moro è successo da circa

un'ora e la notizia arriva molto molto velocemente in tutta Italia. Il rapimento è successo,

lo dicevamo, nella zona nord come vedete c'è già un inviato del Tg1 con un sacco di altri

giornalisti oltre a forze dell'ordine e curiosi. È un attentato ben architettato e ben progettato,

l'hanno fatto in pieno giorno, sono le 9 del mattino di un giovedì mattina abbastanza

importante per Roma perché l'abbiamo detto si stava per insediare un nuovo governo e lo

fanno al punto che ci sono tantissimi testimoni. In questo video si vede proprio il giornalista

che a un certo punto comincia a intervistare delle persone e dice ma tu cosa hai visto,

ma io ho visto questo, io ho visto quell'altro. Diciamo il giornalista è Paolo Freyese che era

uno dei più noti giornalisti della RAI che poi è morto prematuramente in realtà nel,

mi pare all'inizio degli anni 2000, insomma una ventina d'anni fa e ti interrompevo perché

questo servizio come potete vedere è montato anche molto male nel senso che è stato sostanzialmente

girato e montato alla belle meglio praticamente in diretta mentre poi Freyese tornava in redazione,

anche perché una volta, questo ve lo possono raccontare i giornalisti che facevano questo

mestiere qualche decennio fa, una volta non è che potevi inviare i servizi via internet,

dovevi fisicamente andare con le cassette, quindi questo qui è un pezzo abbastanza memorabile di

televisione per questo motivo. La dinamica è particolare ed è ben architettata, l'hanno

organizzato molto bene, dopo vedremo chi l'ha fatto, ma si vede bene nella fotografia quella

più famosa dove Viafani è presa dall'alto, il primo progetto di rapimento di Moro non doveva

essere in Viafani, doveva essere in una chiesa, Moro tutte le mattine era molto abitudinario,

tutte le mattine andava a pregare nella chiesa di Santa Chiara in piazza Giochidelfici,

zona Camilluccia, l'idea era di rapirlo lì ma poi avevano capito che avrebbero dovuto fare

troppi morti, ci sarebbe stato troppo spargimento di sangue e allora lui aveva appena finito di

andare a pregare in chiesa Santa Chiara, ecco che arriva qui, Viafani va leggermente in discesa a

questo punto, la macchina davanti, qui sono tutti i numeri 127, 128, 130, non mi chiedete perché non

mi ricordo i modelli di macchine, ne so veramente poco, però la prima macchina è quella dei

terroristi, quando sono all'angolo tra Viafani e Viastresa la macchina comincia a andare in

retromarcia forse annatamente, l'agente di scorta è preso di sorpresa e viene tamponato dall'altra

macchina di scorta, dall'altra l'alfa blindata della scorta di Moro, a questo punto qui dove

vedete i bossoli qua in basso, da questa via qui arriva un'altra macchina, si affianca alle tre,

cominciano a sparare, sono molto molto precisi perché tutti gli uomini di scorta muoiono,

quattro qui, uno viene ferito e morirà poco dopo e quindi arriviamo a cinque morti della scorta,

mentre invece Moro è praticamente illeso, viene caricato sul bagagliaio e viene portato via,

c'è un cambio di macchina e da lì si perdono le tracce, Bruno Vespa ancora un anno dopo dirà

non si sa dove l'abbiano portato, non si riesce a capire in quel momento lì.

Sì diciamo che questo appunto è l'angolo tra via Mario Fani e via Stresa, i terroristi spuntano

in realtà proprio dalla parte bassa di questa immagine, c'era una siepe, dietro alla siepe

c'era un bar che si chiamava Olivetti, oggi c'è tuttora un locale non è più un bar è una pizzeria

se non sbaglio un ristorante, appunto all'angolo tra via Fani e via Stresa, lì ci sono queste

persone che escono tra l'altro vestite a quanto pare da avieri, tant'è che nel video di Paolo

Fraiese che abbiamo intervisto prima a un certo punto c'è un berretto da aviatore e Paolo Fraiese

dice no ma questo non è della l'Italia, insomma c'è una piccola... con quei gradi non può essere

C'è un piccolo dibattito su a chi possa appartenere quel cappello e inizia appunto alle 9 del mattino

di giovedì 16 marzo 1978 una vicenda che poi durerà molto, durerà 55 giorni come sapete e

arriverà poi al 9 maggio quando il corpo di Aldo Moro sarà ritrovato. Qui chiederei a Francesco

Magni che ha studiato molto le tante verità, perché dico tante verità? Perché lo dice anche

Marco Damilano nella puntata di Qui si fa l'Italia e l'ospite di questa puntata, insomma non è che

non sappiamo niente, sappiamo molto di quello che è accaduto però forse non sappiamo tutto e quando

dico molte verità diciamo è certo che quello di cui stiamo parlando sia venuto qui, è certo che

sia avvenuto il 16 marzo che siano stati uccise 5 persone, i 5 agenti della scorta, però ci sono

versioni leggermente divergenti su alcuni dettagli che forse dettagli non sono. Ci dici quali sono i

punti un po' critici della ricostruzione di questo momento quindi dell'attentato di Viafani?

Buonasera, grazie anche da parte mia dell'invito al circolo e di a voi di essere qui. Ci sarebbe

già qui una infinità di cose da dire su questa vicenda, su quei tre minuti e in realtà anche

su quello che è successo leggermente prima sul furgone del famoso Fioraio. Si sono spesi processi

quindi la magistratura inquirente e giudicante più commissioni d'inchiesta, due specificamente

su questo, la commissione stragi, da ultima la commissione antimafia che nel 2022 ha concluso i

suoi lavori e si è occupata anche di questo perché l'interrogativo di fondo è come è possibile che

dei, passatemi il termine, ragazzotti sicuramente molto nella loro tragicità, diciamo appassionati

a quello che facevano, ma siano stati in grado con armi vecchie che per loro stessa affermazione si

sono inceppate durante questa operazione, siano riusciti a compiere un'operazione di questo livello

di precisione militare. E qui quindi iniziano varie teorie sul numero di persone presenti,

su cui gli stessi brigatisti non si sono mai definitivamente messi d'accordo, sulla possibile

presenza di agenti chiamiamoli esterni, sin dal giorno successivo alcuni giornali riportavano

testimonianze di persone che avevano distintamente ascoltato frasi in lingua tedesca, questo aveva

immediatamente fatto pensare a persone afferenti alla RAF, quindi alla organizzazione chiamiamola

Gemella, che c'era allora in Germania e che pochi mesi prima aveva rapito il capo della

confindustria tedesca con modalità inverosimilmente analoghe a queste. Recentemente e la Commissione

Moro II se ne è occupata molto approfonditamente, ne ha parlato ieri sera nello speciale della 7

anche il magistrato Donatio che ne faceva parte come consulente, si è occupato anche dei rapporti

tra le Brigate Rosse e alcune organizzazioni della criminalità organizzata, in modo particolare

perché alcune foto sembrano posizionare sulla scena di Via Fani due soggetti vicini all'Andrangheta,

uno Nirta appartenente a una famiglia, a un'andrina e un altro Giustino Luono che secondo alcuni poi

è stato anche l'esecutore materiale, 55 giorni dopo ex militante della legione straniera e

inserito dal Viminale nella lista dei terroristi da ricercare quindi già in odore di vicinanza con

le BR. Diciamo che non è semplice ricostruire in ogni suo dettaglio la verità storica perché ci

sono stati tanti passaggi, ci sono state tante inchieste anche che si sono occupate di questo,

ci sono cinque processi, ci sono tre o quattro a questo punto commissioni parlamentari che in

varia forma hanno toccato il tema, e quindi ci sono anche ad esempio palesi contraddizioni,

nella puntata del podcast raccontiamo ad esempio di una testimonianza che è stata accolta di fatto

nella sentenza passata in giudicato perché dobbiamo pensare che noi adesso lo visualizziamo,

questo angolo come un luogo che sta quasi in un altro pianeta, cioè un luogo della storia per noi,

ma era fino alle 8 e 59 di quel mattino un luogo di vita, di passaggio normale e non erano le tre

di notte, erano le nove del mattino, quindi c'erano molte persone intorno a questo incrocio e quello

che vi dicevo è che ad esempio una testimonianza di una persona che era all'incrocio in Motorino

è stata in realtà accolta sostanzialmente dal processo, questa persona tra l'altro è stata

sparata contro e i brigatisti sono stati infatti incriminati anche per il tentato omicidio di

questo testimone, questo testimone dice che c'era una famosa moto sulla scena, una moto onda,

che però i terroristi negano che ci fosse, insomma ci sono tante incoerenze che non hanno

a che fare con la dinamica macroscopica dei fatti, che è sostanzialmente quella che abbiamo detto,

ma che chiamano in causa una serie di dettagli, chiamiamoli così, e poi ci sono alcuni intrecci

incredibili in questa storia a partire dal fatto che proprio in quei pochi metri c'erano almeno

due personalità significative per motivi diversi che assistono al rapimento di Aldo Moro.

Uno è Pino Rauti, parlamentare del movimento sociale italiano, sarebbe dovuto andare a votare anche lui

la fiducia al governo Andrea Moro, o meglio a non votare contro la fiducia, siamo d'accordo,

era lì, sente distintamente gli spari, era sul balcone, racconta di aver sentito perfettamente

cosa è successo. Un altro è Francesco Pannofino, che conosciamo come René Ferretti e come doppiatore

di George Clooney o di Hagrid ad esempio, lui era alla fermata a 20 metri dal luogo della...

Mi pare in via Stresa, cioè lì a destra dove vedete quel gruppo di persone c'era un'edicola

e lui racconta, ha raccontato più volte, che abitava in Via Fani, si trovava lì per comprare il giornale

andando all'università ed è stato testimone oculare della vicenda, quindi ci sono davvero

tantissimi intrecci anche quasi, come possono dire, curiosi come quello appunto che riguarda

una personalità poi del cinema e dello spettacolo come Pannofino. Qui diciamo a inizio poi

da questo rapimento la vicenda di 55 giorni, però noi vogliamo fare un passo indietro,

vogliamo fare un passo indietro perché finora non vi abbiamo detto quasi nulla su che cos'erano

le Brigate Rosse, vi abbiamo portato nel cuore dell'azione, in questo dramma, in questo

eccidio che costa la vita a cinque persone e che porta al rapimento forse del politico più

influente non solo di quel momento ma dei 15 anni che portano al 1978 e però dobbiamo dire

qualcosa su che cosa sono le Brigate Rosse. Lo facciamo diciamo cominciando da una lettura di nuovo.

Nel 1970 in una cascina di Pecorile, un paesino in Emilia Romagna, un gruppo di ragazzi e ragazze

che non si riconoscono nella sinistra e nel sindacato istituzionali decide che le manifestazioni

e i cortei non bastano più, che è il momento di passare alla lotta armata. Decidono di dedicare

la loro vita alla guerra rivoluzionaria per il comunismo. Tra loro c'è chi abbandona tutto,

lavoro, famiglia, amici e fa perdere le tracce, va, si diceva allora, in clandestinità. Nascono

così in quella cascina nel 1970 le Brigate Rosse. Francesco la storia delle Brigate Rosse è la

storia di una delle organizzazioni che in quegli anni insanguinano il paese. Ci racconti insomma

come sono nate, che caratteristiche avevano? La loro storia è tristemente legata a quella della

nostra città, come vedremo. Una cosa che dobbiamo anche dire, per dare un contesto,

è che siamo negli anni 70. Gli anni 70 iniziano sostanzialmente con un momento di grande contestazione

e mobilitazione che è quello del 68-69, in cui studenti, operai promuovono, come sapete,

rivendicazioni importanti, sia sull'insegnamento sia sulla qualità del lavoro. E questo è, se vogliamo,

un primo momento di spaccatura tra partiti, società civile, mondo del lavoro, che poi assume

ovviamente senza nessuna continuità diretta tra questi fenomeni, nel corso degli anni 70

il colore del terrorismo e della lotta armata. Dici di più sulle Brigate Rosse?

Qui c'è sempre la questione di quante ore avete di tempo. Allora io inizierei da un concetto forse

banale ma credo importante. Le Brigate Rosse sono un fenomeno essenzialmente e tipicamente italiano.

Prima dicevamo della RAF, ovviamente ci sono state altre organizzazioni di stampo terroristico in

Europa per altre ragioni, l'Ira, l'ETA e così via, ma quello che accade in Italia nella dimensione

degli appartenenti in generale al cosiddetto partito armato, che aveva nelle Brigate Rosse

l'organizzazione più significativa, più nota, con più militanti, ma non era l'unica, ovviamente

c'era Prima Linea e ce ne sono state tantissime altre nell'ordine di centinaia di sigle.

Tutto questo affonda le sue radici in quelle trasformazioni socio-economiche che ci sono

state negli anni 60, di cui abbiamo parlato in altre due puntate della seconda stagione,

e che hanno portato ad esempio questa città ad essere la terza città del meridione d'Italia

per popolazione, ovviamente, dopo Napoli e Palermo. Già dall'estate 60, da quella contestazione dei

ragazzi con le magliette in righe, le organizzazioni tradizionali, i partiti, il partito comunista in

modo particolare, ma insomma diciamo in generale i partiti e i sindacati avevano iniziato a non

essere più gli unici depositari dell'istanza politica. I meccanismi della rappresentanza

ancora funzionavano, ma da quel momento accade qualcosa e questo qualcosa porta, a seconda anche

delle zone d'Italia, della distribuzione del tessuto industriale e quindi della tipologia

di persone che abitavano le città e i paesini del nostro paese, a fare delle riflessioni.

Qualcuno in modo particolare, questo è un fenomeno molto interessante, nella zona reggiana

di Reggio Emilia veniva dalle file del partito comunista una parte significativa del nucleo

storico. Alberto Franceschini, Prospero Gallinari, Roberto Ognibene, Tonino Paroli frequentava quelle

sezioni e lì c'è anche proprio una specificità legata ai fatti di Reggio Emilia, al cosiddetto

mito della resistenza tradita. E poi ci sono altri movimenti. A Trento, nella facoltà di sociologia,

una coppia di cattolici praticanti, Renato Curcio e Margherita Cagol, che si sposano il giorno dopo

la discussione della tesi e quel giorno poi vanno a Milano a una riunione del cosiddetto CPM,

del collettivo politico metropolitano, che riuniva studenti e operai sull'onda lunga di

quell'anno, diciamo di quel biennio, 68-69, quindi esplosione della contestazione studentesca in Italia

così come a livello diciamo europeo, che non addirittura globale considerando gli Stati Uniti,

e l'auturno caldo. Il 12 dicembre ovviamente c'è stata Piazza Fontana, quindi un po' la perdita

dell'innocenza, l'impressione in quelle menti che non avevano fatto la resistenza perché erano

troppo giovani e non conoscevano il valore e l'importanza dello Stato democratico, che lo Stato

che loro erano tenuti a rispettare, che i partiti sindacati e le istituzioni gli dicevano di rispettare

era in realtà portatore di morte, distruzione. Non era quella la repubblica che i partigiani

sognava. E quindi qui si uniscono una serie di diverse culture, il movimento dei collettivi,

sociologia, il gruppo dell'appartamento di Reggio Emilia, come si chiamavano i fuoriusciti dalla

FIGC, si riuniscono in questa zona, diciamo poi qualcuno l'identifica in Pecorile, qualcuno in

Costa Ferrata, comunque insomma diciamo in questa cascina delle campagne reggiane, discutono il

passaggio alla lotta armata e da lì nascerà prima Sinistra Rivoluzionaria e poi le Brigate

Rosse con una diciamo coda che faceva capo a un ex militante socialista, un personaggio diciamo un

po' particolare che si chiamava Corrado Simioni, che in realtà poi fonderà il Superclan e avrà

dei contatti molto forti con con Parigi. Ecco le Brigate Rosse nascono così principalmente

nelle città del centro nord, mentre invece credo che lo vedremo dopo, la storia della colonna

romana è molto diversa. Decisamente sì e diciamo le Brigate Rosse all'epoca erano un'organizzazione

in cui c'erano persone anche molto giovani, come abbiamo detto, con estrazione diversa e in una

prima fase diciamo fanno insomma piccoli, tra mille virgolette, sabotaggi che poi diventano

agguati, che poi diventano in una sorta di crescendo drammatico quello che abbiamo visto

il 16 marzo 1978, ma uccidono prima del 1978 carabinieri, poliziotti, magistrati, giornalisti,

insomma passano sostanzialmente nel 1974, un po' l'anno di svolta, passano a un'azione molto

violenta anche diretta contro personalità dello Stato, naturalmente il 16 marzo 78 è però il punto

più alto di questo loro attacco e tra l'altro diciamo prima della storia di questa città e

di come si intreccia al dramma del terrorismo rosso in questo caso, perché lo raccontiamo

nella puntata, per capire che aria c'era, cosa voleva dire vivere in Italia nel 1976, 77, 78,

il processo di Torino, il processo ai capi storici cosiddetti delle Brigate Rosse, qui vediamo

1974 l'arresto di Renato Curcio che poi è una delle persone coinvolte, arresto di cui fu

protagonista il generale Dallachiese, insomma il suo nucleo antiterrorismo, dicevo per capire che

cosa era anche, qual era la posta in gioco nel 1976, 77, 78, in Italia possiamo venire qui a

Torino e vedere che cosa accade al processo, a diciamo il nucleo dei capi iniziale delle Brigate

Rosse. Li citiamo nel podcast ci sono due esempi emblematici di quello che succede qui a Torino,

il primo è che le Brigate Rosse non riconoscendo lo Stato non riconoscono le sue istituzioni e

quindi sostanzialmente non si vogliono far processare e non accettano la difesa. A un

certo punto Fulvio Croce il presidente dell'ordine degli Avvocati di Torino accetta la difesa d'ufficio

dei brigatisti del nucleo storico di Renato Curcio, di Franceschini, tra l'altro Renato Curcio

catturato in un'operazione strepitosa dal nucleo speciale antiterrorismo senza sparare neanche un

colpo al passaggio a livello nelle campagne di Torino, di Pineroli. Intanto chi ha visto la

fiction su Carlo Alberto Dallachiesa recentemente trasmessa dalla RAI ricorderà questa scena.

Dicevamo però Fulvio Croce accetta questa difesa, dice ok va bene prendiamo la difesa

dei brigatisti e facciamo partire finalmente questo processo, solo che quando esce la notizia

che Croce ha accettato la difesa viene ucciso con cinque colpi di pistola qui nel centro di

Torino a pochi passi da qui. Vicino via Cernaia, tuttora lo dico perché siamo qui, se passate da

via Perrone, se non sbaglio in via Perrone che si trova allo studio c'è una targa che commemora

quel momento terribile. Tra l'altro Fulvio Croce era un signore di 75 anni molto stimato in città,

era stato partigiano liberale così come diciamo dall'antifascismo liberale veniva, faccio un altro

nome, Carlo Casalegno che nel 1977 quindi l'anno dopo viene anche esso qui a Torino assassinato

dalle brigate rosse, quindi c'è anche questa follia nella follia del colpire persone che

avevano davvero sconfitto il fascismo nel nome di una resistenza tradita, questa era la diciamo

la distorsione totale nella quale cadeva l'estremismo di sinistra in quella fase. E poi

quello è un processo con corte d'assise quindi c'è una giuria popolare, il problema è che il

tribunale di Torino si riempie di certificati medici, sindrome depressiva c'era scritto,

nessuno accetta di far parte della giuria popolare soprattutto dopo aver visto quello

che è successo a Croce. Questo è quello che è avvocato, è l'urlo che sente Croce prima di

ricevere cinque colpi di pistola alla schiena sotto il suo studio, ma dicevamo non si riescono

a trovare sei persone che entrino in giuria e facciano partire finalmente questo processo al

nucleo storico. C'è un personaggio, una donna incredibile del partito radicale che ha combattuto

tante battaglie e lei stessa lo dice io anch'io non mi riconosco in questo stato e in questo

stato, in questo regime dice perché i radicali come sapete avevano tutta una retorica contro il

regime dei partiti. Però la legalità dobbiamo portarla avanti e in questo lei accetta ed è la

prima ad accettare di entrare nella giuria popolare, da lì poi si inizierà questa foto tra

l'altro è bellissima, sono quattro uomini che la guardano passare lei con questo sguardo così fiero

che entra il tribunale. Il processo al nucleo storico di Torino parte qualche giorno dopo una

manciata di giorni prima del 16 marzo 1978 quindi la cattura di Curcio nel 74 nel 76 si inizia,

dovrebbe iniziare il processo ma all'atto pratico inizierà solo il 9 marzo siamo lì attorno del

1978 proprio perché c'era questo clima di terrore c'era questa paura serpeggiante in

Italia ed appertutto. E poi che cosa succede? Succede diciamo che si arriva ai passaggi che

portano dal 16 marzo 1978. Succede che le br alzano ancora di più il tiro non basta più colpire

sindacalisti, avvocati, giornalisti, magistrati, serve arrivare al nucleo del potere, attaccare

al cuore dello Stato, attaccare quel potere che qui a Torino li ha messi sotto processo. A progettare

il colpo ai vertici dello Stato è il gruppo di brigattisti che si è stabilito a Roma, la capitale,

non una città ricca di fabbriche come quelle dove le Brigate Rosse erano più forti Torino, Milano,

Genova, la città del potere politico. Il capo della colonna romana, non sezione come un partito,

colonna come un esercito, si chiama Mario Moretti. E' nato ad Ascoli ma ha vissuto a lungo a Milano

ed è a Milano che ha provato alla lotta armata. Mario Moretti è uno dei pochi a sfuggire agli

arresti che portano al processo di Torino, di cui parlavamo poco fa. E' su di lui che si

ricostruiscono le Brigate Rosse e lui il nuovo capo del gruppo armato comunista. Mario Moretti

è la mente dell'attacco al cuore dello Stato, è la mente del rapimento di Aldo Moro. E qui lo vediamo

Mario Moretti che è appunto direi tragico protagonista della storia che raccontiamo

questa sera che ha inizio quel 16 marzo e che poi però dura quasi due mesi il rapimento Moro,

55 giorni. Nei quali cosa succede? Succede di tutto, succede che la politica si spezza in due

ma è importante... adesso ci siamo addentrati, c'è stato il rapimento, adesso i terroristi,

i brigatisti portano Aldo Moro in un appartamento. Questa è la prima fotografia che viene divulgata

perché i brigatisti parlano, i brigatisti comunicano. Abbiamo detto alle 10 del mattino

hanno già telefonato e hanno rivendicato il rapimento ma poi cominciano a pubblicare

continuamente, a mandare dei dispacci, dei comunicati che stampano in una stamperia di

Roma. Dopo vedremo la cartina di questa storia perché è molto interessante capire anche la

geografia di Roma. Questa storia si dipana tutta nella capitale e però sembra un universo,

quei 55 giorni sono il centro del mondo. Eccola qua, lassù via Fani, Roma Nord, lo dicevamo,

dove è avvenuto il rapimento. Qui tutto in basso via Montalcini 8 e dove viene portato Aldo Moro.

Quella fotografia lì che avete visto prima viene scattata in quell'appartamento. Dopo

vedremo quali sono gli altri luoghi di questa storia. Vedete però via Piafo A 31 dove c'era

la tipografia utilizzata dai brigatisti perché i brigatisti mandano dei comunicati. Come li

mandano? Anche qui è interessante. Li mettono, il primo sono nove comunicati più uno falso,

il primo lo mettono sopra una macchina delle fototessere, poi chiamano, chiamano di solito

quasi sempre due giornali, il Messaggero e la Repubblica, e dicono dove trovarli questi

comunicati. Nel primo, datato proprio mi sembra pochissimi giorni dopo, addirittura lo stesso

giorno del 16 marzo, condannano Aldo Moro già da subito. Dicono che è l'emblema del regime e

sostanzialmente lo condannano già a morte. Ma lì, però, che sia un bluff o no, la politica si

spacca in due. C'è una linea che vuole trattare, esigua, e una linea della fermezza. A rappresentare

una di queste due linee c'è il segretario della CGL, Luciano Lama, che, tenete presente di nuovo

come viaggia questa notizia. Le 9 viene il rapimento, le 10 c'è la notizia, alle 11 scatta

uno sciopero generale degli operai nelle fabbriche. Nel pomeriggio in piazza San Giovanni c'è una

manifestazione enorme di solidarietà. Adesso la vediamo un estratto di quel momento e le parole

di Luciano Lama che rappresentava la CGL e, se vogliamo, l'area del Partito Comunista in sostanza.

Però prima ci è stata fatta notare una cosa, effettivamente, e si è intrecciata anche a racconti

che ho sentito in famiglia. Chi di voi c'era e ha ricordi di quel 16 marzo 1978? Qualcuno di voi

sì? Qualcuno di voi sì? Sulle mani, sulle mani, sulle mani. Quanti di voi erano a scuola?

Quanti di voi ricordano che le lezioni siano state interrotte prima del tempo? Diversi tra voi.

Qualcuno ha finito l'averzione. Questa è una cosa che appunto mio padre mi ha raccontato un sacco di

volte ma ritorna e effettivamente prima una persona ci chiedeva ma chi l'ha deciso? Come è stato

comunicato? Perché è stato deciso? Devo dire che qui andrebbe fatto un approfondimento sul come sia

avvenuto questo passaggio apparentemente minore che però molti di voi che c'erano insomma ricordano.

Sta di fatto che insomma quel giorno lezioni interrotte o no magari non in tutta Italia,

non in tutte le scuole, non lo so, si attiva subito una grande mobilitazione e qui vediamo,

sentiamo le parole che sono le parole della fermezza. Esatto. Sono le parole della fermezza.

Vorrei solo fare un punto importante perché è importante apprezzarlo e me l'ha fatto notare

giustamente Francesco oggi mentre viaggiavamo insieme. Questa storia qui,

il rapimento di Aldo Moro è veramente un unicum nella storia?

Nella storia umana? Esatto.

Adesso su umana non mi spingerei ecco però.

Ragiona su un fatto. Quanti chiamiamoli insomma a lato senso reggicidici sono stati nella storia

dell'uomo? Una mare, una mare, tanti. Da Giulio Cesare a Kennedy passando per Lincoln,

i re decapitati, Carlo I Stuart ecc. Mussolini, Umberto I anche in Italia.

Quanti rapimenti di capi di stato, di governo o insomma personaggi particolarmente importanti?

Sostanzialmente nessuno. Sì nel senso Mussolini era stato rapito però in un contesto bellico

completamente diverso. Diciamo in un contesto chiamiamolo ordinario. È una cosa che non ha

precedenti e però invece si inserisce in un contesto quello dell'Italia della seconda

metà degli anni settanta in cui i rapimenti erano all'ordine del giorno. Cioè io faccio

molta fatica a ricordarmi un caso di cronaca di un rapimento. Mi ricordo Soffiantini da piccolo

però proprio c'è un nome che... e in quel momento lì c'erano altri quattro sequestri in corso e

l'anno precedente ce ne erano stati più di 70. Ci sono quartieri costruiti diciamo dai cosiddetti

palazzinari grazie ai proventi dei sequestri. Persone abbienti del straniere non venivano in

vacanza in Italia perché avevano paura di essere rapite. Quindi c'è diciamo questa doppia di

Cotomha che rende però particolarmente unica questa leggenda di cui ci occupiamo. E soprattutto la figura

di Aldomoro. Cioè chi rappresentava chi era Aldomoro era veramente come ha detto prima Lorenzo

probabilmente l'uomo politico più importante d'Italia. Da anni a quella parte, non nel 1978,

stiamo parlando di uno che faceva parte dell'assemblea dei 75 cioè quelli che hanno

scritto materialmente la Costituzione poi portavano gli articoli in assemblea e questo

l'ha fatto prima dei 30 anni. Non mi viene in mente un uomo politico oggi con quel rilievo,

con quella importanza. Decisamente no. Anche perché le garriere durano un po' meno. Altra

cosa a cui spesso non pensiamo perché noi facciamo la storia vedendo cos'è accaduto. Insomma il nome,

l'immagine, la voce di Aldomoro sarebbero probabilmente state insieme a quelle dei

presidenti della Repubblica se non fosse stato rapito. Bertini lo dice nel suo discorso. Due

mesi dopo, pochi mesi dopo, nella primavera del 78, sarebbe stato eletto il nuovo capo dello Stato

e Aldomoro era probabilmente il nome più più probabile. Insomma sarebbe stata una storia molto

diversa la nostra ma ci arriveremo e però dobbiamo tornare all'elemento delle due linee. La politica

di fronte a questa situazione incredibile e senza precenti si trova a dire che facciamo. E qui

vediamo un esempio della linea della fermezza che è incarnata appunto dal mondo comunista come

da quello democristiano e qui vediamo Luciano Lama. Un pugno di terroristi provocatori non

può avere ragione di un popolo di 56 milioni di cittadini coscienti. Non è possibile che questo

accadda. Dobbiamo aprire gli occhi e dobbiamo collaborare con le forze che sono destinate per

statuto a difendere la democrazia e la libertà del nostro paese come forze dello Stato. Dobbiamo

aprire gli occhi, dobbiamo collaborare, dobbiamo partecipare con impegno. Aldomoro in tutto questo

in questi 55 giorni viene tenuto in un appartamento l'abbiamo visto prima in via

Montalcini. Oggi è una casa, ci vive una famiglia con due bambine. Questa è la piantina. Eccola lì,

il carcere del popolo come lo chiamavano nei comunicati i brigatisti dove è stato svolto

il processo. Su questo poi Francesco dopo ci dirà qualcosa. Ma quello che ci viene detto

dalle verità giudiziarie è che per 55 giorni Aldomoro è stato in quella sorta di intercapedine

costruita ad hoc larga un metro. Fermiamoci un secondo proviamo a pensare a quanto è un metro.

Io di profilo non credo di avere molta libertà d'azione in un metro. Per 55 giorni Aldomoro

è in questo appartamento al piano terra perché lo sappiamo i brigatisti cercavano di affittare,

volevano affittare tutti gli appartamenti al piano terra o al massimo al primo piano per

poter scappare molto rapidamente. Ma in questi 55 giorni non ci sono solo la via della fermezza,

la via della trattativa, il tentativo di trattativa incarnato da Bettino Craxi in

buona sostanza che verrà poi anche ringraziato dalla famiglia di Moro per aver cercato di portare

avanti una trattativa. Ecco qui dobbiamo essere più precisi perché viene chiamata linea della

trattativa, loro la chiamano linea umanitaria nel senso che i terroristi chiedevano la scarcerazione

di prigionieri terroristi delle Brigate Rosse e quindi avrebbero voluto intavolare una trattativa.

Mai nessuno direi nell'arco costituzionale ha detto ok mettiamoci a trattare. Quello che però

fanno i socialisti è dire qui la priorità non è la salvezza dello Stato, qui la priorità è la

salvezza di un uomo, cioè di Aldo Moro. Ed è su questo filo anche filosofico in un certo senso

che si consuma la rottura tra gran parte del mondo politico che diceva non ci si può mettere

per nessun motivo a valutare atti umanitari o tantomeno trattative con i terroristi perché

questo vorrebbe dire sacrificare l'integrità dello Stato e lo Stato di se consiglia in una famosa

intervista lo Stato vale più della vita di un singolo. Inoltre avrebbe detto anche Giulio Andreotti

in diverse occasioni pensavano all'epoca a quale sarebbe stato la conseguenza se lo Stato

se la politica avesse detto con questi che hanno appena ucciso cinque carabinieri e poliziotti

per strada noi ci mettiamo a trattare per salvare uno dei nostri questo disse Giulio Andreotti in

una in un'intervista. Quindi c'era effettivamente anche il timore che sarebbe stato molto difficile

a far digerire al paese e anche agli apparati dello Stato al mondo delle forze dell'ordine un

percorso diverso da quello che invece la DC come il partito comunista scelgono di perseguire. C'è

da dire che anche i radicali erano invece con i socialisti sulla linea umanitaria che poi in cosa

consisteva in una parola Francesco? Allora cosa diceva Craxi? Sostanzialmente la risposta

diciamo della linea umanitaria era scegliere non uno dei terroristi imprigionati indicati

dalle brigate rosse ma una persona magari affetta da particolari patologie in un regime carcerario

che la stava pregiudicando particolarmente in quel caso si poteva pensare a una forma di amnistia

di grazia presidenziale. C'è un'altra area politica non partitica che è quella del cosiddetto ne ne

ne con lo Stato ne con le brigate rosse che rivestì in realtà poi una funzione fondamentale

perché era l'area da cui veniva tutta la colonna romana e che tramite l'avvocato Giannino Guiso

alcuni esponenti di spicco in modo particolare l'anfrancopace fece sostanzialmente da tramite

tra i vecchi compagni movimentisti quali erano per esempio Valerio Morocci Adriano Faranda e il

mondo delle stesse. Diciamo che questo era lo spazio in cui si muoveva la risposta politica

a questa a questa vicenda e c'è però come dire, potremmo parlare veramente per ora, c'è però un

luogo una parola anzi no che è diventata una parola chiave di questi 55 giorni perché diciamo

a un certo punto accadono due cose che ruotano intorno alla parola gradoli, vi chiederei di

raccontarle. Siamo al 19 di aprile quindi 18 di aprile succedono un po' di cose, cioè la cosa

particolare che succede è che viene fuori c'è stata una seduta spiritica a cui ha partecipato

a Bologna, esatto perché è importante Bologna perché ci ha partecipato anche un assistente

era già professore insomma Romano Prodi. A questa seduta spiritica viene fuori durante questa seduta

spiritica viene fuori il nome di Gradoli. Gradoli, scusami guardavo lì, perché abbiamo

messo due cartine? Perché c'è una via Gradoli a Roma e in via Gradoli a Roma c'era l'appartamento

dove abitava Moretti e Barbara Balzerana. Ve lo facciamo vedere dopo piuttosto disordinato

c'era anche una serie di uffici. Le forze dell'ordine e le istituzioni si concentrano

sul paese di Gradoli che come potete vedere non è proprio vicino a Roma, siamo in provincia di

Viterbo, quasi più vicino a Grosseto e ovviamente a Gradoli non trovano niente. Una donna che non

è una donna a caso ma è la moglie di Aldo Moro si chiede come mai nessuno sia andato a guardare

via Gradoli, come mai non gli sia venuto in mente a nessuno. Lo facciamo raccontare a lei.

Siamo sicuri che a Roma non ci sia una via Gradoli, in cui sia più probabile che possa

esserci qualche cosa. La risposta è stata, adesso non ricordo di chi, che sulle pagine gialle questo

nome non risultava. E' andato via queste persone e io sono andata a prendere il mio elenco telefonico

e ho visto che questo nome c'era.

Quindi un equivoco, chiamiamolo così, su Gradoli e via Gradoli è appunto un luogo significativo di

questa storia perché è di fatto il covo delle Brigate Rosse che hanno rapito Aldo Moro, il

quale viene scoperto, adesso lo vediamo di nuovo nella mappa, questa è la mappa pubblicata sul

Corriere della Sera, credo è un'occasione quarantennale, là sopra vedete, l'estremità

via Gradoli 96. Che succede? Come arrivano a scoprire questa via Gradoli 96?

Sì, allora c'era stata in precedenza una perquisizione da parte delle forze dell'ordine.

La questione di via Gradoli è particolare perché via Gradoli è una strada dove, a logica,

un'organizzazione terroristica non dovrebbe mettere un covo perché sostanzialmente è a U,

per cui non ci sono vie di fuga, è sufficiente bloccarne due e nessuno può scappare.

Fatto sta che vengono fatte poi delle perquisizioni, aprono tutte le porte di questo

stabile tranne una perché suonano e non risponde nessuno. Ripassiamo.

Che è il comportamento che ti aspetteresti in un covo.

Invece poi viene scoperto perché una doccia rimane aperta con il getto dell'acqua rivolto

verso l'intercapedine, diciamo verso il muro, chiaramente si crea un'infiltrazione, va al piano

di sotto, l'inquilino al piano di sotto avverte l'amministratore e questo poi insomma fa sì che

alla fine si entri in questo appartamento. Esatto, l'amministratore avvise i vigili del fuoco,

i vigili del fuoco aprono e vedono un covo del BR, mitra, volantini, scena da film.

E qui abbiamo dato una foto del... perfettamente italiano, Beghe tra vicini, scopriamo il covo.

Questa è una foto, sì. No, una cosa molto interessante in realtà è che fino alla scoperta

del covo, adesso ovviamente questa situazione è talmente assurda che è un'altra di quelle cose

che ha aperto molte teorie, però sicuramente è diciamo abbastanza significativo che se avete

visto dove è viagrato lì, quindi il posto in cui il capo della colonna romana, cioè delle Brigade

Rosse in realtà in generale, Mario Moretti abitava per un certo periodo e si recava tutti

i giorni in via Camillo Montalcini, una bella vasca diciamo a Roma, insomma un bel viaggetto,

in una Roma... E dall'estremità sopra della mappa all'estremità di un basso. In una Roma blindata e

si faceva questa strada ogni giorno avanti e indietro per andare poi nella cosiddetta

prigione del popolo per gli interrogatori. Ecco diciamo una cosa prima di chiudere questa pagina

che ovviamente potrebbe essere molto più lunga, più completa, ma il tempo è quello che è, sulla

prigionia con un altro episodio interessante che ha a che fare con un falso comunicato,

ha a che fare con un falso comunicato. Il comunicato numero 7. Il comunicato numero 7 che diciamo

inizialmente viene preso sul serio ma poi si capisce che c'è qualcosa che non va. Francesco

puoi raccontarci? Sì, sostanzialmente esce fuori un comunicato delle BR dove si dice il corpo di Aldo

Moro è nel lago della Duchessa, che è un lago fuori di Roma. Mandano i sommozzatori per lustrare

il lago, non si trova niente e poi qualcuno dice ma questo comunicato è effettivamente un po' diverso

tipo brigate rosse scritto a mano, tutti gli altri scritto stampato, la carta diversa, anche

il linguaggio molto diverso, molto corto, mentre invece tutti gli altri comunicati sono corposi,

molto articolati, rivendicazioni politiche non solo di quello che stava succedendo in

quei 55 giorni. Insomma un comunicato falso a cui le BR rispondono con un comunicato e con la

famosa fotografia di Aldo Moro con in mano il giornale Repubblica del 19 di aprile. Per quello

dicevo il 18 di aprile succedono un sacco di cose. Vi ho scoperto via gradoli il comunicato falso.

Questa fotografia, non riuscirete a vederlo però, è quella con la prima pagina con Moro

assassinato punto interrogativo. No, no, non ancora, tristemente. Ecco quindi c'è questa

vicenda nella vicenda, questo mistero nel mistero. Peraltro adesso nel podcast lo raccontiamo,

si scopre poi che questo documento, questo falso comunicato è stato fabbricato da un falsario della

malavita. Tony Chichierelli. Tony Chichierelli il cui nome devo dire... Un film di Sorrenzio. No,

sembra davvero quello di un personaggio di un film, personaggio legato alla banda della Magliana

che torna in quasi tutti i peggiori incroci della nostra storia, dobbiamo dirlo, di cui tra l'altro

morirà non molto tempo dopo se non sbaglio. Quindi anche lì ci sarebbe da chiedersi ma perché questo

tizio fa un comunicato fasullo su Aldo Moro. Spedendo i sommozzatori al lago della Duchessa.

Chi lo sa, chi lo sa. Mi concedi soltanto una minibattuta? In questi 55 giorni in quel metro,

in quella regione, Aldo Moro scrive tantissimo e il mistero di questi 55 giorni continuerà nel

più del decennio diciamo a seguire perché oltre alle tante lettere, alla fine ne leggeremo una,

la più nota, la più bella, la più commovente, Moro scrive anche un pezzo di storia d'Italia.

Dal suo punto di vista ovviamente ci saranno molte discussioni. Il cosiddetto memoriale che

è un punto fondamentale poi magari vi consiglieremo anche alcuni approfondimenti. Una parte piccola

piccola di questo memoriale uscirà direttamente durante i 55 giorni indirizzata a un politico

in particolare della democrazia cristiana Paolo Emilio Taviani e c'è una ragione per questo.

Gli altri due, le altre due parti del memoriale verranno rinvenute nell'ottobre del 78 e poi nel

1990 nello stesso appartamento di Milano in via Montenegoso e quindi parliamo però attenzione di

alcuni momenti fondamentali perché dicevo che era importante Taviani quando nel 1990 quindi

quando si scoprirà l'ultima parte del memoriale era il referente diretto nel territorio nazionale

diciamo in Italia dell'operazione stay behind. Quindi il messaggio che le Brigate Rosse si diceva

volessero far passare, cioè dopo si è capito volessero far passare all'epoca ovviamente non

lo sapeva nessuno, era che Moro che era stato cinque volte presidente del Consiglio, ministro

degli esteri, conosceva molto bene le dinamiche internazionali, potesse confessare, parlare,

raccontare di quali erano quelle trame che le Brigate Rosse sembrava volessero parlare,

la cosa molto interessante è che le stesse BR che dicevano non si nasconde nulla al popolo in

realtà di quel memoriale non hanno detto mai nulla a nessuno salvo quella paginetta e ancora

nell'88 in un'intervista diciamo a tre con Curcio e Balzenani molto famosa Moretti diceva già

sappiamo tutto c'è solo da interpretare non ci sono memoriali e non ci sono bobbine da scoprire

poi ovviamente si scopriranno sia memoriali che bobbine di quei giorni. E si arriva diciamo alla

fine di questi 55 giorni tra speranze e subito disattese tra segnali più o meno veritieri si

arriva poi al 9 maggio del 1978 che è la fine della prigionia di Aldo Moro che viene appunto

assassinato dalle Brigate Rosse immaginatevi una cosa a cui ho pensato tante volte ripercorrendo

la storia di del caso Moretti Aldo Moro pensate a quest'uomo che come ricordava Francesco era stato

il centro del potere politico nazionale sapeva chissà quante cose no aveva trattato con tutti

gli altri politici gli altri partiti aveva costruito alleanze costruito governi aveva

gestito veramente il potere politico come pochi altri nella nostra storia che si ritrova per

questi 55 giorni in quella o in un'altra ma comunque in una in una cella da solo e ha

soltanto questo questa possibilità di scrivere di fatto in parte ai suoi colleghi e in parte

ai suoi cari è veramente una vicenda anche umana molto molto forte e quindi arriviamo appunto al

9 maggio 1978 alla fine della della prigionia. Roma è una città con un'urbanistica particolare

fatta di strade enormi e piene di automobili che convivono con vicoli stretti dove se c'è una

macchina parcheggiata quasi non ci passi più in una di queste stradine è andato in scena uno dei

momenti più bui e tragici della nostra storia recente via michelangelo caetani che è in pieno

centro di roma pochi metri più in là c'è la frenesia di largo argentina e piazza venezia la

camera il senato il campidoglio in fondo c'è via delle botteghe oscure dove c'è la sede del partito

comunista italiano se si cammina ancora un po si arriva in piazza del gesù dove invece c'è la sede

della democrazia cristiana via caetani non è come avrete sentito dire spesso a metà strada tra la

sede del pc e quella della dc ma è vicina a entrambe il 9 maggio 1978 è un martedì e in via

caetani in quel martedì mattina c'è una reno 4 rossa una delle macchine più diffuse all'epoca

parcheggiata sul lato della via e via caetani come dicevamo appunto adesso questa stradina

del centro di roma tra sostanzialmente piazza venezia e il ghetto è il teatro del ritrovamento

del corpo di aldomoro la telefonata che abbiamo sentito all'inizio annunciava proprio proprio

questo qui abbiamo le immagini del ritrovamento in sostanza un po sgranate ma si capiscono bene

ci sono grande folla di persone ci sono tra l'altro anche alcuni protagonisti della vicenda

un certo punto si intravede francesco cossiga che arriva in prossimità del dell'auto sulla

quale sulla quale si trova si trova aldomoro e che di voi è stato è stato a roma siamo molto

vicini alla sede della treccani siamo davanti al centro studio americani che in un palazzo molto

bello che è esattamente di fronte a dove viene viene lasciata la r4 e tra l'altro interessante

notare come anche lì la forza delle immagini ci abbia trasmesso soprattutto una visuale del

ritrovamento che non è questa ma è presa dal lato opposto è presa dal dalla diciamo dall'altra

prospettiva è presa dall'alto ed è questa l'immagine fosse più più famosa no di quella

di quel nove maggio qui c'è la vicenda che nella puntata tra l'altro non raccontiamo perché non ci

stava c'è la vicenda di come si arriva ad avere queste immagini questo filmato e poi questa

istantanea sostanzialmente per caso una televisione privata di roma che scopre quello che tutto il

paese sta per scoprire riesce a salire sul terrazzo di un palazzo dal lato giusto diciamo

così prima che venga chiusa la strada che poi appunto come vedete sarà sarà sbarrata e questo

giornalista e operatore si arrampicano sostanzialmente dal terrazzo per riuscire a fotografare quel quel

momento di storia assoluto e nella sua nella sua tragicità queste sono immagini rai nemmeno la

rai aveva l'accesso in quel momento a via caetani esatto se la rai era di qua invece gbr questa

piccola tv locale era dall'altro lato e le immagini più famose che abbiamo visto un attimo fa vengono

proprio proprio da lì e naturalmente 4 e lì a sinistra si intravede una linea blu subito di

sotto si è molto molto sgranata ciò questa è presa per capirci da via delle botteghe oscure

se non sbaglio cioè dal lato diciamo nord mentre l'altra è presa da dall'altra prospettiva e poi

naturalmente questo momento questo momento è un momento che ha delle conseguenze delle conseguenze

molto molto serie dopo la morte di aldomoro l'italia sarà un paese diverso il pc abbandonerà

la strategia del compromesso storico e del dialogo con la democrazia cristiana e si avverrà avvierà

a un decennio di progressivo declino che culminerà con il suo scioglimento nel 1991 la dc si legherà

al partito socialista di craxi ad altri partiti minori dando vita al famoso pentapartito perno

del sistema politico italiano per tutti gli anni 80 ma quel 9 maggio 1978 segna davvero la fine di

qualcosa in italia la fine di che cosa francesco la fine di una stagione politica no abbiamo detto

la fine del compromesso storico marco da milano nella puntata dice non è solo la fine di un'operazione

politica ma è la fine di un sistema e la fine della repubblica fondata sui partiti e quest'immagine

l'immagine del funerale è stata da molti interpretata come il funerale della repubblica

della prima repubblica in sostanza no è senz'altro così no ovviamente i partiti continueranno ad

esistere ancora ancora per un po poi verranno tra volti chi dà il crollo del muro di berlino

chi dà tangentopoli insomma il sistema cambierà come come ben sapete e senza altro è interessante

vedere come morto il suo principale interlocutore finisce anche di fatto la principale linea politica

del partito comunista che da quel momento si trova un po con il diciamo leniniano interrogativo del

che fare non c'era più di fatto la possibilità di proseguire quella quella linea di di avvicinamento

alla democrazia cristiana d'altra parte dopo che tutta la storia diciamo dalla svolta di

salerno e poi puntava verso l'avvicinamento alle alle stanze dei bottoni si chiude in un

nella cosiddetta alternativa democratica alle elezioni politiche del 1979 le prime dopo da un

lato il cosiddetto insomma diciamo trionfo del 76 in cui c'era sempre secondo partito ma con

percentuali altissime comunque le prime dopo i 55 giorni per la prima volta il partito comunista

perderà consenso e da lì inizierà diciamo un po quel declino che invece corrisponderà all'ascesa

elettoralmente comunque diciamo contenuta ma politicamente molto significativa di Bettino Craxi

e appunto berlinguer perderà il suo principale interlocutore poi tra l'altro anche ugo la malfa

che era diciamo con un ruolo più più ristretto ma era comunque un altro interlocutore se vuoi

di Enrico Berlinguer e si aprirà una stagione molto diversa. No, mettendo tra parentesi

l'europei dell'84 che però insomma sono una storia un po' amata. E tra l'altro insomma appunto

soprattutto Marco Damilano a lui abbiamo affidato nella puntata un po questo raccordo lui dice una

cosa che appunto vi ho già un po' accennato cioè la morte di Moro è la fine della repubblica dei

partiti è la fine della prima repubblica di tutto quel portato di ideologie appartenenze che oggi

non conosciamo più ma che chi tra voi c'era in quegli anni può senz'altro ricordare e questo

funerale no Lollo? Funerale celebrato in basilica di san Giovanni in Laterano è un funerale assurdo

da un certo punto di vista perché è un funerale di stato senza una barra vuota, senza il morto. Cioè una

barra vuota perché perché la famiglia e in particolare Noretta e Leonora Moro rifiutano

i funerali di stato che verranno i funerali di Aldo Moro verranno gli unici funerali di

stato sono quelli della scorta. I funerali di Aldo Moro verranno celebrati in un paesino e lui

verrà tumulato tra l'altro un anno dopo la morte perché il cimitero non era pronto la tomba non era

pronta e verrà verrà tumulato in una tomba di famiglia dove non ce n'è anche il nome Moro

sopra molto particolare. Torrita Tiberina che è un posto dove avevano casa di campagna di fatto

i Moro tra l'altro anche lì vicenda significativa Bettino Craxi uno dei pochi leader politici a

essere accettati dalla famiglia proprio per la sua linea diciamo volta alla priorità della salvezza

della vita di Moro e anche a mentore Fanfani non partecipò al funerale ma partecipò era poi presente

all'arrivo del del corteo era un altro dei pochissimi politici accettati appunto dalla famiglia

Moro e insomma questo per dire che non raccontiamo solo una vicenda di quasi di un cold case per

così dire no ma raccontiamo una vicenda che ha avuto un impatto gigantesco sulla sulla nostra

storia e sulla nostra politica in questa vicenda enorme così fitta di episodi intrecci coincidenze

indagini trame politiche da sembrare una serie televisiva non dobbiamo commettere un errore non

dobbiamo dimenticarci che Aldo Moro è un politico ed è un uomo non dobbiamo dimenticarci che Aldo

Moro non è stato solo il caso Moro le brigate rosse con il sequestro Moro hanno toccato il

punto più alto della loro offensiva ma quei 55 giorni sono stati forse anche l'inizio della fine

delle br è vero negli anni successivi continueranno a uccidere a gambizzare a terrorizzare gli italiani

poi però verranno decimate dagli arresti indebolite di fatto smantellate lo stato

democratico messo in ginocchio in quei 55 giorni del 1978 alla fine avrà la meglio rimangono però

le vittime di quella stagione uomini uccisi perché stavano facendo il loro dovere come l'avvocato

fulvio croce come i giornalisti carlo casalegno e valter tobaggi come l'operario sindacalista

guido rossa come carabinieri agenti di polizia e magistrati come al domoro l'ultima lettera che

scrive alla moglie leonora è la lettera di un condannato a morte dalla follia feroce del

terrorismo ma è prima di tutto la lettera di un uomo piena di parole di bellezza di libertà e di

vita mia dolcissima noretta dopo un momento di esilissimo ottimismo dovuto forse ad un mio

equivoco circa quel che mi si veniva dicendo siamo ormai credo al momento conclusivo per il

futuro c'è in questo momento una tenerezza infinita per voi il ricordo di tutti e di

ciascuno un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in

realtà preziosi uniti nel mio ricordo vivete insieme mi parrà di essere tra voi per carità

vivete in una unica casa anche emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici che ringrazierai

tanto per le vostre esigenze bacia e carezza tutti per me volto per volto occhi per occhi

capelli per capelli a ciascuno una mia immensa tenerezza che parza dalle tue mani si forte

mia dolcissima in questa prova assurda e incomprensibile sono le vie del signore ricordami

a tutti i parenti ed amici con immenso affetto e a te a tutti un caldissimo abbraccio pegno di

un amore eterno vorrei capire con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo se ci fosse

luce sarebbe bellissimo grazie

grazie

grazie

grazie

grazie

è stato complicato registrare questa parte nella puntata e anche leggerlo stasera è

abbastanza duro insomma prima di salutarci vi vogliamo dare qualche consiglio di lettura

di approfondimento perché siamo al circo dei lettori insomma è il luogo giusto in cui

farlo tra le centinaia di pubblicazioni sì ci sono ovviamente una quantità sterminata

di libri di articoli di documenti ne abbiamo immaginati cinque toccano un po dei lati diversi

allora giorgio galli piombo rosso che un po una storia della lotta armata no sostanzialmente si

diciamo del partito armato cosiddetto e si concentra in modo particolare sulle br una

storia raccontata in modo abbastanza lineare che fa un po quello che noi abbiamo provato a fare

cioè dare i punti fermi le certezze poi diciamo ognuno può approfondire cosa preferisce approfondire

poi c'è nello specifico sul caso moro un libro di miguel gotor che è uno degli storici più

diciamo considerati quando si parla di di moro del caso moro il memoriale della repubblica

che è diciamo la raccolta degli scritti di moro dalla prigionia c'è poi quello di marco da milano

un attimo di verità l'abbiamo citato anche in puntata è stato il nostro ospite nella puntata

questo libro grazie alla sua enorme esperienza di giornalista e sappiamo anche di testimone

quasi di quello che avvenne il 16 marzo ce lo racconta nella puntata passò con lo scuolabus

da quell'incrocio pochi minuti prima del 16 marzo del 68 pochi minuti prima delle delle nove e il

titolo un atomo di verità si rifà a un estratto di una lettera di moro che scriveva misasi un

collega della democrazia cristiana e diceva adesso lo stavo cercando la citazione esatta

ma lui diceva in sostanza eccolo qua dovrebbe essere cari amici c'è un rapporto con la verità

datemi un milione di voti e toglietemi un atomo di verità e io sarò comunque perdente da questo

atomo di verità prende poi il nome in libro di marco da milano c'è poi un libro in generale

sugli anni di piombo che ha scritto gianni oliva si chiama anni di piombo e di tritolo ed è edito

da mondadori di piombo di tritolo perché abbiamo raccontato un pezzo ovviamente degli anni di

piombo ma c'è tutto lo stragismo lo stragismo nero sostanzialmente che racconteremo tra un

mese circa con una serata su un altro episodio piuttosto complicato la strage di bologna ad

aprile ad aprile parleremo di quel 2 agosto 80 e a proposito di date l'ultimo titolo che consigliamo

sì 16 marzo 78 di gianni bianconi la terza mi pare anche qui diciamo è un racconto più o

meno di ciò che abbiamo di certo a partire ovviamente dalla verità giudiziaria e dalle

verità raccontate dai protagonisti ottima base di partenza per approfondimenti e insomma poi ci

addentreremo veramente in decine se non in centinaia di pubblicazioni insomma 5 mi

sembrano sufficienti se non volete ammalarvi. Che dire noi vi ringraziamo moltissimo perché

diciamo oggi anche per così potremmo dire un po per per senso civile civico è una data in cui

è importante ricordare quello che è accaduto nel 1978 una cosa che diciamo nel podcast che mi

colpisce ogni volta ma ogni anno è peggio è che quella era una democrazia giovane se vogliamo

cioè dalla fine della seconda guerra mondiale al 16 marzo 78 è passato molto meno tempo che da 16

marzo 78 a oggi e questo farà sentire male quelli che c'erano il 16 marzo 78 ma ci dà l'idea come

dire di una di una vicenda che da un lato è molto lontana da noi ma che dall'altro lato non possiamo

non conoscere per capire il paese che siamo e quindi grazie a voi perché ci avete fatto un

regalo essere così tanti e a voler ascoltare questa questa storia l'appuntamento 23 no no 19

io mercoledì 19 aprile fallo mercoledì 19 aprile sempre alle 21 l'ultima puntata di questo ciclo

per il quale ringraziamo moltissimo il circolo dei lettori di cui si fa l'italia live parleremo

della strage di bologna 2 agosto 1980 il più terribile attentato della storia repubblicana

probabilmente e quindi per chi vorrà l'appuntamento è al 19 aprile grazie a tutti grazie

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