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Imparo l'italiano con Pinocchio, 37 - Imparo l'italiano con… – Text to read

Imparo l'italiano con Pinocchio, 37 - Imparo l'italiano con Pinocchio

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37 - Imparo l'italiano con Pinocchio

Capitolo 37

All'improvviso, mentre il pescatore sta per buttare Pinocchio nella padella, entra nella grotta un grosso cane, attratto dal delizioso e forte odore della frittura.

− Vai via! − gli grida il pescatore, minacciandolo e tenendo in mano il burattino infarinato.

Ma il povero cane ha una gran fame, mugola e muove la coda come per dire: “Dammi un boccone di frittura e ti lascio in pace”.

− Vai via, ti dico! − gli ripete il pescatore, e muove la gamba per tirargli un calcio.

Allora il cane inizia a ringhiare al pescatore e gli mostra i suoi terribili denti.

In quel momento si sente nella grotta una vocina debole debole, che dice:

− Salvami, Alidoro! Se non mi salvi sono fritto!

Il cane riconosce subito la voce di Pinocchio e si accorge con grandissima meraviglia che la vocina viene da quell'oggetto infarinato che il pescatore tiene in mano.

Allora fa un grande salto e prende il burattino infarinato in bocca, tenendolo leggermente con i denti. Poi corre fuori dalla grotta.

Il pescatore è arrabbiatissimo per aver perso il suo pesce, e prova ad inseguire il cane. Ma Alidoro è troppo veloce e, dopo aver fatto qualche passo, il pescatore rinuncia e torna alla sua frittura.

Intanto il cane mastino è arrivato al sentiero che porta al paese. Si ferma e mette delicatamente per terra l'amico Pinocchio.

− Ti ringrazio tantissimo! − dice il burattino.

− Non c'è bisogno, − risponde il cane. − Tu hai salvato me, e adesso siamo pari. Si sa: in questo mondo bisogna tutti aiutarsi l'uno con l'altro.

− Ma come mai eri in quella grotta?

− Ero qui disteso sulla spiaggia più morto che vivo, quando il vento mi ha portato da lontano un odorino di frittura. Quell'odorino mi ha fatto venire l'appetito e io gli sono andato dietro. Se arrivavo un minuto più tardi...

− Non me lo dire! − urla Pinocchio, che trema ancora dalla paura. − Non me lo dire! Se tu fossi arrivato un minuto più tardi, adesso sarei bell'e fritto, mangiato e digerito. Brrr! Mi vengono i brividi solo a pensarci!

Alidoro ride e dà la zampa destra al burattino, che gliela stringe forte forte in segno di grande amicizia. E dopo si lasciano.

Il cane torna verso il villaggio, e Pinocchio, rimasto solo, va a una capanna lì vicina, e domanda a un vecchietto che sta sulla porta a scaldarsi al sole:

− Dimmi, signore, sai qualcosa di un povero ragazzo ferito alla testa e che si chiama Eugenio?

− Il ragazzo è stato portato da alcuni pescatori in questa capanna, e ora...

− Ora è morto! − interrompe Pinocchio con grande dolore.

− No: ora è vivo, ed è già ritornato a casa sua.

− Davvero, davvero? − grida il burattino, saltando dalla felicità. − Dunque la ferita non era grave?

− Ma poteva diventare gravissima e anche mortale, − risponde il vecchietto, − perché gli hanno tirato sulla testa un grosso libro molto pesante e duro.

− E chi gliel'ha tirato?

− Un suo compagno di scuola: un certo Pinocchio...

− E chi è questo Pinocchio? − domanda il burattino, che fa finta di non sapere.

− La gente dice che è un ragazzaccio, un vagabondo...

− Calunnie! Tutte calunnie!

− Tu conosci Pinocchio?

− Di vista! − risponde il burattino.

− E cosa ne pensi di lui? − gli chiede il vecchietto.

− A me sembra un gran bravo ragazzo, pieno di voglia di studiare, ubbidiente, affezionato al suo babbo e alla sua famiglia...

Mentre il burattino dice tranquillamente tutte queste bugie, si tocca il naso e si accorge che si è allungato di alcuni centimetri. Allora, pieno di paura, comincia a gridare:

− Non è vero, signore, tutto quello che ti ho detto: perché conosco benissimo Pinocchio ed è davvero un ragazzaccio, un disubbidiente e uno svogliato, che invece di andare a scuola va con i compagni a divertirsi!

Appena dice queste parole il suo naso diventa più piccolo e torna alla grandezza naturale, come era prima.

− E perché sei tutto bianco a questo modo? − gli domanda il vecchietto.

− Senza accorgermene mi sono strofinato su un muro che era stato appena verniciato... − risponde il burattino, che si vergogna a dire che lo hanno infarinato come un pesce, per poi friggerlo in padella.

− E la tua giacca, i tuoi pantaloncini e il tuo cappello? Che cosa ne hai fatto?

− Ho incontrato i ladri e mi hanno spogliato. Dimmi, buon vecchio, puoi darmi qualche vestito, così posso tornare a casa?

− Ragazzo mio, non ho vestiti ma solo un piccolo sacco di stoffa, dove tengo i lupini. Se vuoi prendilo: eccolo là.

E Pinocchio prende subito il sacco dei lupini, che è vuoto, taglia con le forbici un piccolo buco sul fondo e due buchi sui lati. Poi se lo infila come una camicia. E vestito così cammina verso il paese.

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Parole difficili del capitolo 37

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La frittura: pesce fritto

Infarinato: coperto di farina

Mugolare: quando il cane fa un suono lamentoso, a bocca chiusa

Ringhiare: quando il cane fa un suono minaccioso, mostrando i denti

Salvare: sottrarre qualcuno da un grave pericolo

Rinunciare: fare a meno di qualcosa che si desidera o si possiede

Non me lo dire! : non farmi pensare a questa cosa brutta!

Una capanna: piccola costruzione in legno e paglia

Una calunnia: falsa accusa

Conoscere di vista una persona: conoscere una persona molto poco

Il lupino: pianta del mediterraneo, i cui semi si mangiano

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