21 - Imparo l'italiano con Pinocchio
Capitolo 21
La Fata lascia Pinocchio piangere e urlare per mezzora, e lo fa per dare al burattino una grande lezione: deve imparare a non dire più le bugie, il più brutto vizio che possa avere un ragazzo.
Ma dopo un po' la Fata prova compassione per Pinocchio e allora batte insieme le mani e a quel suono entrano nella stanza dalla finestra mille grossi uccelli chiamati Picchi.
Gli uccelli si mettono tutti sul naso di Pinocchio e cominciano a colpirlo con il becco. Così, dopo pochi minuti, quel naso enorme ritorna alla sua grandezza naturale.
− Quanto sei buona, Fata mia, − dice il burattino asciugandosi gli occhi dalle lacrime, − e quanto bene ti voglio!
− Ti voglio bene anch'io, − risponde la Fata, − e se vuoi rimanere con me, tu sarai il mio buon fratellino e io la tua buona sorellina...
− Io resterei volentieri... ma il mio povero babbo?
− Ho pensato a tutto. Il tuo babbo è già stato avvertito, e arriva qui stasera.
− Davvero? − grida Pinocchio, saltando dalla felicità.
− Allora, Fatina mia, se per te va bene vorrei andare incontro a mio padre sulla strada. Non vedo l'ora di poter dare un bacio a quel povero vecchio che ha sofferto tanto per me!
− Vai pure, ma stai attento a non perderti. Prendi la via del bosco, e sono sicurissima che lo incontrerai.
Pinocchio parte e appena entra nel bosco comincia a correre come una lepre. Ma quando arriva di fronte alla Quercia Grande si ferma, perché gli sembra di sentire un rumore lì vicino.
Infatti vede apparire sulla strada la Volpe e il Gatto, i suoi vecchi compagni di viaggio, con cui ha cenato all'Osteria del Gambero Rosso.
− Ecco il nostro caro Pinocchio! − grida la Volpe abbracciandolo e baciandolo. − Perché sei qui?
− Perché sei qui? − ripete il Gatto.
− È una storia lunga... − dice il burattino. − L'altra notte, quando mi avete lasciato solo all'osteria, ho trovato gli assassini per la strada...
− Gli assassini? Oh povero amico! E che cosa volevano?
− Mi volevano rubare le monete d'oro...
− Maledetti! − dice la Volpe.
− Maledettissimi! − ripete il Gatto.
− Ma io sono scappato, − continua il burattino, − e loro sempre dietro. Alla fine mi hanno raggiunto e mi hanno impiccato a un ramo di quella quercia.
E Pinocchio indica la Quercia Grande lì vicino.
− È terribile! − dice la Volpe. − In che mondo siamo condannati a vivere? Dove possiamo trovare un rifugio sicuro noi gentiluomini?
Mentre parlano, Pinocchio si accorge che il Gatto cammina a fatica, zoppicando dalla zampa destra, e gli domanda:
− Cosa hai fatto alla zampa?
Il Gatto vuole rispondere qualcosa ma si ferma confuso.
Allora la Volpe dice subito:
− Il mio amico è troppo modesto, per questo non risponde. Rispondo io per lui: un'ora fa abbiamo incontrato sulla strada un vecchio lupo, quasi svenuto dalla fame, che non riusciva a camminare. E il Gatto, per aiutarlo ad alzarsi e accompagnarlo al villaggio vicino, si è fatto male alla zampa.
− Sei veramente una brava persona, Gatto, − dice Pinocchio commosso.
− E ora cosa fai qui? − domanda la Volpe al burattino.
− Aspetto il mio babbo, che sarà qui fra poco.
− E le tue monete d'oro?
− Le ho sempre in tasca, meno una che ho speso
all'osteria del Gambero Rosso.
− Domani quelle quattro monete possono diventare mille o duemila. Perché non segui il mio consiglio? Perché non vai a seminarle nel Campo dei Miracoli?
− Oggi è impossibile: ci vado un altro giorno.
− Un altro giorno sarà tardi, − dice la Volpe.
− Perché?
− Perché quel campo è stato comprato da un gran signore e da domani è vietato seminarci monete.
− Quanto è lontano da qui il Campo dei Miracoli?
− Solo due chilometri. Vuoi venire con noi? Fra mezzora sei là e semini subito le quattro monete. Dopo pochi minuti ne raccogli duemila e stasera ritorni qui con le tasche piene. Vuoi venire con noi?
Pinocchio esita un poco a rispondere, perché pensa alla buona Fata, al vecchio Geppetto e ai consigli del Grillo-parlante.
Ma poi fa come fanno tutti i ragazzi senza giudizio e senza cuore, alza le spalle e dice alla Volpe:
− Andiamo pure, vengo con voi.
E partono.
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Parole difficili del capitolo 21
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Un vizio : cattiva abitudine, spesso immorale
Avvertire: avvisare, informare di qualcosa
Modesto: umile; che evita di vantarsi o diminuisce i propri meriti e qualità
Un lupo: mammifero carnivoro simile al cane, con muso allungato e orecchie grosse ed erette
Commosso: che prova forti emozioni, sentimenti
Seminare: mettere un seme nella terra per farlo crescere e farlo diventare una pianta
Vietato: proibito, non permesso
Raccogliere: prendere qualcosa da terra; prendere dalle piante o dal suolo i prodotti della terra
Esitare: essere indecisi, incerti su qualcosa
Senza giudizio: senza capacità di giudicare, di distinguere il bene dal male