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Aldo Pecora (canale YouTube), Come spiegare, convincere e vendere usando solo la voce - YouTube (1)

Come spiegare, convincere e vendere usando solo la voce - YouTube (1)

[...] - È è una bolla l'innovazione in Italia? No, non è bolla: una bollicina, semmai.

Un miliardo spendono i francesi per startup, mentre noi siamo passati da 100 milioni

di 2 anni fa a 80 milioni, quindi già ultimi in Europa siamo riusciti nella

difficile impresa e andare ancora più indietro.

- Massimo Cerofolini, quand'è che hai scelto di diventare giornalista?

Ricordo al liceo... ero attratto molto dagli articoli de L'Espresso, questa

scrittura veloce, rapida, frasi brevi, frasi da una parola sola... ero molto

affascinato da questo. Mettici pure che da bambino amavo la scrittura, amavo

scrivere poesie... e ancora oggi qualche compagno di classe ricorda che accanto a Pascoli

e Leopardi imparavano le mie poesie a memoria...

...pessime, solo a ricordarle mi vergogno. Però l'amore per la scrittura c'è sempre

stato, e quindi come tanti avevo visto e tradotto questo nella

scrittura tradizionale di un libro, ma poi ho capito che nelle mie corde c'era

più il racconto della realtà immediata: quindi il giornalista è sempre stato un

po' il mestiere che avrei voluto fare.

Sono arrivato alla radio dopo un percorso che

ha toccato un po tutti gli aspetti del mondo giornalistico, di tutte le

espressioni del mondo giornalistico, e ci sono arrivato un po' costretto perché era

l'unica condizione che avevo per essere assunto il Rai. Io venivo dal Tg3...

avrei voluto rimanere lì, e non conoscendo la radio ho faticato a capire il... come dire

la potenza di questo mezzo. E ora sono contento di rimanere lì, non ho nessuna

intenzione di tornare indietro perché rimane uno dei pochi mezzi che

consentono di avere un rapporto caldo con chi ti sta ascoltando, che sta

ascoltando le tue storie. Perché necessariamente la voce, se ben

utilizzata, deve produrre immagini nella mente di chi ti sta ascoltando: c'è

qualcosa di importante per te, che tu devi capire cos'è, che può essere

trasferita con le parole capaci di creare visioni, creare

chiarezza nella mente di chi ti sta ascoltando. Ed è bellissimo sapere che

tutto questo avviene in sincronia con il tuo pubblico che in quel momento produce

esattamente - se potessero fare l'elettroencefalogramma del

tuo pubblico probabilmente in cui momento li starebbero tutti con la

stessa lunghezza d'onda - e questa è la cosa più affascinante del mio lavoro,

sapere che tutto questo viene prodotto da parole che vengono scelte piuttosto che

altre. Quindi nel mio lavoro c'è una responsabilità assoluta della parola, che

deve surrogare a quello che nella carta stampata è l'ausilio della fotografia e a quello

che ovviamente nella televisione è l'ausilio delle immagini... e che quindi deve essere

molto ben pensata. - Quanto è importante, oggi, la voce? Anche

per le creazioni di business, per (banalmente) fare un pitch di fronte anche a

un potenziale partner, investitore o cliente...

Io credo che sia una delle cose più

sottovalutate da chi lavora oggi nel mondo digitale, nel mondo imprenditoriale

in generale, l'importanza di chiarire anzitutto dentro se stessi

qual è il cuore del messaggio che tu, la tua idea, il tuo progetto hanno.

E quindi, una volta chiarito, saperlo semplificare e trasformare

in un messaggio semplice e di facile comprensione.

possibilmente - visto che siamo in radio - che non rimanga astratto, ma che riesca

attraverso parole che descrivono concretamente qualcosa, a produrre

immagini nella mente della persona. Ritengo che purtroppo sono pochi

(e tu sei uno di questi) quelli che sanno produrre immagini, nelle loro

parole, comprensibili. Perché spesso ci si perde in

idee astratte, premesse, linguaggi tecnici inglesismi, tecnicismi, sigle... e sono tutto

ciò che poi allontana il pubblico dal messaggio che tu vorresti comunicare.

- Tu perché hai scelto di occuparti da giornalista, quindi da persona cosiddetta

"addetti ai lavori" ma che guarda lateralmente al fenomeno, non ci sta

dentro perché non fa l'imprenditore, come mai hai scelto proprio questo settore

piuttosto che altri, penso ad esempio la cronaca che probabilmente hai già fatto o

la politica, che è un modo anche per un giornalista di farsi di farsi notare,

soprattutto, dai "potenti"? Ricordo esattamente qual è stata prima cosa...

c'è stata proprio un'attrazione empatica: mi sono trovato a parlare di

questi giovani startupper e ho chiesto direttore di fare una rubrica

quotidiana all'interno di un programma del mattino in cui ogni giorno presentavo un

innovatore, tra cui Davide Dattoli che so che è uno dei.... - ... che condivide te con quella postazione

di questo ciclo di interviste. (Un mondo) allora assolutamente sconosciuto

che però mi dava questo entusiasmo, che staccava dal racconto spesso cupo

deprimente e sempre con parole di conflitto e durezza che c'era invece

nell'informazione quella, diciamo... di primo livello - Mainstream.

E quindi da questa curiosità... - So che a te non piace l'inglese

mi bacchetti sempre...! Ahahah, infatti stavo cercando la parola...

Mi dici sempre "ah, non dire le cose in inglese, in diretta usa parole in italiano"!

... L'informazione principale, dai, la generalista. Sì sì, abbiamo pure noi le parole

cerchiamo di utilizzarle, possibilmente. E quindi diciamo che da lì è nato questo l'interesse che poi piano

piano ho approfondito. Però appunto, come dicevo all'inizio, io non ho una formazione

tecnologica, non sono anche un esperto di economia, per cui mi sono innamorato di

questo mondo soltanto a partire dalle storie. E tuttora la cosa che più mi

attrae prima che i prodotti, prima che le innovazioni tecnologiche, sono le persone

che con gli sforzi tipici di questo Paese, che certo non guarda con simpatia

al nuovo, fanno per raccontare il loro bisogno di cambiare le cose.

E questo mi affascina ancora oggi

- Lo slogan, il "payoff" - un'altra parola inglese, lo so,

mi odierai per questo - di Eta Beta, del tuo programma che conduci su Rai Radio1 è

"nuovi mestieri nuovi linguaggi". Sta cambiando anche un po' il mondo del

lavoro e ci sono le nuove piattaforme che stanno stravolgendo anche il mio è

il tuo di lavoro nel senso che Facebook, Netflix, Google, eccetera stanno entrando ormai

radicalmente e in maniera preponderante nel mondo soprattutto dell'editoria.

Uccideranno la carta stampata, uccideranno la radio, uccideranno la

televisione queste nuove piattaforme? E soprattutto, l'altra faccia della

medaglia: chi perirà lo farà perché non riesce più

a stare sul mercato, perché la pubblicità in questo momento in crisi, c'è bisogno

di nuovi modelli di business? Cosa ne pensi?

A questa domanda, veramente, non credo che ci sia nessuno che abbia una risposta

oggi, perché come vediamo sono tutte le piattaforme che nascono dall'oggi al domani,

o all'interno delle piattaforme ci sono soluzioni che arrivano, spesso anche guidate da

questa nuova forma di programmazione legata alle intelligenze artificiali che

non si sa quanto potranno sostituire o creare comunque modelli organizzativi

dell'informazione che oggi neanche riusciamo a immaginare.

Credo che qualcosa da una parte c'è. Aumenterà la nostra responsabilità di

trovare comunque un punto di vista che sia umano e che quindi si caratterizzi

come qualcosa che vale la pena anche magari pagare...

- Pensiamo un po' al "sistema Paese", così cme lo chiamano

e all'ecosistema nello specifico dell'innovazione in Italia. È chiaro

che lo hai osservato e lo continui a

osservare ogni giorno, e quindi sei un osservatore privilegiato. Mi permetterei

di chiederti anche dei numeri da questo punto di vista, come si è evoluto, siam

cresciuti? Stiamo crescendo, anche se forse i numeri vengono più contenuti ed

effettivamente, quali sono questi numeri e qual è forse in modo di intervenire per migliorare?

Mah... di numeri ce ne sono tanti. Un miliardo spendono i francesi per

le startup, mentre noi siamo passati da 100 milioni di 2 anni fa a 80 milioni. Quindi

già ultimi in Europa siamo riusciti nella difficile impresa andare ancora più

indietro. Ecco questo dato secondo me è un po'

simbolico anche di una difficoltà, anche di noi che

lavoriamo nel mondo della comunicazione dell'innovazione, della fatica che

facciamo a far capire quant'è strategico questo aspetto dell'economia.

Però non so perché io non ho una risposta facile per capire, se non quelle scontate....

- Cioè... è una bolla l'innovazione in Italia?

No, no è bolla: una bollicina, semmai. C'è una parte di vero, però

mi dispiace che questa parte di vero venga poi tradotta come

conseguenza nel "non parliamo più delle startup".

- Ti chiedo un parere sul talento. È chiaro

che ne incontri tantissimi, e ne racconti ogni giorno. Spesso però capita

che ci sia... ecco, chiamiamola "fuffa"... Qualche scivolone ho preso anch'io

però poi capitano... non è che ti frega due volte la persona che ha saputo venderti

fumo. Viceversa mi dispiace il contrario cioè di vedere persone di talento che

però hanno difficoltà, un po' perché hanno sotto l'aspetto della

comunicazione un po' perché non hanno quel talento lì, che non riescano a

comunicarla e quindi si perdono nella descrizione di dettagli superflui e non

vanno a cogliere che dietro quella loro proposta c'è un cuore, c'è un elemento

caldo, che è poi quello che la gente non vede l'ora di conoscere.

Tu dai dei consigli anche di solito a queste persone che magari non riescono a comunicarsi?

Sì. Anche Laura Nerozzi, che collabora che collabora con Eta Beta...

(- La prima interfaccia di Eta Beta) ... Che spesso li prepara, gli dice quelle

che sono poi le strategie. C'è chi non ha nessun talento per

raccontare la sua idea è un problema. Forse questo significa che

nelle squadre delle startup la figura del comunicatore

se non c'è la devi assumere, la devi ingaggiare

non puoi comunque ignorare questo aspetto.

- Non basta il business, business, non basta il fatturato,

bisogna anche sapersi raccontare.

Massimo, tu oggi fai il lavoro che avresti voluto fare da

bambino, quello di scrivere di raccontare, oppure sognavi di fare qualcos'altro?

No diciamo che scrivere è sempre stato

l'unico mestiere a cui ho pensato. Non avevo

chiaro come, scrivevo poesie però comunque la scrittura è ciò che da

sempre affascinato. - Hai mai pensato, tipo "sliding doors", che tipo di lavoro avresti potuto fare se...?

Ho rischiato, perché essendomi laureato in legge per un momento ho pensato di...

- In legge? Non lo sapevo! Non ci avrei scommesso... .. E pure con lode. Avevo pensato di fare

il magistrato, per fortuna ho cambiato strada. Non sarei stato

un buon magistrato (- Ma chi lo sa...) No, comunque... in quel momento lì era una prospettiva che

mi sembrava possibile, però poi per fortuna la scrittura, per una serie di

circostanze fortuite, è ritornata a impadronirsi si me.

- Massimo, ci sono dei momenti di

down nella carriera di ognuno di noi... insomma, nei momenti in cui le cose vanno

bene è chiaro che tutti siamo contenti, a un certo punto, però, magari capita

un passo falso. Come lo affronti?

Diciamo che ce ne ho avuti tanti di momenti difficili. Uno l'ho accennato: il

fatto quando dopo aver investito tantissimi anni di

studi, di ricerca, anche a fare corsi a New York per diventare sceneggiatore, e

dopo aver comunque per una decina d'anni fatto cose importanti per la televisione,

vedere questo filone che si spegne, in quel momento lì per una riduzione di

investimenti sulla fiction italiana è stato un momento difficile, che

peraltro ha coinciso con un momento difficile della mia vita, di una separazione,

di un divorzio. Ed è stato un momento molto difficile e quei momenti lì sono, a

posteriori, i momenti in cui ti accorgi che esce fuori veramente quello che sei

e le risorse che tu hai. Quando tutto intorno a te ti sembra andare nel verso

sbagliato, sono quelle (disavventure) che meglio definiscono chi sei...

- La resilienza, la capacità di rinascere. La parola resilienza proprio perché non

solo a ci consente di resistere alla tempesta ma ti consente di trovare

dentro la tempesta quegli elementi che senza la tempesta non avresti conosciuto

di te stesso e non ti avrebbero dato, poi, accesso a quella che è la tua nuova vera

identità.

- Quando non lavori, cos'è che ti piace fare? Innanzitutto stare con mia moglie e i

miei figli (- Sei un papà...e quello è un bel lavoro anche...) Purtroppo non ci

sto quanto meriterebbero, quanto vorrebbero e sono, loro sì, una fonte infinità

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