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NieR Replicant - Diario di Viaggio, L'Ultimo Segreto di Emil

L'Ultimo Segreto di Emil

Al ritorno dalla Foresta dei Miti, è tempo ancora una volta di fare visita a Yonah.

È di nuovo lei ad indicarci la prossima tappa: sembra infatti che abbia iniziato uno scambio epistolare con un certo ragazzo che a quanto dice nelle lettere, sta male e ha bisogno di aiuto. Nier però sembra molto più preoccupato del fatto che la sorellina abbia un possibile fidanzato, che non della salute della persona in esame. Sfortunatamente per lui, geloso o iperprotettivo che sia, non è mai stato capace di dirle di no.

Come scopriremo poco dopo, le lettere che riceve Yonah non vengono realmente da Emil, bensì dal suo maggiordomo Sebastian che si spaccia per lui: data la condizione di solitudine e sofferenza che Emil subisce per via della magia legata ai suoi occhi, dopo aver sentito delle imprese di Nier l'uomo ha deciso di invitarlo alla villa del suo padrone sperando possa aiutarlo. Poiché il ragazzo non era in casa la lettera è arrivata a Yonah, con cui il maggiordomo ha continuato a parlare attraverso quella corrispondenza, in ultimo decidendo di usarla per manipolare indirettamente il fratello a fare visita alla casa. O come diranno in seguito, sembra sia stata lei a fraintendere – anche se non capisco proprio come. Infatti Yonah non menziona che nella prima lettera si chiedeva l'aiuto di Nier, una cosa che non capisco.

Né capisco perché Sebastian si sia dovuto spacciare per Emil: Nier avrebbe ascoltato l'appello di aiuto del padrone, ma non quello del suo servitore?

Alla fin fine, credo che questo segreto servisse solo allo scopo di creare mistero per alimentare l'atmosfera horror della vicenda. Visto che si parla di lettere a Yonah, ne approfitto anche per un paio di menzioni e chiarimenti.

Prima di tutto, si direbbe che questo temuto fidanzato non sia il primo che le fa il filo.

Ce n'è un altro – e quindi di fatto l'unico, visto che Sebastian era fasullo. In uno degli stralci del diario di Yonah durante le schermate di caricamento, ci viene infatti detto che uno dei non meglio identificabili ragazzini che corrono fuori dalla casa, le ha regalato un fiore bellissimo che non ha mai visto prima e che a quanto pare non è descritto su nessuno dei libri di Devola. Yonah aggiunge che non essendo catalogato, gli darà un nome – e pensa di scegliere quello del padre.

Al di là che di questo fiore chiamato Nier non sembra ci sia traccia nemmeno nel sequel, a quanto si legge nelle Novel, gli abitanti del Villaggio temono la Necrografia quindi nessuno si dovrebbe avvicinare a Yonah. Anzi, viene specificato che è sola per questo motivo, da cui la duplice stranezza di un ragazzo che le si avvicina e trova non si sa come un fiore mai scoperto prima da darle. Ad oggi non ho risposte su questo mistero, ma se chi ha messo le mani su nuovo materiale e nuove traduzioni sa qualcosa, vi invito a scriverlo nei commenti: so che in genere sono io a dare spiegazioni, ma in questo caso mi trovo a non averne e ad essere molto curioso se è mai saltato fuori qualcosa in merito.

In secondo luogo, c'è un dubbio che almeno tre di voi hanno espresso e che sono convinto non siano gli unici ad aver maturato. Sempre durante uno degli stralci di diario di Yonah che appaiono durante fasi di caricamento, viene detto che la bambina è felicissima ogni volta che riceve una lettera dal fratello. Ma in uno dei dialoghi che Nier ha con Weiss, dice che tende a non scrivere mai delle lettere perché non gli piace farlo.

Questo ha portato al facile fraintendimento che sia qualcun altro a scrivere le lettere per conto di Nier, a suo falso nome, cosa rinforzata dal fatto che già Sebastian fa qualcosa di simile usando quello di Emil. Sarebbe però un segreto di breve durata, se fosse: che Yonah non menzioni il contenuto delle lettere di Nier quando passa del tempo insieme al fratello, sembra quantomeno improbabile. Ma per fugare ogni dubbio, esistono proprio sul Grimoire Nier trascrizioni di una lettera da parte di Nier scritta da lui e diretta a Yonah. Il dialogo con Weiss parla quindi più che altro del fatto che le scrive malvolentieri, piuttosto che non farlo mai. La cosa divertente dell'utilizzo di Yonah come base per persuadere Nier, sta nel dialogo successivo all'uscita di casa, quando dopo essersi lamentato che ha un fidanzato, Weiss lo accusa di avere la voce che gli trema.

Nella versione con Nier padre, questi esprime la stessa lamentela e Weiss lo canzona dicendo che deve agire con cautela, perché potrebbe trattarsi del suo futuro genero.

In entrambi i casi il protagonista cerca di evitare la conversazione, ovviamente a disagio, in un parallelismo che si adatta a tutte e due le varianti. Per la versione padre perché, nella concezione americana ma comunque in moltissime culture occidentali, la figlia femmina è sempre difesa in modo spesso esagerato da qualsiasi pretendente alle sue virtù.

La cultura giapponese promuove al contrario una certa distanza tra figli e genitori, tanto che è più raro trovare un personaggio degli Anime che ci viva insieme, di uno che viva da solo – o magari solo in compagnia di fratelli e sorelle.

È nella natura umana cercare una connessione con gli altri ed è sempre la persona con cui si cresce e con cui si passa la maggior parte del tempo a diventare un surrogato di ciò di cui si sente l'istintivo bisogno. Per questo un fratello o una sorella maggiori, in uno scenario senza genitori, finiscono a prenderne il posto e, assieme ad esso, anche tutte le abitudini che la società gli suggerisce dovrebbero adottare in tale circostanza.

Perciò anche se immaturo sotto tanti aspetti per via della giovanissima età, Nier in qualità di fratello maggiore fa un po' da padre nonché da madre. E occupandosi di una bambina in condizioni così precarie è diventato per lui un istinto anche più forte vivere con ansia ogni situazione che possa farla soffrire o allontanarla dal suo controllo.

La Villa di Emil è un luogo molto particolare. L'edificio e i dintorni dell'area in cui abita insieme al suo maggiordomo sono spogliati completamente di colore, ma questo fatto non viene mai evidenziato in gioco: infatti se si osserva il cortile e la casa da fuori sembra normalissima ed è solo quando attraversiamo il cancello che si attiva il filtro in bianco e nero. L'idea dietro a questa scelta, che troviamo riproposta con la stessa concezione nel Bunker di NieR Automata, è che il filtro in scala di grigi debba rappresentare l'immobilità del tempo che non passa mai.

In questo senso, Nier e Kainé ne sono esenti forse perché entrando in casa portano il primo cambiamento in secoli, ma dato che Sebastian ed Emil stessi sembrano a loro volta immuni a questo filtro, forse è una semplice pigrizia di codice. Infatti ci sono altre piccole cose che non cambiano colore: per esempio i quadri le cui immagini vengono spostati, le casse da infrangere, il sangue dei nemici e quello di cui si riempie il lavandino, nonché la buca delle lettere dei salvataggi. Nella versione originale anche le luci delle candele mantenevano il colore, ma essendo qui cambiate a loro volta in scala di grigi penso sia la riprova di quel che dicevo: semplicemente se un oggetto ha natura dinamica è colorato per comodità e non c'è un ulteriore significato dietro.

Tutta la villa di Emil è una serie di omaggi alle avventure horror, e più nello specifico direttamente a Resident Evil. Testimoniamo infatti famosi espedienti cinematografici come i quadri che si muovono o il sangue che esce dai rubinetti, subiamo gli scomodissimi cambi di inquadratura durante l'esplorazione, e dobbiamo destreggiarci nel trovare chiavi specifiche per aprire porte tramite backtracking. Non mi sento di criticare la decisione di creare questa serie di situazioni da film dell'orrore, tra cui dobbiamo citare anche la misteriosa sparizione di Kainé, mai spiegata, e l'incontro con una versione robotica e semi-rotta di Sebastian, forse una copia di backup se si rompe il modello principale, forse un momento in cui era semplicemente in standby.

Il citazionismo dovrebbe essere contestualizzato, magari più discreto, o anche avere uno spazio dedicato più piccolo, ma personalmente trovo che questo genere di cose siano innocue – specialmente dopo essere sopravvissuto all'Oniromorte. La cosa diventa un problema solo se ci focalizziamo troppo sul fatto che è proprio Yoko Taro a firmare gioco, luogo e quindi gran parte di questi easter egg. Perché? Perché dal nostro amato Director, ci si aspetta che molte cose abbiano un significato nascosto ALL'INTERNO dell'ambientazione. Il giocatore attento andrà quindi cercando un senso ulteriore dietro ai quadri spostati, chiedendosi se siano controllati dai Gestalt, o abbiano a che fare con progetti della Hamelin Organization e siano cose come Grimori non riusciti o altro ancora. Mentre qui dovrebbe solo farsi una risata e una scrollata di spalle, pena il ritrovarsi in testa inutile confusione.

Parlare di Emil come si deve, è qualcosa che richiede uno spazio dedicato in un video a parte e slacciato da questa serie, oltre che da questa parentesi narrativa. Piuttosto, nel nostro Diario di Viaggio cercherò di analizzarlo in tempo reale e per questo rimanderò le analisi e le riflessioni sul suo passato e su quello della sorella alla seconda parte, comprese le storie solamente testuali – e a tratti accecanti – che sono state aggiunte in questo Version Up. L'importanza di questo personaggio è evidente per molti motivi. Innanzitutto è l'unico che esiste in entrambi gli archi temporali dei due giochi che hanno Nier come prefisso.

Secondo, è stato scelto come simbolo ufficiale da Yoko Taro: c'è chi sospetta che ami così tanto quella maschera, che se la terrà addosso persino al suo funerale.

Terzo e ben più fondamentale, fu proprio Yoko Taro a dire di Emil che come personaggio ha ancora un grande segreto da svelare nel mondo di NieR, segreto che alla data dell'intervista, il 2019, quindi successivamente ad Automata, dice di non aver ancora rivelato e che sembra sia collegato al perché sta continuando a tenersi addosso la sua maschera.

Anche se non promette che riuscirà mai a creare un titolo in cui rivelerà tale segreto, spera un giorno di poterlo fare. Da ciò possiamo presumere che o questo gioco ipotetico sarà un prequel, o ancora che sarà spiegato in un sequel magari tramite vecchi documenti o parlando con un suo clone, o persino che l'Emil originale o più vicino ad esserlo non sia veramente morto nella lunga, splendida e sofferta sidequest di Automata.

Viene inoltre naturale domandarsi se alcuni indizi di questo segreto non siano già stati disseminati nei due giochi in cui lo vediamo comparire.

Tornando a parlare di Replicant e dell'incontro con l'Emil ragazzino, è interessante osservare i dettagli del suo aspetto e del suo comportamento. La prima cosa che si nota è ovviamente la presenza della benda sugli occhi. Considerato l'uso a metà tra l'estetico e il simbolico che ne vediamo fare in Automata, si può presumere che abbia almeno in parte ispirato l'idea per gli Androidi, ancor più che al pari di come lì simboleggiavano l'essere ciechi alla verità, si può dire la cosa valga anche per l'Emil ragazzino: sarà infatti solo nella seconda parte, quando la vicinanza con la sorella e il ritrovamento dei documenti che lo riguardano sbloccheranno i suoi ricordi, che si renderà conto della verità su di sé e sul suo passato.

Nominalmente qui la ragione per la benda è per evitare di pietrificare la gente: i suoi occhi hanno infatti il potere unico di rendere pietra qualunque cosa guardino. L'abbigliamento di Emil è un altro particolare curioso: ha una tenuta in stile aristocratico-medievale che possiamo dare per scontato serva a mimetizzarsi con la cultura corrente e sia stata scelta da Sebastian a tale scopo.

La villa stessa è antiquata e ben inserita rispetto alla generazione attuale dei Replicant, pur mantenendo alcuni comfort moderni al suo interno che possiamo immaginare non siano disponibili altrove, come i rubinetti o le lampade elettriche, pur combinate al solito disponibili altrove, come i rubinetti o le lampade elettriche, pur combinate al solito inutile scempio di candele. Apro in tal senso una parentesi: c'è un dialogo del gioco in cui si sottolinea come un tempo esistesse una forza in grado di illuminare tutto senza bisogno del fuoco, con ovvia allusione all'elettricità e a cose come lampade e torce.

Considerato quello che vediamo al Junk Heap e l'enorme ammontare di libri rimasti dal vecchio mondo, non riesco a spiegarmi come sia andato tutto perduto. Il reverse engineering non dovrebbe essere così difficile, non con robot ancora funzionanti – e coi libri ci dovrebbero essere direttamente istruzioni su come creare l'elettricità. E più importante, pur ammesso questa società sia troppo pigra di suo per approfondire, Popola e Devola dovrebbero sapere come modernizzarla.

Dato che vivono come umane in cerca spesso di normali comfort, non so quindi perché scelgano di vivere – e far vivere i Replicant che supervisionano – in condizioni arretrate.

Per giunta proprio qui Nier non fa alcuna menzione stupita di queste lampadine, né farà osservazioni dopo sulla forma di illuminazione nel laboratorio da cui presumo l'elettricità arrivi. In tutto questo non dico che per forza non debba esserci una spiegazione, ma se c'è mi sarebbe piaciuto vedere quale hanno trovato: sviano chiunque faccia troppe domande? Anche Emil, che non ricorda di tutti i secoli che ha sulle spalle? Perché un discorso è scegliere un'ambientazione fantasy-medievale per il colore, l'altro è spiegare come si sia originata.

Di Androidi ce ne sono molte e sparse in tutto il mondo, quindi i mezzi per ripartire ci sarebbero stati. Anzi, non appena gli ultimi umani si estingueranno, tra qualche secolo, sembra proprio che le intelligenze artificiali inizino una evoluzione tecnologica senza freni, cosa da cui mi chiedo se non sia addirittura un occultamento voluto.

Può darsi che quando i Replicant hanno iniziato a sviluppare una coscienza i primi supervisori del progetto Gestalt si siano detti che il modo migliore di sopprimere una eventuale ribellione, era tenerli fermi in un'epoca precedente a quella della polvere da sparo.

Nier è ovviamente un imprevisto, ma senza i poteri di Weiss, Kainé ed Emil, non ce l'avrebbero per l'appunto fatta a vincere contro le Androidi. E la magia è decisamente una risorsa superiore, tanto che quando gli alieni tenteranno la loro invasione, Emil da solo sarà inizialmente sufficiente per fermarli a lungo.

In quanto cieco da sempre Emil ha sviluppato un udito molto fine e sa riconoscere genere ed età di Nier anche solo dalla sua camminata. A meno che non sia una svista, questo ci dice una cosa: nei secoli passati deve aver ricevuto molte visite e anche se è ovvio non possa ricordarle, non essendo pienamente consapevole dei suoi anni ha comunque assorbito una qualche lezione da tutti quegli incontri.

Nel gioco, non sembra che Emil sapesse che saremmo arrivati, non ha idea di quale lettera parliamo, né di contro sembra stupito della visita di uno straniero che fino a prova contraria verrebbe da pensare abbia fatto irruzione: sospetto che, di nuovo, questa stranezza sia tutta al servizio dell'effetto horror e in questo caso si voglia creare mistero con omissioni ricercate nei dialoghi. Perché a parte indurlo con un trucco a incontrare il padrone per farlo interessare alla sua condizione, non c'era ragione per cui Sebastian non poteva dire tutto subito, PRIMA di mandarlo da Emil.

Anzi, che il maggiordomo si spieghi soltanto dopo averci raggirato una seconda volta, serve più come dissuasione che non come incoraggiamento a dare una mano: Nier è di buon cuore e accetta di cercare una cura per il problema di Emil, ma se lo fa dopo l'inganno è chiaro a maggior ragione lo avrebbe fatto senza bisogno di ordirlo.

Gag horror a parte ricostruire quel che succede alla Villa e la necessità dell'intervento di Nier non è semplice, bisogna lavorare di deduzione con gli indizi che abbiamo. Sebastian è un Androide – o almeno è la conclusione più ovvia da trarre. Si potrebbe trattare di un Replicant riciclato a più riprese, ma sarebbe ben più complicato da spiegare. Tra l'altro in uno degli incontri si vede una versione di lui che cigola e fa movimento strani e dopo Weiss sottolinea direttamente che non può essere umano. Il maggiordomo dice che è da ANNI, non precisando quanti, che si preoccupa per la condizione di Emil. E dice che ha deciso di chiudersi in casa e isolarsi per via dei suoi poteri distruttivi, cosa a cui intende porre rimedio.

Deducendo che se fosse DA SEMPRE chiuso in casa, ovvero da più di mille anni, non ne parlerebbe come una scelta repentina, sembra lasciare intendere che prima uscisse o andasse a fare passeggiate – ed è forse lì che ha imparato a riconoscere l'età e il genere delle persone solo dal suono dei loro passi. Forse ha pietrificato qualche civile per sbaglio e da lì ha deciso di non uscire più. Magari prima girava in paese, nella vicina Frontemare, ma un giorno è successo un incidente e per evitare di far male ad altri si è chiuso in casa a vita. Ciò è coerente con la paura che ha di pietrificare Nier per sbaglio anche solo se si fa vicino: deve essere capitato che la benda non bastasse per evitare una cattiva sorte a qualcuno, in passato.

Da lì Sebastian ha cercato una cura che prima non pensava fosse necessaria per la felicità del padrone, ma è a quel punto che le Ombre hanno cominciato ad essere numerose. Così ha cercato notizie di chi potesse abbatterle per arrivare alla biblioteca ormai assediata. Tutte le barricate che vediamo in casa potrebbero essere parchi tentativi di arginare l'invasione dello spazio domestico, così come le porte chiuse a chiave – anche se, di nuovo, in tutto ciò non ci leggerei chissà quanto, visto che ogni singolo elemento può essere l'ennesimo omaggio a Resident Evil e affini.

Volendo c'è anche una spiegazione al perché le Ombre non attacchino né Sebastian né Emil: il primo è un Androide e quindi nessun vero e proprio ladro di corpi, mentre l'altro è l'unico umano rimasto integro di anima e d'aspetto, quindi se non per invidia non hanno motivo di prendersela con lui. Se questa cosa fosse vera non spiegherebbe perché Sebastian abbia bisogno di Nier per arrivare in una stanza che definisce invasa dai mostri, quindi o non c'entra niente, o il problema non sono le ombre, bensì il vero nemico che ci tocca combattere di lì a poco: Grimoire Rubrum.

In effetti se Sebastian è stato creato in epoca antica, è possibile sappia più di quanto non dica sui Grimori, su Emil e su tanti segreti del passato. Dato che Rubrum è andato in berserk, c'è caso l'Androide abbia già provato ad avvicinarsi ma sia stato aggredito e veda in Weiss la migliore possibilità di sconfiggere il suo simile. Tra l'altro, va notata una cosa di Emil che tende a passare in sordina, specialmente perché nella parentesi di questo gioco lo vediamo veramente per poco in sembianze da ragazzino: la Hamelin Organization ha tirato su molteplici progetti per sopravvivere alla Sindrome da Clorazione Bianca, ma non si è resa conto di come il suo massimo successo sia stato proprio Emil.

Infatti, se si fossero concentrati solo sull'idea di fermare l'invecchiamento e infondere di Maso qualcuno senza pensare di trasformarlo in un'arma, si sarebbero accorti di aver creato qualcosa di eccezionale: un umano immortale, insensibile all'invecchiamento e per l'appunto alla Sindrome. Quindi, prima di smettere gli esperimenti, gli scienziati erano riusciti a ottenere in un colpo solo immortalità e immunità alla malattia che stava per condannare l'umanità. Ovviamente immagino non fosse un processo facile da replicare, può anzi darsi persino sia capitato per caso.

Volendo essere precisi, quando alla fine del gioco Popola e Devola rivelano la verità sul Progett Gestalt, generalizzano dicendo che nessuno dei presenti nella stanza è realmente umano. Ed effettivamente nelle sue nuove sembianze, definire Emil in quanto tale sembra strano; ma se “umano” è solo qualcuno che ha un'anima e un corpo, quale che sia tale corpo, a mio parere nella definizione non solo ci rientra in pieno Emil, ma persino Weiss. E di sicuro QUESTO Emil in forma di ragazzo umano, sembra rientrarci pienamente.

La battaglia con Grimoire Rubrum si svolge in una sezione della Villa in cui ritorna il colore. Non per un motivo scenico, dato che anzi, un libro dalle pagine e dagli incantesimi rosso acceso sarebbe risaltato anche di più in una stanza in scala di grigi, ma credo piuttosto sia il modo di dirci che simbolismo e omaggi sono finiti: in pratica il colore ci avvisa che sta succedendo qualcosa di più canonico e non è più il momento di scherzi e metafore.

Questo sarà l'unico Grimorio che vedremo oltre a Weiss e Noir e c'è una storia dietro che qui accenno soltanto, ma che approfondirò meglio quando incontreremo nuovamente anche il terzo e più importante, per l'appunto Noir.

Degli altri Grimori, ovvero contando dal totale di 13 i 10 che non ci vengono mostrati, non sappiamo neanche il nome – di alcuni ci viene giusto detto il colore, per esempio si menziona la formazione di un tomo color giada e di un altro di una tonalità simile all'ambra. Nella Novel si scopre che questi Grimori sono creati in quella che potremmo considerare una sorta di disordinata Battle Royal all'ultimo sangue tra i membri della 13^ e ultima Crociata dell'Hamelin Organization, ovverosia la squadra che sconfisse personalmente Legion. In effetti, Weiss conosceva la ragazzina che fu trasformata in Rubrum, una delle poche che in mezzo al massacro invece di cercare di uccidere gli altri per non essere uccisa a sua volta, in un momento di altruismo lo spinse via, salvandolo da una lancia oscura che altrimenti l'avrebbe colpito in pieno.

La cosa più triste di questa vicenda è che con la memoria azzerata, Weiss schernisce il libro a malapena senziente contro cui si trova a dover combattere, del tutto ignaro di avere davanti quella che a tutti gli effetti è stata la sua ultima amica quando ancora era una persona in carne ed ossa. Grimoire Rubrum non serve una vera e propria funzione, almeno finché Weiss continua ad esistere: dal 3° Grimorio in poi, ogni tomo è una specie di riserva da appaiare a Noir nel caso in cui Weiss non sia più disponibile.

In questo senso trovare tra ciò che resta delle pagine di Rubrum l'ultimo verso sigillato è decisamente sensato e anzi può essere stato la causa della sua follia, magari ciò che ha ridestato parte della coscienza del Grimorio.

Nella storia di Replicant e in generale del mondo di Nier, Rubrum subisce forse una delle sorti più tristi e ingiuste che si possano immaginare. I ragazzini che vincono contro Legion e salvano il mondo sono costretti ad un orribile massacro, ma persino quelli che trionfano non ricevono una gran ricompensa: tolti Noir e Weiss infatti, le altre coscienze chiuse nei vari Grimori perdono del tutto il senno e si trascinano in un'esistenza di semi-incoscienza millenaria, dimenticati e inutilizzati. C'è anzi da chiedersi se

da qualche parte nel mondo di Nier Automata ci siano ancora i dieci tomi restanti, sepolti sotto le macerie e forse per sempre perduti. Dal canto suo Rubrum, che ha compiuto un atto di eroismo salvando Weiss e permettendogli di esistere nella forma in cui si è risvegliato al fianco di Nier, finisce ad essere uccisa da chi ha salvato – nella più totale indifferenza.

Tra le pagine che cadono dal libro fatto a pezzi, Nier afferra per caso proprio quella che parla di un rapporto di ricerca sulla pietrificazione. Tolto esclusivamente il titolo, il resto va decodificato e Sebastian promette di occuparsi della cosa, ma a quel punto a Nier interessa il giusto: la cosa importante è che hanno finalmente tutti i Versi Sigillati, quindi se la leggenda è vera, sono ad un passo dal poter curare la Necrografia. Prima di andarsene dalla Villa di Emil, c'è una scena particolare tra il ragazzino bendato e Kainé.

La donna, in una confidenza e un'intesa apparentemente immediate col ragazzino, lo rassicura sulla sua condizione e gli dice che non deve considerare i suoi occhi un peccato o qualcosa di cui vergognarsi. In questa istanza gli rivela la propria condizione di Mezza-Ombra, rassicurandolo che il potere di lei, al pari del potere di lui, devono servire uno scopo, in quella che sembra quasi una fede nel destino che li ha messi in quella posizione.

Approfitta anche di questo momento per sussurrargli una richiesta, che possiamo presumere sia quella di pietrificarla il giorno in cui perdesse il controllo su Tyrann. Nonostante apprezzi molto l'intensità di questa scena, ci sono comunque due note che non mi vanno a genio.

La prima, è la presenza di questa immediata vicinanza tra i due che diventeranno grandissimi amici senza che nemmeno si siano incontrati prima della battaglia o senza che abbiano avuto qualsivoglia dialogo precedente a questo. Ho sentito molte proteste in merito e le capisco: dato che Emil non li seguirà nemmeno nel breve viaggio fino al Villaggio di Nier, non ci sarà altra occasione di fraternizzare. La mia convinzione per scusare la cosa, è che tra la fine della battaglia e il commiato fuori dalla villa ci siano stati un paio di pasti, una dormita, qualche tempo a parlare e fare amicizia.

Previo che ciò sia vero, però, avrebbe DECISAMENTE dovuto essere una scenetta da inserire nel Version Up, al pari di quella davanti al fuoco più avanti.

La seconda cosa che disapprovo, è il tentativo di tirare un parallelismo così netto tra le loro condizioni. Infatti non credo che ci sia QUASI NIENTE in comune tra lo stato di Kainé e quello di Emil. Attenzione, non sto dicendo che non ci sia niente in comune tra loro in generale: i punti di vista, la perdita di qualcuno di amato e il senso di isolamento, maltrattamento e discriminazione giustificano assolutamente il loro avvicinamento successivo. Tuttavia qua non si sa ancora nemmeno di Halua, quindi l'immedesimazione è chiaramente prematura. Tra l'altro, Kainé parla di non VERGOGNARSI.

Ma Emil non si vergogna dei suoi occhi, ha paura del male che possono fare, è ben diverso.

Quindi proiettare il disagio per la discriminazione subita da Kainé per la sua intersessualità – perché se di vergogna si parla, secondo me non è a Tyrann che allude – è un allineamento sociale forzato. Invece, se vogliamo parlare proprio di Tyrann e contrapporlo al potere di Emil, da una parte c'è una entità con cui lei ha in qualche modo accettato di collaborare, dall'altro c'è un potere trasmesso da degli esperimenti su cui lui non ha il minimo controllo. Per carità, entrambe circostanze non desiderate e imposte, ma di nuovo molto diverse. E chiudendo questa parentesi, se stiamo cercando di curare questa sua condizione, o Kainé è in barca con il proposito di guarirlo come Sebastian ha promesso si impegnerà a fare, o cerca di convincerlo a tenere quel potere come un dono; altrimenti se Emil è persuaso che i suoi occhi sono un bene dovrebbe dire al maggiordomo di lasciar perdere, rendendo vano tutto il nostro sforzo fin qui.

E sì, è chiaro che la pietrificazione gli farà comodo più in là e che le ricerche lo porteranno da Halua e dalla verità, ma nondimeno il ragionamento a questo punto della storia non fila.

Con la raccolta dell'ultimo Verso Sigillato, possiamo finalmente avviarci verso la fine della Prima Parte.

Affronteremo lo Shadowlord e scopriremo ciò che si nasconde nel suo passato, compreso per quale motivo ha scelto di ignorare il progetto a cui ha inizialmente aderito per rapire il Replicant di Yonah proprio nel corso di questa generazione.



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L'Ultimo Segreto di Emil

Al ritorno dalla Foresta dei Miti, è tempo ancora una volta di fare visita a Yonah.

È di nuovo lei ad indicarci la prossima tappa: sembra infatti che abbia iniziato uno scambio epistolare con un certo ragazzo che a quanto dice nelle lettere, sta male e ha bisogno di aiuto. Nier però sembra molto più preoccupato del fatto che la sorellina abbia un possibile fidanzato, che non della salute della persona in esame. Sfortunatamente per lui, geloso o iperprotettivo che sia, non è mai stato capace di dirle di no.

Come scopriremo poco dopo, le lettere che riceve Yonah non vengono realmente da Emil, bensì dal suo maggiordomo Sebastian che si spaccia per lui: data la condizione di solitudine e sofferenza che Emil subisce per via della magia legata ai suoi occhi, dopo aver sentito delle imprese di Nier l'uomo ha deciso di invitarlo alla villa del suo padrone sperando possa aiutarlo. Poiché il ragazzo non era in casa la lettera è arrivata a Yonah, con cui il maggiordomo ha continuato a parlare attraverso quella corrispondenza, in ultimo decidendo di usarla per manipolare indirettamente il fratello a fare visita alla casa. O come diranno in seguito, sembra sia stata lei a fraintendere – anche se non capisco proprio come. Infatti Yonah non menziona che nella prima lettera si chiedeva l'aiuto di Nier, una cosa che non capisco.

Né capisco perché Sebastian si sia dovuto spacciare per Emil: Nier avrebbe ascoltato l'appello di aiuto del padrone, ma non quello del suo servitore?

Alla fin fine, credo che questo segreto servisse solo allo scopo di creare mistero per alimentare l'atmosfera horror della vicenda. Visto che si parla di lettere a Yonah, ne approfitto anche per un paio di menzioni e chiarimenti.

Prima di tutto, si direbbe che questo temuto fidanzato non sia il primo che le fa il filo.

Ce n'è un altro – e quindi di fatto l'unico, visto che Sebastian era fasullo. In uno degli stralci del diario di Yonah durante le schermate di caricamento, ci viene infatti detto che uno dei non meglio identificabili ragazzini che corrono fuori dalla casa, le ha regalato un fiore bellissimo che non ha mai visto prima e che a quanto pare non è descritto su nessuno dei libri di Devola. Yonah aggiunge che non essendo catalogato, gli darà un nome – e pensa di scegliere quello del padre.

Al di là che di questo fiore chiamato Nier non sembra ci sia traccia nemmeno nel sequel, a quanto si legge nelle Novel, gli abitanti del Villaggio temono la Necrografia quindi nessuno si dovrebbe avvicinare a Yonah. Anzi, viene specificato che è sola per questo motivo, da cui la duplice stranezza di un ragazzo che le si avvicina e trova non si sa come un fiore mai scoperto prima da darle. Ad oggi non ho risposte su questo mistero, ma se chi ha messo le mani su nuovo materiale e nuove traduzioni sa qualcosa, vi invito a scriverlo nei commenti: so che in genere sono io a dare spiegazioni, ma in questo caso mi trovo a non averne e ad essere molto curioso se è mai saltato fuori qualcosa in merito.

In secondo luogo, c'è un dubbio che almeno tre di voi hanno espresso e che sono convinto non siano gli unici ad aver maturato. Sempre durante uno degli stralci di diario di Yonah che appaiono durante fasi di caricamento, viene detto che la bambina è felicissima ogni volta che riceve una lettera dal fratello. Ma in uno dei dialoghi che Nier ha con Weiss, dice che tende a non scrivere mai delle lettere perché non gli piace farlo.

Questo ha portato al facile fraintendimento che sia qualcun altro a scrivere le lettere per conto di Nier, a suo falso nome, cosa rinforzata dal fatto che già Sebastian fa qualcosa di simile usando quello di Emil. Sarebbe però un segreto di breve durata, se fosse: che Yonah non menzioni il contenuto delle lettere di Nier quando passa del tempo insieme al fratello, sembra quantomeno improbabile. Ma per fugare ogni dubbio, esistono proprio sul Grimoire Nier trascrizioni di una lettera da parte di Nier scritta da lui e diretta a Yonah. Il dialogo con Weiss parla quindi più che altro del fatto che le scrive malvolentieri, piuttosto che non farlo mai. La cosa divertente dell'utilizzo di Yonah come base per persuadere Nier, sta nel dialogo successivo all'uscita di casa, quando dopo essersi lamentato che ha un fidanzato, Weiss lo accusa di avere la voce che gli trema.

Nella versione con Nier padre, questi esprime la stessa lamentela e Weiss lo canzona dicendo che deve agire con cautela, perché potrebbe trattarsi del suo futuro genero.

In entrambi i casi il protagonista cerca di evitare la conversazione, ovviamente a disagio, in un parallelismo che si adatta a tutte e due le varianti. Per la versione padre perché, nella concezione americana ma comunque in moltissime culture occidentali, la figlia femmina è sempre difesa in modo spesso esagerato da qualsiasi pretendente alle sue virtù.

La cultura giapponese promuove al contrario una certa distanza tra figli e genitori, tanto che è più raro trovare un personaggio degli Anime che ci viva insieme, di uno che viva da solo – o magari solo in compagnia di fratelli e sorelle.

È nella natura umana cercare una connessione con gli altri ed è sempre la persona con cui si cresce e con cui si passa la maggior parte del tempo a diventare un surrogato di ciò di cui si sente l'istintivo bisogno. Per questo un fratello o una sorella maggiori, in uno scenario senza genitori, finiscono a prenderne il posto e, assieme ad esso, anche tutte le abitudini che la società gli suggerisce dovrebbero adottare in tale circostanza.

Perciò anche se immaturo sotto tanti aspetti per via della giovanissima età, Nier in qualità di fratello maggiore fa un po' da padre nonché da madre. E occupandosi di una bambina in condizioni così precarie è diventato per lui un istinto anche più forte vivere con ansia ogni situazione che possa farla soffrire o allontanarla dal suo controllo.

La Villa di Emil è un luogo molto particolare. L'edificio e i dintorni dell'area in cui abita insieme al suo maggiordomo sono spogliati completamente di colore, ma questo fatto non viene mai evidenziato in gioco: infatti se si osserva il cortile e la casa da fuori sembra normalissima ed è solo quando attraversiamo il cancello che si attiva il filtro in bianco e nero. L'idea dietro a questa scelta, che troviamo riproposta con la stessa concezione nel Bunker di NieR Automata, è che il filtro in scala di grigi debba rappresentare l'immobilità del tempo che non passa mai.

In questo senso, Nier e Kainé ne sono esenti forse perché entrando in casa portano il primo cambiamento in secoli, ma dato che Sebastian ed Emil stessi sembrano a loro volta immuni a questo filtro, forse è una semplice pigrizia di codice. Infatti ci sono altre piccole cose che non cambiano colore: per esempio i quadri le cui immagini vengono spostati, le casse da infrangere, il sangue dei nemici e quello di cui si riempie il lavandino, nonché la buca delle lettere dei salvataggi. Nella versione originale anche le luci delle candele mantenevano il colore, ma essendo qui cambiate a loro volta in scala di grigi penso sia la riprova di quel che dicevo: semplicemente se un oggetto ha natura dinamica è colorato per comodità e non c'è un ulteriore significato dietro.

Tutta la villa di Emil è una serie di omaggi alle avventure horror, e più nello specifico direttamente a Resident Evil. Testimoniamo infatti famosi espedienti cinematografici come i quadri che si muovono o il sangue che esce dai rubinetti, subiamo gli scomodissimi cambi di inquadratura durante l'esplorazione, e dobbiamo destreggiarci nel trovare chiavi specifiche per aprire porte tramite backtracking. Non mi sento di criticare la decisione di creare questa serie di situazioni da film dell'orrore, tra cui dobbiamo citare anche la misteriosa sparizione di Kainé, mai spiegata, e l'incontro con una versione robotica e semi-rotta di Sebastian, forse una copia di backup se si rompe il modello principale, forse un momento in cui era semplicemente in standby.

Il citazionismo dovrebbe essere contestualizzato, magari più discreto, o anche avere uno spazio dedicato più piccolo, ma personalmente trovo che questo genere di cose siano innocue – specialmente dopo essere sopravvissuto all'Oniromorte. La cosa diventa un problema solo se ci focalizziamo troppo sul fatto che è proprio Yoko Taro a firmare gioco, luogo e quindi gran parte di questi easter egg. Perché? Perché dal nostro amato Director, ci si aspetta che molte cose abbiano un significato nascosto ALL'INTERNO dell'ambientazione. Il giocatore attento andrà quindi cercando un senso ulteriore dietro ai quadri spostati, chiedendosi se siano controllati dai Gestalt, o abbiano a che fare con progetti della Hamelin Organization e siano cose come Grimori non riusciti o altro ancora. Mentre qui dovrebbe solo farsi una risata e una scrollata di spalle, pena il ritrovarsi in testa inutile confusione.

Parlare di Emil come si deve, è qualcosa che richiede uno spazio dedicato in un video a parte e slacciato da questa serie, oltre che da questa parentesi narrativa. Piuttosto, nel nostro Diario di Viaggio cercherò di analizzarlo in tempo reale e per questo rimanderò le analisi e le riflessioni sul suo passato e su quello della sorella alla seconda parte, comprese le storie solamente testuali – e a tratti accecanti – che sono state aggiunte in questo Version Up. L'importanza di questo personaggio è evidente per molti motivi. Innanzitutto è l'unico che esiste in entrambi gli archi temporali dei due giochi che hanno Nier come prefisso.

Secondo, è stato scelto come simbolo ufficiale da Yoko Taro: c'è chi sospetta che ami così tanto quella maschera, che se la terrà addosso persino al suo funerale.

Terzo e ben più fondamentale, fu proprio Yoko Taro a dire di Emil che come personaggio ha ancora un grande segreto da svelare nel mondo di NieR, segreto che alla data dell'intervista, il 2019, quindi successivamente ad Automata, dice di non aver ancora rivelato e che sembra sia collegato al perché sta continuando a tenersi addosso la sua maschera.

Anche se non promette che riuscirà mai a creare un titolo in cui rivelerà tale segreto, spera un giorno di poterlo fare. Da ciò possiamo presumere che o questo gioco ipotetico sarà un prequel, o ancora che sarà spiegato in un sequel magari tramite vecchi documenti o parlando con un suo clone, o persino che l'Emil originale o più vicino ad esserlo non sia veramente morto nella lunga, splendida e sofferta sidequest di Automata.

Viene inoltre naturale domandarsi se alcuni indizi di questo segreto non siano già stati disseminati nei due giochi in cui lo vediamo comparire.

Tornando a parlare di Replicant e dell'incontro con l'Emil ragazzino, è interessante osservare i dettagli del suo aspetto e del suo comportamento. La prima cosa che si nota è ovviamente la presenza della benda sugli occhi. Considerato l'uso a metà tra l'estetico e il simbolico che ne vediamo fare in Automata, si può presumere che abbia almeno in parte ispirato l'idea per gli Androidi, ancor più che al pari di come lì simboleggiavano l'essere ciechi alla verità, si può dire la cosa valga anche per l'Emil ragazzino: sarà infatti solo nella seconda parte, quando la vicinanza con la sorella e il ritrovamento dei documenti che lo riguardano sbloccheranno i suoi ricordi, che si renderà conto della verità su di sé e sul suo passato.

Nominalmente qui la ragione per la benda è per evitare di pietrificare la gente: i suoi occhi hanno infatti il potere unico di rendere pietra qualunque cosa guardino. L'abbigliamento di Emil è un altro particolare curioso: ha una tenuta in stile aristocratico-medievale che possiamo dare per scontato serva a mimetizzarsi con la cultura corrente e sia stata scelta da Sebastian a tale scopo.

La villa stessa è antiquata e ben inserita rispetto alla generazione attuale dei Replicant, pur mantenendo alcuni comfort moderni al suo interno che possiamo immaginare non siano disponibili altrove, come i rubinetti o le lampade elettriche, pur combinate al solito disponibili altrove, come i rubinetti o le lampade elettriche, pur combinate al solito inutile scempio di candele. Apro in tal senso una parentesi: c'è un dialogo del gioco in cui si sottolinea come un tempo esistesse una forza in grado di illuminare tutto senza bisogno del fuoco, con ovvia allusione all'elettricità e a cose come lampade e torce.

Considerato quello che vediamo al Junk Heap e l'enorme ammontare di libri rimasti dal vecchio mondo, non riesco a spiegarmi come sia andato tutto perduto. Il reverse engineering non dovrebbe essere così difficile, non con robot ancora funzionanti – e coi libri ci dovrebbero essere direttamente istruzioni su come creare l'elettricità. E più importante, pur ammesso questa società sia troppo pigra di suo per approfondire, Popola e Devola dovrebbero sapere come modernizzarla.

Dato che vivono come umane in cerca spesso di normali comfort, non so quindi perché scelgano di vivere – e far vivere i Replicant che supervisionano – in condizioni arretrate.

Per giunta proprio qui Nier non fa alcuna menzione stupita di queste lampadine, né farà osservazioni dopo sulla forma di illuminazione nel laboratorio da cui presumo l'elettricità arrivi. In tutto questo non dico che per forza non debba esserci una spiegazione, ma se c'è mi sarebbe piaciuto vedere quale hanno trovato: sviano chiunque faccia troppe domande? Anche Emil, che non ricorda di tutti i secoli che ha sulle spalle? Perché un discorso è scegliere un'ambientazione fantasy-medievale per il colore, l'altro è spiegare come si sia originata.

Di Androidi ce ne sono molte e sparse in tutto il mondo, quindi i mezzi per ripartire ci sarebbero stati. Anzi, non appena gli ultimi umani si estingueranno, tra qualche secolo, sembra proprio che le intelligenze artificiali inizino una evoluzione tecnologica senza freni, cosa da cui mi chiedo se non sia addirittura un occultamento voluto.

Può darsi che quando i Replicant hanno iniziato a sviluppare una coscienza i primi supervisori del progetto Gestalt si siano detti che il modo migliore di sopprimere una eventuale ribellione, era tenerli fermi in un'epoca precedente a quella della polvere da sparo.

Nier è ovviamente un imprevisto, ma senza i poteri di Weiss, Kainé ed Emil, non ce l'avrebbero per l'appunto fatta a vincere contro le Androidi. E la magia è decisamente una risorsa superiore, tanto che quando gli alieni tenteranno la loro invasione, Emil da solo sarà inizialmente sufficiente per fermarli a lungo.

In quanto cieco da sempre Emil ha sviluppato un udito molto fine e sa riconoscere genere ed età di Nier anche solo dalla sua camminata. A meno che non sia una svista, questo ci dice una cosa: nei secoli passati deve aver ricevuto molte visite e anche se è ovvio non possa ricordarle, non essendo pienamente consapevole dei suoi anni ha comunque assorbito una qualche lezione da tutti quegli incontri.

Nel gioco, non sembra che Emil sapesse che saremmo arrivati, non ha idea di quale lettera parliamo, né di contro sembra stupito della visita di uno straniero che fino a prova contraria verrebbe da pensare abbia fatto irruzione: sospetto che, di nuovo, questa stranezza sia tutta al servizio dell'effetto horror e in questo caso si voglia creare mistero con omissioni ricercate nei dialoghi. Perché a parte indurlo con un trucco a incontrare il padrone per farlo interessare alla sua condizione, non c'era ragione per cui Sebastian non poteva dire tutto subito, PRIMA di mandarlo da Emil.

Anzi, che il maggiordomo si spieghi soltanto dopo averci raggirato una seconda volta, serve più come dissuasione che non come incoraggiamento a dare una mano: Nier è di buon cuore e accetta di cercare una cura per il problema di Emil, ma se lo fa dopo l'inganno è chiaro a maggior ragione lo avrebbe fatto senza bisogno di ordirlo.

Gag horror a parte ricostruire quel che succede alla Villa e la necessità dell'intervento di Nier non è semplice, bisogna lavorare di deduzione con gli indizi che abbiamo. Sebastian è un Androide – o almeno è la conclusione più ovvia da trarre. Si potrebbe trattare di un Replicant riciclato a più riprese, ma sarebbe ben più complicato da spiegare. Tra l'altro in uno degli incontri si vede una versione di lui che cigola e fa movimento strani e dopo Weiss sottolinea direttamente che non può essere umano. Il maggiordomo dice che è da ANNI, non precisando quanti, che si preoccupa per la condizione di Emil. E dice che ha deciso di chiudersi in casa e isolarsi per via dei suoi poteri distruttivi, cosa a cui intende porre rimedio.

Deducendo che se fosse DA SEMPRE chiuso in casa, ovvero da più di mille anni, non ne parlerebbe come una scelta repentina, sembra lasciare intendere che prima uscisse o andasse a fare passeggiate – ed è forse lì che ha imparato a riconoscere l'età e il genere delle persone solo dal suono dei loro passi. Forse ha pietrificato qualche civile per sbaglio e da lì ha deciso di non uscire più. Magari prima girava in paese, nella vicina Frontemare, ma un giorno è successo un incidente e per evitare di far male ad altri si è chiuso in casa a vita. Ciò è coerente con la paura che ha di pietrificare Nier per sbaglio anche solo se si fa vicino: deve essere capitato che la benda non bastasse per evitare una cattiva sorte a qualcuno, in passato.

Da lì Sebastian ha cercato una cura che prima non pensava fosse necessaria per la felicità del padrone, ma è a quel punto che le Ombre hanno cominciato ad essere numerose. Così ha cercato notizie di chi potesse abbatterle per arrivare alla biblioteca ormai assediata. Tutte le barricate che vediamo in casa potrebbero essere parchi tentativi di arginare l'invasione dello spazio domestico, così come le porte chiuse a chiave – anche se, di nuovo, in tutto ciò non ci leggerei chissà quanto, visto che ogni singolo elemento può essere l'ennesimo omaggio a Resident Evil e affini.

Volendo c'è anche una spiegazione al perché le Ombre non attacchino né Sebastian né Emil: il primo è un Androide e quindi nessun vero e proprio ladro di corpi, mentre l'altro è l'unico umano rimasto integro di anima e d'aspetto, quindi se non per invidia non hanno motivo di prendersela con lui. Se questa cosa fosse vera non spiegherebbe perché Sebastian abbia bisogno di Nier per arrivare in una stanza che definisce invasa dai mostri, quindi o non c'entra niente, o il problema non sono le ombre, bensì il vero nemico che ci tocca combattere di lì a poco: Grimoire Rubrum.

In effetti se Sebastian è stato creato in epoca antica, è possibile sappia più di quanto non dica sui Grimori, su Emil e su tanti segreti del passato. Dato che Rubrum è andato in berserk, c'è caso l'Androide abbia già provato ad avvicinarsi ma sia stato aggredito e veda in Weiss la migliore possibilità di sconfiggere il suo simile. Tra l'altro, va notata una cosa di Emil che tende a passare in sordina, specialmente perché nella parentesi di questo gioco lo vediamo veramente per poco in sembianze da ragazzino: la Hamelin Organization ha tirato su molteplici progetti per sopravvivere alla Sindrome da Clorazione Bianca, ma non si è resa conto di come il suo massimo successo sia stato proprio Emil.

Infatti, se si fossero concentrati solo sull'idea di fermare l'invecchiamento e infondere di Maso qualcuno senza pensare di trasformarlo in un'arma, si sarebbero accorti di aver creato qualcosa di eccezionale: un umano immortale, insensibile all'invecchiamento e per l'appunto alla Sindrome. Quindi, prima di smettere gli esperimenti, gli scienziati erano riusciti a ottenere in un colpo solo immortalità e immunità alla malattia che stava per condannare l'umanità. Ovviamente immagino non fosse un processo facile da replicare, può anzi darsi persino sia capitato per caso.

Volendo essere precisi, quando alla fine del gioco Popola e Devola rivelano la verità sul Progett Gestalt, generalizzano dicendo che nessuno dei presenti nella stanza è realmente umano. Ed effettivamente nelle sue nuove sembianze, definire Emil in quanto tale sembra strano; ma se “umano” è solo qualcuno che ha un'anima e un corpo, quale che sia tale corpo, a mio parere nella definizione non solo ci rientra in pieno Emil, ma persino Weiss. E di sicuro QUESTO Emil in forma di ragazzo umano, sembra rientrarci pienamente.

La battaglia con Grimoire Rubrum si svolge in una sezione della Villa in cui ritorna il colore. Non per un motivo scenico, dato che anzi, un libro dalle pagine e dagli incantesimi rosso acceso sarebbe risaltato anche di più in una stanza in scala di grigi, ma credo piuttosto sia il modo di dirci che simbolismo e omaggi sono finiti: in pratica il colore ci avvisa che sta succedendo qualcosa di più canonico e non è più il momento di scherzi e metafore.

Questo sarà l'unico Grimorio che vedremo oltre a Weiss e Noir e c'è una storia dietro che qui accenno soltanto, ma che approfondirò meglio quando incontreremo nuovamente anche il terzo e più importante, per l'appunto Noir.

Degli altri Grimori, ovvero contando dal totale di 13 i 10 che non ci vengono mostrati, non sappiamo neanche il nome – di alcuni ci viene giusto detto il colore, per esempio si menziona la formazione di un tomo color giada e di un altro di una tonalità simile all'ambra. Nella Novel si scopre che questi Grimori sono creati in quella che potremmo considerare una sorta di disordinata Battle Royal all'ultimo sangue tra i membri della 13^ e ultima Crociata dell'Hamelin Organization, ovverosia la squadra che sconfisse personalmente Legion. In effetti, Weiss conosceva la ragazzina che fu trasformata in Rubrum, una delle poche che in mezzo al massacro invece di cercare di uccidere gli altri per non essere uccisa a sua volta, in un momento di altruismo lo spinse via, salvandolo da una lancia oscura che altrimenti l'avrebbe colpito in pieno.

La cosa più triste di questa vicenda è che con la memoria azzerata, Weiss schernisce il libro a malapena senziente contro cui si trova a dover combattere, del tutto ignaro di avere davanti quella che a tutti gli effetti è stata la sua ultima amica quando ancora era una persona in carne ed ossa. Grimoire Rubrum non serve una vera e propria funzione, almeno finché Weiss continua ad esistere: dal 3° Grimorio in poi, ogni tomo è una specie di riserva da appaiare a Noir nel caso in cui Weiss non sia più disponibile.

In questo senso trovare tra ciò che resta delle pagine di Rubrum l'ultimo verso sigillato è decisamente sensato e anzi può essere stato la causa della sua follia, magari ciò che ha ridestato parte della coscienza del Grimorio.

Nella storia di Replicant e in generale del mondo di Nier, Rubrum subisce forse una delle sorti più tristi e ingiuste che si possano immaginare. I ragazzini che vincono contro Legion e salvano il mondo sono costretti ad un orribile massacro, ma persino quelli che trionfano non ricevono una gran ricompensa: tolti Noir e Weiss infatti, le altre coscienze chiuse nei vari Grimori perdono del tutto il senno e si trascinano in un'esistenza di semi-incoscienza millenaria, dimenticati e inutilizzati. C'è anzi da chiedersi se

da qualche parte nel mondo di Nier Automata ci siano ancora i dieci tomi restanti, sepolti sotto le macerie e forse per sempre perduti. Dal canto suo Rubrum, che ha compiuto un atto di eroismo salvando Weiss e permettendogli di esistere nella forma in cui si è risvegliato al fianco di Nier, finisce ad essere uccisa da chi ha salvato – nella più totale indifferenza.

Tra le pagine che cadono dal libro fatto a pezzi, Nier afferra per caso proprio quella che parla di un rapporto di ricerca sulla pietrificazione. Tolto esclusivamente il titolo, il resto va decodificato e Sebastian promette di occuparsi della cosa, ma a quel punto a Nier interessa il giusto: la cosa importante è che hanno finalmente tutti i Versi Sigillati, quindi se la leggenda è vera, sono ad un passo dal poter curare la Necrografia. Prima di andarsene dalla Villa di Emil, c'è una scena particolare tra il ragazzino bendato e Kainé.

La donna, in una confidenza e un'intesa apparentemente immediate col ragazzino, lo rassicura sulla sua condizione e gli dice che non deve considerare i suoi occhi un peccato o qualcosa di cui vergognarsi. In questa istanza gli rivela la propria condizione di Mezza-Ombra, rassicurandolo che il potere di lei, al pari del potere di lui, devono servire uno scopo, in quella che sembra quasi una fede nel destino che li ha messi in quella posizione.

Approfitta anche di questo momento per sussurrargli una richiesta, che possiamo presumere sia quella di pietrificarla il giorno in cui perdesse il controllo su Tyrann. Nonostante apprezzi molto l'intensità di questa scena, ci sono comunque due note che non mi vanno a genio.

La prima, è la presenza di questa immediata vicinanza tra i due che diventeranno grandissimi amici senza che nemmeno si siano incontrati prima della battaglia o senza che abbiano avuto qualsivoglia dialogo precedente a questo. Ho sentito molte proteste in merito e le capisco: dato che Emil non li seguirà nemmeno nel breve viaggio fino al Villaggio di Nier, non ci sarà altra occasione di fraternizzare. La mia convinzione per scusare la cosa, è che tra la fine della battaglia e il commiato fuori dalla villa ci siano stati un paio di pasti, una dormita, qualche tempo a parlare e fare amicizia.

Previo che ciò sia vero, però, avrebbe DECISAMENTE dovuto essere una scenetta da inserire nel Version Up, al pari di quella davanti al fuoco più avanti.

La seconda cosa che disapprovo, è il tentativo di tirare un parallelismo così netto tra le loro condizioni. Infatti non credo che ci sia QUASI NIENTE in comune tra lo stato di Kainé e quello di Emil. Attenzione, non sto dicendo che non ci sia niente in comune tra loro in generale: i punti di vista, la perdita di qualcuno di amato e il senso di isolamento, maltrattamento e discriminazione giustificano assolutamente il loro avvicinamento successivo. Tuttavia qua non si sa ancora nemmeno di Halua, quindi l'immedesimazione è chiaramente prematura. Tra l'altro, Kainé parla di non VERGOGNARSI.

Ma Emil non si vergogna dei suoi occhi, ha paura del male che possono fare, è ben diverso.

Quindi proiettare il disagio per la discriminazione subita da Kainé per la sua intersessualità – perché se di vergogna si parla, secondo me non è a Tyrann che allude – è un allineamento sociale forzato. Invece, se vogliamo parlare proprio di Tyrann e contrapporlo al potere di Emil, da una parte c'è una entità con cui lei ha in qualche modo accettato di collaborare, dall'altro c'è un potere trasmesso da degli esperimenti su cui lui non ha il minimo controllo. Per carità, entrambe circostanze non desiderate e imposte, ma di nuovo molto diverse. E chiudendo questa parentesi, se stiamo cercando di curare questa sua condizione, o Kainé è in barca con il proposito di guarirlo come Sebastian ha promesso si impegnerà a fare, o cerca di convincerlo a tenere quel potere come un dono; altrimenti se Emil è persuaso che i suoi occhi sono un bene dovrebbe dire al maggiordomo di lasciar perdere, rendendo vano tutto il nostro sforzo fin qui.

E sì, è chiaro che la pietrificazione gli farà comodo più in là e che le ricerche lo porteranno da Halua e dalla verità, ma nondimeno il ragionamento a questo punto della storia non fila.

Con la raccolta dell'ultimo Verso Sigillato, possiamo finalmente avviarci verso la fine della Prima Parte.

Affronteremo lo Shadowlord e scopriremo ciò che si nasconde nel suo passato, compreso per quale motivo ha scelto di ignorare il progetto a cui ha inizialmente aderito per rapire il Replicant di Yonah proprio nel corso di questa generazione.

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