×

Utilizziamo i cookies per contribuire a migliorare LingQ. Visitando il sito, acconsenti alla nostra politica dei cookie.


image

IMPARARE AD IMPARARE (Podcast), Errori, regole ed eccezioni (intermedio)

Errori, regole ed eccezioni (intermedio)

Trascrizione

State ascoltando “imparare ad imparare”, una rubrica prodotta da LerniLango, un'infrastruttura online per l'apprendimento della lingua italiana. Per saperne di più e per leggere la trascrizione del podcast vienici a trovare su Lernilango.com.

Per adesso buon ascolto dell'episodio “Errori, regole ed eccezioni”.

Che cos'è un errore? Che cosa significa fare un errore? Sono sicura che la prima cosa a cui penserete è che un errore è uno sbaglio, la violazione di una regola praticamente, e che fare un errore significa sbagliare e quindi violare, trasgredire una regola.

Questa risposta, che è la più comune, nasce dalla ancor più comune visione che si ha di una lingua. Una lingua, infatti, viene spesso considerata come un insieme di parole e di regole grammaticali per assemblare queste parole.

Nicola Grandi in La grammatica e l'errore usa una metafora culinaria per descrivere questa credenza comune: paragona le parole agli ingredienti di una ricetta, le regole alle indicazioni date dalla ricetta per mescolare questi ingredienti, e il risultato finale della preparazione a delle frasi ben formate.

Se l'obiettivo della ricetta è ottenere qualcosa di commestibile (cioè di mangiabile), quello delle regole è creare frasi corrette.

Questa visione della lingua porta a vedere la grammatica come qualcosa che prescrive, ordina, stabilisce cosa è giusto e cosa è sbagliato quando si usa una lingua.

Proprio questa visione alimenta dei personaggi interessanti che si muovono nella rete, sui social, alla ricerca di errori grammaticali da correggere con il solo obiettivo di umiliare, pubblicamente, chi li ha fatti: sto parlando dei ‘Grammarnazi', cioè i nazisti della grammatica.

La linguista Vera Gheno in Social-linguistica, nel paragrafo dedicato ai ‘tipini social' cioè ai personaggi tipici che si incontrano nella rete (come il complottista, il commentatore compulsivo eccetera), tra questi ‘tipini social' un po' scomodi e che, diciamolo, danno un po' fastidio, tra questi inserisce anche i grammarnazi, descrivendoli così:

“non importa il pensiero, cioè che conta è solo la forma. Hai messo quattro punti invece di tre? Hai sbagliato a scrivere ‘sogniamo' e hai scritto ‘sognamo'? Il grammarnazi arriverà, puntuale come la morte, a commentare, se possibile sbeffeggiandoti, in ogni caso sottolineando la tua abissale ignoranza. A volte anche completamente senza fondamento”.

è certamente una descrizione ironica, questa, ma a mio avviso decisamente precisa e puntuale.

Comunque, continuiamo con il nostro discorso.

Questa visione della lingua è in realtà un po' ingenua, e con ingenua voglio dire semplice, semplicistica.

Regola=giusta, errore=sbagliato, eccezioni…eh, eccezioni? Che dire di questa zona grigia della lingua che crea così tanti problemi quando si studia una lingua?

Vorrei in questo podcast darvi una visione diversa di regole, grammatica ed errore, una visione che certamente sarete liberi e libere di accettare o meno, ma una visione che secondo me influenzerà positivamente il vostro modo di considerare una lingua e lo studio di una lingua.

Innanzitutto la grammatica non prescrive, non ordina cioè cosa fare, non stabilisce cosa è giusto o sbagliato in una lingua: la grammatica descrive una lingua e i suoi comportamenti.

La grammatica dunque non prescrive regole da seguire, ma descrive le regolarità che si possono osservare, che possiamo osservare nell'uso di una lingua.

Dunque le regole sono innanzitutto, in primo luogo, primariamente uno strumento per descrivere le regolarità che si possono osservare nell'uso della lingua da parte dei parlanti.

I parlanti usano la lingua, i linguisti osservano e descrivono la lingua usata, viva e poi sulla base delle osservazioni e descrizioni creano i manuali di grammatica.

Quindi, non esistono giusto e sbagliato in modo assoluto nella lingua, ma esistono giusto e sbagliato in base alla situazione extralinguistica, dunque in base al contesto, perché in un contesto una cosa è più regolare di un'altra e dunque è giusta, mentre in un altro contesto questa cosa è meno regolare e dunque è sbagliata.

Facciamo un esempio: il congiuntivo.

Dire “penso che questa cosa è bella”, e dunque usare l'indicativo al posto del congiuntivo dopo ‘penso che' non è sbagliato in modo assoluto.

Dipende dal contesto.

Se io sono a casa con la mia famiglia in un contesto decisamente informale e dico “penso che questa cosa è bella” va benissimo, perché in un contesto rilassato, informale, non sono obbligata ad usare il congiuntivo.

Ma se io sono all'università e sto facendo un esame, beh dire “penso che questa cosa è bella” non va molto bene, perché non rispetta il contesto universitario che è più formale: il mio messaggio arriva, il professore o la professoressa mi capiscono, capiscono che sto dicendo che una cosa è bella, la comunicazione è riuscita (perché ricordate: comunicare significa farsi capire).

Il problema è che in un contesto più formale come l'università è meglio, è più opportuno usare una lingua “in giacca e cravatta” e non una lingua “in pigiama” come quella che usiamo a casa nostra. Dunque all'università dirò “penso che questa cosa sia bella”, perché il contesto vuole, richiede questa forma.

Le uniche regole che non dipendono dal contesto sono quelle di ortografia, cioè le regole sui segni grafici (le lettere) e sulla punteggiatura (punto, virgola).

Scrivere habbiamo con la h è sbagliato, scrivere ciesa senza la h è sbagliato.

Le regole di ortografia, in una lingua, sono le uniche che prescrivono, perché la scrittura è artificiale, creata dagli esseri umani, mentre la lingua parlata è naturale.

Quindi, le cose artificiali hanno regole da rispettare, quelle naturali hanno regolarità da osservare e descrivere.

Dunque, dove voglio andare a parare con questo podcast, quale è cioè il mio obiettivo?

Il mio obiettivo è di dirvi quali sono secondo me i benefici per l'apprendimento linguistico di questa visione diversa di regole, intese come regolarità, ed errori, considerati come relativi al contesto e non assoluti.

Il primo beneficio riguarda la produzione linguistica, soprattutto orale: quando parlate dovete avere come unico obiettivo quello di farvi capire e non di creare frasi perfette. La comunicazione è sempre la cosa più importante. Soprattutto all'inizio.

Secondo: quando sbagliate e qualcuno vi dice che avete sbagliato, chiedete sempre il perché: l'errore non è assoluto. La cosa che avete detto può essere sbagliata in quel contesto ma giusta per un altro.

Non accontentatevi di “questo che hai detto è sbagliato e questa è la forma giusta di dirlo”: dovete sapere perché è sbagliato, perché saperlo vi aiuterà a migliorare la vostra competenza linguistica.

Il terzo e ultimo beneficio riguarda le eccezioni. Le eccezioni sono il comportamento di pochi, le regole sono il comportamento della maggioranza. Ma come le regole anche le eccezioni sono regolarità.

Quindi chiamatele regolarità minori e non eccezioni, perché di solito la parola eccezione genera sensazioni negative (oh quante eccezioni, non posso impararle, ma come le ricorderò tutte, okay non studio più questa lingua! ).

Sono davvero curiosa di sapere se esiste qualche studente o studentessa di lingua che considera le eccezioni in modo positivo. Quindi, cambiate il nome e cambieranno i vostri sentimenti per le povere eccezioni! E se i sentimenti sono positivi l'apprendimento è più facile.

Infine, questo non è un beneficio è soltanto un consiglio che vi do, quando volete comprare un manuale di grammatica assicuratevi che sia una grammatica descrittiva (alla fine della trascrizione di questo podcast troverete alcuni titoli di grammatiche descrittive secondo me molto buone).

Concludo questo episodio traducendo una citazione di Leonard Bloomfield che recita così: “ricordate che una lingua è ciò che il parlante fa, non ciò che qualcuno pensa che dovrebbe fare”.

Dunque, siamo arrivati e arrivate alla fine di questo episodio, e vi lascio con una domanda: secondo voi, capire la vera natura di regole ed errori quali altri benefici può avere sull'apprendimento linguistico? Fatemelo sapere, se volete, mi piacerebbe molto sentire il vostro punto di vista.

Grazie per la vostra attenzione e alla prossima!

MANUALI di GRAMMATICA DESCRITTIVA

- Grammatica italiana, Luca Serianni.

- Grammatica italiana, Zanichelli.

- Grammatica italiana di base con esercizi di autoverifica, Zanichelli.

Scopri di più su lernilango.com.


Errori, regole ed eccezioni (intermedio)

Trascrizione

State ascoltando “imparare ad imparare”, una rubrica prodotta da LerniLango, un'infrastruttura online per l'apprendimento della lingua italiana. You are listening to “Learn to Learn”, a column produced by LerniLango, an online infrastructure for learning the Italian language. Per saperne di più e per leggere la trascrizione del podcast vienici a trovare su Lernilango.com. To find out more and to read the podcast transcript, visit us on Lernilango.com.

Per adesso buon ascolto dell'episodio “Errori, regole ed eccezioni”. For now, enjoy the episode "Errors, rules and exceptions".

Che cos'è un errore? Che cosa significa fare un errore? What does it mean to make a mistake? Sono sicura che la prima cosa a cui penserete è che un errore è uno sbaglio, la violazione di una regola praticamente, e che fare un errore significa sbagliare e quindi violare, trasgredire una regola. I am sure that the first thing you will think about is that an error is a mistake, the violation of a rule practically, and that to make a mistake means to make a mistake and therefore to violate, to transgress a rule. Je suis sûr que la première chose à laquelle vous penserez est qu'une erreur est une erreur, la violation d'une règle pratiquement, et que faire une erreur signifie commettre une erreur et donc violer, transgresser une règle.

Questa risposta, che è la più comune, nasce dalla ancor più comune visione che si ha di una lingua. This answer, which is the most common, arises from the even more common view that one has of a language. Cette réponse, qui est la plus courante, découle de la vision encore plus commune que l'on a d'une langue. Ta odpowiedź, która jest najczęstsza, wynika z jeszcze bardziej powszechnego poglądu na język. Una lingua, infatti, viene spesso considerata come un insieme di parole e di regole grammaticali per assemblare queste parole. A language, in fact, is often considered as a set of words and grammatical rules to assemble these words.

Nicola Grandi in La grammatica e l'errore usa una metafora culinaria per descrivere questa credenza comune: paragona le parole agli ingredienti di una ricetta, le regole alle indicazioni date dalla ricetta per mescolare questi ingredienti, e il risultato finale della preparazione a delle frasi ben formate. Nicola Grandi in Grammar and Error uses a culinary metaphor to describe this common belief: he compares words to the ingredients of a recipe, the rules to the directions given by the recipe for mixing these ingredients, and the final result of preparing well formed. Nicola Grandi dans Grammar and Error utilise une métaphore culinaire pour décrire cette croyance commune : il compare les mots aux ingrédients d'une recette, les règles aux instructions données par la recette pour mélanger ces ingrédients, et le résultat final d'une préparation bien formée. Nicola Grandi w Grammar and Error używa kulinarnej metafory, aby opisać to powszechne przekonanie: porównuje słowa ze składnikami przepisu, zasady ze wskazówkami podanymi w przepisie na mieszanie tych składników i końcowy rezultat dobrze uformowanego przygotowania.

Se l'obiettivo della ricetta è ottenere qualcosa di commestibile (cioè di mangiabile), quello delle regole è creare frasi corrette. If the goal of the recipe is to obtain something edible (i.e. eatable), that of the rules is to create correct sentences. Si le but de la recette est d'obtenir quelque chose de comestible (c'est-à-dire de mangeable), celui des règles est de créer des phrases correctes.

Questa visione della lingua porta a vedere la grammatica come qualcosa che prescrive, ordina, stabilisce cosa è giusto e cosa è sbagliato quando si usa una lingua. This view of language leads to seeing grammar as something that prescribes, orders, establishes what is right and what is wrong when using a language. Cette vision du langage conduit à voir la grammaire comme quelque chose qui prescrit, ordonne, établit ce qui est bien et ce qui ne l'est pas dans l'utilisation d'une langue.

Proprio questa visione alimenta dei personaggi interessanti che si muovono nella rete, sui social, alla ricerca di errori grammaticali da correggere con il solo obiettivo di umiliare, pubblicamente, chi li ha fatti: sto parlando dei ‘Grammarnazi', cioè i nazisti della grammatica. Precisely this vision feeds interesting characters who move around the web, on social networks, in search of grammatical errors to be corrected with the sole aim of publicly humiliating those who made them: I'm talking about the 'Grammarnazi', that is, the Nazis of grammar. C'est justement cette vision qui nourrit des personnages intéressants qui circulent sur le web, sur les réseaux sociaux, à la recherche d'erreurs grammaticales à corriger dans le seul but d'humilier publiquement ceux qui les ont faites : je parle des 'Grammarnazi', c'est-à-dire les nazis de grammaire. Właśnie ta wizja karmi interesujące postacie, które poruszają się po sieci, w sieciach społecznościowych, w poszukiwaniu błędów gramatycznych, które należy poprawić wyłącznie w celu publicznego upokorzenia tych, którzy je popełnili: mówię o „Grammarnazi”, czyli Naziści gramatyki.

La linguista Vera Gheno in Social-linguistica, nel paragrafo dedicato ai ‘tipini social' cioè ai personaggi tipici che si incontrano nella rete (come il complottista, il commentatore compulsivo eccetera), tra questi ‘tipini social' un po' scomodi e che, diciamolo, danno un po' fastidio, tra questi inserisce anche i grammarnazi, descrivendoli così: The linguist Vera Gheno in Social-linguistics, in the paragraph dedicated to the 'social tipini', that is to the typical characters who meet on the net (such as the conspiracy theorist, the compulsive commentator, etc.), among these somewhat uncomfortable and let's face it, they give a little annoyance, among these he also inserts the grammarnazi, describing them like this: La linguiste Vera Gheno dans Social-linguistique, dans le paragraphe consacré au « tipini social » c'est-à-dire aux personnages typiques qui se rencontrent sur le net (comme le théoricien du complot, le commentateur compulsif etc.), parmi ces « tipini social » un peu mal à l'aise et qui, avouons-le, ils donnent un peu d'agacement, parmi ceux-ci il insère également les grammairiens, les décrivant comme ceci :

“non importa il pensiero, cioè che conta è solo la forma. “The thought does not matter, that is, what matters is only the form. Hai messo quattro punti invece di tre? Did you put four points instead of three? Avez-vous mis quatre points au lieu de trois ? Hai sbagliato a scrivere ‘sogniamo' e hai scritto ‘sognamo'? Did you misspell 'we dream' and wrote 'we dream'? Avez-vous mal orthographié « nous rêvons » et écrit « nous rêvons » ? Czy błędnie napisałeś „we dream” i napisałeś „we dream”? Il grammarnazi arriverà, puntuale come la morte, a commentare, se possibile sbeffeggiandoti, in ogni caso sottolineando la tua abissale ignoranza. The grammarnazi will arrive, punctual as death, to comment, mocking you if possible, in any case underlining your abysmal ignorance. Les grammairiens viendront, ponctuels comme la mort, commenter, vous moquant si possible, soulignant en tout cas votre ignorance abyssale. A volte anche completamente senza fondamento”. Sometimes even completely without foundation ".

è certamente una descrizione ironica, questa, ma a mio avviso decisamente precisa e puntuale. this is certainly an ironic description, but in my opinion very precise and timely. c'est certainement une description ironique, mais à mon avis très précise et opportune.

Comunque, continuiamo con il nostro discorso. Anyway, let's continue with our talk.

Questa visione della lingua è in realtà un po' ingenua, e con ingenua voglio dire semplice, semplicistica. This view of language is actually a bit naïve, and by naïve I mean simple, simplistic.

Regola=giusta, errore=sbagliato, eccezioni…eh, eccezioni? Rule = right, error = wrong, exceptions… eh, exceptions? Che dire di questa zona grigia della lingua che crea così tanti problemi quando si studia una lingua? What about this gray area of the language that creates so many problems when studying a language?

Vorrei in questo podcast darvi una visione diversa di regole, grammatica ed errore, una visione che certamente sarete liberi e libere di accettare o meno, ma una visione che secondo me influenzerà positivamente il vostro modo di considerare una lingua e lo studio di una lingua. In this podcast I would like to give you a different vision of rules, grammar and error, a vision that you will certainly be free and free to accept or not, but a vision that in my opinion will positively influence your way of considering a language and the study of a language.

Innanzitutto la grammatica non prescrive, non ordina cioè cosa fare, non stabilisce cosa è giusto o sbagliato in una lingua: la grammatica descrive una lingua e i suoi comportamenti. First of all, grammar does not prescribe, that is, it does not order what to do, it does not establish what is right or wrong in a language: grammar describes a language and its behaviors. Tout d'abord, la grammaire ne prescrit pas, c'est-à-dire qu'elle n'ordonne pas ce qu'il faut faire, elle n'établit pas ce qui est bien ou mal dans une langue : la grammaire décrit une langue et ses comportements.

La grammatica dunque non prescrive regole da seguire, ma descrive le regolarità che si possono osservare, che possiamo osservare nell'uso di una lingua. Grammar therefore does not prescribe rules to follow, but describes the regularities that can be observed, that we can observe in the use of a language. La grammaire ne prescrit donc pas de règles à suivre, mais décrit les régularités que l'on peut observer, que l'on peut observer dans l'usage d'une langue.

Dunque le regole sono innanzitutto, in primo luogo, primariamente uno strumento per descrivere le regolarità che si possono osservare nell'uso della lingua da parte dei parlanti. Therefore the rules are first of all, first of all, primarily a tool for describing the regularities that can be observed in the use of language by speakers. Les règles sont donc d'abord et avant tout un outil pour décrire les régularités que l'on peut observer dans l'usage de la langue par les locuteurs. Reguły są więc przede wszystkim przede wszystkim narzędziem opisu prawidłowości, jakie można zaobserwować w używaniu języka przez użytkowników.

I parlanti usano la lingua, i linguisti osservano e descrivono la lingua usata, viva e poi sulla base delle osservazioni e descrizioni creano i manuali di grammatica. Speakers use the language, linguists observe and describe the language used, alive and then on the basis of observations and descriptions create grammar manuals. Les locuteurs utilisent la langue, les linguistes observent et décrivent la langue utilisée, vivante puis sur la base d'observations et de descriptions créent des manuels de grammaire. Mówcy posługują się językiem, lingwiści obserwują i opisują używany język na żywo, a następnie na podstawie obserwacji i opisów tworzą podręczniki gramatyczne.

Quindi, non esistono giusto e sbagliato in modo assoluto nella lingua, ma esistono giusto e sbagliato in base alla situazione extralinguistica, dunque in base al contesto, perché in un contesto una cosa è più regolare di un'altra e dunque è giusta, mentre in un altro contesto questa cosa è meno regolare e dunque è sbagliata. Therefore, right and wrong do not exist absolutely in the language, but right and wrong exist according to the extra-linguistic situation, therefore according to the context, because in a context one thing is more regular than another and therefore it is right, while in another context this thing is less regular and therefore wrong. Donc, le bien et le mal n'existent pas absolument dans la langue, mais le bien et le mal existent selon la situation extra-linguistique, donc selon le contexte, car dans un contexte une chose est plus régulière qu'une autre et donc c'est bien, tandis que dans un autre contexte cette chose est moins régulière et donc fausse.

Facciamo un esempio: il congiuntivo. Let's take an example: the subjunctive.

Dire “penso che questa cosa è bella”, e dunque usare l'indicativo al posto del congiuntivo dopo ‘penso che' non è sbagliato in modo assoluto. Saying “I think this thing is beautiful”, and therefore using the indicative instead of the subjunctive after 'I think' is not absolutely wrong. Dire « je pense que cette chose est belle », et donc utiliser l'indicatif au lieu du subjonctif après « je pense » n'est pas absolument faux.

Dipende dal contesto. It depends on the context.

Se io sono a casa con la mia famiglia in un contesto decisamente informale e dico “penso che questa cosa è bella” va benissimo, perché in un contesto rilassato, informale, non sono obbligata ad usare il congiuntivo. If I am at home with my family in a decidedly informal context and I say “I think this thing is beautiful” that's fine, because in a relaxed, informal context, I don't have to use the subjunctive.

Ma se io sono all'università e sto facendo un esame, beh dire “penso che questa cosa è bella” non va molto bene, perché non rispetta il contesto universitario che è più formale: il mio messaggio arriva, il professore o la professoressa mi capiscono, capiscono che sto dicendo che una cosa è bella, la comunicazione è riuscita (perché ricordate: comunicare significa farsi capire). But if I am at university and I am taking an exam, well to say "I think this thing is beautiful" is not very good, because it does not respect the university context which is more formal: my message arrives, the professor or the teacher they understand, they understand that I am saying that something is beautiful, communication is successful (because remember: communicating means being understood). Mais si je suis à l'université et que je passe un examen, eh bien dire "je trouve cette chose belle" n'est pas très bien, car cela ne respecte pas le contexte universitaire qui est plus formel : mon message arrive, le professeur ou le professeur ils comprennent, ils comprennent que je dis que quelque chose est beau, la communication est réussie (car rappelez-vous : communiquer, c'est être compris).

Il problema è che in un contesto più formale come l'università è meglio, è più opportuno usare una lingua “in giacca e cravatta” e non una lingua “in pigiama” come quella che usiamo a casa nostra. The problem is that in a more formal context such as university it is better, it is more appropriate to use a language "in a suit and tie" and not a language "in pajamas" like the one we use at home. Le problème est que dans un contexte plus formel comme l'université c'est mieux, il est plus approprié d'utiliser une langue « en costard cravate » et non une langue « en pyjama » comme celle que l'on utilise à la maison. Dunque all'università dirò “penso che questa cosa sia bella”, perché il contesto vuole, richiede questa forma. So at the university I will say “I think this thing is beautiful”, because the context wants, requires this form.

Le uniche regole che non dipendono dal contesto sono quelle di ortografia, cioè le regole sui segni grafici (le lettere) e sulla punteggiatura (punto, virgola). The only rules that do not depend on the context are those of spelling, that is the rules on graphic signs (letters) and punctuation (period, comma). Les seules règles qui ne dépendent pas du contexte sont celles d'orthographe, c'est-à-dire les règles de signes graphiques (lettres) et de ponctuation (point, virgule).

Scrivere habbiamo con la h è sbagliato, scrivere ciesa senza la h è sbagliato. Writing habbiamo with h is wrong, writing ciesa without h is wrong.

Le regole di ortografia, in una lingua, sono le uniche che prescrivono, perché la scrittura è artificiale, creata dagli esseri umani, mentre la lingua parlata è naturale. The spelling rules, in a language, are the only ones they prescribe, because the writing is artificial, created by human beings, while the spoken language is natural. Les règles d'orthographe, dans une langue, sont les seules qu'elles prescrivent, car l'écriture est artificielle, créée par l'homme, tandis que la langue parlée est naturelle.

Quindi, le cose artificiali hanno regole da rispettare, quelle naturali hanno regolarità da osservare e descrivere. Therefore, artificial things have rules to respect, natural ones have regularities to observe and describe.

Dunque, dove voglio andare a parare con questo podcast, quale è cioè il mio obiettivo? So, where do I want to go with this podcast, what is my goal? Alors où est-ce que je veux aller avec ce podcast, quel est mon objectif ?

Il mio obiettivo è di dirvi quali sono secondo me i benefici per l'apprendimento linguistico di questa visione diversa di regole, intese come regolarità, ed errori, considerati come relativi al contesto e non assoluti. Mon objectif est de vous dire quels sont selon moi les bénéfices pour l'apprentissage des langues de cette vision différente des règles, entendues comme des régularités, et des erreurs, considérées comme relatives au contexte et non absolues.

Il primo beneficio riguarda la produzione linguistica, soprattutto orale: quando parlate dovete avere come unico obiettivo quello di farvi capire e non di creare frasi perfette. The first benefit concerns the linguistic production, especially oral: when you speak you must have the only goal to make yourself understood and not to create perfect sentences. Le premier bénéfice concerne la production linguistique, notamment orale : lorsque vous parlez vous devez avoir pour seul objectif de vous faire comprendre et non de créer des phrases parfaites. La comunicazione è sempre la cosa più importante. Soprattutto all'inizio.

Secondo: quando sbagliate e qualcuno vi dice che avete sbagliato, chiedete sempre il perché: l'errore non è assoluto. Second: when you make a mistake and someone tells you that you were wrong, always ask why: the mistake is not absolute. Deuxièmement : lorsque vous faites une erreur et que quelqu'un vous dit que vous vous êtes trompé, demandez toujours pourquoi : l'erreur n'est pas absolue. La cosa che avete detto può essere sbagliata in quel contesto ma giusta per un altro. What you said may be wrong in that context but right for another.

Non accontentatevi di “questo che hai detto è sbagliato e questa è la forma giusta di dirlo”: dovete sapere perché è sbagliato, perché saperlo vi aiuterà a migliorare la vostra competenza linguistica. Ne vous contentez pas de « ce que vous avez dit est faux et c'est la bonne façon de le dire » : vous devez savoir pourquoi c'est faux, car le savoir vous aidera à améliorer vos compétences linguistiques.

Il terzo e ultimo beneficio riguarda le eccezioni. Le eccezioni sono il comportamento di pochi, le regole sono il comportamento della maggioranza. Les exceptions sont le comportement de quelques-uns, les règles sont le comportement de la majorité. Ma come le regole anche le eccezioni sono regolarità. Mais comme les règles, les exceptions sont aussi des régularités.

Quindi chiamatele regolarità minori e non eccezioni, perché di solito la parola eccezione genera sensazioni negative (oh quante eccezioni, non posso impararle, ma come le ricorderò tutte, okay non studio più questa lingua! Appelez-les donc des régularités mineures et non des exceptions, car généralement le mot exception génère des sentiments négatifs (oh combien d'exceptions, je ne peux pas les apprendre, mais comme je m'en souviendrai toutes, d'accord je n'étudie plus cette langue ! ).

Sono davvero curiosa di sapere se esiste qualche studente o studentessa di lingua che considera le eccezioni in modo positivo. Quindi, cambiate il nome e cambieranno i vostri sentimenti per le povere eccezioni! E se i sentimenti sono positivi l'apprendimento è più facile.

Infine, questo non è un beneficio è soltanto un consiglio che vi do, quando volete comprare un manuale di grammatica assicuratevi che sia una grammatica descrittiva (alla fine della trascrizione di questo podcast troverete alcuni titoli di grammatiche descrittive secondo me molto buone). Enfin, ce n'est pas un avantage c'est juste un conseil que je vous donne, quand vous voulez acheter un manuel de grammaire assurez-vous que c'est une grammaire descriptive (à la fin de la transcription de ce podcast vous trouverez de très bons descriptifs titres de grammaire à mon avis).

Concludo questo episodio traducendo una citazione di Leonard Bloomfield che recita così: “ricordate che una lingua è ciò che il parlante fa, non ciò che qualcuno pensa che dovrebbe fare”. I conclude this episode by translating a quote from Leonard Bloomfield which reads as follows: "Remember that a language is what the speaker does, not what someone thinks it should do". Je conclus cet épisode en traduisant une citation de Leonard Bloomfield qui se lit comme suit : « Rappelez-vous qu'une langue est ce que fait le locuteur, pas ce que quelqu'un pense qu'il devrait faire ».

Dunque, siamo arrivati e arrivate alla fine di questo episodio, e vi lascio con una domanda: secondo voi, capire la vera natura di regole ed errori quali altri benefici può avere sull'apprendimento linguistico? Donc, nous sommes allés et venus à la fin de cet épisode, et je vous laisse avec une question : à votre avis, quels autres avantages la compréhension de la vraie nature des règles et des erreurs peut-elle avoir sur l'apprentissage des langues ? Fatemelo sapere, se volete, mi piacerebbe molto sentire il vostro punto di vista.

Grazie per la vostra attenzione e alla prossima!

MANUALI di GRAMMATICA DESCRITTIVA

- Grammatica italiana, Luca Serianni.

- Grammatica italiana, Zanichelli.

- Grammatica italiana di base con esercizi di autoverifica, Zanichelli.

Scopri di più su lernilango.com.