7 febbraio. Atto primo: la luce alla fine del tunnel
7 febbraio. Atto primo: la luce alla fine del tunnel
Caro diario,
oggi, per la somma gioia tua e dei miei studenti, mi sento moralmente costretto a scrivere due lezioni per parlarti di due giornate speciali: quella di ieri e quella odierna.
Ieri doveva essere il giorno della convalida della mia condanna a girare per il mondo con un buco nel mento, e invece... beh, non affrettiamo troppo il passo!
Siamo partiti da casa verso le nove. L'appuntamento per la visita era fissato a mezzogiorno e tre quarti, ma sapevamo che il Professor Klinger sarebbe arrivato solo verso l'una e mezza - le due, quindi siamo partiti senza fretta. Per strada, sembrava di essere in Siberia. Siamo partiti con una temperatura di -4, verso Bologna abbiamo toccato i -12, per poi risalire a -5, una volta arrivati a Milano. C'erano neve e ghiaccio dappertutto!
Dopo essere arrivati, abbiamo aspettato una ventina di minuti per consegnare l'impegnativa al banco dell'accettazione (dove abbiamo pagato solo 3,70 euro per la visita, mentre molte delle persone che, più tardi, sarebbero state visitate dal Professore andavano a pagamento, sborsando centinaia di euro. Servirà almeno a qualcosa avere un chirurgo per amico!). Sbrigata questa procedura, ci rimaneva solo mezz'ora per andare a pranzo. Mio papà aveva sentito parlare di un ristorante interno all'ospedale, ma abbiamo scoperto che era solo una mensa per i dipendenti. Non c'era abbastanza tempo per andare al solito ristorante del centro commerciale, allora siamo andati un po' in giro per le vie circostanti finché abbiamo trovato una tavola calda (ma bisognerebbe ribattezzarla "tavola fredda", perché si congelava, e anche il cibo si raffreddava presto). Appena ho visto un grande camion parcheggiato davanti al locale, mi sono rallegrato: in Italia, è un fatto universalmente noto che nei ristoranti dei camionisti si mangia bene! Ed è stato proprio così: nonostante l'infrastruttura spartana, c'era un'amplissima scelta (cinque primi, altrettanti secondi e contorni) e i prezzi erano più bassi che qui a Rovigo: per un piatto di pasta, un secondo di carne, contorno e pane si spendevano appena otto euro!
Così, a pancia piena, sono andato un po' più sereno incontro al mio destino. Il Professore è arrivato alle due. Era come sempre: elegante oltre misura, quasi un dandy alla Oscar Wilde, di buon umore e circondato da belle donne! Prima di me sono passate almeno quattro-cinque persone. Mentre aspettavamo, è venuta a salutarci la dottoressa Giannasi, la principale collaboratrice del professore: anche lei, una persona molto premurosa e gioviale.
Finalmente, sono entrato, con mamma al seguito. Il Professore ci ha accolti con allegria e calore. Gli abbiamo spiegato la situazione e io mi aspettavo di vedere una faccia corrucciata, se non abbattuta. Invece, cosa mi sento dire? "È normale, va bene così." In quel momento, nonostante una dottoressa giovane e carina mi stesse togliendo i punti, facendomi un male boia, mi sono sentito ringiovanire di dieci anni. Cioè, sono tornato alla mia età reale, visto che la settimana scorsa ero invecchiato di dieci anni! (Tra parentesi, questa dottoressa che mi ha tolto i punti è siciliana e di cognome fa Catania! I "cognomi di città" sono di origine ebrea e non sono rari, però non conosco nessun altro che si chiami come una città della sua stessa regione!) Poi, il Professore, finite le spiegazioni, ha cominciato a guardare in grande: ha detto che, tre mesi dopo che il mento si sarà messo a posto, lui è più che disponibile a operarmi ancora, e che con quattro-cinque colpetti, mi rifarà come nuovo. Eeeh??? Altre quattro-cinque operazioni di chirurgia plastica? Ma siamo matti? Campa cavallo...
Per lo meno, quest'anno non dovrò più tornare a Milano... Io non vorrei più fare operazioni di plastica, almeno per qualche anno. Però, vedremo cosa succederà anche in campo lavorativo e affettivo. Come dicevo la volta scorsa, si fa presto a cambiare idea.
Quando siamo arrivati a casa, dopo altre tre ore di macchina, ho corretto due testi: uno in italiano scritto da Silvia, la mia studentessa olandese, l'altro, in latino (sì, sì, davvero! ), scritto da Matt, il mio "amico ritrovato". Ha cominciato a studiare la lingua di Cicerone col corso Teach Yourself e mi manda delle frasette stupide tradotte dall'inglese al latino, secondo le istruzioni del libro.
Poi, dopo cena, ho visto una puntata di audizioni per "X-Factor USA". Rispetto alla versione italiana, i concorrenti sono più carichi (un po' montati, diremmo noi europei) e ci sono due giurate che fanno ancora più versi della nostra Arisa. Ma la differenza principale è che, in America, per partecipare basta aver compiuto dodici anni! Beh, si sa: quello "non è un paese per vecchi"!