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Furore del drago by Jacques Béziers, Le ceneri del Drago

Le ceneri del Drago

Chi non ha mai sentito parlare del “mistero della morte di Bruce Lee” alzi la mano. Dal momento che non amo le congetture elencherò soltanto i fatti più importanti e ragionevolmente certi.

Era l'estate del 1973, Bruce stava lavorando in sala di registrazione al doppiaggio de I tre dell'Operazione Drago. Il caldo era opprimente, si sentì male e si allontanòo per qualche minuto. Il malessere proseguì e si ripropose in forme più severe. Bruce venne portato in un famoso ospedale di Hong Kong. Qui gli venne diagnosticato un gonfiore al cervello, e gli venne somministrato il manitol. Bruce forse presentiva qualcosa, e quando si riprese a sufficienza si recò a Los Angeles per accertamenti.

Il dottor Reisbord e la sua équipe parlarono di crisi epilettica, ed effettuarono gli esami al cervello più accurati che fossero disponibili al tempo. Tutto sembrava si stesse mettendo per il meglio. La forza di volontà di Bruce era incrollabile, il morale alle stelle ora che il suo corpo sembrava essere tornato efficiente.

Era di nuovo uno straordinario atleta pronto a godersi finalmente il successo meritato.

La paura sembrava passata, ed era stata anche scacciata l'incredulità, fredda come un brivido, che l'aveva percorso dopo il malessere improvviso. Ma c'era anche una enorme dose di rabbia dentro di lui, come se il drago si fosse risvegliato. Mi sono chiesto più volte se quel buonumore, così ostentato in quelle settimane, non servisse invece a mascherare una consapevolezza molto diversa. Il suo carattere era peggiorato, e leggendo le lettere non è difficile incontrare risentimento, sfiducia, paura. Non riconosceva molti amici, si era fatto diffidente e in più di un'occasione apparve irascibile. Con Lo Wei, regista dei suoi due strepitosi successi a Hong Kong – un personaggio certo dozzinale, un “mafioso dietro la macchina da presa”, come ebbe a definirlo qualcuno dell'ambiente, ma pur sempre colui che l'aveva aiutato a diventare una celebrità – arrivò quasi alle mani. Potete immaginare Bruce Lee, cioè la potenza allo stato puro, che pensa di picchiare un regista?

Il carattere di Bruce appariva nella primavera del 1973 uno strano mix tra oscura frustrazione e un'infinità volontà di potenza. La sua arroganza, spesso anche diretta contro i vecchi amici, gli causò tali inimicizie che non pochi in seguito pensarono che la sua morte non fosse affatto accidentale. Come giustificare la fine improvvisa di un atleta in una forma fisica a dir poco perfetta, maniaco nella cura di sé, giovane, pieno di voglia di vivere? È vero che molti grandi artisti marziali non hanno avuto vita lunga – forse conseguenza di un logoramento psicofisico –, ma Bruce, quando è morto, aveva solo 32 anni. Pare addirittura che il dottor Reisbord, a Los Angeles, avesse affermato che Bruce aveva il fisico di un ventenne, e in tasca Bruce aveva un certificato di “fine malattia inequivocabile”.

Le dicerie hanno spaziato in lungo e in largo, e c'è addirittura chi ha pensato al coinvolgimento di segrete sette di ninja che lo avrebbero ucciso con un colpo ancor più segreto, o mafie cinesi che lo avrebbero avvelenato a causa dei dissapori con Lo Wei o a causa del fatto che aveva voltato le spalle al cinema di Hong Kong mandando in fumo i numerosi introiti che dai suoi film le mafie ricavavano. I fatti dicono che Bruce, che si trovava nell'appartamento dell'attrice Betty Ting-pei, prese un analgesico, il famoso equagesic, per un presunto mal di testa. Poi si stese, e sembrò addormentarsi profondamente. Il produttore Raymond Chow, una specie di ombra nella sua vita quando Bruce era a Hong Kong e che era presente anche nell'appartamento dell'attrice, provò a risvegliarlo. Ma visto che non succedeva niente cominciò a preoccuparsi, chiamò il suo medico personale, che accorse immediatamente. Neanche il medico poté far nulla e allora venne chiamata l'ambulanza, che portò Bruce al Queen Elizabeth Hospital. Versioni discordanti dicono rispettivamente che Lee morì durante il trasporto o che invece era già deceduto nell'appartamento. L'autopsia rivelò tracce minime di cannabis nello stomaco e nell'intestino di Bruce Lee, e la moglie Linda testimoniò che Bruce aveva cominciato a farne uso saltuario soltanto dopo il collasso avuto qualche mese prima. Pare che la marijuana gli desse anche conforto per i dolori atroci alla schiena, che era davvero mal messa da almeno cinque anni. Attorno a questa sostanza si scatenò un vero e proprio scandalo, anche perché le droghe leggere a Hong Kong erano considerate alla stregua dell'eroina. Il cervello era molto gonfio e pesava il 13% in più del normale. La cannabis non c'entrava, questo appare ovvio anche a chi non ha particolari competenze mediche, ma i rotocalchi della città trovarono una miniera d'oro per i loro pettegolezzi. Forse era stata colpa dell'equagesic, di un'allergia a uno dei componenti. Forse la rottura di un vaso sanguigno del cervello fu la causa reale della morte. I migliori medici legali espressero i loro insigni pareri, ma il caso non fu mai risolto completamente. Il drago sembrava essersi accasciato all'improvviso, come per effetto di un'arcana maledizione. Quasi ventimila persone parteciparono a Hong Kong al funerale del divo, racchiuso in una bara di bronzo. Vi fu una cerimonia anche a Seattle, cui partecipò un numero esiguo di persone. Tra questi l'amatissimo Steve McQueen, l'amico e rivale James Coburn, Dan Inosanto e Taky Kimura, due dei suoi allievi più importanti, destinati a proseguire la sua opera di maestro con successo e impegno.

Le ceneri del Drago Ashes of the Dragon Cenizas del dragón Cinzas do Dragão

Chi non ha mai sentito parlare del “mistero della morte di Bruce Lee” alzi la mano. Dal momento che non amo le congetture elencherò soltanto i fatti più importanti e ragionevolmente certi.

Era l'estate del 1973, Bruce stava lavorando in sala di registrazione al doppiaggio de I tre dell'Operazione Drago. Il caldo era opprimente, si sentì male e si allontanòo per qualche minuto. Il malessere proseguì e si ripropose in forme più severe. Bruce venne portato in un famoso ospedale di Hong Kong. Qui gli venne diagnosticato un gonfiore al cervello, e gli venne somministrato il manitol. Bruce forse presentiva qualcosa, e quando si riprese a sufficienza si recò a Los Angeles per accertamenti. Perhaps Bruce had a sense of something, and when he recovered sufficiently he went to Los Angeles for tests.

Il dottor Reisbord e la sua équipe parlarono di crisi epilettica, ed effettuarono gli esami al cervello più accurati che fossero disponibili al tempo. Dr. Reisbord and his team talked about seizures, and performed the most thorough brain tests available at the time. Tutto sembrava si stesse mettendo per il meglio. Everything seemed to be looking for the best. La forza di volontà di Bruce era incrollabile, il morale alle stelle ora che il suo corpo sembrava essere tornato efficiente. Bruce's willpower was unwavering, his spirits skyrocketing now that his body seemed to be functioning again.

Era di nuovo uno straordinario atleta pronto a godersi finalmente il successo meritato.

La paura sembrava passata, ed era stata anche scacciata l'incredulità, fredda come un brivido, che l'aveva percorso dopo il malessere improvviso. Ma c'era anche una enorme dose di rabbia dentro di lui, come se il drago si fosse risvegliato. Mi sono chiesto più volte se quel buonumore, così ostentato in quelle settimane, non servisse invece a mascherare una consapevolezza molto diversa. Il suo carattere era peggiorato, e leggendo le lettere non è difficile incontrare risentimento, sfiducia, paura. Non riconosceva molti amici, si era fatto diffidente e in più di un'occasione apparve irascibile. Con Lo Wei, regista dei suoi due strepitosi successi a Hong Kong – un personaggio certo dozzinale, un “mafioso dietro la macchina da presa”, come ebbe a definirlo qualcuno dell'ambiente, ma pur sempre colui che l'aveva aiutato a diventare una celebrità – arrivò quasi alle mani. Potete immaginare Bruce Lee, cioè la potenza allo stato puro, che pensa di picchiare un regista?

Il carattere di Bruce appariva nella primavera del 1973 uno strano mix tra oscura frustrazione e un'infinità volontà di potenza. La sua arroganza, spesso anche diretta contro i vecchi amici, gli causò tali inimicizie che non pochi in seguito pensarono che la sua morte non fosse affatto accidentale. Come giustificare la fine improvvisa di un atleta in una forma fisica a dir poco perfetta, maniaco nella cura di sé, giovane, pieno di voglia di vivere? È vero che molti grandi artisti marziali non hanno avuto vita lunga – forse conseguenza di un logoramento psicofisico –, ma Bruce, quando è morto, aveva solo 32 anni. Pare addirittura che il dottor Reisbord, a Los Angeles, avesse affermato che Bruce aveva il fisico di un ventenne, e in tasca Bruce aveva un certificato di “fine malattia inequivocabile”. It even appears that Dr. Reisbord, in Los Angeles, had claimed that Bruce had the body of a twenty-year-old, and in his pocket Bruce had a certificate of "unequivocal illness".

Le dicerie hanno spaziato in lungo e in largo, e c'è addirittura chi ha pensato al coinvolgimento di segrete sette di ninja che lo avrebbero ucciso con un colpo ancor più segreto, o mafie cinesi che lo avrebbero avvelenato a causa dei dissapori con Lo Wei o a causa del fatto che aveva voltato le spalle al cinema di Hong Kong mandando in fumo i numerosi introiti che dai suoi film le mafie ricavavano. I fatti dicono che Bruce, che si trovava nell'appartamento dell'attrice Betty Ting-pei, prese un analgesico, il famoso equagesic, per un presunto mal di testa. Poi si stese, e sembrò addormentarsi profondamente. Il produttore Raymond Chow, una specie di ombra nella sua vita quando Bruce era a Hong Kong e che era presente anche nell'appartamento dell'attrice, provò a risvegliarlo. Ma visto che non succedeva niente cominciò a preoccuparsi, chiamò il suo medico personale, che accorse immediatamente. Neanche il medico poté far nulla e allora venne chiamata l'ambulanza, che portò Bruce al Queen Elizabeth Hospital. Versioni discordanti dicono rispettivamente che Lee morì durante il trasporto o che invece era già deceduto nell'appartamento. L'autopsia rivelò tracce minime di cannabis nello stomaco e nell'intestino di Bruce Lee, e la moglie Linda testimoniò che Bruce aveva cominciato a farne uso saltuario soltanto dopo il collasso avuto qualche mese prima. Pare che la marijuana gli desse anche conforto per i dolori atroci alla schiena, che era davvero mal messa da almeno cinque anni. Attorno a questa sostanza si scatenò un vero e proprio scandalo, anche perché le droghe leggere a Hong Kong erano considerate alla stregua dell'eroina. Il cervello era molto gonfio e pesava il 13% in più del normale. La cannabis non c'entrava, questo appare ovvio anche a chi non ha particolari competenze mediche, ma i rotocalchi della città trovarono una miniera d'oro per i loro pettegolezzi. Forse era stata colpa dell'equagesic, di un'allergia a uno dei componenti. Forse la rottura di un vaso sanguigno del cervello fu la causa reale della morte. I migliori medici legali espressero i loro insigni pareri, ma il caso non fu mai risolto completamente. Il drago sembrava essersi accasciato all'improvviso, come per effetto di un'arcana maledizione. Quasi ventimila persone parteciparono a Hong Kong al funerale del divo, racchiuso in una bara di bronzo. Vi fu una cerimonia anche a Seattle, cui partecipò un numero esiguo di persone. Tra questi l'amatissimo Steve McQueen, l'amico e rivale James Coburn, Dan Inosanto e Taky Kimura, due dei suoi allievi più importanti, destinati a proseguire la sua opera di maestro con successo e impegno.