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Podcast in Italia, Ma perché la Cina non cresce più

Ma perché la Cina non cresce più

5 minuti contati, 4 troppi impegni, 3 mille preoccupazioni, 2 tutto gira contro la tua

serenità, 1 Rescue Spray, la miscela di fiori di bacco originali per i tuoi momenti ad alta

intensità emotiva. In farmacia, parafarmacia e derboristeria.

L'economia cinese si è impantanata. Nonostante la revoca ha sorpresa alla fine dell'anno

scorso di tutte le restrizioni, qualcosa continua a non andare.

Tra la popolazione c'è sfiducia. Gli studenti pubblicano foto online in cui buttano nel

bidone della spazzatura la propria laurea e le famiglie non sembrano più così tanto

desiderose come un tempo di acquistare una nuova casa.

La produzione industriale è rallentata e la disoccupazione giovanile nel frattempo

è schizzata al 20,8%. Un record.

La banca centrale cinese è l'unica al mondo che invece di alzare i tassi d'interesse come

accade qui da noi, li abbassa per cercare di stimolare il credito e quindi l'economia.

Perfino il partito comunista cinese ammette le difficoltà. Quella che tutti siamo abituati

a vedere come l'inarrestabile fabbrica del mondo ha smesso di crescere. Ma perché?

Io sono Marco Maisano e ogni giorno, assieme a chi ne sa più di me, provo a ripartire

dalle basi per rispondere alla domanda più semplice del mondo. Ma perché?

Dunque, non è una cosa comune sentire direttamente dalla voce delle più alte cariche dello Stato

cinese che qualcosa non va, non funziona. Li Qiang, il primo ministro della Repubblica

popolare cinese, ha ammesso il rallentamento dell'economia del suo paese.

Gli economisti parlano di una mancanza di fiducia dei cittadini, lo dicevamo prima,

il che, se vogliamo, è anche comprensibile. I lockdown cinesi sono stati severissimi.

Ci ricordiamo tutti le immagini delle persone letteralmente imprigionate nei propri appartamenti

e addirittura i cancelli costruiti fuori in fretta e furia di fronte all'entrata dei palazzi

per impedire alle persone di uscire o forse di scappare. Quello che oggi sta attraversando

la popolazione cinese a tratti sembra essere un vero e proprio trauma post-covid.

A quanto si apprende, il governo centrale sta studiando le prossime mosse per favorire

una ripresa, ingenti sussidi alle famiglie e maxie emissioni di titoli di Stato per finanziare

nuove infrastrutture. Basterà? Ad oggi le previsioni sono al ribasso. La Cina sembra

davvero essersi impantanata. Ma perché? A rispondere alla domanda di oggi è tornato

Filippo Santelli, capo redattore dell'Economia di Repubblica. Questa è la risposta che mi ha mandato.

Ma perché l'economia cinese non cresce più come prima? Beh, prima di tutto bisogna dire

che per decenni l'economia cinese è cresciuta a ritmi pazzeschi, con pochi uguali nella storia.

Dagli anni 90, dopo le riforme di mercato, il PIB della Cina è aumentato in media di oltre

10 punti l'anno. In 30 anni un paese che partiva da un livello di povertà estremo ai livelli

dell'attuale Corea del Nord, si è trasformato così nella seconda economia mondiale, ha elevato

al benessere centinaia di milioni di persone, creato un enorme settore industriale con punte

tecnologiche avanzatissime. Insomma, in una generazione la Cina ha compiuto un balzo che in occidente

ha richiesto oltre un secolo e che l'ha resa la superpotenza che oggi conosciamo e un po' anche temiamo.

Ma non poteva continuare per sempre, questo le autorità comuniste lo sapevano. Perché il miracolo

cinese si basava su una serie di ingredienti tipici di un paese emergente. Una popolazione

giovane in crescita, un esercito di lavoratori a basso costo, massicci investimenti pubblici

in infrastrutture e industria pesante. È il modello fabbrica del mondo che ha creato effetti collaterali

insostenibili, devastato l'ambiente, costruito cattedrali nel deserto, gonfiato enorme bolle di debito

e immobiliari. Storicamente questo modello riesce a portare il paese fino a un certo punto del percorso

di crescita. Un livello di reddito medio, ma non oltre. Perché a un certo punto la produttività

di quegli investimenti inizia a calare progressivamente e inesorabilmente. Quando Xi Jinping è salito

al potere dieci anni fa, aveva ben chiaro che la traiettoria di crescita si stava appiattendo.

Anche per la frenata demografica che nei prossimi anni priverà la Cina di decine di milioni di lavoratori.

Così Xi ha subito indicato come uno dei suoi grandi obiettivi quello di traghettare la Cina verso un nuovo

modello di sviluppo, trainato da innovazione, consumi interni, di alta qualità. Se negli ultimi mesi la Cina

è cresciuta meno del previsto, è anche per una stretta sul settore immobiliare, arrivato a valere un terzo

dell'economia nazionale, che è stato lo stesso Xi a volere. L'effetto collaterale di una medicina necessaria

si potrebbe dire, necessaria a spostare risorse verso settori più produttivi. Quello che non è chiaro,

però, ed è il vero problema, è se questa medicina il partito comunista sia disposto a berla fino in fondo

e a farla bere alla Cina. Per cambiare modello di sviluppo, infatti, servono riforme profonde che tolgano

risorse ai settori che fino a oggi hanno prosperato, come le grandi e inefficienti industrie di Stato,

e le trasferiscano agli imprenditori privati e alle famiglie, per esempio creando un vero sistema di welfare.

Sono riforme che nel breve periodo potrebbero anche provocare una recessione e che scontenterebbero

i tanti gruppi di potere fuori e dentro al partito, nati e arricchitisi negli anni attorno al precedente

modello economico, una parte fondamentale del patto politico che regge il paese. Così, oggi, la Cina

sembra sempre di più prigioniera di questo dilemma. Da un lato la necessità di cambiare motore di sviluppo,

perché quello vecchio perde colpi, dall'altro la paura, o forse la certezza, che questo cambio in corsa

generi effetti imprevedibili sulla stabilità del sistema, lo spauracchio più grande per il partito.

Grazie a Filippo Santelli. Come avete sentito, l'economia cinese si è impantanata, non c'è dubbio,

ma ricordiamoci, stiamo sempre parlando di un impero, nel senso che i dati sono sicuramente a ribasso,

ma comunque superiori rispetto a quelli che noi siamo abituati a vedere quando parliamo di recessione a casa nostra.

Questo non toglie che però questo rallentamento ci sia.

Peraltro, dobbiamo sperare tutti in realtà che la Cina si riprenda. Abbiamo visto durante il Covid,

durante le chiusure di Pechino, come le cose sono cambiate anche qui da noi, per cui c'è da sperare

che a un certo punto il governo si inventi veramente una via d'uscita e permetta alla propria economia,

quella cinese, di tornare a crescere. Io vi ringrazio per essere rimasti con me anche oggi

e come sempre vi do appuntamento a domani. Ciao!

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