26 dicembre
Parto per Roma fra due ore.
C'è una grande novità; il babbo non viene ad accompagnarmi, ma mi affida invece al signor Clodoveo Tyrynnanzy, suo intimo amico che viene appunto nella capitale per affari, e che mi consegnerà al dottor Collalto, - nelle sue proprie mani medesime - come ha detto lui. Che tipo buffo è il signor Clodoveo!
Prima di tutto vuol far sempre il forestiero, e s'è cambiato gli i del suo cognome, che sarebbe Tirinnanzi, in tanti ipsilonni facendone un Tyrynnanzy , perché dice che nel suo commercio, rappresentando le principali fabbriche d'inchiostri dell'Inghilterra, gli giova presentarsi ai clienti con tre ipsilonni ... E poi è un tombolotto grosso e grasso con un faccione largo contornato da due cespugli rossi di fedine e con un nasino più rosso che mai e tondo tondo nel mezzo, che pare proprio un di què pomodorini piccoli ma tutto sugo.
- Bada! - gli ha detto il babbo - ti prendi una bella responsabilità, perché Giannino è un ragazzaccio capace di tutto...
- Eh! - ha risposto il signor Clodoveo - ma non sarà capace di scuotere la mia flemma inglese garantita come i miei inchiostri... Se non è buono gli tingo la faccia e lo mando in una colonia indiana!...
- Marameo! - ho detto fra me, e son salito a prepararmi la valigia con Caterina, perché da me solo, col braccio malato, non posso.
Ho messo tutto quel che mi può occorrere a Roma: le tinte, la palla di gomma coi tamburelli, la pistola col bersaglio, e ora metterò anche te, mio caro giornalino, che mi accompagni in tutte le vicende della mia vita...
A rivederci dunque a Roma!