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Oggi vorrei portare la vostra attenzione sulle divisioni amministrative dell'Italia, dove il fenomeno del decentramento e attuato già da tempo.
Scusi professore, che cosa si intende per decentramento?
Il concetto non mi è chiaro.
Per quanto riguarda l'Italia.
Possiamo dire che si tratta di una Repubblica regionalista.
Nel senso che fin dalla Costituzione del 1948.
Era prevista una suddivisione in enti territoriali, regioni, Province e Comuni.
E si godono appunto per il dettato costituzionale di un'ampia autonomia rispetto al potere centrale.
Costituendo dunque una sorta di amministrazione in diretta dello Stato.
Alle regioni e addirittura attribuito il potere legislativo, lo stesso potere che nei sistemi democratici di governo come il nostro viene attribuito ai parlamenti.
E se possono infatti legiferare, cioè emanare leggi aventi la medesima forza, lo stesso rango di quelle ordinarie provenienti dalle due camere.
È ciò che si chiama lo statuto speciale delle regioni italiane.
No?
Delle 20 regioni in cui l'Italia è suddivisa, soltanto 5 hanno uno statuto speciale.
Il Trentino Alto Adige, la Valle d'Aosta ed il Friuli Venezia Giulia, regioni di confine con importanti minoranze linguistiche e la Sicilia e la Sardegna per il loro carattere insulare e le forti tendenze autonomiste nel passato.
Sono regioni cosiddette autonome, cioè godendoti di particolari condizioni di autonomia rispetto alla capitale.
Tali regioni trattengono per sé dal 60% Val d'Aosta al 100% Sicilia delle entrate fiscali, dovendo dunque provvedere al finanziamento di numerosi settori con le proprie risorse.
Ma un tal livello di autonomia non può nuocere al potere centrale, nel senso di un suo indebolimento.
In realtà il potere legislativo delle regioni si espleta o dovrebbe espletarsi nell'ambito delle materie di competenza indicate dalla Costituzione.
Questo per controbilanciare la spiccata tendenza delle leggi regionali allo straripamento di competenza, in quanto le regioni hanno a volte travalicato i confini delimitati dalla normativa nazionale.
Ma passiamo ora agli altri due enti locali, le province e i comuni ai quali la regione deve delegare alcune funzioni essenziali della pubblica amministrazione.
Le competenze delle province riguardano così la tutela dell'ambiente, lo smaltimento dei rifiuti, alcuni servizi sanitari essenziali, la viabilità e i trasporti.
Quelle dei comuni sono tra le altre, lo stato civile e l'anagrafe e la polizia urbana, i vigili.
Come di certo sapete, i comuni sono governati da una giunta espressione del consiglio comunale con la suo capo, il sindaco, le province hanno la medesima struttura con il presidente della Provincia.
Le 110 province e gli 8100 comuni italiani rappresentano gli snodi necessari di tutta l'azione amministrativa e governativa.
Possiamo dire che
se non esistesse il decentramento, ogni pratica amministrativa verrebbe tirata per le lunghe nei meandri dei ministeri della capitale, con conseguenze disastrose per il paese.
Professore, negli ultimi anni si è sentito spesso parlare di federalismo, di cosa si tratta?
Nello Stato federale, l'autonomia raggiunge la sua espressione estrema.
Gli enti territoriali esercitano tutti i poteri pubblici e godono della massima indipendenza dal potere centrale, rimanendo nelle mani del governo federale esclusivamente la gestione della politica estera e della difesa nazionale.
La revisione della costituzione adottata tramite referendum popolare nel 2001, prevede un'evoluzione in senso federale dello Stato italiano.