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La coscienza di Zeno (Graded Reader), Capitolo 8. Un matrimonio disastroso

Capitolo 8. Un matrimonio disastroso

La nascita dei gemelli ha portato un po' di dolcezza a Guido e a sua moglie. Sembravano quasi felici. Ma la gioia è durata molto poco. Guido è tornato alla vita di prima: ufficio durante la settimana, caccia nel fine settimana e molte notti a pesca. Ada si sentiva molto sola. E quando l'ho vista in viso ho capito che c'era qualcos'altro in lei. La malattia.

La sua voce era diventata insicura e il viso magro, senza luce e pallido. Spesso piangeva e si lamentava del marito con me e Augusta, i suoi unici amici. Il dottore ha spiegato di cosa si trattava: morbo di Basedow. Ada era diventata brutta ma era sempre molto dolce con me. Pensavo che forse poteva innamorarsi di me. Era un speranza o un brutto sogno?

Il dottor Paoli ha consigliato di mandare Ada in una casa di salute a Bologna per guarire. La malattia era grave. Abbiamo accompagnato la malata in stazione. Ada, con gli occhi enormi per colpa della malattia, ci salutava con il fazzoletto dal treno. Mia suocera mi ha ringraziato, anche la piccola Anna, che ormai aveva 12 anni. Mi volevano bene perché mia moglie era in salute, mentre odiavano Guido perché aveva fatto ammalare Ada.

Guido era sempre di cattivo umore. Andava spesso a caccia e a pesca e non voleva Ada di nuovo a casa. Dentro di lui – io lo sapevo, – sperava che lei restasse a Bologna, per stare da solo con Carmen.

Quando Ada è tornata, era appena nato il mio ultimo figlio, il piccolo Alfio. In stazione Guido è stato bravo, l'ha abbracciata e baciata. Era proprio un bravo attore. Non si è nemmeno accorto che Ada aveva il viso sempre più gonfio e rosso.

Fare il bilancio della casa commerciale è stato molto faticoso, lavoravo anche dieci ore al giorno. Solo allora ho scoperto quanto grande era la perdita di denaro. Ho raccontato tutto ad Augusta, che mi ha consigliato di andare da un avvocato. Non voleva vedere che anche io perdevo del denaro. Secondo lei dovevo lasciare tutto e tornare alla mia azienda di famiglia. Il 15 gennaio abbiamo chiuso il bilancio: un vero disastro! Metà del denaro era perso. Ho chiesto a Olivi di controllare i nostri conti ma non c'erano errori. Olivi ci ha consigliato di chiudere la casa commerciale, secondo la legge. Guido prima ha riso, poi si è arrabbiato.

– Conosco bene la legge. Sono io il solo responsabile. Tutto ha il mio nome.

– Vuoi che prepari una lettera con il bilancio per tuo padre?

– Ti dirò io quando e in che modo.

– Guido, io sono il contabile! La legge dà la colpa anche al contabile per un disastro simile!

– Hai ragione, ma io sono il capo e preparo il bilancio che voglio. Scriverò io a mio padre.

– Come vuoi.

– Andiamo fuori, ho caldo e ho bisogno d'aria.

Siamo usciti a passeggiare. Era una serata fresca. Lui si lamentava dei suoi problemi, del suo matrimonio simile a un disastro, della gelosia della moglie. Poi gli è venuta un'idea: poteva chiedere ad Ada di aiutarlo con la metà del denaro. L'anno dopo le poteva ridare tutto. L'ho salutato davanti al cancello di casa.

In quei giorni Guido stava poco in ufficio. Era indignato dal mio progetto di far diventare Olivi direttore e anche dal no di Ada alla richiesta di denaro. Diceva che Ada lo faceva soffrire con la sua gelosia. La verità è che parlavano sempre di denaro e lui non riusciva ad avere quello che voleva. Per questo era disperato! Una mattina non è venuto in ufficio: la sera prima aveva tentato il suicidio. Era fuori pericolo. Augusta era spaventata, io solo arrabbiato. Guido era così stupido da tentare di morire per farsi dare il denaro dalla moglie? Aveva solo finto di suicidarsi con la morfina. Che attore! Che azione indegna!

Ada ha provato pena e gli ha dato il denaro che gli serviva. Guido dalla gioia ha persino detto che se lei voleva poteva mandare via Carmen dall'ufficio. Ada gli ha creduto. Anche se non mi fidavo più di lui sono andato a trovarlo. Mi aspettava a letto, fingendo di essere mezzo morto. Un bravo attore fino alla fine! Quando stavo per andare via, è arrivata Ada di corsa.

– Ti prego, Zeno! Vieni qui, devo parlarti.

Per un attimo ho pensato che Ada voleva dirmi il suo amore. Ma certo: dovevo prenderla tra le braccia e capire. Baciare quel viso malato e gonfio e capire dalla sua voce agitata che finalmente si era innamorata di me.

– Io amo Guido. Augusta mi ha detto che tu vuoi lasciare la casa commerciale ma io ti prego di restare con lui. Guido non è capace di fare tutto da solo.

– Se me lo chiedi continuerò ad aiutare Guido. Farò il mio meglio.

– Io devo tornare a Bologna in casa di salute e voglio partire tranquilla.

– Resterò con lui, è una promessa!

– Grazie, Zeno, – mi ha detto prendendomi la mano. Cosa voleva dire questo gesto?

– Alla fine hai sposato un uomo ancora più strano di me, Ada!

Non so perché ho detto questa frase ma ancora oggi me la ricordo benissimo.

– È vero. Ma sono felice per Augusta: tu sei migliore di quello che pensavo. Sei il migliore uomo della nostra famiglia, sei la nostra speranza.

Io le ho stretto la mano in silenzio. Lei ha subito tolto la sua mano dalla mia.

– Mi dispiace di averti fatto soffrire. Sei stato davvero così male per me?

– Sì. Sì, Ada. Molto, molto!

– Mi dispiace, mi dispiace tanto, davvero! Ma tu adesso ami Augusta, – e piangeva disperata. – Ora tra noi due c'è un affetto da fratelli. Vuoi aiutarmi a proteggere il nostro Guido? Io ho bisogno di te.

– Ma certo, lo farò.

Sono uscito di casa felice. Ada mi ha accompagnato al pianerottolo, come faceva Carla. Tutto era chiaro: io l'avevo amata e ora amavo Augusta. Il mio vecchio amore ora era diventato dolce. Avrei fatto tutto per lei. Mi sentivo bene, pieno di salute, con il cuore buono e forte. Ero davvero l'uomo migliore della famiglia Malfenti.

Il giorno dopo Guido si trovava in ufficio. Ci siamo messi a fare conti per eliminare la perdita di denaro. Non potevamo usare il denaro di Ada per cancellare la perdita. Guido cercava di evitare problemi con la legge, e ogni giorno si inventava un nuovo progetto disperato. Per esempio distruggere tutti i vecchi libri dei conti. Intanto non mandava via Carmen, come aveva promesso alla moglie. Ada, dopo la casa di salute, è andata a riposare sul Lago Maggiore. Io le scrivevo che Guido era più presente in ufficio e che ogni tanto guadagnava qualcosa.

Un giorno però ho scoperto che Guido giocava in Borsa. Si era messo in affari con Nilini, un mediatore commerciale che non mi piaceva per nulla. Era un uomo brutto e dal viso giallo, ma molto astuto. Parlava sempre tanto, soprattutto di affari. Guido mi ha spiegato che facevano ottimi affari e che non dovevo arrabbiarmi: se perdeva smetteva di giocare, se vinceva ridava i soldi alla moglie. La famiglia Malfenti non era preoccupata perché anche Giovanni era stato un giocatore di Borsa e aveva guadagnato molto.

Quando Ada è tornata era molto brutta e gonfia. Era felice delle vincite del marito in Borsa ma era ancora gelosa di Carmen, che non era andata via dall'ufficio. Io le ripetevo che doveva aver paura della Borsa e non di Carmen.

Una sera Guido mi ha chiesto di andare di nuovo a pesca di notte con lui.

– Tu che sei chimico mi dici se è più efficace il Veronal puro o il Veronal al sodio?

– Il sodio viene assorbito molto facilmente.

– Quindi se voglio morire devo prendere il Veronal al sodio?

– Sì. E chi non vuole morire deve prendere il Veronal puro.

Una mattina Nilini è entrato in ufficio urlando. Era arrabbiato perché Guido aveva fatto affari con un altro mediatore commerciale. Guido aveva perso moltissimo denaro e piangeva. Si lamentava disperato. Perché lamentarsi? Era andato incontro al suo disastro da solo!

– Chi non ha giocato in Borsa, Zeno? Anche nostro suocero giocava! Anche tu hai giocato!

Mi faceva pena.

– Parlerò io con nostra suocera. Tu parlerai con Ada. Troveremo una soluzione.

– Non posso parlare con Ada! Non ce la faccio. Sai come sono fatte le donne.

– E allora?

– Parlerò con mia suocera e lei dirà tutto a mia moglie. Intanto stasera parto per la caccia.

– Per la caccia? Sei pazzo?

– Voglio un ultimo divertimento prima del disastro. Vieni anche tu!

– Nemmeno per sogno!

– Ho bisogno di riposo dopo un disastro simile. Poi riprenderò tutto in mano. Sei un vero amico. Faremo una nuova casa commerciale e tu avrai uno stipendio.

– Non ha più importanza. Non pensare alla perdita di denaro. Ora parla con tua suocera, solo questo è importante adesso.

Ero deciso a trovare il denaro che gli serviva. Non so se lo facevo per lui o per Ada, o forse solo perché avevo lavorato con lui. Dovevo prendere una parte del denaro della mia azienda. Augusta si è indignata a questa idea. La sua gelosia per la sorella era fortissima.

– Come hai potuto non dirmi nulla? Come puoi dare il tuo denaro a Guido?

– Perché dici così, Augusta?

– Credo che Ada sia innamorata di te.

– Ma cosa dici?

– Io so che tu ami anche me.

– Ma Ada è davvero innamorata di me?

La notte del suicidio pioveva fortissimo. Alle undici di sera Guido aveva detto alla moglie che aveva preso il Veronal. L'ha baciata e le ha chiesto perdono per averla fatta soffrire. Lei non gli credeva. Ha chiamato un dottore che è arrivato senza nulla contro il Veronal, così hanno chiamato il dottor Paoli. È arrivato all'alba, quando Guido era davvero morto. Che sfortuna! Sono arrivato a casa loro e di colpo ho provato molta pena per Guido. I morti sono sempre buoni e puri.

Avevo un progetto per salvare la casa commerciale: avrei messo io tutto il denaro necessario. Impegnato a fare questi conti mi sono dimenticato del funerale di Guido. E quando mi sono reso conto che avevo dimenticato il funerale sono partito di corsa insieme a Nilini ma siamo andati al funerale sbagliato. Mia moglie mi ha rimproverato ma le ho spiegato che stavo lavorando per la casa commerciale: ero o non ero l'uomo migliore della famiglia?

Ada mi aspettava per le scuse. Era magra e più bella.

– Io ti scuso. So che tu non lo amavi, povero Zeno. Zeno, fratello mio!

– Ma come puoi dire così? Io gli volevo bene!

– Nemmeno io sapevo amarlo. Odiavo il suo violino. Ero gelosa di te ed Augusta, della vostra felicità. Tu gli stavi vicino anche odiandolo, gli volevi bene per il mio amore. Doveva finire così!

– Cosa potevo fare di più per lui?

– Salvarlo. Io, tu, noi dovevamo salvarlo.

E di colpo Ada è caduta a terra. Aveva perso i sensi.

Io non ho odiato Guido. L'ho protetto come potevo. Il rimprovero di Ada era ingiusto.

Il giorno della sua partenza per Buenos Aires insieme ai bambini Ada mi ha detto:

– Addio, Zeno, fratello mio. Ricorderò sempre che non ho saputo amarlo. Lascio questo Paese perché voglio abbandonare i rimorsi.

– Non dire così, Ada. Non darti colpe che non hai. Sei stata una buona moglie.

Lei piangeva. La giornata era nebbiosa. Ada salutava dalla nave. Era elegante e bellissima. Io piangevo e pensavo che non avrei mai potuto dirle che ero innocente.

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