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La coscienza di Zeno (Graded Reader), Capitolo 7. Storia di una casa commerciale

Capitolo 7. Storia di una casa commerciale

Guido dal primo momento mi ha voluto con sé nei suoi affari. L'idea di lavorare con lui mi piaceva molto per due motivi: Guido era un amico per me e pensavo ancora di poter dimostrare al mondo che ero un bravo commerciante. Guido aveva bisogno della mia protezione e dei miei consigli, anche se non sono mai stato fortunato negli affari. Lui però era sicuro che io fossi bravo e questo mi bastava. Per la nostra casa commerciale Guido ha comprato due scrivanie, una per lui e una per me. Ero molto orgoglioso. Aveva grandi progetti di commercio, nuovi rispetto a quelli del suocero Malfenti e della mia azienda con Olivi. Guido si fidava molto di me, infatti ho lavorato per lui e con lui per due anni senza avere uno stipendio. La nostra casa commerciale infatti – ora posso dirlo, – non ha mai guadagnato nulla.

Mi sentivo molto legato a Guido e oggi penso che questa amicizia è nata dalla mia malattia. Perché? Perché quando stavo bene con lui dimostravo a tutti che Ada mi era indifferente! Per stare vicino a Guido facevo di tutto, e piano piano gli volevo sempre più bene.

Il nostro ufficio era molto luminoso e aveva tre stanze: una per fare i conti, una con la cassa del denaro e una con scritto: “Privato”. Guido portava nella casa commerciale la sua esperienza di studio in Inghilterra. Le nostre scrivanie stavano nella bellissima stanza privata, con divani, poltrone e pareti eleganti. L'unico nostro impiegato, giovane e non esperto, era Luciano.

Oggi Luciano è un commerciante di Trieste molto rispettato.

Da Buenos Aires, dopo qualche mese, è arrivato il denaro. Guido però, anche se aveva studiato alla Scuola superiore di commercio, non aveva le idee chiare sulla scienza del dare e avere. Non amava spendere denaro e diceva di no a tanti affari, anche quelli che a me sembravano ottimi affari. Io lasciavo le scelte a lui, che era il proprietario della casa commerciale. Non prendevo mai decisioni, studiavo gli affari e criticavo ma non decidevo. Eravamo un po' come don Chisciotte e Sancho Panza. Lui era don Chisciotte, io Sancho Panza.

Era bello stare nel nostro ufficio luminoso. Lavoravamo poco e chiacchieravamo tanto, anche con Luciano. Augusta, la sera a casa, mi chiedeva quando iniziavamo a guadagnare qualcosa.

– Tesoro, non è il momento!

– Ma come? Lavorate tanto, tutti i giorni…

– Non pensiamo al denaro, ora. Dobbiamo studiare bene la situazione!

– Se lo dici tu… ma noi…

Augusta era sospettosa ma si fidava di me. Io intanto pensavo che Guido non aveva proprio il talento del commerciante. Per esempio nel nostro ufficio ha cominciato a portare il suo cane da caccia, di nome Argo. Mi sono indignato. Come si può portare un cane in ufficio tutti i giorni? Argo faceva molto rumore e sporcava. Per me avere un cane in ufficio era segno di incapacità, ma Guido lo voleva tanto con sé. Ho sempre odiato quel cane, ma non mi lamentavo.

Il quinto essere umano entrato nel nostro ufficio è stata Carmen. È arrivata una mattina per un colloquio di lavoro, con una lettera di presentazione. Era molto bella, alta e con un bel corpo, con gli occhi luminosi e il viso bruno. Aveva un trucco perfetto e degli stivaletti eleganti. Guido l'ha subito fatta entrare nel suo ufficio.

– Signorina, conosce la stenografia?

– No, signore. Ma sono brava a scrivere sotto dettatura.

– Conosce l'inglese, il francese o il tedesco?

– Conosco un poco il tedesco.

– Il tedesco lo conosco molto bene io. Non so…

– Mi piacerebbe imparare cose nuove.

– Be'…

– Mi basta uno stipendio basso…

– Allora… va bene. Ma deve studiare la stenografia.

La bellezza femminile ha questo effetto sull'uomo. La sera ho raccontato a mia moglie del colloquio e lei ha pensato subito che Guido aveva fatto un colloquio per un'amante. Io ho detto che Carmen mi sembrava una ragazza perbene. Il giorno dopo però Ada, sospettosa, è venuta in ufficio. Guido non era in ufficio. Le due donne si sono studiate con lo sguardo: erano simili e molto belle. Ada, con la sua bellezza silenziosa, sembrava la moglie perfetta, mentre Carmen, con la sua bellezza urlata, l'amante perfetta. Ada era gelosa e ha guardato con odio lei e i suoi stivaletti eleganti. Per l'ultima volta ho visto Ada bella e orgogliosa. Da quel giorno la sua vita è stata un disastro.

Carmen ha portato tanta vita ed energia nel nostro ufficio. Guido aumentava gli affari, perché voleva dimostrare a me e a Luciano che Carmen era necessaria. Inventava sempre nuovi lavori per tenerla impegnata. Per mezzo del commercio cercava di corteggiare Carmen. Con lei era dolce e affettuoso quando le insegnava a scrivere e a fare conti.

La nostra casa commerciale in quei tempi si è impegnata in tanti affari, come quello con Tacich. Tacich veniva dalla Dalmazia e suo padre aveva lavorato con il padre di Guido in Argentina. Era un uomo bellissimo, forte e alto. Mi sembrava perfetto per stare vicino a Carmen, vista la sua bellezza. Infatti anche lui aveva notato la bellezza di Carmen e veniva tutti i giorni a trovarci in ufficio. Guido e Tacich lottavano come due rivali per avere l'attenzione della donna. Io guardavo la loro lotta e mi divertivo.

L'affare che Tacich ci proponeva era con il solfato di rame. Diceva che il solfato di rame cambia prezzo molto facilmente e che quindi è possibile comprarlo a prezzo basso e rivenderlo quando il prezzo è più alto. Abbiamo così comprato molte tonnellate di solfato di rame in Inghilterra per poi venderlo a prezzo più alto. Guido era certo di guadagnare molto denaro, con questo affare. Ma mentre Guido pensava al successo e ai soldi il solfato di rame non saliva di prezzo e quindi addio affare. Abbiamo perso molto denaro. L'unica cosa positiva di questo affare andato male è stata che Tacich è partito e non è più tornato da noi a corteggiare Carmen. Da quel momento Guido ha sempre pensato che il motivo del suo disastro era il solfato di rame.

In quel periodo ero spesso assente dall'ufficio perché Carla mi aveva abbandonato da poco e io soffrivo a vedere l'amore tra Guido e Carmen. Forse ero geloso perché Carmen mi ricordava Carla. Pensavo che anche con la seconda donna Guido era stato più fortunato di me. Io avevo perso Carla per stare con mia moglie, avevo sofferto tanto. Per me era difficile avere due donne nello stesso tempo. Guido invece era tranquillo e felice, anche amando due donne insieme.

Quando sono tornato in ufficio, dopo la mia assenza, Guido mi ha abbracciato come sempre. Luciano era molto felice del mio ritorno perché senza di me gli affari erano andati malissimo per colpa del solfato di rame e della paura di Guido dopo questa brutta esperienza. Carmen invece – non so per quale motivo, – mi ha proposto una bella amicizia. No! Anche lei! Ero disperato, anche Carmen mi allontanava come uomo e amante.

Guido spesso non si faceva vedere in ufficio, perché andava a caccia o a pesca. Io lavoravo molto e Guido mi voleva sempre più bene. Mi invitava a caccia con lui ma io dicevo sempre di no perché odio la caccia. Però ho accettato un invito a una pesca notturna.

Quella sera la mia piccola Antonia piangeva disperatamente, e io non ero bravo a farla smettere. Così Augusta mi ha mandato via. Ho camminato a lungo di notte per arrivare al porto. C'erano tante stelle e la notte era dolce e calma. Ero tranquillo e pensavo ad Augusta. Arrivato al molo Sartorio l'acqua era calma e alta. Vicino a me c'era una donna con degli stivaletti eleganti: Carmen.

– Carmen?

– Che bello, signor Cosini! Anche lei sarà alla pesca con Guido?

– Guido mi ha invitato. Se avete altro da fare vi lascio soli.

– Ma no! Sono felice di vederla. In barca ci sarà anche Luciano. Tutto l'ufficio! È la prima volta che vado a pesca con Guido.

– Davvero?

– No, la seconda. Però era di mattina.

Guido ci ha chiamati per farci salire. Davanti a me, a poppa, sedeva Guido e ai suoi piedi Carmen. Luciano remava. Siamo partiti, le luci del porto si allontanavano. Tante barche come noi pescavano. Guido ha dato a tutti una lenza con l'amo per pescare. Mangiavamo panini e bevevamo birra, mentre Guido chiacchierava sempre. Parlava del mare, del prezzo dell'oro. A un tratto la mia lenza tirava forte: avevo pescato una grossa orata color argento. Un'orata di tre chilogrammi! Ero stanco e volevo tornare a casa. Ho spiegato a Guido che mia figlia piangeva tanto e che dovevo andare da Augusta. Arrivato a casa infatti Antonia aveva la febbre alta. Si lamentava molto e io mi sentivo in colpa. Era colpa mia, che ero andato via? Non riuscivo a dormire, avevo un peso al cuore. Così ho parlato con Augusta, le ho detto tutto, che Carmen era con noi in barca e che mi sentivo in colpa. Lei ha capito e mi ha abbracciato. Però le ho chiesto di farmi una promessa: non doveva dire a nessuno di Carmen e Guido. Non potevo rovinare la vita del mio amico.

Un giorno, in ufficio, parlando di affari, Guido ha detto che lui odiava il commercio. E ha detto anche che se l'ultimo affare non andava bene, lasciava tutto e chiudeva la casa commerciale.

– E come guadagnerai, Guido?

– Con il violino, per esempio. O con attività più intelligenti.

– Be', però bisogna studiare molto.

– Allora con la letteratura.

– Guido, ma dici sul serio?

– Certo! Volete delle belle favole? Ne invento una come Esopo!

Tutti abbiamo riso. Lui era serio. Ha preso la macchina da scrivere e ha cominciato a battere sui tasti. Ha scritto due favole sugli animali. Le abbiamo lette.

– Ma cosa si guadagna da due favole così? – ha chiesto Luciano.

– Il piacere di averle scritte! E poi tanto denaro.

– Sono bellissime! Posso copiare queste favole? – ha chiesto Carmen innamorata.

Ero geloso e sentivo dolore dappertutto. Ho preso la macchina da scrivere e ho cominciato anche io. Ho scritto due favole bellissime.

– Non è una favola! – ha detto Guido ridendo.

– Lei non vuole bene a Guido! – ha detto Carmen arrabbiata.

– Le tue favole sono migliori delle mie, Guido. Ma queste sono le prime favole che scrivo!

– Anche le mie, cosa credi?

– Allora tu hai di certo un talento speciale per le favole.

Così abbiamo chiuso la nostra lotta per dimostrare chi era il migliore. Per gli affari invece era necessario essere molto più seri. Dopo il solfato di rame avevamo paura di perdere molto denaro. Facevamo tanti piccoli affari, Guido non cambiava il suo modo di fare commercio. Per questo motivo abbiamo sempre perso molto denaro e guadagnato poco o niente. Gli antichi Greci usavano una parola che è perfetta per Guido: “astuto imbecille”. Guido infatti era una persona molto astuta, ma anche molto stupida. Senza capire nulla si è trovato coinvolto sul cattivo affare del solfato di rame. Allo stesso modo, senza capire nulla, si è trovato coinvolto anche in altro: la nascita dei suoi due gemelli.

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