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La coscienza di Zeno (Graded Reader), Capitolo 6. L’amante

Capitolo 6. L'amante

Arrivato al pianerottolo di Carla non sentivo cantare. La giovane stava cucendo con la mamma. Ero di pessimo umore perché speravo di trovarla sola. Abbiamo studiato un po' di canto. Io leggevo, lei ascoltava e la madre stava lì ferma. Carla quindi ha fatto uscire la madre. Io desideravo stare da solo con lei.

– Ma non vede che a me non importa nulla del suo canto?

L'ho abbracciata con violenza, poi l'ho baciata in bocca con passione. Le ho spiegato che non vedevo l'ora di vederla. Carla sorrideva e, mentre la accarezzavo, mi parlava della loro situazione disperata. Voleva farmi pena. Mi ha raccontato anche del suo fidanzato, che l'aveva abbandonata. A me di quel fidanzato non importava nulla! Volevo solo sapere quanti baci le aveva dato. Augusta intanto mi aspettava a casa. Dovevo andare. Non avevo rimorsi perché Carla mi aveva promesso tutti i baci che volevo, da amico. In questo modo io non tradivo veramente mia moglie.

– Io stimo molto mia moglie. Ero innamorato di sua sorella ma ho sposato lei.

– È bella la sua signora?

– Secondo i gusti.

Con queste parole avevo tradito tutte e due le donne e il loro amore. Ho dato a Carla una busta con un po' di denaro. Prima di uscire l'ho baciata e lei ha risposto, per la prima volta con passione, al mio bacio. Ero riuscito nel mio intento.

– Io le voglio bene perché lei è tanto buono. Ora so che non devo farla aspettare.

Tutto era chiaro. Una volta uscito da lì mi sentivo male. Ero inquieto. Volevo tornare da Carla e dirle che si sbagliava, che io amavo mia moglie. In fondo non avevo detto di non amarla! Ma non avevo nemmeno detto di amarla veramente. Carla aveva capito che ora ero suo, per questo mi aveva baciato con passione. Mi sono seduto al Giardino Pubblico. Con il bastone ho segnato per terra una data. Non era la data dell'ultimo tradimento: era la data dell'inizio del mio tradimento.

A casa Augusta mi aspettava a tavola. Non mi ha chiesto nulla del mio ritardo e io avevo paura di essere scoperto. Avevo anche pensato di raccontarle tutto, per salvarmi. Lei forse poteva capirmi e perdonarmi. Invece continuavo a riflettere e a fumare. Che disastro. Ero di nuovo malato! Già piangevo per il mio tradimento, ma la verità è che potevo ancora evitarlo. Mi sono fatto un bagno per pulirmi l'anima. Ho pensato che potevo fingere di avere la febbre. Augusta mi è stata vicina, credendo fossi malato. Ero sul letto e lei mi accarezzava la testa.

– Dovevi immaginarlo!

– Cosa, Augusta? Cosa?

– L'arrivo del padre di Guido per le nozze di Ada…

– Tu credi che io soffra per il matrimonio di tua sorella? Sei pazza? Io da quando ti ho sposata non ho mai pensato ad Ada!

Così l'ho baciata e abbracciata. Ero così sincero e leggero che mia moglie mi ha creduto. Tutto è tornato tranquillo. Le ho detto che mi sentivo la febbre e che volevo dormire un po'. La notte ho pensato sempre a Carla e ai suoi abbracci pieni di passione.

Entrato nello studio il giorno dopo, ho visto Carla sola. Che bellezza! L'ho presa tra le braccia e baciata. Poi ho chiuso la porta a chiave. Non desideravo altro. Tutto era chiaro.

– Perché ti sei abbandonata a me?

– Sei tu che mi hai presa! Io ti aspettavo. Sei il cavaliere che mi viene a liberare. Non è bene che tu sia sposato ma… so che non ami tua moglie, allora sono tranquilla.

Di colpo ho sentito un dolore fortissimo alla gamba. E ora? Vicino a Carla è tornata in me la passione per Augusta. Volevo correre da mia moglie.

– Tu sei il mio primo amante. E spero che continuerai ad amarmi!

– Anche tu, Carla, da quando mi sono sposato.

Una volta uscito respiravo forte l'aria di libertà. Non avevo rimorsi. Il rimorso non nasce da una cattiva azione ma dal proprio pensiero. Per questo non avevo rimorsi, perché io stavo correndo dalla mia cara moglie. Il mio pensiero era per Augusta! Mi sentivo puro. A casa ero dolce e affettuoso con Augusta. Più la tradivo più ero dolce con lei.

Quella sera eravamo dai miei suoceri per festeggiare le nozze ormai vicine. Due giorni dopo Ada e Guido si sarebbero sposati. Il dottor Paoli, che curava mio suocero, ha detto che Giovanni stava meglio. Poi ci ha raccontato che anche Copler, suo paziente, soffriva molto per un problema ai reni. Augusta, preoccupata per il mio amico, mi ha pregato di andare a trovarlo. “Benissimo!” ho pensato, “così potrò andare dalla mia piccola Carla!”.

Prima sono passato da Copler. Era sul letto mezzo morto. Respirava a fatica. Non sono entrato nella stanza e sono corso da Carla. Ho bussato alla porta ma ha risposto la madre. Carla non c'era, così mi sono seduto in cucina con lei. Le ho detto che venivo a dare una bruttissima notizia: Copler era morto.

– Oh mio Dio! E come faremo ora noi?

– Si calmi, signora.

– Il povero Copler! Era tanto buono con noi…

– Quello che ha fatto Copler per voi, d'ora in poi lo farò io.

Stanco del pianto della signora sono andato nello studio. Quando finalmente la mia amante è arrivata l'ho amata con passione.

– Copler è morto.

– No! Il povero Copler! Da vivo mi spaventava. Ora avrò per sempre paura di restare sola. Ti prego, Zeno, resta a dormire qui, questa notte.

– Non posso. C'è tua madre.

– Portiamo qui il letto. Mia mamma non mi controlla.

– Ma ho una cena di nozze che mi aspetta dai suoceri.

Non avrei mai dormito lì. Mai! Non vedevo l'ora di andarmene. Per cambiare discorso ho parlato di mia moglie e della stima che avevo per lei. Io non volevo farle del male.

– Così ti amo, Zeno! Buono e dolce come ti ho conosciuto. Non farò mai del male alla tua povera moglie.

Augusta non era “povera”, ma almeno Carla non parlava più della notte con lei. Ho detto che potevamo mandare via il maestro di canto. Era giusto così: era un regalo per la mia amante. A mia moglie invece avevo comprato la lavanderia che tanto voleva. Uscito da lì sono tornato da Copler. Era morto da due ore e il corpo era sistemato con una croce in mano. Non ho pianto. Nella notte ho sognato il mio amico, offeso perché non l'avevo pianto. Non sono nemmeno andato al suo funerale.

La mattina sono andato da Carla. La guardavo nel suo viso perfetto, mentre cantava per me. Aveva bisogno del mio affetto e della mia protezione. Che dolcezza! La sua voce faceva dimenticare tutto. A casa con Augusta ero tranquillo e dolce. Il mio tradimento ormai non mi rendeva più inquieto. Amavo Carla e amavo Augusta. Ero pieno di buoni intenti. Un bel giorno Augusta mi ha detto che aspettava un bambino. Anche Carla aveva diritto a una felicità, così ho trovato per lei un nuovo maestro di canto.

Dopo il matrimonio di Ada, Giovanni era in fin di vita. Per errore ho detto a Carla che mia moglie doveva assistere il padre durante la notte. Carla mi ha obbligato a restare da lei a dormire. Non avevo scuse. Mi sentivo inquieto e disperato. Era un vero sacrificio! Quella sera ho cenato lì, poi io e lei ci siamo messi nel piccolo letto dello studio. Non potevo restare. Con una scusa sono andato via. Fuori il cielo era nero. Mi sono messo a correre. È arrivato un temporale e mi sono bagnato tutto. Ho suonato il campanello da mio suocero. Augusta era felice di vedermi, perché suo padre stava davvero male. Mi sentivo puro e buono.

Il nuovo maestro di canto di Carla si chiamava Vittorio Lali. La voce di Carla diventava più bella. Non cantava più solo canzoni popolari ma anche Schubert. Ricordo ancora una meravigliosa Ninna nanna di Mozart. Quando ci penso sono preso dai rimorsi per non averla amata abbastanza. Carla mi parlava di Lali. Aveva studiato musica a Vienna e a Trieste lavorava come compositore. Era giovane, biondo, vestito male e molto timido. Ero geloso: possibile che quell'uomo non provasse a baciare Carla? Da allora il mio amore per lei era diventato rabbioso. Lali, come pensavo, le ha chiesto di sposarla. Lei ha detto di no e io ero preoccupato. Volevo liberarmi della mia amante ma allo stesso tempo non potevo perderla! Come potevo chiudere questa storia?

Durante l'estate mio suocero è morto, io ho lavorato agli affari di Guido ed è nata mia figlia Antonia. Un giorno ho camminato insieme a Carla al Giardino Pubblico. Ho incontrato Tullio, il mio amico zoppo. Ho presentato Carla come un'amica di mia moglie. Lei si è offesa e tutto è cambiato. Era sempre arrabbiata e piangeva. Insicura e inquieta, diceva che voleva vedere in viso Augusta, e io al suo posto le ho mostrato Ada. Carla si sentiva presa in giro. Le avevo detto che mia moglie era brutta, Ada invece era bellissima e triste. Offesa dalle mie bugie Carla si è allontanata da me. Non voleva più il mio denaro né i miei baci. Mi ha detto che non mi voleva vedere mai più.

Senza Carla non avevo più impegni. Potevo stare con mia moglie e mia figlia. Augusta mi ha raccontato che Guido tradiva Ada con una cameriera di casa. Ma Guido diceva che erano tutte bugie e Ada gli credeva. O forse faceva finta. Mi sentivo bene, mi sentivo puro.

Sono andato da Carla ma non c'era. Quel maledetto maestro mi aveva portato via l'amante! Allora ho dato una busta con molto denaro alla madre. Carla di sicuro mi avrebbe cercato per dirmi grazie o per ridarmi il denaro. Carla infatti mi ha dato appuntamento al Giardino Pubblico. Era bellissima.

– Grazie per essere venuta.

– Non posso accettare il tuo denaro. Ti prego, riprendilo.

– Davvero non vuoi più vedermi?

– Zeno! Abbiamo promesso di non vederci mai più. Io ho preso degli impegni.

– Ma quali impegni? Che importanza hanno in confronto a noi?

– Ho preso un impegno sacro! Ieri ho camminato con lui e sua madre!

– Bene, allora adesso camminiamo noi due. Tutti ci vedranno!

– Sei pazzo?

– Lui sa tutto? Sa che siamo amanti?

– Sì, sa tutto. Sa che siamo stati amanti.

– Quindi ci separiamo così, dopo tanto amore?

– Se vuoi vedere il mio sposo entra in casa. Sta suonando il pianoforte.

– Verrò. Farò quello che vuoi.

– Voglio che te ne vai.

– Addio. Se lo vuoi… addio per sempre!

Mi sentivo male. Soffrivo tantissimo. Ho scritto a Carla una lettera, le chiedevo perdono e le dicevo il mio amore. Ma le dicevo anche che capivo il suo comportamento: non potevo darle quello che le dava Vittorio Lali. Dovevo fare qualcosa, ero pieno di rabbia e rimorso. Non potevo soffrire così tanto! Sono andato a casa di Carla. Lei non c'era. La madre di Carla mi ha raccontato del grande amore della figlia e del maestro. Era felice per loro: tra poche settimane si sposavano!

Me ne sono andato indignato. Dovevo dire tutto ad Augusta, per diventare più puro. Lei avrebbe capito. Ma no, non potevo. La soluzione migliore era trovare una nuova amante. Ma se poi metteva in pericolo la mia famiglia? No, non esisteva un'altra Carla al mondo. Così dolce, buona, comprensiva… L'avevo persa. Ero disperato.

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