Capitolo 4. La storia del mio matrimonio
Nessuno chiedeva mie notizie, da casa Malfenti. Aspettavo e aspettavo. Dovevo muovermi se volevo sposarmi! Scrivevo spesso, tante lettere che non ho mai spedito. Ho scoperto solo allora che avevo una malattia che mi rendeva infelice.
Tutto è cominciato una notte, verso l'una. Non riuscivo ad addormentarmi quindi mi sono alzato e sono uscito. Camminavo nella notte quando sono entrato in un caffè. Volevo stare solo e riflettere sull'equivoco e sul mio amore per Ada. Guardavo i giocatori di biliardo quando un signore mi si è avvicinato. Era zoppo.
– Oh, Zeno!
– Tullio! Ma cosa è successo alla tua gamba?
– Sei mesi fa mi sono ammalato di reumatismi e ora sto così.
– Hai provato tutte le cure?
– Tutte le cure possibili. Ora mi curo con i limoni.
– Ma non è meglio stare a letto, di notte, con i tuoi reumatismi?
– Anche tu puoi prenderti i reumatismi!
Tullio era un mio compagno di scuola. Ora lavorava in banca. Gli ho raccontato dei miei mali. Alla fine quasi piangevo. Mi piaceva sapere che Tullio aveva pena di me!
Quando siamo usciti dal caffè zoppicavo come lui. Mi sembrava di star male e di sentire un forte dolore alla gamba. Pochi giorni dopo è arrivato un male peggiore di questo.
È arrivata la domenica. I cinque giorni di pausa dalle visite a casa Malfenti erano finiti. Dovevo rivedere Ada. Chissà, forse i suoi sentimenti erano cambiati e io soffrivo per nulla! A mezzogiorno, zoppicando, sono arrivato in città. C'era un bellissimo sole che mi dava speranza. Ho aspettato lungo la strada. La signora Malfenti e le figlie camminavano di ritorno dalla Messa. Mi sono trovato di fronte ad Ada. Mi mancava il respiro.
– Buongiorno, signor Cosini. Ho un po' di fretta.
– Buongiorno. Posso accompagnarla per un po'?
– Va bene. Sto andando a casa.
Avevo cinque minuti per parlare con lei. Ada mi faceva stare al suo fianco. Tutti ci potevano vedere! Ero già illuso del suo amore quando…
– Signorina! Permettete?
– Signor Guido!
Un signorino senza barba e dalla pelle chiara ci correva dietro. Lei gli ha sorriso molto felice. Lui era assai elegante e con la mano destra teneva un bastone prezioso. Ada ci presentò. Si chiamava Guido Speier. Parlava un italiano perfetto. Era un bellissimo giovane, con denti bianchi e perfetti. Gli occhi erano vivaci e i capelli ricci e scuri. Si trovava a Trieste da un mese e stava costruendo un casa commerciale.
Ada camminava tra noi ed era davvero felice. Troppo felice! Perché sorrideva così? Per la mia presenza?
Speier e Ada parlavano di spiriti: quel giovane aveva portato a casa Malfenti le sedute spiritiche. Arrivati al cancello Ada ha dato la mano a Guido dicendo che lo aspettava quella sera. Poi ha salutato me e mi ha invitato la sera per una seduta spiritica. Ero davvero infelice: perché aveva invitato prima lui di me?
Guido aveva voglia di chiacchierare. Continuava a parlarmi di spiriti e miracoli. Non volevo dimostrare la mia antipatia, quindi l'ho salutato zoppicando più che mai. Dovevo andare subito da Giovanni per capire un po' di cose.
– Zeno! Che bella sorpresa! Si sieda qui, arrivo tra cinque minuti.
– Grazie, Giovanni.
– Ma lei zoppica! Cosa è successo?
– Sono scivolato mentre uscivo dal caffè.
Giovanni era molto impegnato con gli affari. C'era stato un problema con alcuni ordini e lui urlava anche più del solito. Non era il momento giusto per parlargli.
– Vengo a casa sua, stasera.
– Benissimo. Perché non la vediamo da tanto tempo?
Ma certo, Giovanni non sapeva nulla! Dovevo fidarmi di lui, era innocente.
– Ci vediamo questa sera, caro Zeno. Sentirà un violinista bravissimo!
– Davvero? E chi è?
– Si chiama Guido Speier. Non so se lo conosce.
– Davvero? Davvero? Ma suona tanto bene?
– Ottimamente. Lo sentirà stasera con le sue orecchie!
– Arrivederci allora.
Ero un uomo disperato. Era stato un errore accettare l'invito a casa Malfenti. Mi rimproveravo. Ora avevo un rivale anche con il violino. Che disastro. Dovevo lasciare subito Trieste. Ormai avevo perso Ada. Arrivato a casa ho preso il violino. Non sapevo se romperlo o suonarlo. Poi ho pensato che forse potevo vincere contro il mio rivale, Guido. Mi sono fatto coraggio e sono uscito.
La cameriera dei Malfenti mi ha fatto entrare nel salotto. Era buio e silenzioso. In un tavolino alcune ombre stavano sedute. Una voce di donna mi ha invitato a sedermi senza disturbare gli spiriti. Erano tutti molto attenti e silenziosi. A me interessava solo sfiorare l'abito di Ada.
– Io vi amo, Ada! – ho detto a bassa voce, con il viso vicino alla donna al mio fianco.
– Perché non siete venuto per tanto tempo?
No! La voce non era quella di Ada ma quella di Augusta. Un altro equivoco!
– Silenzio! – ha detto Guido.
Mi sono posato sul tavolino per allontanarmi da Augusta.
– Si muove, si muove! – urlavano tutti.
Era colpa mia. Ora dovevo continuare lo scherzo. Ho alzato il tavolino sette volte, per indicare la lettera G. Guido era certo che fosse lo spirito del nonno a parlare con loro. Che stupido!
– Ora basta! Qualcuno si diverte a prenderci in giro! Accendiamo la luce, – ha detto Guido.
Nel salotto c'erano le tre ragazze, la signora Malfenti e un'altra signora. Al mio fianco c'era Augusta. Era rossa in viso ma mi sorrideva.
– Non dirò a nessuno quello che mi ha detto.
– Grazie.
Mi sono scusato con Guido per lo scherzo. Ada mi guardava con odio. Guido era divertito e per nulla offeso dal mio scherzo. Lei intanto aveva occhi solo per lui. Che dolore! Dovevo ricordare il mio intento: dirle il mio amore.
– Augusta, forse non verrò più in questa casa. Tra poco dirò il mio amore a vostra sorella.
– Non fatelo! Non vedete cosa succede? Soffrirete.
– Io devo parlare con Ada. Non mi importa cosa risponderà.
Zoppicando sono andato verso Guido e ho acceso una sigaretta. Mi sono guardato allo specchio. Ero pallido. Ada mi guardava con rabbia. In quel momento è entrato Giovanni. Era arrivato per sentire suonare Guido. Ada era corsa a prendere il violino. Guido cominciava la Chaconne, in mezzo al salotto. Suonava come Bach. Quella musica era un incanto ma io non dovevo lasciarmi incantare. Alla fine tutti stavano in silenzio, incantati. Ma io, invece di restare in silenzio, ho commentato la scelta del finale. Tutti mi hanno guardato con odio e mi prendevano in giro. Che stupido ero stato!
Per fortuna la piccola Anna ha urlato dalla sua camera. Tutti sono corsi da lei e Guido ha dato il violino in mano ad Ada. Così mi sono avvicinato. Era il mio momento. Dovevo essere semplice e veloce.
– Io vi amo, Ada.
Lei mi guardava con sorpresa e paura.
– Posso parlare con vostro padre?
– Io, io…
– Non mi dite che non vi siete accorta di nulla! Pensavate che io amassi Augusta, forse?
– Credete quindi di essere migliore di Augusta? Come potete?
– Ada, io…
– E comunque mi meraviglia che abbiate pensato una cosa simile di me!
– Ada, pensateci. Non sono un uomo cattivo. Sono ricco. Posso diventare quello che volete.
– Pensateci voi, Zeno: Augusta è una brava ragazza, perfetta per voi.
– Io rispetto e stimo Augusta, ma non voglio sposarla. Io non voglio sposarla. Non fa per me.
– Ada! Quel giovane non fa per voi. È uno stupido.
Ada, sempre con il violino in mano, si è alzata di colpo, indignata. Mi ha rimproverato e mi ha offeso. Voleva farmi del male. Di colpo il suo viso bello e nobile era diventato pieno di rabbia.
Ho preso il cappello per andarmene ma dovevo prima fare pace con tutti. Sono tornato indietro e mi sono scusato prima di tutto con Ada, che ha accettato le mie scuse.
Seduta vicino a me c'era Alberta. L'ho guardata e ho pensato che era davvero simile ad Ada. Mio padre mi diceva sempre che era meglio sposare una donna giovane…
– Cara Alberta, avete pensato che avete l'età giusta per prendere marito?
– Io non penso di sposarmi! Voglio continuare gli studi.
– Potreste studiare anche da sposata. Poco fa ho chiesto ad Ada di sposarmi. Lei mi ha detto no, indignata. Immaginate come soffro… Ma se voi mi sposate io sarò felicissimo!
– Non vi offendete, Zeno. Io vi stimo ma non voglio proprio sposarmi. Voglio diventare una scrittrice!
– Va bene, chiederò ad Augusta la stessa cosa. Però racconterò a tutti che la sposo perché le due sorelle mi hanno rifiutato.
Sono così andato a cercare Augusta.
– Augusta: volete che noi due ci sposiamo? – ho detto senza tanti giri di parole.
– Voi scherzate e non va bene – ha detto la poverina sorpresa e con gli occhi ancora più strabici del solito.
– Non scherzo. Ada e Alberta mi hanno rifiutato. Sono assai infelice.
– Devo ricordare per sempre che non mi amate?
– Sì, io amo Ada ma sposerò voi. Non posso pensare di restare solo.
Lei restava appoggiata al muro e rifletteva.
– Sono un uomo perbene e con me si può vivere anche senza un grande amore.
– Zeno, voi avete bisogno di una donna che viva per voi e vi stia vicino. Io sarò quella donna.
È stato così che mi sono fidanzato. Tutti ci hanno festeggiato. Avevo portato la felicità in una famiglia. Di colpo ho sentito un dolore fortissimo alla gamba. Il dolore fisico veniva dal dolore interiore perché mi prendevano in giro. Era il dolore di un uomo sconfitto. Guido aveva vinto su di me. Quel dolore mi ha accompagnato per tutta la vita. Ho fatto varie cure. Ho cassetti pieni di medicine.
Il fidanzamento è stato faticoso. Augusta era meno brutta di come pensavo e quando la baciavo diventava rossa. Quando Guido si è fidanzato con Ada stavamo sempre in quattro. Se Guido baciava Ada non guardavo. E io davanti a loro non baciavo mia moglie. Le sere insieme erano sempre uguali. Stavamo seduti tutti e quattro al tavolo elegante. Io parlavo di continuo, per riempire i silenzi.
Il giorno del matrimonio mi aspettavano a casa della sposa alle 8. Io alle 7.45 ero ancora a letto a riflettere. Dovevo scappare e lasciare Augusta. Per fortuna è arrivato Guido a prendermi e a portarmi in chiesa. Augusta era pallida e spaventata dal mio ritardo. Ho detto un sì molto distratto al prete. Una volta usciti dalla chiesa Augusta ha ripreso colore nel viso.
– Non dimenticherò mai che mi hai sposato anche se non mi ami.
Io l'ho abbracciata. Di questo non abbiamo più parlato, per tutto il matrimonio. Il matrimonio è molto più facile del fidanzamento. Quando si è sposati non si parla più d'amore.