Capitolo 4. "Sabato, tardo pomeriggio"
Sono le sei e trenta. Simona è a casa di Giacomo.
– Andiamo in tutti gli appartamenti. Tutti sono sospettati. A parte noi e le nostre famiglie, naturalmente, e la signorina Valle.
– Perché la signorina Valle no?
– Perché parla troppo e anche perché... sai com'è morto il signor Cassi?
– No.
– Qualcuno lo ha colpito con un oggetto contundente. Bisogna avere forza per fare una cosa del genere.
– Quindi non può essere una donna.
– Sì, una donna sì, ma non la signorina Valle. Pesa sì e no cinquanta chili.
– Hai ragione – dice Simona.
– Allora rimangono questi... – Giacomo fa vedere a Simona un foglietto con il piano del palazzo.
– Cominciamo dal primo piano, – dice Giacomo – qui abita il dottor Martino.
I due ragazzi suonano il campanello della porta del dottore. Un uomo alto con i capelli grigi va ad aprire.
– Buona sera. Cosa posso fare per voi? – chiede gentilmente.
– Stiamo preparando un dolce – dice Giacomo – ma all'ultimo momento ci siamo accorti che non abbiamo lo zucchero. Ce ne può prestare un po'?
– Certamente, entrate pure. Voi abitate al terzo piano, vero?
– Sì, sopra all'appartamento del signor Cassi – risponde Giacomo che vuole portare il discorso proprio su quello.
– Oh, sì... il signor Cassi. Che cosa terribile!
– Lei lo conosceva? – chiede ancora Giacomo.
– No, ma so che faceva sempre tanto rumore.
– Anche ieri – commenta Simona.
– Ieri non ero a casa – dice il dottore.
– Come ho detto anche alla polizia, ero in ospedale per il turno di notte...
– Franco, Franco – chiama una voce debole che viene da una camera in fondo al corridoio.
– Scusate. È mia moglie. Ecco! Prendete lo zucchero. Io devo andare da lei.
I due escono. Simona suona il campanello della porta dei Bianchi. La signora arriva quasi subito.
– Ah! – esclama con un grande sorriso. – I nostri deliziosi vicini.
Li invita ad entrare. Indossa un abito corto che lascia scoperte due gambe bellissime.
– A cosa devo questa visita? – chiede.
– Mmh – risponde Giacomo imbarazzato – noi... zucchero... signora, abbiamo bisogno di un po' di zucchero. Per una torta che stiamo facendo.
– Ah, capisco. Ve lo porto subito, ragazzi.
Torna dalla cucina con un pacchetto in mano. Simona lo prende e dice:
– Ha un appartamento tranquillo.
– Sì, io e mio marito lo abbiamo voluto sul cortile e non sulla strada – risponde lei – io non sopporto il rumore.
– Neppure io – dice prontamente Giacomo.
– Quando il signor Cassi faceva tutto quel rumore...
– Oh sì, tutto quel terribile rumore! – commenta lei e li accompagna alla porta.
Adesso Simona e Giacomo sono al quarto piano, alla porta dell'appartamento della famiglia Moreno.
Quando Simona suona il campanello è la signora che apre la porta: è una donna di circa quarant'anni un po' robusta.
– Cosa volete? – chiede poco gentilmente.
– Ci scusi se la disturbiamo, signora – risponde Simona e ripete la solita scusa della torta.
– Sì sì... – la interrompe la donna – Entrate!
I due ragazzi sono nell'appartamento. È molto disordinato. Due bambini piccoli corrono tra le poltrone del salotto. La signora Moreno entra in cucina.
– Cosa succede qui? – chiede una voce di uomo. È il signor Moreno. Cammina a grandi passi. Non è alto, ma sembra grande e grosso perché ha le spalle larghe e grandi muscoli.
Quando vede i due ragazzi, si mostra sorpreso.
– Oh – esclama, – una bella signorina in casa mia... che piacere! – E poi li invita a sedersi.
Intanto la signora Moreno sta portando lo zucchero in un bicchiere di birra.
– Allora, come va, ragazzi? – chiede l'uomo e si siede anche lui.
– Non molto bene dopo quello che è successo – risponde Giacomo che, così, porta subito il discorso sull'omicidio.
– Ah sì, certo... il signor Cassi. Eh sì, un morto è sempre una brutta cosa.
– Già, e pensare che io sono una specie di testimone – dice il ragazzo e guarda il signor Moreno dritto negli occhi.
– Tu ... testimone? – chiede l'uomo. – Cosa vuoi dire?
– Voglio dire che ho visto qualcosa, o meglio, ho sentito qualcosa.
– Sentito qualcosa?
– Sì, quella sera ho sentito un...
In quel momento uno dei bambini corre dal padre. Piange e grida:
– Papà, papà... sono caduto, guarda il dito, ho rotto il dito... – e continua a piangere.
I due ragazzi si alzano.
– Scusate, non vogliamo disturbare ancora – dice Simona.
– Sì, andiamo – aggiunge Giacomo che ha preso il bicchiere con lo zucchero.
– Ne riparleremo! – dice il signor Moreno e guarda Giacomo serio.
Appena fuori, i due ragazzi parlano sottovoce.
– Il signor Moreno era molto curioso, – dice Simona, ma si corregge subito – curioso non è la parola giusta, a me sembrava... preoccupato. Molto preoccupato. Mi ha fatto paura quando ha detto: “Ne riparleremo!”.
L'appartamento del signore e della signora Villa è sullo stesso piano di quello dei signori Moreno.
Giacomo ha il dito sul campanello della porta quando Simona esclama:
– No, la signora Villa non c'è! È al mare con il figlio. Me lo ha detto la mamma ieri. Lo avevo dimenticato.
– Ah, meglio così, un sospetto in meno – dice Giacomo.