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Blade Runner, Puntata 11 – 阅读文本

Blade Runner, Puntata 11

高级1 意大利语 课程,练习阅读

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Puntata 11

BLADE RUNNER — CACCIATORE DI ANDROIDI

Undicesima puntata

ANNUNCIATORE:

Blade Runner, cacciatore di androidi.Dal romanzo di Philip Dick.Di Armando Traverso.Undicesima puntata.

DECKARD:

Credo che lei stia facendo la mossa sbagliata, ispettore Garland.

Resch tra pochi istanti arriverà.Lui non sa di essere un androide e, come lei mi ha detto, ha installato un sistema di memoria sintetica da cacciatore di taglie.

Non mollerà.Non gli basterà la sua versione dei fatti, Garland.Vorrà sottoporla al test e scoprirà che lei è un androide.

GARLAND:

Vorrà dire che in quel caso gli rivelerò la sua vera natura.

Sarà sicuramente un duro colpo per lui scoprire di non essere umano.Ma se non ce la farà… allora non sarà un dramma ritirarlo.

DECKARD:

Non si può certo dire che voi androidi abbiate una particolare attenzione l'uno per l'altro.

GARLAND:

Penso che abbia ragione, agente Deckard.

Probabilmente manchiamo di un particolare talento che voi umani sembrate possedere.Empatia o solidarietà per gli altri esseri viventi.

Se non sbaglio è proprio quello che misura il suo test per distinguere un essere vivente da un androide.

Giusto?

Il fatto è che noi androidi non siamo considerati nemmeno alla stregua degli animali.

Qui sulla Terra e ovunque ogni verme, ogni tarlo è tenuto in maggiore considerazione di ciascuno di noi.

Quindi anche per questo non mi dispiace che ora lei muoia, agente Rick Deckard.

RESCH:

Tutto bene, Deckard?

DECKARD:

Resch!

Vi stavo tenendo d'occhio.

Non riuscivo a sentire quello che vi dicevate, ma ho visto che ti stava puntando contro la pistola laser.

Ho dovuto aspettare di avere una buona visuale per non sbagliare il colpo.

Ho sempre sospettato che Garland fosse un androide.

Che cosa vi siete detti?

RESCH:

Aveva ammesso di essere un umanoide.

DECKARD:

E che anche tu…

RESCH:

E che anch'io?

DECKARD:

Che anche tu prima o poi te ne saresti accorto.

RESCH:

Nient'altro?

DECKARD:

Sì.

L'intero edificio è infestato di androidi.Questo non è un vero palazzo di giustizia.

Le videotelefonate sono deviate ad altri uffici dello stesso edificio.

È un sistema a circuito chiuso.

RESCH:

Non sarà facile andarsene allora.

Anche se io ovviamente sono libero di entrare e di uscire come voglio e di portare via con me un prigioniero.

Se non hanno sentito lo sparo forse abbiamo qualche possibilità.

Se rimettiamo Garland seduto al suo tavolo per un po' nessuno se ne dovrebbe accorgere.

Dai, aiutami.

DECKARD:

Ecco.

RESCH:

Perfetto.

DECKARD:

Per un po' dovrebbe funzionare.

Mi sente?

L'ispettore Garland non vuole essere disturbato per la prossima mezz'ora.

Per nessun motivo.

POLIZIOTTO:

Benissimo, agente Resch.

RESCH:

Dovrò ammanettarti.

Poi quando saremo nell'aeromobile ti libererò.

L'unica nostra speranza è che Garland non abbia tra i suoi componenti di androide un allarme automatico di morte.

Probabilmente sarebbe già entrato in funzione.

In ogni caso sbrighiamoci.

DECKARD:

Dove andiamo?

RESCH:

Ho un compito da portare a termine al teatro dell'opera di San Francisco.

C'è qualcuno che devo sottoporre al test.

DECKARD:

Ljuba Luft.

La cantante lirica.

RESCH:

Esatto.

Le avevo promesso che sarei tornato.

Deckard, ancora una cosa.

Quando avrai verificato se Ljuba è un androide ti chiederò un favore.

DECKARD:

Sarebbe?

RESCH:

Voglio che tu mi sottoponga al test.

SCENA — GLI ANDROIDI

IRMGARD:

Roy…

Ho paura.

Forse non dovevamo venire sulla Terra.

Forse abbiamo sbagliato.

ROY:

Lo sai, Irmgard.

Non potevamo continuare a vivere nelle colonie extramondo di Marte.

Dovevamo farlo.

Lo abbiamo deciso tutti insieme, ricordi?

IRMGARD:

Sì…

Ma dopo che Max è stato ritirato sento che le cose stanno cambiando.

Mi sento un animale braccato.

Ho paura che prima o poi ci prenderanno.

ROY:

Tutti quanti.

Pris, Ljuba, noi.

Forse non andrà così.

Forse riusciremo a sfuggire ai cacciatori di taglie.

E potremo vivere il tempo che ci resta come abbiamo sempre desiderato.

IRMGARD:

Io ti amo.

ROY:

Anch'io ti amo, Irmgard.

SCENA — AEROMOBILE

RESCH:

Ho lavorato per almeno tre anni in un edificio infestato dagli androidi e non me ne sono accorto.

Per me quelli sono delle cose, niente di più.

È così anche per te?

DECKARD:

Non so.

Quando mi rimorde la coscienza mi aiuta pensarla così.

Ma di solito cerco di non pensarci e di fare il mio lavoro.

RESCH:

Non riesco proprio a capire come ho fatto a non accorgermi di aver trascorso tutto questo tempo in mezzo a quei cosi.

Magari all'inizio non era così.

Forse si sono introdotti a poco a poco.

DECKARD:

No.

L'ispettore Garland era il mio superiore da almeno tre anni.

Mi ha detto che faceva parte di un gruppo di androidi che veniva da Marte.

Hanno attaccato un equipaggio e si sono impossessati di un'aeronave.

È successo da poco.

RESCH:

Ma questo significa che allora per un certo periodo è esistito un vero Garland oppure…

DECKARD:

Oppure?

RESCH:

Oppure in qualche modo mi hanno innestato dei finti ricordi.

Però questo si può fare solo con degli androidi, giusto Deckard?

DECKARD:

Non mi preoccuperei troppo di questo aspetto della faccenda.

RESCH:

Perché non vuoi sottopormi al test?

Io penso che tu sappia già qual è il risultato.

Probabilmente Garland deve averti detto qualcosa che io ignoro.

Non è così?

DECKARD:

Ascoltami, Resch.

Ljuba Luft mi ha dato parecchio filo da torcere.

È un tipo tosto.

La prima volta mi ha quasi fregato.

Adesso concentriamoci su questo lavoro.

Poi ti farò il test.

RESCH:

Va bene.

Come vuoi.

Sai, a casa ho un animale, Deckard.

Un animale vero.

Uno scoiattolo.

Lo adoro.

Tutte le mattine gli do da mangiare.

Poi gli pulisco la gabbietta.

La sera quando arrivo lo lascio in giro e lui scorrazza dappertutto.

Dovresti vedere come corre.

Anche la ruota la fa girare come un dannato.

Sembra che gli piaccia da matti.

RESCH:

Se fossi un androide non me ne fregherebbe niente, giusto?

Non mi interesserebbe niente di quello scoiattolo.

DECKARD:

E invece ci tieni.

Mi capisci?

RESCH:

Sì.

Penso di sì.

SCENA — MUSEO

IMPIEGATA:

Salve.

Ci rivediamo.

DECKARD:

Buonasera.

IMPIEGATA:

Posso esserle d'aiuto?

DECKARD:

Sì.

IMPIEGATA:

Le interessa sempre Ljuba Luft, ci scommetto.

Ma se la vuole vedere non la trova più in teatro.

Le prove sono finite.

DECKARD:

Hai idea di dove possa essere andata?

IMPIEGATA:

Certo.

Me l'ha detto lei.

Voleva fare un giro al museo qui vicino.

Lo fa quasi sempre dopo le prove.

Vedere i quadri le piace moltissimo.

DECKARD:

Grazie.

Il suo aiuto è stato davvero prezioso.

IMPIEGATA:

Se vuole le riservo un posto per la prima.

DECKARD:

Magari.

Le farò sapere.

RESCH:

Guarda quel quadro, Deckard.

La testa di quella persona sembra una pera rovesciata.

Sembra di sentire l'eco del suo grido di dolore.

Come se quelle onde contorte esprimessero il suo tormento.

Secondo me, se i droidi soffrono devono sentirsi così.

Soli.

Disperatamente soli.

DECKARD:

Eccola.

Ljuba Luft.

Là.

Sta sfogliando il catalogo.

DECKARD:

Vuole che le compri il catalogo, signorina Luft?

LJUBA LUFT:

Credevo che l'avessero arrestata.

DECKARD:

Agente Deckard.

Rick Deckard.

È andata diversamente da come prevedeva.

Le presento l'agente Philip Resch.

LJUBA LUFT:

Per quale motivo l'hanno rilasciata?

DECKARD:

Non mi hanno affatto rilasciato.

Il poliziotto che lei ha chiamato era un androide.

E così pure il suo superiore.

L'ispettore Garland.

LJUBA LUFT:

Tu non sei umano.

Sei un androide.

Esattamente come me.

DECKARD:

Di questo ci occuperemo dopo.

Adesso deve seguirci.

LJUBA LUFT:

Va bene.

Ma voglio chiederle un piccolo favore.

Mi compra la riproduzione del quadro che stavo guardando?

Costa venticinque dollari.

DECKARD:

D'accordo.

Gliela prendo.

LJUBA LUFT:

È carino da parte sua.

Gli esseri umani a volte sono strani.

Commoventi.

Un androide non l'avrebbe mai fatto, vero Resch?

RESCH:

Ho dedicato la mia vita a imitare il comportamento umano.

Odio gli androidi.

DECKARD:

Basta!

RESCH (sparando):

Il tempo è scaduto.

DECKARD:

Dannazione, Resch!

Dovevamo prima sottoporla al test!

RESCH:

Apri la tua valigetta, Deckard.

Voglio vedere se sono su quell'elenco.

Voglio sapere se davvero sono un androide.

DECKARD:

Non ci sei.

Ma appena potrò ti sottoporrò comunque al test.

RESCH:

Garland ti ha detto che sono un androide?

DECKARD:

Sì.

RESCH:

E tu cosa pensi?

DECKARD:

Io non penso niente.

Vedremo cosa dirà il test.

RESCH:

Non ne posso più.

Finito questo lavoro esco dal giro.

Ti rendi conto che quella che abbiamo appena eliminato era una magnifica cantante?

DECKARD:

E che per scappare da Marte ha trucidato un intero equipaggio.

E tutti i passeggeri di un'astronave.

DECKARD:

Ci stiamo solo difendendo.

Da degli alieni assassini che fingono di essere…

RESCH:

Poliziotti.

O cacciatori di taglie.

ANNUNCIATORE:

Un'altra puntata di Blade Runner.

Con Michele Gammino, Sandro Iovino, Mino Caprio, Laura Mercatali, Chiara Colizzi, Emanuela D'Amico, Rodolfo Bianchi, Massimo Rossi, Laura Lenghi, Roberto Gammino.

A cura di Emma Caggiano.Consulente musicale Marco Pons de Leon.Regia di Armando Traverso.

Il romanzo di Philip Dick Do Androids Dream of Electric Sheep è edito da Sergio Fanucci.

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