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Veleno, Episodio 3 - Gli stivali del diavolo (1) – Text to read

Veleno, Episodio 3 - Gli stivali del diavolo (1)

중급 2 이탈리아어의 lesson to practice reading

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Episodio 3 - Gli stivali del diavolo (1)

Live musica messa Satanica

Quella che state ascoltando è il una messa satanica celebrata il 6/6/6 … il 6 giugno 2006 a Los Angeles, in California.

Ok Non La scena si svolge in una sala avvolta dalla penombra, dove fa il suo ingresso un uomo vestito da prete, seguito da alcune persone incappucciate. L'uomo raggiunge un altare, dove sono posizionate due candele accese. Al centro del ripiano c'è un teschio. Sull'altare c'è una donna seminuda sdraiata sul fianco. Sopra la donna, svetta una bandiera nera con una stella a cinque punte rovesciata. Al suo interno c'è disegnato il muso minaccioso di un caprone. E' il pentagramma. Il simbolo di Satana.

L'uomo vestito da prete prende un campanello e lo fa suonare verso ognuno dei quattro punti cardinali. Nord. Ovest. Sud. Est. Ancora nord. Live: Ding Ding Ding Ding

Poi comincia a celebrare il rito, che ricorda molto una messa cristiana, anche se qui a essere celebrato e osannato è Satana.

Live: In nomine nostri, Satanas Luciferi Excelsi.

Nel nome di Satana, padrone della terra, re del mondo

I command the forces of darkness bestowed for the power upon us.

Io comando le forze dell'oscurità conferitemi stanotte dal potere sopra di noi. Open wide the gates of hell! And come forward from the abyss...

Spalanca le porte dell'inferno. Emergi dall'abisso. Greet us as your brothers, sisters and friends

Salutaci come fratelli, sorelle e amici.

Il diavolo viene poi chiamato in tutte le sue forme e in tutti i suoi nomi:

Live: Bast, Samayel, ecc ecc

Poi sale un uomo completamente calvo, con un cappotto in pelle nera e un paio di lunghe corna impiantate sotto la pelle del cranio e dopo un'omelia al diavolo alza la spada al cielo urlando Live: my sacrifice through vengeance rests...Hail Satan! Live Coro: Hail Satan!

“Il mio sacrificio riposa sulla vendetta...Hail Satan!”.

C'è un personaggio di tutta questa vicenda di cui vi abbiamo appena accennato il nome, senza però dirvi molto di più. E' una donna di 29 anni. Ha i capelli corti e scuri. Fa la psicologa. Si chiama Valeria Donati. Nata a Fabriano alla fine degli anni ‘60, dopo la laurea e la specializzazione in psicologia cognitiva, nel 1994 aveva trovato lavoro presso i servizi sociali di Mirandola e in un centro in provincia di Mantova, seguendo alcuni bambini e facendo corsi di formazione alle famiglie che si rendevano disponibili a prenderli in affidamento.

Ora, immaginatela seduta nel suo studio a Mirandola. E' un giorno di primavera del 1997. Davanti a lei c'è un bambino, biondo e con gli occhialetti rotondi. E' Dario Galliera. Conosciamo già il motivo per cui si trova lì: da qualche settimana ha cominciato a raccontare che i suoi genitori naturali Romano ed Adriana e suo fratello Igor, abusano di lui e che lo portano a casa di una donna, Rosa e del suo compagno Alfredo, che gli fanno le stesse cose.

Oltre a loro, Dario continua ad elencare uno dopo l'altro nomi di mostri che la psicologa da tempo annota nei suoi appunti e che la polizia sta cercando di individuare. Valeria Donati chiede al bambino di fare dei disegni. In uno di questi ci sono tre diavoli senza una gamba o senza un braccio e con le bocche spalancate che mostrano zanne affilate….La giovane psicologa osserva il bambino con attenzione. Si accorge che è distratto, a volte insofferente. Sente il suo disagio. Annota i suoi silenzi….. e capisce che dietro a quei racconti incompleti, a singhiozzo, si nasconde un bambino terrorizzato e pieno di segreti. E intuisce la realtà potrebbe essere ancora peggiore. Secondo lei Dario non è l'unica vittima di questo giro di pedofili. Devono essercene anche altre.

Infatti non passa molto tempo, prima che lui tiri fuori i nomi di due bambine: la prima ha tre anni, i capelli neri a caschetto e gli occhi leggermente a mandorla. Si chiama Elisa Scotta.

Suo padre, Federico Scotta, è un operaio di Mirandola. Sua madre Kaempet, viene dalla Thailandia. Si sono conosciuti lì qualche anno prima, ancora giovanissimi.

LIVE SCOTTA Ci siamo poi trasferiti in Italia qui a Mirandola, io lavoravo in una ditta di biomedicali…

Questo è Federico Scotta.

Abbiamo avuto Elisa nel '94. E' nata che stava bene, eravamo una coppia giovane come tante, con un gruppo di amicizie a livello normale, e con tutte le persone che ci frequentavano, che erano comunque colleghi di lavoro, come vicini di casa… E tra i loro vicini di casa nello stesso palazzo di Via Pascoli a Mirandola, c'è un'altra bambina, compagna di giochi di Elisa, che vive da sola con la mamma. Ha otto anni e si chiama Marta.

Dario fa il nome di entrambe: i mostri fanno male anche a loro.

Valeria Donati è incredula.

Quelle due bambine le conosce bene anche lei, perché sono già seguite dai servizi sociali per cui lei lavora.

I racconti di Dario non fanno che confermare la sua idea: fra i 20 km che dividono Massa e Mirandola è attivo un network di pedofili che porta i bambini in alcuni appartamenti, li filma e poi immette le videocassette in un circuito clandestino a pagamento.

In effetti i profili delle due famiglie di Elisa e Marta destano nella Donati e nei suoi colleghi non pochi sospetti.

Partiamo da Elisa: Il suo fascicolo presso i servizi sociali di Mirandola era stato aperto poche settimane dopo la sua nascita, nel 1994, quando la bambina era stata portata dai genitori Federico e Kaempet all'ospedale, a seguito di una notte intera passata a urlare e a piangere. I medici avevano subito capito la gravità della situazione: la neonata presentava ecchimosi, lividi e fratture, come se qualcuno l'avesse picchiata selvaggiamente. I genitori avevano spiegato che a fare del male alla bambina era stata una connazionale della madre, che da tempo la minacciava e le faceva pressanti richieste economiche.

Live Scotta:

“Doveva lavorare per lei o se la sarebbe ripresa con mia figlia” “Che cosa avrebbe dovuto fare tua moglie?”

“Avrebbe dovuto prostituirsi. Mia moglie questo non lo fece, anzi in qualche modo rispose male a questa signora...”

… Che, un giorno, mentre si trovava in casa, all'ennesimo rifiuto, aveva preso la bambina scaraventandola contro un muro. La versione di Federico e Kaempet non aveva convinto i servizi sociali e gli inquirenti, ed Elisa era stata immediatamente allontanata e affidata ad un'altra famiglia. Federico Scotta e Kaempet sostengono di essere riusciti in seguito a dimostrare la loro estraneità sui maltrattamenti alla bambina, anche se di questo vecchio caso giudiziario non siamo riusciti a trovare le carte che lo confermino.

Sta di fatto però che dopo 3 anni di percorso di riavvicinamento, gli Scotta, nella primavera del 1997, riescono a riavere indietro la piccola.

Per loro è un nuovo inizio: Elisa è finalmente a casa e in più da poco è nato anche Nicola, il loro secondo figlio.

Marta invece, la figlia della vicina che abita al quinto piano dello stesso palazzo degli Scotta, ha una storia diversa. Vi abbiamo detto che vive da sola con la madre, che si chiama Francesca Ederoclite. La donna si è da poco separata dal marito. E' stato un addio molto burrascoso, fatto di liti e di ripicche reciproche, tanto da richiedere l'intervento dei servizi sociali. Francesca peraltro non ha un lavoro fisso e lei e gli Scotta da buoni vicini di casa cercano di darsi una mano gli uni con gli altri come possono.

Ecco di nuovo Federico

LIVE SCOTTA

“Era sempre stata una madre, una donna che si è sempre data da fare e comunque aveva un legame con sua figlia che era un legame non forte ma di più, lei per sua figlia avrebbe dato non la vita, ma oltre, piuttosto non mangiava lei per cercare di dargli un gioco in più, una maglietta, qualcosa in più. Era un rapporto che comunque chiunque lo poteva vedere, erano sempre assieme”

Francesca, Federico e le loro figlie si frequentano molto. Siamo all'inizio dell'estate del'97. Ho qui alcune loro vecchie foto. In una Marta è sdraiata su un muretto bianco sulla Riviera Romagnola con alle spalle il mare, col braccio intorno al collo di Elisa, che è più piccola di lei. In un'altra Marta è abbracciata a sua madre Francesca, appoggiata a un lampione. In quest'altra ancora le due famiglie sono sedute intorno al tavolo, al ristorante. Sorridono, mentre aspettano l'arrivo delle pizze. Sul tavolo ci sono dei giocattoli. Sono scatti che ritraggono la vita apparentemente tranquilla che fanno le famiglie con i bambini piccoli alla vigilia delle vacanze estive.

Ma Federico Scotta, sua moglie Kaempet e la loro vicina di casa Francesca Ederoclite non sanno ancora che a pochi isolati di distanza, Dario Galliera sta parlando proprio di loro. Fino all'alba del 7 luglio quando la Polizia bussa alle loro porte. LIVE SCOTTA

“Alle quattro e quaranta del mattino sono entrati in casa e hanno perquisito tutto quello che era possibile smontare. Presero due o tre fotografie di Elisa. Quindi fra un cosa e l'altra dopo tutto questo trambusto erano le sette di mattina e come quattro pellegrini ci siamo diretti alla questura di Mirandola. Quando sono salito su per andare a notificare l'atto, Elisa a me dormiva in braccio e Nicola invece dormiva in braccio a mia moglie. Li abbiamo dovuti lasciare su una poltrona puzzolente, putrida del commissariato di Mirandola. Nicola l'abbiamo dovuto legare nel passeggino e ci dicevano “non vi preoccupate”, quando scendete giù al massimo li vedete ancora. Federico e sua moglie salgono al primo piano della questura per essere sentiti dagli inquirenti.

“Perché ci hanno spiegato che da un minore di Massa Finalese...”

...Cioè Dario….

“Erano state fatte alcune dichiarazioni e la magistratura doveva valutare se fossimo complici

o meno di questa situazione. Ammetto che la mia reazione non è stata delle più felici, anche perché essere accusati di rapine non è bello, ma di violenza è ancora peggio”

Alla fine dell'incontro la coppia torna nella sala d'attesa dove aveva lasciato Elisa e il fratellino che dormivano. “Quando siamo scesi nella sala d'attesa non c'era più nulla. La macchina dell'Usl era già passata a portarseli via.” “E da allora non li hai mai più visti?” “Da allora, no.”

Usciti dal commissariato, Federico e Kaempet, che ancora non hanno capito cosa stia succedendo, incontrano una donna in lacrime. E' Francesca, la loro vicina di casa, mamma di Marta. Llive Scotta: “senza sapere che eravamo andati lì entrambi ci avevano tolto i figli lo stesso giorno, nello stesso momento, con la stessa accusa”.

Nell'archivio di Repubblica del 1997 ci sono gli articoli di cronaca dell'epoca. Quella mattina Francesca Ederoclite aveva fatto una scenata isterica davanti alla questura, tagliandosi braccia con delle lamette e buttandosi tra le macchine in mezzo alla strada, evitando solo per miracolo di essere investita.

pausa

Dario, Marta, Elisa e Nick. Il numero dei bambini allontanati dai servizi sociali di Mirandola e dal Tribunale dei Minori di Bologna a famiglie accusate di pedofilia è salito a quattro. I figli degli Scotta vengono immediatamente ricollocati. Elisa torna nella famiglia affidataria che l'aveva tenuta dopo il primo allontanamento per le percosse. Del suo fratellino Nick non si hanno più notizie. Marta invece viene portata in un'altra città, a Reggio Emilia, in un edificio di mattoni rossi gestito da alcune suore. Il Cenacolo Francescano. Il nome dovrebbe dirvi qualcosa. E' il primo luogo dove era stato affidato Dario Galliera a 3 anni, dopo lo sfratto dei genitori e dopo aver vissuto pochi mesi dai vicini di casa. Entrambe le bambine vengono subito portate da una ginecologa della clinica Mangiagalli di Milano. Si chiama Cristina Maggioni. La dottoressa conferma che hanno subito abusi. Il Tribunale dei Minori conferma l'allontanamento, e sia gli Scotta che Francesca Ederoclite finiscono prima in carcere, e poi ai domiciliari. Francesca, ritrovatasi da sola nel suo appartamento al quinto piano, è disperata.

Arriviamo una domenica. Suona il telefono di casa. Mia moglie va a rispondere. E dall'altra parte la Francesca. Ciao Francesca come stai, come non stai. Aveva una voce stranissima. Quasi da ubriaca, non lo so.

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