Episodio 2 - La casa di via Abba Motto 19 (1)
Live: Sto percorrendo una strada di campagna. Sono a Massa Finalese, in provincia di Modena. Mi sto dirigendo verso una palazzina gialla abbandonata a tre piani. Ora sto facendo il giro intorno alla casa. Qui è veramente tutto distrutto, ci sono pezzi di vetro… pezzi di piastrelle…
Questa è la cucina. Sembra che ci sia stato un incendio, perché le pareti sono annerite.
Qua ci sono delle scale, guarda... Non c'è praticamente rimasto più niente. Ci sono solo insetti morti, pezzi di lampadario… E' un luogo veramente spettrale. Adesso sono in una stanza al primo piano. C'è un rosario per terra. In un angolo c'è un pupazzetto. È una specie di gorilla con la maglietta a righe nerazzurre. In questa casa effettivamente ci abitava un bambino. Un bambino che, un giorno di 20 anni fa, ha cominciato a vedere dei mostri.
SIGLA
Questa inchiesta a puntate ricostruisce un fatto di cronaca nera avvenuto vent'anni fa in due paesi della provincia di Modena. Si tratta di Mirandola e di Massa Finalese.
E' qui che tra il febbraio del 1997 e il novembre del 1998, 16 bambini di età compresa tra gli zero e i 12 anni furono allontanati dalle famiglie, accusate di far parte di una setta di pedofili e satanisti, che abusava di loro e li torturava fisicamente e psicologicamente. Da questa vicenda sono nati 5 processi lenti ed estenuanti, che hanno scosso queste comunità della Bassa Modenese, portando più di venti persone sul banco degli imputati. Alcuni genitori e parenti hanno subito dure condanne. Altri sono stati assolti. Altri ancora non hanno mai visto la fine di questa storia, che si è lasciata dietro una lunga scia di morti.
I bambini nel frattempo si sono rifatti una vita in nuove famiglie, oggi sono adulti, hanno tra i 20 e i 30 anni. Nessuno di loro è più voluto tornare a casa.
Chi invece non è mai riuscito a voltare pagina sono i loro genitori, che continuano a proclamarsi innocenti e che chiedono di poter rivedere i propri figli.
Ora, analizzando la gigantesca mole di carte processuali, documenti e testimonianze a distanza di vent'anni, qualcosa continua a non essere chiaro. Chi sono realmente questi genitori? E' vero quello che hanno raccontato i loro bambini? Oppure siamo di fronte ad un incredibile caso di suggestione collettiva? Se così fosse, da cosa potrebbe aver avuto origine? E soprattutto... perché?
Veleno è la storia di una reazione a catena che comincia da un banale sfratto.
E' il 27 settembre del 1993, un lunedì, quando un ufficiale giudiziario bussa alla porta di un appartamento delle case popolari di via Volta, a Massa Finalese, in provincia di Modena. Ci abita la famiglia Galliera, cinque membri: il padre Romano, la madre Adriana e i tre figli, che chiameremo Igor, 18 anni, Barbara, 16 e Dario, che ne ha solo tre.
E' il bambino con cui è iniziata questa serie. Si tratta di una famiglia molto povera e disagiata, che da tempo non paga l'affitto e che è seguita dai servizi sociali della zona. Ma quella mattina il Comune non vuole sentire ragioni, e i cinque si trovano per strada con la poca roba che hanno, senza sapere dove andare. Igor e Barbara sono già grandi, ma quello che preoccupa più di tutti è Dario, che è ancora troppo piccolo per andare a dormire in macchina assieme agli altri.
Perciò, Romano Galliera attraversa la strada e va a bussare alla porta di una famiglia vicina, che abita in un villino giallo di fronte. E' la casa di una donna. Si chiama Oddina Paltrinieri, vive lì col marito e con due figlie. E' un'amica che ha già aiutato i Galliera in passato, e ora Romano le chiede un favore più grande del solito. Prendersi cura di Dario per qualche giorno, finché non avrà trovato una nuova sistemazione.
Live Giulia: Romano Galliera si presenta qui a casa mia con il figlio più piccolo, Dario, che all'epoca aveva tre anni, e mi chiedeva se per favore potevo ospitarli. A parlare è Giulia, la figlia più grande di Oddina. Sua madre è morta nel 2014 a seguito di una lunga malattia.
Live Giulia: Mia madre ha reagito molto male e lo ha offeso pesantemente mi ricordo, perché…
Live Pablo: Ma cosa gli ha detto? Live Giulia: Mah, gli diceva che era un idiota e un buono da niente perché non era possibile - nonostante l'aiuto dei servizi sociali - che si fosse ritrovato in mezzo a una strada quando pagava un affitto veramente irrisorio. Ma per quanto molto schietta, Oddina non ha cuore di lasciare il bambino in quella situazione, perciò accetta di prendere Dario in casa.
E' una donna molto conosciuta in paese e molto attiva nel sociale. Una di quelle persone che si mobilitano e si rimboccano le maniche. Dopotutto dice, se un piatto di minestra c'è per quattro, c'è anche per cinque. Nel frattempo i genitori di Dario si muovono per cercare una nuova casa. Ma il tutto procede un po' a rilento, date anche le condizioni economiche della famiglia. Romano Galliera è un 56enne che campa di lavoretti qua e là. Non ha uno stipendio fisso e in paese non si parla bene di lui.
Live Giulia: Una persona molto ignorante, che non aveva voglia di lavorare. Non era in grado di conversare normalmente senza urlare o alzare le mani. Sia con la moglie che con i figli.
Questo è Silvio, marito di Oddina e padre di Giulia.
Live Silvio: Aveva poca voglia di lavorare, giocava a carte, trattava male un po' la moglie, non dava mai da mangiare ai figli. Non aveva niente, se non gli davamo noi qualcosa, non aveva mica niente. Live Giulia: La gente li ridicolizzava quando li vedeva in piazza chiamandoli “la famiglia dei brutti”, perché effettivamente erano tutti magri, denutriti e vestiti male e non erano normali come… come famiglia.
Siamo riusciti a rintracciare Barbara, la sorella maggiore di Dario, che all'epoca aveva sedici anni. Oggi ne ha 40. Ha gli occhi verdi e lo sguardo un po' malinconico. Ci incontriamo in macchina, nel parcheggio di un centro commerciale.
Live Barbara: Eh, non vivevamo in condizioni molto… come si dice… dignitose, però cioè... anche se eravamo persone povere, però nel nostro piccolo eravamo sempre, sempre uniti. Live Pablo: Cioè voi eravate contenti che Dario fosse con Oddina? Live Barbara: Sì, sì, sì, contentissimi, poi era felicissimo, sempre lì che disegnava… poi c'era suo marito Silvio che era… cioè lo viziava. Gli comprava sempre caramelline, che lui diceva “caramelle non ne voglio più” e Dario diceva “e io sì!” (ride)
Silvio dovreste conoscerlo. Oggi ha 66 anni. E' un omone grande e grosso con la carnagione scura. Il suo migliore amico è un cane minuscolo e impaurito, che lo segue dappertutto. A vederli sono buffi. Silvio è un emiliano doc. Burbero all'apparenza, ma che sotto la scorza di cinismo nasconde un animo sensibile. E di quel bambino si era completamente innamorato.
Live Silvio: Gli ho fatto vedere tutto. Live Pablo: L'hai portato in giro? Live Silvio: Sì, lo zoo, Pistoia, poi l'ho portato a vedere le navi a Livorno, gli aerei a Pisa, siamo andati al mare, era contentissimo... Quando è andato via mi è dispiaciuto tanto. Siamo a fine dicembre del 1993. Dario è con la famiglia di Oddina da tre mesi. I suoi genitori Romano e Adriana grazie all'aiuto di un prete della zona, Don Giorgio, forse hanno trovato finalmente una nuova casa nelle campagne di Massa e contano di sistemarcisi e di riprenderlo con loro a breve. In questo video girato all'asilo, Dario è inquadrato in mezzo a decine di bambini travestiti da fungo. Aspettano i regali di Babbo Natale…
Live video Babbo Natale: Bimbi dove siete, che non vi vedo? Live video bambini: Quiiiii! Live video Babbo Natale: Ma non vi vedo!
E le sorprese ovviamente ci sono anche una volta tornati a casa. Giulia, la figlia grande di Oddina, gli ha regalato una bella giacca rossa, che lui fa vedere a tutti.
Live video Giulia: Fatti vedere che ti prendo qua… come sei bello… fa vedere! Live video Dario: Sono bello? Live video Giulia: Sì Live video Oddina: Mica tanto… Vieni qua che tiriamo su gli occhialini.
Quel 25 dicembre la famiglia Galliera e quella di Oddina e Silvio passano il Natale insieme. Dario sembra felice e spensierato.
Quello che ancora nessuno di loro sa è che da lì a poche ore la vita di tutti cambierà in maniera radicale.
La mattina dopo è il giorno di Santo Stefano. Uno di quelli che Silvio non dimenticherà mai.
Live Silvio: Era il 26 dicembre del ‘93...
E qualcuno bussa alla porta del villino giallo. Giulia va ad aprire. C'è una donna. E' un'assistente sociale di Mirandola. Live Giulia: L'assistente sociale si è presentata verso le 9.30-10… Chiedendo che Oddina e Silvio preparino la valigia del bambino il prima possibile, perché in realtà non tornerà a vivere con genitori, Romano e Adriana. Per lui i servizi sociali hanno altri piani e un'altra sistemazione: il Cenacolo Francescano di Reggio Emilia, un centro di accoglienza per bambini con problemi familiari. Sono tutti sotto shock. Questa è Barbara, la sorella di Dario:
Live Barbara: Dicevano che Oddina non poteva occuparsene, dicevano che non era in grado di stare dietro al bambino, quando una persona del genere, come Oddina non l'avevamo mai trovata perché era di un cuore non grande, ma di più. Live Pablo: E come stava il bambino? Live Silvio: Mah aveva la febbre però lei insisteva… Live Giulia: ...e nonostante avesse visto che il bimbo era malato, non ha cambiato idea per portarlo a Reggio Emilia. Lo abbiamo vestito bene, caricato in macchina e in silenzio siamo partiti seguendo la Panda bianca dell'assistente sociale fino a Reggio Emilia. A Dario abbiamo fatto fatica a spiegare la cosa perché anche noi non sapevamo che cosa stesse accadendo. Per cui gli abbiamo detto che lo accompagnavamo in questo posto per un po' di tempo. Doveva rimanere lontano da noi ma poi probabilmente sarebbe tornato a casa. Le bugie che si dicono ai bambini perché anche tu non sapevi come comportarti. Poi siamo arrivati a Reggio Emilia e siamo entrati in questo istituto. Ci è venuta ad accogliere una suora… Live Silvio: Però quando siamo arrivati là che ha visto sta suora lì maledetta, che aveva una faccia anche da cattiva, gliel'abbiamo dato in braccio e l'ha portato via, ha incominciato a piangere, capito? Live Giulia: Per cui l'abbiamo salutato, abbracciato e… e lasciato lì. Mio padre l'ha presa molto male, amava tanto quel bimbo e sperava in un futuro per lui. E ' diventato cupo, serio e... è stato male. Live Silvio: Non è stato un bel 26 di dicembre...
E' una ferita che quasi un quarto di secolo dopo continua a far male. Silvio non può farci nulla. Gli occhi gli brillano ogni volta che parla di Dario.
Ad appena 3 anni il bambino viene lasciato da solo e senza spiegazioni in un centro che non conosce, a 70 chilometri da casa sua, a 1 ora e 11 minuti di strada. Troppo lontano per la famiglia Galliera, che già si trova in una situazione economica difficile e non ha nemmeno la macchina. Il padre, Romano, non se ne fa una ragione. Si incatena davanti alla sede dei servizi sociali di Mirandola. Discute, si arrabbia, minaccia. Ma niente. Per la madre Adriana è un colpo troppo forte.
Live Barbara: Mia mamma è caduta talmente in depressione che non mangiava neanche quasi più perché quando ti tolgono un figlio ti cade il mondo addosso.
I Galliera cercano in tutti i modi di riavere Dario, ma non c'è verso. Il bambino resta nel Cenacolo Francescano di Reggio Emilia per un anno e mezzo, quando i Servizi Sociali gli cambiano casa un'altra volta. Dario, che ora ha 5 anni, viene affidato ad una famiglia della provincia di Mantova, che chiameremo i “Tonini”. Saranno i Tonini a occuparsi di lui d'ora in avanti, anche se Dario effettua dei rientri dalla sua famiglia naturale due weekend al mese.