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LAO TZU - Tao Te Ching, LAO TZU - Tao Te Ching: I-XX – Text to read

LAO TZU - Tao Te Ching, LAO TZU - Tao Te Ching: I-XX

중급 2 이탈리아어의 lesson to practice reading

지금 본 레슨 학습 시작

LAO TZU - Tao Te Ching: I-XX

I - DELINEA IL TAO

Il Tao che può essere detto

non è l'eterno Tao, il nome che può essere nominato

non è l'eterno nome. Senza nome è il principio

del Cielo e della Terra,

quando ha nome è la madre

delle diecimila creature.

Perciò chi non ha mai desideri

ne contempla l'arcano, chi sempre desidera

ne contempla il termine.

Quei due hanno la stessa estrazione

anche se diverso nome

ed insieme sono detti mistero,

mistero del mistero,

porta di tutti gli arcani.

II - NUTRIRE LA PERSONA

Sotto il cielo tutti

sanno che il bello è bello,

di qui il brutto,

sanno che il bene è bene,

di qui il male.

È così che

essere e non-essere si danno nascita fra loro,

facile e difficile si danno compimento fra loro,

lungo e corto si danno misura fra loro,

alto e basso si fanno dislivello fra loro,

tono e nota si danno armonia fra loro,

prima e dopo si fanno seguito fra loro.

Per questo il santo

permane nel mestiere del non agire

e attua l'insegnamento non detto. Le diecimila creature sorgono

ed egli non le rifiuta

le fa vivere ma non le considera come sue,

opera ma nulla si aspetta.

Compiuta l'opera egli non rimane e proprio perché non rimane

non gli vien tolto.

III - TENERE TRANQUILLO IL POPOLO

Non esaltare i più capaci

fa sì che il popolo non contenda,

non pregiare i beni che con difficoltà s'ottengono fa sì che il popolo non diventi ladro,

non ostentare ciò che può desiderarsi

fa sì che il cuore del popolo non si turbi.

Per questo il governo del santo

svuota il cuore al popolo

e ne riempie il ventre,

ne infiacchisce il volere

e ne rafforza le ossa

sempre fa sì che non abbia scienza né brama

e che colui che sa non osi agire.

Poiché egli pratica il non agire

nulla v'è che non sia governato. IV - QUEL CHE NON HA ORIGINE

Il Tao viene usato perché è vuoto

e non è mai pieno.

Quale abisso!

sembra il progenitore delle diecimila creature.

Smussa le sue punte,

districa i suoi nodi,

mitiga il suo splendore,

si rende simile alla sua polvere.

Quale profondità!

sembra che da sempre esista.

Non so di chi sia figlio,

pare anteriore all'Imperatore del Cielo. V - L'USO DEL VUOTO Il Cielo e la Terra non usano carità,

tengono le diecimila creature per cani di paglia.

Il santo non usa carità

tiene i cento cognomi per cani di paglia.

Lo spazio tra Cielo e Terra

come somiglia a un mantice!

Si vuota ma non si esaurisce,

si muove ed ancora più ne esce.

Parlar molto e scrutare razionalmente

vale meno che mantenersi vuoto.

VI - COMPLETA L'IMMAGINE Lo spirito della valle non muore,

è la misteriosa femmina.

La porta della misteriosa femmina

è la scaturigine del Cielo e della Terra.

Perennemente ininterrotto come se esistesse

viene usato ma non si stanca.

VII - OCCULTARE LA LUCE

Il Cielo è perpetuo e la Terra perenne.

La ragione per cui

il Cielo può essere perpetuo e la Terra perenne

è che non vivono per sé stessi:

perciò possono vivere a lungo.

Per questo il santo pospone la sua persona

e la sua persona viene premessa,

apparta la sua persona

e la sua persona perdura.

Non è perché è spoglio di interessi?

Per questo può realizzare il suo interesse.

VIII - TORNARE ALLE QUALITÀ NATURALI

Il sommo bene è come l'acqua: l'acqua ben giova alle creature e non contende, resta nel posto che gli uomini disdegnano.

Per questo è quasi simile al Tao.

Nel ristare si adatta al terreno,

nel volere s'adatta all'abisso, nel donare s'adatta alla carità, nel dire s'adatta alla sincerità, nel correggere s'adatta all'ordine, nel servire s'adatta alla capacità, nel muoversi s'adatta alle stagioni. Proprio perché non contende

non viene trovata in colpa.

IX - TENDERE ALL'INCOLORE Chi colma ciò che possiede

meglio farebbe a desistere,

chi batte a fino ciò che è appuntito

non lo mantiene a lungo intatto.

Un palazzo colmo d'oro e di gemme non si può conservare,

chi si fa arrogante perché ricco e nobile

procura da sé la sua rovina.

Ad opera compiuta ritrarsi

è la Via del Cielo.

X - SAPER AGIRE

Preserva l'Uno dimorando nelle due anime: sei capace di non farle separare?

Pervieni all'estrema mollezza conservando il ch'i : sei capace d'essere un pargolo? Purificato e mondo abbi visione del mistero:

sei capace d'esser senza pecca? Governa il regno amando il popolo:

sei capace di non aver sapienza?

All'aprirsi e al chiudersi della porta del Cielo sei capace d'esser femmina? Luminoso e comprensivo penetra ovunque:

sei capace di non agire?

Fa vivere le creature e nutrile,

falle vivere e non tenerle come tue,

opera e non aspettarti nulla,

falle crescere e non governarle.

Questa è la misteriosa virtù.

XI - L'UTILITÀ DEL NON-ESSERE Trenta raggi si uniscono in un solo mozzo

e nel suo non-essere si ha l'utilità del carro, s'impasta l'argilla per fare un vaso e nel suo non-essere si ha l'utilità del vaso, s'aprono porte e finestre per fare una casa e nel suo non-essere si ha l'utilità della casa. Perciò l'essere costituisce l'oggetto e il non-essere costituisce l'utilità. XII - REPRIMERE LE BRAME

I cinque colori fan sì che s'acciechi l'occhio dell'uomo, le cinque note fan sì che s'assordi l'orecchio dell'uomo, i cinque sapori fan sì che falli la bocca dell'uomo, la corsa e la caccia fan sì che s'imbesti il cuore dell'uomo, i beni che con difficoltà si ottengono

fan sì che sia dannosa la condotta dell'uomo. Per questo il santo

è per il ventre e non per l'occhio. Perciò respinge l'uno e preferisce l'altro. XIII - RESPINGERE LA VERGOGNA

Favore e sfavore fanno paura,

pregiar la propria persona è gran sventura.

Che significa

favore e sfavore fan paura?

Il favore è un abbassarsi:

nell'ottenerlo s'ha paura, di perderlo s'ha paura. Questo significa

favore e sfavore fan paura.

Che significa

pregiar la propria persona è gran sventura?

La ragione per cui ho gran sventura

è che tengo alla mia persona,

se non tenessi alla mia persona

quale sventura avrei?

Per questo

a chi di sé fa pregio a pro del mondo

si può affidare il mondo,

a chi di sé ha cura a pro del mondo

si può confidare il mondo.

XIV - INTRODUCE AL MISTERO

A guardarlo non lo vedi,

di nome è detto l'Incolore. Ad ascoltarlo non lo odi,

di nome è detto l'Insonoro. Ad afferrarlo non lo prendi,

di nome è detto l'Informe. Questi tre non consentono di scrutarlo a fondo,

ma uniti insieme formano l'Uno. Non è splendente in alto

non è oscuro in basso,

nel suo volversi incessante non gli puoi dar nome

e di nuovo si riconduce all'immateriale. È la figura che non ha figura,

l'immagine che non ha materia: è l'indistinto e l'indeterminato. Ad andargli incontro non ne vedi l'inizio, ad andargli appresso non ne vedi la fine.

Attieniti fermamente all'antico Tao per guidare gli esseri di oggi

e potrai conoscere il principio antico.

È questa l'orditura del Tao. XV - APPALESA LA VIRTÙ

Quelli che in antico eccellevano come adepti del Tao

penetravano l'arcano e comunicavano col mistero, erano profondi da non poter essere compresi.

Proprio perché non possono essere compresi

io mi sforzerò di darne i tratti.

Irresoluti erano come chi d'inverno guada un fiume, guardinghi erano come chi teme i vicini ai quattro lati,

rispettosi erano come chi è ospite,

frammentati erano come ghiaccio che si va fondendo,

schietti erano come legno non ancora sgrossato,

vuoti erano come valli,

torbidi erano come acqua motosa.

Chi è capace d'esser motoso per fare illimpidire piano piano riposando?

Chi è capace d'esser placido per far vivere pian piano rimuovendo a lungo?

Chi s'attiene a questa Via non brama d'esser pieno, e proprio perché non si riempie

può starsene nell'ombra senza innovar l'antico. XVI - VOLGERSI ALLA RADICE

Arrivare alla vacuità è il culmine,

mantenere la quiete è schiettezza:

le diecimila creature insieme sorgono

ed io le vedo ritornare a quelle,

quando le creature hanno avuto il lor rigoglio

ciascuna fa ritorno alla sua radice.

Tornare alla radice è quiete,

il che vuol dire restituire il mandato,

restituire il mandato è eternità.

Chi conosce l'eternità è illuminato, chi non la conosce insensatamente provoca sventure.

Chi conosce l'eternità tutto abbraccia, tutto abbracciando è equanime,

essendo equanime è sovrano,

essendo sovrano è Cielo,

essendo Cielo è Tao,

essendo Tao a lungo dura

e per tutta la vita non corre pericolo.

XVII – LA PURA INFLUENZA

Dei grandi sovrani il popolo sapeva che esistevano,

vennero poi quelli che amò ed esaltò,

e poi quelli che temette,

e poi quelli di cui si fece beffe:

quando la sincerità venne meno s'ebbe l'insincerità. Com'erano pensosi i primi nel soppesar le loro parole! Ad opera compiuta e ad impresa riuscita

dicevano i cento cognomi: siamo così da noi stessi.

XVIII - LO SCADIMENTO DEI COSTUMI

Quando il gran Tao fu negletto

s'ebbero carità e giustizia, quando apparvero intelligenza e sapienza

s'ebbero le grandi imposture, quando i sei congiunti non furono in armonia

s'ebbero pietà filiale e clemenza paterna, quando gli stati caddero nel disordine

s'ebbero i ministri leali. XIX - TORNARE ALLA PUREZZA

Tralascia la santità e ripudia la sapienza

e il popolo s'avvantaggerà di cento doppie, tralascia la carità e ripudia la giustizia

ed esso tornerà alla pietà filiale e alla clemenza

paterna,

tralascia l'abilità e ripudia il lucro e più non vi saranno ladri e briganti.

Quelle tre reputa formali e insufficienti,

perciò insegna che v'è altro a cui attenersi: mostrati semplice e mantienti grezzo,

abbi poco egoismo e scarse brame.

XX - DIFFERENZIARSI DAL VOLGO

Tralascia lo studio e non avrai afflizioni.

Tra un pronto e un tardo risponder sì

quanto intercorre?

Quel che gli altri temono

non posso non temer io.

Oh, quanto son distanti e ancor non s'arrestano! Tutti gli uomini sono sfrenati

come a una festa o un banchetto sacrificale,

come se in primavera ascendessero ad una torre.

Sol io quanto son placido! tuttora senza presagio

come un pargolo che ancor non ha sorriso,

quanto son dimesso!

come chi non ha dove tornare.

Tutti gli uomini hanno d'avanzo sol io sono come chi tutto ha abbandonato.

Oh, il mio cuore di stolto

quanto è confuso!

L'uomo comune è così brillante sol io sono tutto ottenebrato,

l'uomo comune in tutto s'intromette, solo io di tutto mi disinteresso,

agitato sono come il mare,

sballottato sono come chi non ha punto fermo.

Tutti gli uomini sono affaccendati

sol io sono ebete come villico.

Sol io mi differenzio dagli altri

e tengo in gran pregio la madre che nutre.

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