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Diario di Michele, 15 gennaio: cronaca di un'operazione annunciata

15 gennaio: cronaca di un'operazione annunciata

15 gennaio: cronaca di un'operazione annunciata Caro diario,

in questa lezione voglio raccontare in breve gli avvenimenti della scorsa settimana. Cercherò di ridurre al minimo i particolari che potrebbero dare fastidio a persone eccessivamente impressionabili...

Lunedì, la mia "sacra famiglia" si è messa in strada per Milano, o meglio per Basiglio, la cittadina alla periferia meridionale di Milano dove si trovava il bed&breakfast che avevamo prenotato. Mia mamma aveva dormito là anche nel gennaio scorso, in occasione del mio ormai penultimo intervento chirurgico. Appena arrivati in zona siamo andati a pranzo al centro commerciale, per poi fiondarci al bed&breakfast, nonostante fosse ancora presto. Questo bed&breakfast si trova a Milano 3, una delle due città satelliti (*) costruite da Silvio Berlusconi all'epoca in cui era ancora semplicemente un imprenditore facoltoso. È un'area bellissima, piena di verde e di strade pedonali, dove le macchine in genere non possono circolare. Il bed&breakfast è gestito dalla signora Muriel, un'elegante olandese che vive con il marito italiano e le loro bambine, due potenziali bilingui (che invidia!). È una persona molto fine e sensibile, con cui mia mamma si è trovata molto a suo agio. Io ho avuto solo una buona impressione, perché sono rimasto lì solo una notte. Appena scaricati i bagagli - e la famiglia -, mio papà è tornato a casa.

Martedì mattina, verso le sette e mezza, siamo usciti per prendere la corriera che ci avrebbe portati al mio calvario, la Clinica Humanitas di Rozzano. Quella è stata la giornata più lunga, perché ho dovuto sottopormi a due esami di routine come il prelievo del sangue e l'elettrocardiogramma, ma poi ho dovuto aspettare ore per essere visitato, in sequenza, dai chirurghi, da un'infermiera e dall'anestesista. Aspettare seduti su una sedia d'ospedale è un'esperienza di una noia mortale. Finito tutto, verso le quattro del pomeriggio sono stato ufficialmente ricoverato e accompagnato nella mia camera. L'anno scorso avevo, come compagno di stanza, un signore di 60-70 anni piuttosto gentile e quasi simpatico. Quest'anno speravo andasse meglio in termini di differenza d'età. Invece è andata peggio: il mio compagno era un signore di 78 anni più pessimista e negativo delle persone più pessimiste che conoscevo prima, ossia mio nonno e la mia professoressa di greco. Una volta conosciuto il signor Giuseppe, entrambi sono diventati più giovanili e quasi ottimisti.

Per fortuna, ho incontrato una persona che mi ha messo un po' di buon umore: una brava e simpatica infermiera rumena di 40-50 anni, che mi ha fatto molte domande sulle lingue che studio ed è rimasta impressionata sentendo che so il polacco. Purtroppo, dopo di lei è venuta un'infermiera col muso lungo che mi ha depresso un po'. Mercoledì mattina sono stato trasportato in sala operatoria intorno alle nove e mezza. Gli inservienti, gli infermieri e i dottori con cui ho avuto a che fare prima di addormentarmi erano tutti molto gentili. Sono rimasto impressionato dal fatto che, appena arrivato, ognuno di loro mi chiedesse "Nome, cognome, data di nascita". Era routine, eccessivo scrupolo o paura di sbagliare paziente? Sono stato contento di vedere il mio chirurgo, il prof. Marco Klinger, che si è quasi eccitato nel vedere tutte le zone del mio viso che poteva migliorare.

Mi sono svegliato all'una e mezza e sono stato tenuto nella "sala risvegli" fino alle tre. Poi mi hanno portato in camera mia, dove mia mamma mi aspettava un po' in apprensione, perché pensava che uscissi prima. Nel frattempo, aveva fatto amicizia con i genitori di una ragazza di 27 anni che era andata sotto i ferri alle sette di mattina e sarebbe uscita solo alle quattro, dopo ben nove ore! Sono rimasto molto impressionato quando mia mamma mi ha parlato di questa mia coetanea, e lo sono ancora molto ogni volta che ci penso, quindi mi perdonerete se non ve ne parlo.

Il pomeriggio è trascorso così così. L'anno scorso ero uscito più sveglio e reattivo. Per fortuna anche questa volta non ho avuto nausea e la sera sono riuscito a cenare. Poi ho passato una notte insonne, nonostante non avessi molti dolori.

La mattina di giovedì è iniziata con un'angelica visione: una giovane tirocinante mora con gli occhi neri che è venuta a provarmi la pressione. Peccato fosse anche molto imbranata e non capisse perché il bracciale dello sfigmomanometro (l'apparecchio per misurare la pressione) non si chiudesse... L'aveva inserito a rovescio! Più tardi mi ha visitato un dottorino che avevo già incontrato alla visita e che mi era rimasto impresso perché, mentre ero nell'ambulatorio, lo avevano chiamato due volte al telefonino e lui si era sempre congedato con le parole "Bacio. Ciao", che non mi parevano granché adeguate alla situazione... Sarò io antico... Comunque, questo "giovincello" mi ha medicato e poi mi ha consegnato la lettera di dimissioni. Allora ho scritto a mio papà per dirgli di partire. (Ci vogliono tre ore per andare da Rovigo a Milano.) Il pranzo è arrivato dopo mezzogiorno e mezzo, piuttosto tardi per un ospedale, e faceva anche abbastanza schifo! Verso l'una siamo usciti e dopo pochi minuti è arrivato mio papà in macchina. Da giovedì a oggi è cambiato poco. Provo sempre un po' di dolore nelle zone dove mi hanno operato e ho molti punti di sutura che mi tirano la pelle e, ogni tanto, sento delle fitte. Comunque, non è grave. Farà molto più male quando mi toglieranno tutti i punti, martedì 24, data della nostra prossima "gita" meneghina! (*) vedi la nota

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