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La Fattoria Degli Animali di "George Orwell", La Fattoria... – Text to read

La Fattoria Degli Animali di "George Orwell", La Fattoria Degli Animali - VIII

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La Fattoria Degli Animali - VIII

Capitolo VIII

Qualche giorno più tardi, calmato alquanto il terrore causato dalle esecuzioni, alcuni animali ricordarono - o credettero di ricordare - che il sesto comandamento decretava: "Nessun animale ucciderà un altro animale". E, benché nessuno di loro tenesse a farsi udire dai porci o dai cani, sentivano che le uccisioni che avevano avuto luogo non quadravano precisamente con questo. Berta chiese a Benjamin di leggerle il sesto comandamento, e quando Benjamin come al solito disse che si rifiutava di mischiarsi in quelle faccende, andò a cercare Muriel. Muriel le lesse il comandamento. Diceva: "Nessun animale ucciderà un altro animale senza motivo". In un modo o in un altro le ultime due parole si erano cancellate dalla memoria degli animali. Ma constatarono ora che il sesto comandamento non era stato violato, é era evidente il motivo di uccidere i traditori che avevano fatto legame con Palla di Neve.

Durante tutto quell'anno gli animali lavorarono ancor più duramente di quanto avessero fatto in quello trascorso. Ricostruire il mulino, con muri due volte più spessi di prima e finirlo per la data fissata, oltre che svolgere tutto il regolare lavoro della fattoria, era una fatica tremenda Sembrava agli animali talvolta che le ore di lavoro fossero aumentate e il nutrimento diminuito rispetto ai tempi di Jones. Nelle mattine della domenica, Clarinetto, tenendo spiegata fra le zampe una lunga striscia di carta, leggeva loro una lista di cifre che provava come la produzione di ogni genere di cibarie fosse cresciuta del 200 per cento, del 300 per cento o del 500 per cento a seconda dei casi. Gli animali non vedevano ragione per non crederci, specialmente perché non riuscivano a ricordare chiaramente quali fossero le loro condizioni prima della Rivoluzione. A ogni modo vi erano giorni nei quali avrebbero desiderato meno cifre e più cibo.

Tutti gli ordini erano ora trasmessi a mezzo di Clarinetto o di qualche altro maiale. Napoleon non si mostrava in pubblico più di una volta ogni quindici giorni. Quando appariva era scortato non solo dalla sua muta di cani, ma era preceduto da un gallo nero che faceva la parte di trombettiere, emettendo altissimi chicchirichì prima che Napoleon cominciasse a parlare. Si diceva che persino nella casa colonica Napoleon foccupasse un appartamento separato dagli altri. Prendeva solo i suoi pasti con due cani che avevano cura di lui e usava il servizio da tavola Crown Derby che era sempre stato nella cristalliera del salotto. Fu anche annunciato che ogni anno, nel giorno genetliaco di Napoleon, sarebbe stato sparato il fucile come nelle altre due ricorrenze.

Ora non si parlava mai di Napoleon semplicemente come "Napoleon"; alludendo a lui, si ricorreva sempre allo stile di cerimonia dicendo: "Il nostro Capo, il compagno Napoleon", e i maiali amavano inventare per lui titoli come il Padre di Tutti gli Animali, Terrore del Genere Umano, Protettore dei Greggi, Amico degli Anatroccoli e simili. Nei suoi discorsi Clarinetto parlava, con gli occhi pieni di lacrime, della saggezza di Napoleon, della bontà del suo cuore, del suo profondo amore per tutti gli animali della terra, anche e specialmente per tutti gli infelici animali che vivevano ancora nell'ignoranza e nella schiavitù nelle altre fattorie. Era divenuto costume dar credito a Napoleon per ogni successo raggiunto e per ogni colpo di buona fortuna. Si udiva spesso una gallina dire a un'altra: «Sotto la guida del nostro Capo, il compagno Napoleon, ho fatto cinque uova in sei giorni», o due mucche esclamare mentre si abbeveravano allo stagno: «Grazie alla supremazia del compagno Napoleon, che buon sapore ha quest'acqua!». Il sentimento generale della fattoria fu ben espresso in una poesia intitolata Camerata Napoleon, composta da Minimus e che diceva così:

Padre degli orfani!

Fonte di gioia!

Signor delle cibarie!

Oh, qual consolazion prova l'alma mia grata

quando trepida guata

l'occhio tuo calmo e fiero,

come il sole nel cielo,

o camerata Napoleon!

Si, tu sei prodigo d'ogni delizia:

pancia piena ogni giorno e strame a profusion;

ogni bestia creata se la dorme beata

é tutto tu concedi e a tutto tu provvedi,

o camerata Napoleon!

Se mai avrò cucciolo, alto una spanna,

prima ancor che raggiunga l'età della ragion

tutta già ti avrà data sua fede intemerata,

e il suo primo vagito sarà fervido invito:

"O camerata Napoleon! ".

Napoleon approvò questa poesia che venne trascritta sul muro del grande granaio, sulla parete opposta a quella dei Sette Comandamenti, sormontata da un ritratto di profilo di Napoleon, eseguito da Clarinetto con pittura bianca.

Frattanto, con la mediazione di Whymper, Napoleon era occupato in complicate trattative con Frederick e Pilkington. La partita di tronchi d'albero giaceva ancora invenduta. Dei due, Frederick era il più desideroso di averla, ma non voleva offrire un prezzo ragionevole. Nello stesso tempo tornavano a circolare insistenti voci che Frederick e i suoi uomini stessero preparando un attacco alla Fattoria degli Animali per distruggere il mulino, la costruzione che aveva suscitato in lui tanta feroce gelosia. Si sapeva che Palla di Neve era sempre nascosto nella Fattoria Pinchfield.

A mezza estate gli animali furono allarmati nell'udire che tre galline si erano fatte avanti e avevano confessato che, ispirate da Palla di Neve, erano entrate a far parte di un complotto al fine di uccidere Napoleon. Furono immediatamente giustiziate e nuove precauzioni vennero prese per la sicurezza del Capo. Quattro cani custodivano il suo letto durante la notte, uno per angolo, e un giovane porco, chiamato Occhiodirosa, aveva il compito di assaggiare tutti i suoi cibi prima ch'egli li mangiasse, per timore che fossero avvelenati.

Circa in quel medesimo tempo fu reso pubblico che Napoleon aveva concluso col signor Pilkington il contratto di vendita dei tronchi d'albero e stava pure entrando in regolari accordi per lo scambio di certi prodotti tra la Fattoria degli Animali e Foxwood. Le relazioni tra Napoleon e Pilkington, benché sempre per mediazione di Whymper, erano ora quasi amichevoli. Gli animali diffidavano di Pilkington, in quanto essere umano, ma lo preferivano grandemente a Frederick che temevano e odiavano.

Sul finire dell'estate, quando la costruzione del mulino era quasi ultimata, le voci di un imminente, proditorio attacco si fecero sempre più insistenti. Frederick, si diceva, sarebbe venuto alla carica con venti uomini, tutti armati di fucile, e già aveva corrotto i magistrati e la polizia, in modo che, se fosse riuscito a impadronirsi dei documenti della Fattoria degli Animali, essi non gliene avrebbero chiesto ragione. Inoltre si sussurravano storie terribili delle crudeltà che Frederick praticava sugli animali. Aveva frustato a morte un vecchio cavallo, fatto morire di fame e sue mucche, ucciso un cane gettandolo nella fornace, si divertiva la sera a far combattere i galli con schegge di lame di rasoio legate agli speroni. Gli animali sentivano il sangue ribollire d'ira nel sentire che cosa veniva fatto ai loro compagni, e talvolta invocavano di essere lasciati uscire in massa per attaccare la fattoria Pinchfield, scacciarne gli uomini e liberare gli animali. Ma Clarinetto li consigliava di evitare ogni violenza e di confidare nella strategia del compagno Napoleon.

Tuttavia, il risentimento verso Frederick si manteneva vivissimo. Una domenica mattina Napoleon apparve nel granaio e spiegò che mai aveva pensato di vendere i tronchi a Frederick; riteneva al disotto della sua dignità, diceva, trattare con bricconi di quella specie. I piccioni che sempre erano spediti fuori a spargere il verbo della Rivoluzione, avevano il divieto di porre piede a Foxwood e avevano pure l'ordine di mutare il loro motto "Morte all'Umanità" in quello di "Morte a Frederick". Sul finire dell'estate venne in luce un'altra macchinazione di Palla di Neve.

I campi di grano erano pieni di gramigna e si scoprì che, in una delle sue scorribande notturne, Palla di Neve aveva mescolato seme di gramigna al seme di frumento. Un papero, che era stato complice del complotto, aveva confessato, e si era poi subito ucciso inghiottendo nere bacche velenose. Gli animali appresero pure che Palla di Neve non aveva mai - come molti di loro avevano fin lì creduto ricevuto l'ordine dell'"Eroe Animale di Prima Classe". Era questa una pura leggenda che, qualche tempo dopo la Battaglia del Chiuso delle Vacche, lo stesso Palla di Neve aveva sparso. Lungi dall'essere decorato, era stato censurato per essersi mostrato vile in battaglia. Ancora una volta gli animali udirono queste, con un certo stupore; ma Clarinetto riuscì presto, a convincerli che la memoria li tradiva. In autunno, con uno sforzo tremendo ed estenuante - perché la mietitura doveva venir compiuta quasi nel medesimo tempo - il mulino fu finito.

Doveva ancora venire installato il macchinario, e Whymper ne stava trattando l'acquisto, ma la struttura era completa. Ad onta di ogni difficoltà, nonostante l'inesperienza, i mezzi primitivi, la sfortuna e il tradimento di Palla di Neve, il lavoro era stato finito puntualmente nel giorno fissato! Stanchi, ma fieri, gli animali facevano il giro del loro capolavoro che appariva ai loro occhi più bello di quanto non lo fosse stato la prima volta. Nulla, fuorché un'esplosione, avrebbe potuto abbatterlo ora! E quando pensavano a tutto il lavoro che avevano fatto, agli scoraggiamenti che avevano dovuto superare, a quanto diversa sarebbe stata la loro vita quando le pale avessero girato e la dinamo funzionato, quando pensavano a tutto questo la stanchezza li abbandonava ed essi correvano saltando intorno al mulino e gettando grida di trionfo. Lo stesso Napoleon, scortato dai suoi cani e dal gallo, venne a ispezionare l'opera finita; personalmente si congratulò con gli animali per il loro successo e annunciò che il mulino sarebbe stato chiamato "Mulino Napoleon".

Due giorni dopo gli animali furono chiamati per uno speciale raduno nel granaio. Ammutolirono per la sorpresa quando Napoleon annunciò loro di aver venduto la partita di tronchi a d'albero a Frederick. L'indomani sarebbero venuti i carri di Frederick a ritirarli. Durante tutto il periodo della sua simulata amicizia per Pilkington, Napoleon era stato in realtà in segrete trattative con Frederick.

Tutte le relazioni con Foxwood erano state rotte; furono inviati a Pilkington messaggi insultanti. I piccioni avevano avuto ordine di evitare la fattoria Pinchfield e di mutare il loro detto "Morte a Frederick" in quello di "Morte a Pilkington". Nello stesso tempo Napoleon assicurava gli animali che la storia dell'imminente attacco alla loro fattoria era del tutto falsa e che il racconto delle crudeltà di Frederick verso i propri animali era stato grandemente esagerato. Tutte queste voci erano probabilmente state messe in giro da Palla di Neve e dai suoi agenti. Era ora evidente che, dopo tutto, Palla di Neve non era nascosto nella Fattoria Pinchfield e, infatti, non vi era mai stato in vita sua: viveva - e abbastanza lussuosamente, si diceva - a Foxwood e, in realtà, era stato a pensione da Pilkington durante gli anni precedenti.

I maiali si estasiavano alla furberia di Napoleon. Fingendo amicizia per Pilkington, aveva obbligato Frederick ad alzare il prezzo a dodici sterline. Ma la mente superiore di Napoleon, disse Clarinetto, si rivelava nel fatto che egli non si era fidato di nessuno, neppure di Frederick. Frederick voleva pagare i tronchi con qualcosa chiamato "chèque", che pareva essere un pezzo di carta con sopra scritta la promessa di pagare. Ma Napoleon era troppo intelligente per lasciarsi imbrogliare in simile maniera. Egli aveva chiesto il pagamento in veri biglietti da cinque sterline che dovevano essere consegnati prima che i tronchi fossero mossi. Frederick aveva già pagato; e la somma versata bastava appunto all'acquisto del macchinario per il mulino.

Frattanto i tronchi erano stati caricati e portati via in gran fretta. Usciti che furono i carri, gli animali furono chiamati a riunione nel granaio perché vedessero le banconote di Frederick.

Sorridendo beatamente, decorato delle sue due medaglie, Napoleon riposava su un letto di paglia, con accanto il denaro elegantemente deposto su un piatto di porcellana proveniente dalla cucina della casa colonica. Gli animali sfilarono lentamente, ognuno ammirando a suo agio. E Gondrano allungò il naso per odorare le banconote, e i bianchi biglietti di banca fremettero e frusciarono al suo alito.

Tre giorni dopo successe un diavolio. Whymper, mortalmente pallido, giunse correndo sulla sua bicicletta, la lanciò a terra nel cortile e si precipitò nella casa colonica. Un istante dopo un soffocato grugnito di rabbia risuonò dagli appartamenti di Napoleon. La notizia corse per la fattoria con la rapidità di un incendio: le banconote erano false! Frederick aveva acquistato i tronchi per niente!

Napoleon chiamò immediatamente gli animali a raccolta e con voce terribile pronunciò sentenza di morte su Frederick. Una volta catturato, disse, Frederick sarebbe stato lessato vivo. Nello stesso tempo avvisò che dopo questo tradimento c'era da aspettarsi il peggio. Frederick e i suoi uomini potevano sferrare ad ogni momento il loro attacco da lungo tempo atteso. Furono poste sentinelle in tutti i punti di accesso alla fattoria. Inoltre furono inviati quattro piccioni a Foxwood con messaggi amichevoli che si sperava potessero ristabilire buone relazioni con Pilkington. L'attacco venne proprio la mattina seguente. Gli animali stavano facendo la loro prima colazione quando le sentinelle giunsero correndo con la notizia che Frederick e i suoi seguaci avevano già varcato il grande cancello.

Con sufficiente baldanza, gli animali si slanciarono loro incontro; ma questa volta non ebbero la facile vittoria ottenuta nella Battaglia del Chiuso delle Vacche. Vi erano quindici uomini, con una mezza dozzina di fucili fra tutti, e, alla distanza di cinquanta iarde, aprirono il fuoco. Gli animali non poterono sostenere i terribili scoppi e le laceranti pallottole e, nonostante gli sforzi di Napoleon e di Gondrano per mantenere l'ordine, furono presto respinti. Molti fra essi erano già feriti. Si rifugiarono nei fabbricati della fattoria e lì spiarono cautamente dalle fessure e dai fori.

Tutto il grande pascolo, compreso il mulino, era in mano al nemico. Napoleon non sapeva che decisione prendere. Camminava su e giù senza dir parola; la coda si agitava, rigida. Sguardi ardenti di desiderio andavano in direzione di Foxwood. Se Pilkington e i suoi uomini fossero venuti in loro aiuto, la giornata poteva finire vittoriosa. Ma in quel momento i quattro piccioni mandati prima in missione fecero ritorno, e uno di essi portava un biglietto di Pilkington. Vi era scritto: "Ben vi sta".

Intanto Frederick e i suoi uomini si erano fermati presso il mulino. Gli animali li osservavano e un mormorio di costernazione corse tutto all'intorno. Due uomini avevano portato una barra di ferro e un grosso martello. Stavano per demolire il mulino. «Impossibile!» gridò Napoleon. «Abbiamo costruito muri troppo spessi é possano farlo. Non lo potrebbero abbattere in una settimana. Coraggio, compagni!» Ma Benjamin stava osservando attentamente i movimenti degli uomini. I due, col martello e la barra, stavano scavando un foro presso la base del mulino. Lentamente, e quasi con l'aria di divertirsi, Benjamin tentennò il suo lungo muso.

«Lo pensavo» disse. «Non vedete che cosa stanno facendo? Fra poco riempiranno il foro di polvere esplosiva.»

Atterriti, gli animali attesero. Era impossibile ora avventurarsi fuori dal rifugio. Dopo qualche istante, si videro gli uomini correre in tutte le direzioni. Poi vi fu un rombo assordante. I piccioni rotearono nell'aria, e tutti gli animali, salvo Napoleon, si gettarono ventre a terra e nascosero il muso. Quando si rialzarono, una enorme nube di fumo nero ondeggiava sospesa dov'era stato il mulino.

Lentamente la brezza la dissipò. Il mulino aveva cessato di esistere!

A quella vista il coraggio rinacque negli animali. La paura e la disperazione che avevano sentito un momento prima furono sommerse dall'ira contro questo atto vile e spregevole. Si levò un possente grido di vendetta e, senza aspettare ordini, caricarono in massa, lanciandosi sul nemico. Questa volta non si curavano delle palle crudeli che grandinavano su di loro una battaglia selvaggia e feroce.

Gli uomini sparavano senza tregua, e quando gli animali si dicevano troppo sotto, li pestavano coi bastoni e con i pesanti stivali. Una mucca, tre pecore e due oche erano cadute uccise; quasi tutti erano feriti. Anche Napoleon, che dalle retrovie dirigeva le operazioni, aveva avuto la punta della coda mozzata da una palla. Ma anche gli uomini non ne uscirono immuni. Tre di essi avevano la testa rotta da colpi di zoccolo di Gondrano; un altro aveva il ventre forato dal corno di una mucca; un altro ancora aveva i calzoni a brandelli per opera di Jessie e di Lilla. E quando i nove cani della guardia del corpo di Napoleon, ai quali questi aveva dato istruzione di avanzare nascostamente sotto la protezione delle siepi, fecero irruzione al fianco degli uomini, latrando ferocemente, il panico li sopraffece. Videro il pericolo di essere circondati. Frederick gridò ai suoi di fuggire mentre erano ancora in tempo, e l'istante dopo il codardo nemico correva per aver salva la vita. Gli animali li inseguirono fino al limite del campo e riuscirono a somministrar loro qualche calcio ancora mentre forzavano il passaggio attraverso la siepe spinosa.

Avevano vinto, ma erano spossati e sanguinanti. Lentamente si avviarono zoppicando verso la fattoria. La vista dei compagni morti, stesi sull'erba, mosse alcuni alle lacrime. E per qualche istante sostarono in doloroso silenzio là dove una volta sorgeva il mulino. Sì, non c'era più; fin quasi l'ultimo segno della loro fatica era sparito! Perfino le fondamenta erano in parte distrutte. E per rifabbricarlo non si poteva questa volta, come prima, far uso delle pietre crollate. Questa volta anche le pietre erano svanite. La forza dell'esplosione le aveva lanciate a centinaia di iarde di distanza. Era come se il mulino non fosse mai esistito.

Mentre si avvicinavano alla fattoria, Clarinetto, che in modo inesplicabile era stato assente durante il combattimento, venne loro incontro: saltellando, dimenando la coda, raggiante di soddisfazione. E gli animali udirono in direzione dei fabbricati della fattoria il solenne rombo, del fucile.

«Perché si spara il fucile?» domandò Gondrano.

«Per celebrare la vittoria!» gridò Clarinetto.

«Quale vittoria?» insistette Gondrano.

Le sue ginocchia sanguinavano, aveva perduto un ferro, si era spaccato uno zoccolo e una dozzina di pallottole gli si erano conficcate nelle gambe posteriori.

«Quale vittoria, compagno? Non abbiamo scacciato il nemico dal nostro suolo, il sacro suolo della Fattoria degli Animali?»

«Ma loro ci hanno distrutto il mulino. E vi avevamo lavorato due anni!»

«Che importa? Costruiremo un altro mulino! Costruiremo sei mulini, se ne avremo voglia. Non apprezzate, compagni, le magnifiche gesta che abbiamo compiuto? Il nemico occupava questo terreno su cui ora siamo. E adesso - grazie alla guida del compagno Napoleon - ne abbiamo riconquistato ogni palmo.»

«Allora abbiamo conquistato quello che avevamo prima» disse Gondrano.

«Questa è la nostra vittoria» replicò Clarinetto.

Zoppicando entrarono nel cortile. Le pallottole sotto la pelle della gamba di Gondrano provocavano un acuto dolore. Egli vide davanti a sé la dura fatica di ricostruire il mulino dalle fondamenta, e già con l'immaginazione tendeva le sue forze all'opera. Ma per la prima volta gli venne in mente che aveva undici anni e che forse i suoi potenti muscoli non erano più quelli che erano stati un tempo.

Quando però gli animali videro sventolare la bandiera verde e sentirono ancora il rombo del fucile sette colpi vennero sparati - e udirono il discorso di Napoleon che si congratulava della loro condotta, sembrò loro di aver conseguito, dopo tutto, una grande vittoria. Agli animali caduti in battaglia furono resi solenni funerali. Gondrano e Berta tiravano il carro che serviva da carro funebre, e Napoleon stesso camminava in testa alla processione.

Due interi giorni furono dedicati alla celebrazione. Vi furono canti, discorsi e altri spari del fucile, e, quale dono particolare, ogni animale ricevette una mela, ogni uccello un'oncia di grano e ai cani vennero dati tre biscotti per ciascuno. Fu annunciato che la battaglia sarebbe stata chiamata "la Battaglia del Mulino" e che Napoleon aveva creato una nuova decorazione, l'"Ordine della Bandiera Verde", che aveva conferito a se stesso. Nella generale allegrezza lo sfortunato affare delle banconote venne dimenticato.

Qualche giorno dopo questi avvenimenti, i maiali rinvennero nella cantina della casa colonica una cassa di whisky che era sfuggita quando la casa era stata occupata. Quella notte si udirono dall'edificio principale alti canti fra i quali, con grande sorpresa di tutti, erano pure intercalate le strofe di Animali d'Inghilterra. Verso le nove e mezzo Napoleon, con in testa un vecchio cappello di feltro del signor Jones, fu visto distintamente precipitarsi fuori dalla porta posteriore, fare un giro al galoppo attorno alla corte e sparire ancora nell'interno. Ma, al mattino, un profondo silenzio regnava nella casa colonica. Non si sentiva muovere un maiale. Erano quasi le nove quando Clarinetto comparve, camminando lentamente e stancamente, l'occhio spento, la coda fra le gambe, e con tutta l'apparenza di essere seriamente ammalato. Chiamò gli animali a raccolta e disse loro che aveva una terribile notizia da comunicare: il compagno Napoleon era morente!

Si alzò un grido di dolore. Fu distesa della paglia fuori dalla porta della casa colonica e gli animali vi camminavano sopra in punta di piedi. Con le lacrime agli occhi si chiedevano l'un l'altro che cosa avrebbero fatto se il loro Capo fosse stato loro rapito. Corse voce che Palla di Neve era riuscito a mettere del veleno nei cibi di Napoleon. Alle undici Clarinetto uscì per dare un altro annuncio. Come suo ultimo atto sulla terra il compagno Napoleon aveva promulgato un solenne decreto: chi beveva alcolici doveva essere punito con la morte.

Alla sera, tuttavia, Napoleon parve stare un po' meglio e al mattino seguente poté comunicare agli animali che stava bene ed era in via di guarigione. La sera dello stesso giorno Napoleon era tornato al lavoro e l'indomani si apprese che aveva dato istruzioni a Whymper per l'acquisto a Willingdon di alcuni opuscoli sul modo di fabbricare la birra e di distillare. Una settimana più tardi Napoleon diede ordine che il piccolo recinto oltre il frutteto, che era prima destinato a pascolo per gli animali che l'età aveva reso inabili al lavoro, fosse arato. Fu detto che il pascolo era esausto e aveva bisogno di nuova semina, ma si seppe ben presto che Napoleon intendeva coltivarlo a orzo.

Circa a quell'epoca avvenne uno strano incidente che quasi nessuno riuscì a capire. Una notte, verso la mezza, si udì nel cortile un gran frastuono e gli animali si affrettarono fuori dalle loro stalle. Era una notte di luna. Ai piedi del muro in fondo al grande granaio dov'erano scritti i Sette Comandamenti giaceva una scala a pioli rotta in due pezzi.

Clarinetto, tutto stordito, si contorceva accanto ad essa e, a portata di mano, erano una lanterna, un pennello e un barattolo di pittura bianca rovesciato. Subito i cani fecero circolo attorno a Clarinetto e lo scortarono alla casa colonica non appena fu in grado di camminare. Nessuno degli animali poté farsi un'idea di quello che ciò significasse, meno il vecchio Benjamin che scosse il muso con aria di saperla lunga, e sembrò capire, sebbene non dicesse nulla.

Ma alcuni giorni dopo Muriel leggendo per proprio conto i Sette Comandamenti, notò che ve n'era ancora uno che gli animali non ricordavano esattamente.

Avevano sempre creduto che il quinto comandamento dicesse "Nessun animale berrà alcolici". Ma vi erano due parole che essi avevano dimenticato. In realtà il comandamento diceva: "Nessun animale berrà alcolici in eccesso".

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