27. Una Avventura Linguistica. Adeguandosi
È fondamentale far parte della cultura di un Paese, poichè ciò crea uno stato d'animo che facilita l'apprendimento delle lingue.
Non tutti gli incontri sono piacevoli o cordiali, ma bisogna perseverare. A volte la gente diffida di te perché sei uno straniero. Questo fenomeno è universale, e può accadere in qualsiasi momento. Tuttavia la maggior parte degli incontri sarà certamente piacevole e memorabile. Uno dei miei momenti più felici in Giappone fu quando partecipai al Matsuri Kiba, o Festival del Mercato del Legno. Ero membro di uno dei tanti gruppi di giovani che vestivano pantaloncini bianchi, una giacca di cotone e un hachimaki avvolto attorno alla fronte. Trasportavamo pesanti santuari di legno per le strade di Tokyo, dalla mattina alla sera, bevendo sake e docciandoci con l'acqua tirata dagli spettatori. Gridavamo "Wasshoi!" ogni volta che lanciavamo il pesante santuario in aria e lo afferravamo di nuovo. Essendo più alto degli altri uomini, dovevo penare trasportando più peso del dovuto o stando costantemente genuflesso. Credo che feci ambo le cose dalle 5:30 alle 15:30. Quella notte riuscii a stento a coricarmi, tanto era il dolore. Spesso notavo che gli stranieri parlavano benissimo il Giapponese solo pochi giorni dopo la fine del periodo di apprendimento. Non appena iniziavano a lavorare, riesumavano l'Inglese, deteriorando così le competenze acquisite. Essi non si impegnarono mai abbastanza per vivere e lavorare in Giapponese. Io adottai una strategia volontariamente diversa. Questo non mi impediva di arrangiarmi parlando in Inglese con altri compatrioti, ma io volevo seguire un altro percorso, quello di vivere in Giapponese. La tendenza umana ad associarsi con gente a noi simile culturalmente è normale, ma ostacola l'apprendimento delle lingue. Una volta che ti fai qualche amico o lavori con qualche collega sfruttando la tua abilità nella nuova lingua, ti senti più simile alla gente che ti circonda che non il contrario. I miei nove anni in Giappone furono favolosi. Tornai in Canada con un intenso apprezzamento della cultura Giapponese e della sorta di decoro che i Giapponesi applicano ad ogni aspetto della quotidianità. Riesco a cogliere le differenze culturali tra i popoli, così come le differenze di personalità tra gli individui. Eppure la mia tesi sull'intrinseca similarità di tutti gli uomini venne confermata solo vivendo nove anni in Giappone. Prima di tutto, ogni essere umano è un individuo, che nutre speranze, paure e ambizioni. Ci confortiamo vivendo in comunità, siano esse locali, nazionali o religiose. Tuttavia chi riconosce che facciamo tutti parte della grande famiglia umana si sente a suo agio sempre e dovunque. Il Giappone è alle prese con parecchie difficoltà economiche oggigiorno. La struttura gerarchica della società nipponica ha inibito la preziosa energia costruttiva dei giovani. Sono certo che ciò cambierà. Kennichi Ohmae, un insigne filosofo Giapponese, prevede che "un mondo senza frontiere", reso possibile dalla diffusa conoscenza delle lingue straniere, aprirà nuove prospettive ad un Giappone messo a così dura prova.