×

우리는 LingQ를 개선하기 위해서 쿠키를 사용합니다. 사이트를 방문함으로써 당신은 동의합니다 쿠키 정책.

image

Podcast Italiano (2), La nostalgia - Un testo per imparare il congiuntivo

La nostalgia - Un testo per imparare il congiuntivo

Ciao a tutti e benvenuti su Podcast Italiano. Come va? Come state? Spero che stiate bene. So che la situazione che stiamo vivendo in molti paesi, anche qui a Torino, è difficile, ma dobbiamo farci forza. Registro queste parole tra l'altro in lockdown, il secondo per me, che è iniziato da qualche settimana in alcune regioni d'Italia, tra cui anche la mia.

Anche se è vero che non è un lockdown davvero paragonabile al primo, è decisamente meno severo. Comunque speriamo che tutto si risolva (“risolva”, congiuntivo) il prima possibile e nel frattempo cerchiamo di fare del nostro meglio per non sprofondare in una spirale di tristezza e disperazione.

Magari proprio imparando l'italiano. “Facendo di necessità virtù”, come ho detto in un video vecchio, “fare di necessità virtù” significa cercare di sfruttare a nostro vantaggio una situazione difficile. Detto questo, oggi ci dedicheremo nuovamente al congiuntivo, questo modo verbale che crea così tanti problemi a voi che imparate l'italiano, ma anchea tanti italiani, se vi può consolare. Ho già dedicato tre episodi al congiuntivo, che sono Intermedio #34: il professor Russo, Intermedio #35: La mia pessima memoria e Intermedio #36: Disordine e disorganizzazione. Anche oggi vedremo prima la teoria e poi passeremo al testo da me scritto. Se non vi interessa la parte teorica e volete passare direttamente al testo andate al minuto che troverete indicato nella descrizione di questo episodio

Detto questo, mi preme fare un'avvertenza, mi preme avvertirvi di qualcosa prima di incominciare, ovvero che se mi capite bene (magari perché parlate lingue romanze, quindi simili all'italiano) ma siete ancora all'inizio del vostro apprendimento potete tranquillamente, senza problemi, non imparare il congiuntivo, per il momento. Il mio consiglio è: lasciate stare, per ora; quando il vostro livello sarà più avanzato, se vorrete, potrete dedicarvi al congiuntivo in maniera più sistematica, in modo tale da non solo capirlo (probabilmente lo capite già adesso) ma anche usarlo nel modo giusto, quando serve. Sappiamo bene infatti che parlare correttamente è estremamente più difficile di capire. Quindi per il momento potete semplicemente ascoltare il testo per il vostro piacere personale – questa e quelle precedenti – e non preoccuparvi dei dettagli grammaticali sul congiuntivo. In questo episodio ho deciso, diversamente dagli altri, di non riassumere gli usi del congiuntivo di cui ho già parlato, perché sono troppi e questo episodio diventerebbe lunghissimo e forse noiosissimo. Inoltre oggi vedremo tre nuovi usi del congiuntivo. Quindi se volete ripassare gli usi del congiuntivo di cui abbiamo già parlato andate a risentire gli episodi Intermedio #35 e #36. Detto questo, nel testo di oggi userò comunque diversi usi che ho già spiegato, in modo tale da farveli comunque risentire.

Questo episodio ha una trascrizione gratuita che metterò sul mio sito, podcastitaliano.com, sotto forma di PDF. Inoltre, se vi piace questo progetto e voleste (congiuntivo) sostenerlo e al tempo stesso ricevere anche un episodio audio di approfondimento e di analisi di tutti gli usi del congiuntivo del testo che sentiremo oggi vi consiglio di iscrivervi al mio Podcast Italiano Club, dove troverete anche tanti altri contenuti bonus. A proposito, se questo episodio ha una trascrizione gratuita, accessibile a tutti è proprio grazie ai fantastici membri del Club, che permettono a questo progetto di esistere e mi danno la possibilità di produrre questi materiali gratuiti per tutti. Quindi un grazie di cuore pubblicamente a tutti gli oltre 400 (al momento in cui registro) membri del Podcast Italiano Club.

Detto ciò, passiamo alla parte teorica, in cui vi spiego alcuni nuovi usi del congiuntivo. Tra l'altro, se vi interessa un manuale sul congiuntivo vi consiglio” il Congiuntivo” – questo è il titolo - di Mancini e Marani; è quello che uso io e sul quale ho basato questa serie di episodi. 1) Frasi esclusive Che cosa sono? Di solito sono le frasi che hanno “senza che”, facciamo qualche esempio di frase esclusiva. - È impossibile suonare la batteria in un condominio senza che le altre persone si arrabbino. Quindi: è impossibile suonare la batteria (che è quello strumento con i tamburi, le percussioni) in un condominio senza far arrabbiare le altre persone, “senza che le altre persone si arrabbino”. “Si arrabbino” è un congiuntivo presente e viene dal verbo “arrabbiarsi”. “Senza che” introduce una frase esclusiva, cioè che esclude qualcosa. Un altro esempio: - Il ladro è entrato senza che la famiglia si svegliasse.

Quindi: mentre il ladro entrava la famiglia non si svegliava e non si è svegliata. “senza che la famiglia si svegliasse”. “Svegliasse” è un congiuntivo imperfetto. - Chiara è partita senza che io abbia potuto salutarla. Ovvero: Chiara è partita e io non ho potuto salutarla. “Senza che io abbia potuto”. “Abbia potuto” è un congiuntivo passato. - Paolo si presentò al funerale senza che nessuno lo avesse invitato. Ovvero: Paolo si presentò al funerale e nessuno lo aveva invitato. “Avesse invitato” è un congiuntivo trapassato. Attenzione! Prendiamo però questa frase: - Ieri ho studiato tutto il giorno senza fermarmi nemmeno un minuto.

Perché qui non usiamo il congiuntivo? Perché non diciamo “ho studiato tutto il giorno senza che mi fermassi”? Qualche idea? Beh, perché il soggetto è lo stesso, “IO ho studiato” e “IO non mi sono fermato”. Quando il soggetto è lo stesso usiamo di solito l'infinito, quindi “senza fermarmi”, non serve quindi il congiuntivo. Così come diciamo “penso di avere ragione” e non “penso che io abbia ragione”, oppure “spero di arrivare in tempo” e non “spero che io arrivi in tempo”. Lo stesso in una frase come: - “Pietro ha letto 700 pagine del libro senza capirci nulla”. Quindi “PIETRO ha letto” e sempre “PIETRO non ha capito nulla”, quindi anche qui non serve il congiuntivo. Fate attenzione, in italiano NON diciamo “senza capendo”, come in inglese (“without understanding”), ma “senza capire”, infinito; però, ripeto, solo se il soggetto è lo stesso, altrimenti usiamo il congiuntivo, come nella frase “il ladro è entrato senza che la famiglia si svegliasse”. Queste erano le frasi esclusive, in sostanza “senza che”.

2) Frasi eccettuative Abbiamo poi le frasi eccettuative, di solito con “a meno che”. Vediamo qualche esempio. - A meno che non finisca di lavorare tardi verrò con voi a vedere la partita. Ovvero: “se non finisco di lavorare tardi vengo con voi a vedere la partita”. “A meno che (non)” vuole il congiuntivo, in questo caso “finisca”, che è un congiuntivo presente. Si chiamano frasi eccettuative perché presentano un'eccezione: se questa eccezione non avviene, non si verifica, il mio piano non cambierà. Comunque non è tanto importante la terminologia, quanto che vi ricordiate (congiuntivo) che “a meno che” vuole il congiuntivo. “A meno che non piova, stasera esco”. Tra l'altro: avete notato che ho detto “a meno che NON”?

Ecco, questo “non” non è obbligatorio, avrei potuto dire “a meno che finisca di lavorare”, ma il “non” è molto comune; viene detto “non pleonastico”, ma anche qui non importa. Terminologia a parte, facendo una ricerca veloce nelle mie chat (come spesso faccio per analizzare come parlo, o meglio, scrivo) ho notato che uso più spesso “a meno che NON” di “A meno che” da solo. Ma non sono solo io, ho trovato lo stesso anche su Google. Quindi vi consiglio di imparare “a meno che NON”, che mi sembra più usato; tra l'altro questo “non pleonastico” c'è in altre costruzioni, come “finché NON” in un frase come “finché NON arrivano tutti non possiamo iniziare la festa”. Vediamo altri esempi di “a meno che”, cioè frasi eccettuative: - Da piccoli Luca e Federica non giocavano mai insieme, a meno che i genitori non li obbligassero . Cioè: se i genitori non li obbligavano Luca e Federica non giocavano insieme. “Obbligassero” è un congiuntivo imperfetto. - Le chiavi di casa ce le ha Federica, a meno che non le abbia perse come al solito. Ovvero: se non le ha perse, le chiavi di casa, in teoria, ce le ha Federica. “Abbia perso” è un congiuntivo passato. - Solitamente a mezzanotte l'uomo dormiva già, a meno che non avesse trovato un programma interessante da guardare in tv.

Cioè: se non aveva trovato un programma interessante l'uomo dormiva già. “Avesse trovato” è un congiuntivo trapassato. Riprendiamo un attimo il primo esempio: - A meno che non finisca di lavorare tardi verrò con voi a vedere la partita. Qui il soggetto (anche se è implicito, sottintesto, cioè non lo diciamo davvero) è lo stesso: A meno che IO non finisca di lavorare tardi IO verrò con voi. In questo caso possiamo, se vogliamo, fare come abbiamo fatto prima, quindi dire: - A meno di non finire di lavorare tardi verrò con voi a vedere la partita.

Possiamo, ma non è obbligatorio come nelle frasi esclusive, quindi con “senza che” ,vi ricordate? “Ho studiato tutto il giorno senza fermarmi”. In quel caso era obbligatorio, qui possiamo avere entrambe le frasi. Quindi, facendo un altro esempio: - A meno che non finisca tutti i soldi Giacomo continuerà a viaggiare per due mesi Ma anche: - A meno di non finire tutti i soldi Giacomo continuerà a viaggiare per due mesi.

3) Frasi temporali Vediamo ancora un'ultima frase che introduce, cioè che necessita del congiuntivo, ovvero le frasi temporali. Ho deciso di non parlare di tutti i tipi di frasi temporali, perché non mi sembrano così fondamentali. Se vi interessa parlerò degli altri usi del congiuntivo nelle frasi temporali nell'episodio di approfondimento sul Club. La cosa più importante da sapere per voi (fate attenzione a questo, è importante) è questa: è obbligatorio usare il congiuntivo anche con “prima che”. Quindi: - Andiamo a casa, prima che sia troppo tardi. - Prima che mi dimentichi, volevo dirti una cosa. - Volevo tornare a casa prima che diventasse buio. Anche qui, come abbiamo visto prima se il soggetto è lo stesso useremo l'infinito: - Prima di andare a dormire mi lavo sempre i denti. Ah, e fate attenzione amici che parlano lo spagnolo, con “dopo che” usiamo di solito l'indicativo.

“Dopo che sei arrivato, la festa è diventata più divertente”. Mentre dobbiamo PER FORZA usare il congiuntivo con “prima che”: “Prima che arrivassi tu la festa era noiosa”. Stesso discorso con “quando” con un significato futuro. Normalmente “quando” vuole l'indicativo in italiano, al contrario dello spagnolo dove è obbligatorio il subjuntivo, quindi: - Quando arriva Sara iniziamo la festa (con due presenti usati per indicare il futuro, “quando arriva iniziamo”, tipico del linguaggio informale (guardate il mio ultimo video su YouTube). Oppure col futuro vero e proprio: - Quando arriverà Sara inizieremo la festa. - Quando hai finito di mangiare usciamo con il il presente che indica il futuro, oppure: - Quando avrai finito di mangiare usciremo.

Quindi non usiamo il congiuntivo, non diciamo “quando Sara arrivi” o “quando tu abbia finito”. Bene. Abbiamo visto un bel po' di frasi, ora basta teoria e sentiamoci finalmente la storia, in cui userò tutte queste frasi più altri usi del congiuntivo visti negli episodi precedenti. Vi ricordo che nella trascrizione vedrete un numerino che indica il tipo di uso del congiuntivo, quindi vi consiglio di dare un'occhiata sul sito. Se vi siete persi nella teoria, fate caso soprattutto a “senza che”, “a meno che” e “prima che"

“La nostalgia” Oggi vorrei parlarvi di nostalgia. A meno che voi non siate [7 ecc] degli alieni (e non credo che lo siate [3]) sono sicuro che anche voi ogni tanto provate questo sentimento. Non sono un esperto, ma penso che la nostalgia sia [3] qualcosa di molto umano: è difficile infatti vivere sempre immersi nel presente o proiettati nel futuro senza che la nostra mente ogni tanto si prenda [7 esc] qualche pausa e torni [7 esc] con la memoria a momenti passati. Mi pare però che ci siano [2] alcune persone più propense a indugiare nei propri ricordi ed altre persone, come me, che lo fanno di tanto in tanto, senza che diventi [7 esc] un'attività quotidiana. Infatti, benché mi capiti [5b], come a tutti, di ripensare a momenti della mia infanzia, adolescenza o anche a momenti più recenti (ho 25 anni, per chi non mi conoscesse [6], non lo faccio così spesso.

La nostalgia è un sentimento strano. Non è invalidante, non è davvero negativo, a meno che non occupi [7 ecc] una quantità eccessiva del nostro tempo, distraendoci da altre attività importanti. Ma allo stesso tempo – e non so che cosa ne pensiate [4]voi – non è neanche un sentimento del tutto positivo. È qualcosa a metà: un sentimento agrodolce, una sorta di tristezza in cui è piacevole perdersi. Un po' come la musica triste; ho sempre pensato che una bella canzone deprimente sia [3] più interessante musicalmente parlando di una canzone felice. Una cosa che ho sempre trovato strana della nostalgia – e anche un po' divertente, a dirla tutta – è quanto essa sia [4] spesso slegata dalla realtà, dalle nostre esperienze realmente vissute. Vi spiego cosa voglio dire.

Quando proviamo un sentimento di nostalgia di solito ripensiamo a momenti del passato che ci sembrano speciali o magici. Ma in realtà, quando li stavamo vivendo, quei momenti, non è che fossero [2] poi così speciali. Cioè, magari lo erano, ma non sempre lo sono. È come se la nostalgia accrescesse o enfatizzasse (A – paragone ipotetico] le emozioni che abbiamo realmente provato, o addirittura creasse [A - paragone ipotetico] nella nostra memoria delle emozioni, senza che queste siano mai esistite [7 esc]. Vi faccio qualche esempio. Mi capita spesso di provare nostalgia di momenti specifici vissuti quando ero in Russia, con Erika. Non so quanti di voi si ricordino [4] (perché ne abbiamo parlato molto tempo fa, e a meno che non siate [7 ecc] ascoltatori di lunga data è normale che non ne siate [2] al corrente. Io ed Erika siamo stati in Russia insieme due volte per motivi di studio e ci siamo andati entrambe le volte d'inverno.

Ora, potete facilmente immaginarvi quanto faccia [4] freddo in Russia d'inverno, e potete anche rendervi conto di quanto sia [4] difficile per due italiani, abituati a un inverno tutto sommato mite, sopravvivere in una città (Mosca) in cui a gennaio o febbraio difficilmente fanno più di 0 gradi.

Ebbene, come dicevo, spesso mi capita di ripensare a momenti specifici di quei viaggi, solitamente con un velo di nostalgia. Che però, a ben vedere, è un po' immotivata, non dovrebbe esserci. Ora, prima che mi fraintendiate [7 temp]: ho un bel ricordo di quei periodi, che sono stati davvero un'esperienza speciale e importante nella mia vita (e credo di poter parlare anche per Erika). Non voglio che pensiate [1] che rimpianga [3] di aver fatto questa esperienza, tutt'altro. Ma la cosa strana (forse poi non così tanto strana) è questa: la sensazione di nostalgia riguarda alcuni momenti, come dicevo, molto specifici, perché alla fine ci ricordiamo momenti specifici, episodici; di periodi molto lunghi non ci rimangono che delle fotografie mentali; la nostra memoria funziona così. Dicevo, provo nostalgia per momenti che lì per lì non credo trovassi [3] particolarmente memorabili o esaltanti. Perché, in tutta franchezza, non è poi così piacevole girare con -10 gradi; voglio dire, se dovessi [A – periodo ipotetico] scegliere, preferirei viaggiare in luoghi dove il clima sia [6 - relativa, ma non obbligatorio] un po' più clemente. Eppure, provo nostalgia di quando giravamo per strade periferiche e desolate, magari sotto la neve che cadeva, con le mani congelate dal freddo cane che faceva fuori.

O dei momenti passati nella casa dello studente, un luogo decisamente poco confortevole, con un letto scomodo, senza un bagno in camera, con una temperatura che sembrava fissa sui 28 gradi. Potrei dire lo stesso della mia esperienza Erasmus a Budapest, di cui magari qualche persona in più si ricorda. Benché sia stata [5b] sicuramente una bella esperienza, il ricordo che ne ho è comunque accresciuto dal fatto che… beh, che è un ricordo e che non lo sto più vivendo in questo esatto momento. Un semestre Erasmus fatto di momenti sicuramente belli e memorabili, di momenti negativi (ai quali però penso di meno) e, soprattutto, di momenti del tutto ordinari, molti dei quali li ho dimenticati e altri li ricordo con nostalgia, senza che ci sia [7 esc] davvero nulla che giustifichi [6] questa emozione. I ricordi si ricoprono di una patina di nostalgia che rende tutto più bello e magico di quanto non fosse [A - frase comparativa] davvero l'esperienza reale nel momento in cui è avvenuta. Una patina che, però, è un prodotto della mia (e della vostra, a meno che non siate [7 ecc] persone che vivono solo momenti memorabili) immaginazione.

Questo mi fa venire in mente un concetto che ho sentito dal famoso psicologo Daniel Kanheman, che spiega che è importante fare una distinzione tra experiencing self e remembering self; se dovessimo [A - periodo ipotetico] tradurre questi termini in italiano potremmo chiamarli “l'io che esperisce (oppure semplicemente “che vive”) e “l'io che ricorda”. Fondamentalmente le sensazioni che proviamo quando viviamo un'esperienza (come per esempio andare in vacanza o a un concerto) sono molto diverse dal ricordo che si forma di esse. Per esempio, dei tanti concerti a cui sono andato mi ricordo solo delle fotografie, delle istantanee ben precise e delle impressioni molto vaghe. Kanheman ne parla specificamente per quanto riguarda la felicità e spiega che i due “io” funzionano in maniera fondamentalmente diversa e che quindi nel scegliere le nostre esperienze dovremmo scegliere non solo in base a quanto qualcosa ci piacerà, ma anche al ricordo che ciò produrrà in noi.

Un esempio per me sono le passeggiate in montagna. Benché fare passeggiate in montagna mi piaccia [5b], credo che mi piaccia [3] di più il ricordo di aver fatto una passeggiata in montagna ed essere andato, che ne so, a un lago, che non le sensazioni che stavo provando durante tutta la passeggiata. L'esperienza stessa spesso non è poi così divertente (parlo per me, ovviamente, magari a voi piace tantissimo), e magari è pure faticosa; ma alla fine, ripensandoci, sono contento di averla fatta. Io penso che la distinzione tra “io che esperisce” e “io che ricorda” si applichi [3] anche alla nostalgia (ma, ripeto, non sono uno psicologo).

Mi sembra chiaro che ci sia [2] una grande discrepanza tra le nostre esperienze nel momento in cui avvengono e il ricordo che di esse ci rimane ed è impossibile fare delle esperienze senza che il loro ricordo diventi [7esc] qualcosa di molto diverso. Nel mio caso il metodo più semplice ed efficace per evocare ricordi nostalgici sono le fotografie e i video. Meglio di qualsiasi altra cosa una fotografia o un filmato di quando ero bambino con la mia famiglia o di un viaggio di qualche anno fa possono rendermi nostalgico, e credo sia [3] così un po' per tutti. Però, non è divertente che una foto di un momento del tutto ordinario, in famiglia, vista dopo molti anni di distanza acquisisca [2] quella patina di nostalgia di cui vi parlavo? Il tempo, pensandoci bene, è un altro fattore importante nella “creazione di nostalgia”.

Ci vuole tempo prima che una foto normalissima diventi [7 temp] un “trigger di nostalgia”, come lo chiamerei io; una foto scattata oggi con una persona cara può sembrarvi una bella foto, ma tutto sommato niente di speciale; tra trent'anni però, è probabile che la stessa foto vi farà ripensare nostalgicamente al passato. Ma vi ho detto che non sono la persona più nostalgica del mondo. Credo di sapere chi è la persona più nostalgica del mondo - a meno che voi non conosciate [7 ecc] qualcuno che la possa [6] battere: Erika. Sì, Erika è la persona più nostalgica che conosca [6 - relativa con superlativo] e che abbia mai conosciuto [6 – relativa con superlativo]. Erika passa un sacco di tempo (soprattutto se paragonata a me) a rievocare momenti del passato (momenti che poi sono spesso del tutto ordinari). I meccanismi di cui ho parlato prima nel suo caso sembrano essere portati all'estremo: praticamente qualsiasi momento, che sia [A] effettivamente speciale (una vacanza in un posto bello) oppure del tutto abituale, può potenzialmente essere ricordato con nostalgia.

Se poi l'esperienza che sta vivendo è effettivamente bella, Erika è addirittura capace di provare nostalgia in anticipo, ancora prima che l'esperienza si sia conclusa [7C]! Cioè, prova nostalgia di un'esperienza che non è ancora finita, immaginandosi la nostalgia che proverà in futuro! Se non mi credete chiedete direttamente a lei. Penso che il momento che stiamo vivendo ci renda [3] tutti un po' più nostalgici. Magari non vi ricordate, ma prima che scoppiasse [7 temp] la pandemia si poteva ancora viaggiare! Vi ricordate? Bei tempi, quelli, quando eravamo ancora innocenti. Magari anche voi siete nostalgici di un viaggio fatto in Italia o semplicemente di una cena al ristorante, e non vedete l'ora che tutto ciò che stiamo vivendo finisca [3]. Da persona che si trova in lockdown, vi capisco molto molto bene. Ma meglio fermarci qui, prima che anche in questo episodio si finisca [7 temp] a parlare di… beh, sapete di cosa.

Siamo arrivati alla fine di questo episodio. Vi assicuro che è molto difficile riuscire a inserire tutti questi congiuntivi in un testo senza che – notate il congiuntivo – senza che il testo diventi pesante e illeggibile. Spero che vi sia comunque piaciuto e vi abbia aiutato. Fatemi sapere nei commenti a questo episodio se siete persone nostalgiche, che passano molto tempo a ripensare al passato, oppure siete immersi nel presente (o nel futuro, magari). Vi ricordo che sul mio Podcast Italiano Club analizzerò tutti i congiuntivi usati in questo testo dettagliatamente, facendo anche un esercizio affinché (congiuntivo) possiate mettervi alla prova con la loro coniugazione. Se siete già sul Club ascoltate l'episodio bonus dopo questo, altrimenti… che state aspettando? Unitevi al Club! Infine voglio anche ringraziare le persone che hanno fatto delle donazioni su PayPal negli ultimi giorni, ovvero: Claudie, Daniela, Bjornodd (spero che si pronunci così il tuo nome). Vi ricordo che un altro modo di sostenere Podcast Italiano (quindi me) è di fare una donazione su PayPal. Trovate il link in descrizione. Grazie a tutti i voi per l'ascolto e ci sentiamo nel prossimo episodio. Ciao!

Learn languages from TV shows, movies, news, articles and more! Try LingQ for FREE