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Al Dente Podcast, 017 - Dialetti d’Italia, viaggiare in treno e statue de-restaurate (26 aprile 20

중급 1 이탈리아어의 lesson to practice reading

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017 - Dialetti d'Italia, viaggiare in treno e statue de-restaurate (26 aprile 20

Ciao da Francesca e benvenuti alla nuova puntata del podcast "Al dente". Oggi è il 26 aprile e come sempre ho per voi tre temi principali. Cominceremo parlando della lingua italiana e delle differenze che ci sono tra le varie zone d'Italia, con un fatto buffo [1] che mi è capitato qualche tempo fa. Poi passeremo alla filosofia del viaggiare in treno. Vi piace questo mezzo di trasporto? E per finire vi parlerò di un intervento di chirurgia estetica commissionato da Berlusconi per... due antiche statue romane! Buon ascolto!

Cari amici, ogni tanto mi sento chiedere dove si parla il miglior italiano. Bella domanda... Ogni italiano vi dirà che nella sua regione si parla bene, chiaro, e così via. In realtà è vero, ma in ogni regione si parla in modo un po' diverso e in nessuna si parla l'italiano standard che s'impara a scuola. Esistono infatti tanti italiani diversi e vi assicuro che sono tutti belli. Poi ci sono naturalmente i dialetti, che possono essere molto difficili da capire. Anche per noi italofoni [2]! Io personalmente ho difficoltà a capire il dialetto veneto, quello siciliano o il ticinese. Per esempio, prendiamo la parola "ragazza". A Siena si dice "citta", a Napoli "guagliona", in Sicilia "carusa" e in veneto "tosa"! Comunque in genere il toscano e il romanesco lo capiscono tutti, perché sono i dialetti più vicini all'italiano standard... Ma scusate, non volevo proprio annoiarvi con queste disquisizioni [3] linguistiche! Piuttosto vi volevo raccontare una cosa buffa che mi è successa qualche tempo fa. Allora... ero in Sicilia con alcune amiche per un viaggio. Era maggio, il momento migliore, secondo me, per visitare l'isola. Avevamo una macchina a noleggio e ci trovavamo a Segesta, l'antica città greca in cui si possono visitare importanti resti archeologici. Avevamo appena visitato lo splendido tempio, e andiamo in un negozio di souvenir che era anche un bar. Qui c'erano poche persone, fra cui un uomo di mezza età. Dopo aver preso un caffè e comprato qualche bevanda fresca, chiedo alla barista: "Scusi, dov'è il bagno?" e lei me lo indica. Dopo un po' usciamo e ci incamminiamo per andare a visitare il teatro greco. Ora dovete sapere che per andare al teatro ci sono due possibilità: in auto o a piedi. Dato che era una bellissima giornata, naturalmente decidiamo di fare una passeggiata fin là. Passeggiata splendida: in quella stagione la campagna era tutta verde e c'erano delle margherite altissime lungo il sentiero [4]. Una vera meraviglia. Mentre camminiamo, notiamo che il signore del bar ci sta seguendo. Noi comunque siamo più veloci e pian piano lo seminiamo [5]. Una volta arrivate al teatro greco, ci sediamo sui gradini e ci godiamo lo splendido panorama, leggiamo la guida e ci rilassiamo al sole. Dopo una decina di minuti ecco arrivare il signore del bar; tutto sudato, si asciuga la fronte con un fazzoletto e poi ci fa: "Mamma mia, ma com'è lontano il teatro! Mi avete proprio fregato [6]! " Eh?! Noi ci guardiamo senza capire. E lui allora continua: "Eh, ora ve lo spiego" dice mentre si siede su uno scalino "Madonna, che fatica... Allora, quando eravate nel bar, ho sentito una di voi che chiedeva alla barista "dov'è il bagno?". Queste ragazze non sono del nord, ho pensato. Altrimenti avrebbero detto "Scusi, dov'è la toilette?"" Noi lo guardiamo con tanto d'occhi, senza capire. "Beh, siamo toscane. Ma... che c'entra, scusi?" chiede Elena, una mia amica. "Eh, eh" ridacchia l'uomo "c'entra eccome! Siccome ho capito che non eravate del nord, come vi ho visto partire a piedi per il teatro, ho pensato: il teatro dev'essere vicino!" "E perché mai ha pensato una cosa simile?" chiede ancora Elena. "Semplice: di solito le persone del centro e del sud non camminano molto! Ho visto che non avete preso la macchina, allora ho pensato: dato che il teatro sarà a pochi metri, vado a piedi anch'io! E invece..." e scuote la testa, asciugandosi il sudore con un fazzoletto. Noi, come vi potete immaginare, ci siamo messe a ridere... Poveraccio, ci ha fatto pena, e così gli abbiamo offerto una lattina [7] di aranciata fresca!

*

Forse molti di voi, come me, viaggiano abitualmente in treno. Vi piace? A me tantissimo. Mi posso rilassare completamente, leggere un libro, a volte (ma di rado, eh!) perfino lavorare. Oppure osservare la gente che mi passa sotto gli occhi. I treni svizzeri, poi, sono una meraviglia: puliti, moderni, sempre in orario, o quasi. Una cosa però mi fa arrabbiare: quelli che occupano il sedile accanto al proprio. In genere ci appoggiano libri, borsa e giornali. E a me dà fastidio dover sempre chiedere: "Scusi, è libero questo posto?" Forse vogliono avere un po' di privacy, magari hanno paura che accanto a loro si sieda una persona sgradevole, una che... non so, comincia a mangiare un kebab pieno di cipolla o... uno che parla di continuo al telefono o ascolta la musica in cuffia [8] a tutto volume... Beh, chi vorrebbe uno di questi tipi accanto a sé...?! E quindi oggi più che mai le persone si isolano viaggiando, ognuna chiusa nel proprio microcosmo, senza alcun contatto con gli altri viaggiatori. Non solo nei viaggi brevi, ma anche in quelli lunghi. Però che noia fare un viaggio di... non so, tre, quattro o cinque ore da soli, senza scambiare neppure una parola con chi vi sta seduto davanti... I miei viaggi in Italia erano di tutt'altro tipo. Prima di tutto i treni a lunga percorrenza hanno scompartimenti di 6 posti ciascuno e un corridoio. Si sale sul treno e si sceglie lo scompartimento con le persone che ci sembrano più simpatiche. Si entra, e c'è sempre qualcuno che gentilmente ci aiuta a sistemare la valigia sul ripiano portabagagli in alto. In un primo momento si studiano i compagni di viaggio; poi alla prima occasione si attacca discorso. Ho passato ore interessantissime parlando con perfetti sconosciuti di tutto e di più: di esperienze vissute, consigli su luoghi da visitare, scambio di opinioni su un sacco di cose diverse.... Alla fine ti dispiaceva che il viaggio fosse già finito, salutavi gli altri con amicizia, sapendo che non li avresti visti più, ma conservando un bellissimo ricordo di quelle ore in cui avevi parlato in assoluta libertà... Tutto questo, vi confesso, mi manca un po'. *

E per finire, cari amici, ecco per voi una notizia dall'Italia. Dobbiamo tornare al 2010 per parlare di un gruppo di antiche statue romane rappresentanti Marte e Venere. Queste statue, alte oltre due metri, erano in mostra al Museo delle Terme di Roma. Molto belle, ben conservate, ma gli mancavano alcuni pezzi, come succede normalmente alle statue antiche. È normale che dopo duemila anni abbiano perso... non so, una mano, un piede... o un naso. Bisogna premettere che fino all'Ottocento [9] le opere d'arte incomplete venivano "restaurate" aggiungendo le parti mancanti e facendo finta che fossero originali. Spesso le opere risultanti[10] erano delle vere e proprie interpretazioni moderne, molto lontane dalla realtà antica. Naturalmente oggi questa cosa non si fa più: l'arte va rispettata [11] così com'è, senza cercare di perfezionarla a nostro piacimento. Ma scusate il lungo discorso e torniamo alle nostre due statue. Anche a queste infatti mancava qualcosa. Un giorno, appunto nel 2010, l'allora premier Silvio Berlusconi vede Marte e Venere al Museo delle Terme e gli piacciono molto: le vuole con sé a Palazzo Chigi [12]. Già questa è una cosa un pochino strana: io vado in un museo, vedo una bella statua e me la faccio portare in ufficio? Eh eh, il potere...! Lasciamo perdere... e torniamo alla nostra storia. Allora, queste statue sono proprio belle, pensa il presidente, però così, mezze rotte sono "mortificate" [13]. E quindi che fa? Ordina un restauro con le parti mancanti: tra le altre cose, la mano e il naso di Venere, la mano di Marte e il pene di lui. Eh beh, poteva il nostro Cavaliere sopportare una simile menomazione [14] degli attributi del Dio della Guerra e della Dea dell'Amore? Certo che no! Ordina subito un'operazione di "chirurgia estetica", un restauro che costa... pensate un po', 70.000 euro. A spese, naturalmente, degli italiani. Un restauro definito dagli esperti come inutile e ridicolo. Le protesi per fortuna sono mobili, si possono quindi togliere. E finalmente, dopo che il Cavaliere ha lasciato Palazzo Chigi, tutto torna a posto: le due statue vengono restituite al Museo Delle Terme, dove sono "de-restaurate", cioè tornano all'aspetto originale e possono essere di nuovo ammirate da tutti i visitatori. No comment!

*

Allora, care ascoltatrici e cari ascoltatori, anche per oggi è tutto. Sul nostro sito www.podclub.ch se volete potete lasciare un commento, sempre gradito! Ci risentiamo fra due settimane per parlare di libri. Come sempre, un caro saluto e a presto!

1 buffo: comico, da ridere 2 italofoni: persone che parlano italiano 3 disquisizioni: esposizioni, discussioni raffinate, analitiche 4 sentiero: stretta via da percorrere a piedi 5 lo seminiamo: lo lasciamo molto indietro, siamo più veloci di lui 6 mi avete fregato: mi avete ingannato, mi avete fatto credere una cosa non vera 7 lattina: contenitore in alluminio, in genere da 33 cl o mezzo litro 8 cuffia: auricolari per ascoltare la musica in modo individuale 9 Ottocento: il secolo XIX (dal 1800 al 1899) 10 opere risultanti: opere ottenute dopo il restauro 11 va rispettata: deve essere rispettata 12 Palazzo Chigi: sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma 13 mortificate: umiliate, private della vitalità, ferite 14 menomazione: perdita d'integrità o efficienza fisica

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