Tempo di caffè 4: Cuori infranti, Pasqua e malanni vari
Buongiorno a tutti care ascoltatrici e cari ascoltatori.
Io sono Laura e oggi 22 aprile come prima cosa vorrei congratularmi con Marie per il suo 50° Podcast. Veramente brava. Il suo Podcast è sempre bello e interessante. Continuate a seguirlo numerosi, anche perché è in corso un sorteggio. Bisogna solamente rispondere alla seguente domanda: "Marie vive in Svizzera o in Francia?" Il vincitore riceverà come regalo un'ottima bottiglia di Champagne. Allora, cosa aspettate? Partecipate e brindate con Marie! E ora veniamo a noi.
Benvenuti a questa quarta puntata di Tempo di Caffè. Oggi voglio raccontarvi delle mie pene d'amore e di come è faticoso riprendersi [1] dopo essere stati lasciati. Poi vi parlerò della Pasqua e infine di una serata al pronto soccorso con la Signora Vinciguerra. *
Come vi ho già anticipato il mio fidanzato mi ha lasciata.
Una pausa di riflessione ha detto lui. Una bionda alta un metro e ottanta, ho scoperto io. E pensare che poco tempo prima avevo passato una settimana intera a consolare un'amica abbandonata dal marito. Piangeva tutto il tempo e alla fine mi ero anche un po' seccata. "Esagerata! ", le avevo detto. "Le tragedie per un uomo così cinico e senza cuore. Altro che piangere, tu devi brindare! Finalmente ti sei liberata di lui. Adesso che non state più insieme te lo posso dire: era un idiota. Ora devi solo elaborare il lutto [2] e vedrai che dopo sarai come nuova. Ci vorrà del tempo, ma passerà". Lei però non mi aveva ascoltata. Continuava a disperarsi [3]. Ed io sempre più indispettita [4]: "Adesso basta! Devi tirar fuori il carattere [5]. Reagisci! Iscriviti ad un corso in palestra, esci con le amiche, trova un nuovo hobby oppure cambia il colore dei tuoi capelli. Insomma, fai qualcosa! E lei: "Per te è tutto così facile. Io sono davvero distrutta. Non riesco neanche a muovere un dito". Poi però è capitato anche a me.
E sapete cosa vi dico? Aveva ragione la mia amica: per me era tutto troppo semplice! Avete presente gli zombie? Ero ridotta così. E i miei consigli su come superare la delusione d'amore? Fantascienza. Mi sono rinchiusa [6] in casa per tre giorni con le tapparelle [7] abbassate, senza fare niente. Non ho avuto neppure la forza di lavarmi la faccia. Sono uscita solo una volta: per andare al supermercato sotto casa a riempire il carrello di ogni tipo di dolci. Alla fine però avevo accettato la situazione. Ma un bel giorno mi telefona la mia amica, quella abbandonata. Mi dice: "Dov'eri finita? Mi stavo quasi preoccupando. Non rispondevi al telefono e non riuscivo a trovarti da nessuna parte. Cos'è successo?" - "Una tragedia, cara mia. Una vera catastrofe. Sono appena stata lasciata." E lei: "Però! Che sorpresa? Il tuo fidanzato ti ha lasciata? Allora adesso te lo posso anche dire: lo sapevano tutti che ti tradiva con la biondina che lavora con lui. Meglio così tesoro. Adesso vestiti. Andiamo a festeggiare". Chiaramente dopo aver sentito le sue parole ho riabbassato [8] le tapparelle e sono tornata a letto.
Questa volta per una settimana. La sincerità talvolta uccide più [9] delle bugie. *
Cari ascoltatori tra due giorni è Pasqua!
Da quando vivo all'estero mi piace passarla a Milano insieme alla mia famiglia. Ci saranno anche i miei nipoti irlandesi e le mie due sorelle. La cosa bella della Pasqua è lo stare tutti insieme, il pranzo domenicale e la caccia alle uova. In questo seguiamo la tradizione irlandese e svizzera. Compriamo una decina di piccole uova di cioccolato e poi le mettiamo nei posti più disparati [10], facendo finta che sia stato un coniglietto a nasconderle. È un grande divertimento per tutta la famiglia. Alla fine della caccia come regalo pasquale ci scambiamo le tradizionali e grandissime uova italiane avvolte nella carta luccicante. Dentro c'è sempre la sorpresa, che può essere una collanina, un braccialetto oppure un pupazzo o un gioco. L'anno scorso il pranzo domenicale ha fatto una brutta fine.
Eravamo tutti impegnati nel seguire la famosa caccia alle uova e non ci siamo accorti che l'agnello messo in forno stava bruciando. Perché nella mia famiglia succede sempre così: l'addetto alla cucina è mio padre, ma mio padre si stanca presto. Butta la pasta nella pentola e poi va a comprare il giornale. Ma dal giornalaio incontra sempre qualche conoscente ed inizia a parlare. Finisce che torna a casa mezz'ora dopo, quando la pasta è ormai diventata colla. L'anno scorso mio padre ha fatto come al solito: ha infornato l'agnello e poi è andato a fare un giro in giardino, dimenticandosi della cottura. Io non sono intervenuta perché credevo che controllasse mia madre, mia madre invece era convinta che ci pensasse mia sorella. Alla fine l'agnello si è completamente carbonizzato [11]. Abbiamo dovuto pranzare con il dessert: la tipica colomba di Pasqua e le uova di cioccolato. Io avrò mangiato almeno un uovo intero, di quelli giganteschi. D'altronde non c'era nient'altro da mangiare! Stavolta comunque staremo più attenti.
Vietato allontanarsi dal forno. Faremo i turni di un quarto d'ora ciascuno. Vedremo poi se sopravviverò alla solita gita di Pasquetta, il lunedì di Pasqua. Siccome è una tradizione, tutta Italia la segue. La giornata si può riassumere così: 5+2+6, che non è lo schema di una partita di calcio, ma significa: 5 ore di traffico per raggiungere la meta, due ore di sosta nel luogo prescelto e infine altre sei ore per il rientro. Tredici ore per andare a mangiare un gelato! Una vera follia. Ma la tradizione è la tradizione e va rispettata. *
Ed ora vi racconterò dei malanni immaginari della Signora Vinciguerra.
Una sera trovo la Signora Vinciguerra sul pianerottolo. E' bianca come un lenzuolo e tossisce in continuazione. Non si regge in piedi[12] ed è molto confusa. E' tutta spettinata ed ha indosso un maglione al contrario. Quando la vedo in quelle condizioni, mi preoccupo. La Signora normalmente non ha mai un capello fuori posto [13]. Le chiedo: "Cosa ci fa fuori dal suo appartamento? Lei è ammalata. Dovrebbe stare a casa e mettersi a letto" - "Ha ragione, ma non riesco ad accendere la televisione e non so che fare. Potrebbe aiutarmi? Sta per iniziare il mio programma preferito. Ma invece di tornare nel suo appartamento, cerca di entrare in quello del vicino di casa e non si accorge nemmeno di aver sbagliato direzione.
E' totalmente rimbambita [14]. Troppo rischioso lasciarla da sola in quelle condizioni. Per sicurezza la porto al pronto soccorso. Quando arriviamo all'ospedale, si sente malissimo.
Dice che non riesce nemmeno a respirare e che le rimarrà ben poco da vivere. E' sicurissima: entro domani mattina sarà morta stecchita [15]. Mi dice che vuole sulla tomba la foto che ha nell'ultimo cassetto del suo comodino. E' l'unica in cui è venuta bene. Poi però le misurano la pressione: è perfetta. E non ha neppure la febbre! Lei allora si tranquillizza e per cinque minuti aspetta con calma il suo turno. Ma poi perde la pazienza. "Perché non mi visitano subito? Non vedono che ho mal di testa? Ed ho pure sete. Voglio una coca cola! Mi faccia un favore Laura, me ne compri una?" - "Ma Signora, se la vedono bere la coca cola, penseranno che non sta poi così male e la visiteranno per ultima". Lei però non si rassegna. E' una continua richiesta e non le va bene niente. Fortunatamente non ci sono urgenze e la visitano quasi subito. Povero medico! In quella stanza succede di tutto. Racconta ai medici tutti i suoi malanni da quando era ragazzina fino al presente, sviene[16] durante il prelievo del sangue e quando le chiedono: come si chiama e che giorno è oggi, li guarda arrabbiata. Non è mica matta! Alla fine, terminati tutti gli accertamenti, dopo quasi tre ore d'attesa le prescrivono un semplice antipiretico e la rimandano a casa. Il giorno dopo vado a trovarla.
Non ha più la tosse né la febbre, però mi dice: "Che mal di schiena... Da impazzire! Non l'ho mai avuto così forte in tutta la mia vita. Dovrò essere operata d'urgenza altrimenti rimarrò paralizzata. La prego, mi riporti subito al pronto soccorso! Ma ormai ho capito tutto. "Va bene", le dico. "Così mi faccio controllare quelle vesciche [17] che mi sono spuntate stanotte dopo aver stretto la mano a quel signore in ospedale". Inutile dire che la Signora si dimentica subito del suo mal di schiena.
Mi fa gli auguri di pronta guarigione e mi sbatte la porta in faccia [18] senza tanti complimenti. *
Bene, care ascoltatrici e cari ascoltatori, siamo arrivati alla fine di questa puntata.
Ci risentiamo fra due settimane. Vi parlerò delle diete primaverili, dei rifugiati a Lampedusa e naturalmente della Signora Vinciguerra. Vi aspetto con i vostri commenti sul sito www.podclub.ch. Ciao e a presto.