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Tempo di caffè, Tempo di caffè 1: Voglia di viaggiare, avventure sugli sci, fissazione per la cu

중급 1 이탈리아어의 lesson to practice reading

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Tempo di caffè 1: Voglia di viaggiare, avventure sugli sci, fissazione per la cu

Buongiorno a tutti care ascoltatrici e cari ascoltatori.

Oggi 11 marzo vi do un caldo benvenuto a questa prima puntata del podcast "Tempo di caffè". Io sono Laura e oggi mi presenterò brevemente e vi dirò come è nata la mia voglia di viaggiare, poi vi racconterò delle mie prime lezione di sci e infine della mania tutta italiana per il cibo e la cucina. Mi chiamo Laura e sono nata a Milano.

I miei genitori sono siciliani e per questo mi considero lombarda e al tempo stesso siciliana. Infatti la mentalità dei miei genitori ha influenzato molto la formazione del mio carattere e della mia personalità. Vi dico subito che fin da ragazzina ho avuto il sogno di viaggiare e di conoscere diversi modi di vivere. A 13 anni già "sapevo" che nella mia vita sarei stata in moltissimi paesi. Da bambina stavo ore intere seduta intorno al tavolo della cucina ad ascoltare le storie di mio padre sui suoi lunghi soggiorni in Germania e in Inghilterra.

Gli piaceva parlarci della sua vita da studente a Londra, di questa eccitante "Swinging London", quando le ragazze già indossavano la minigonna! Lavorava come aiuto cuoco in un ristorante e dopo il lavoro andava spesso al pub con gli amici. Ogni tanto gli sfuggiva il racconto di qualche sua ex ragazza inglese, ma la mamma subito censurava la discussione. Le mie sorelle ed io ci guardavamo con gli occhi sbarrati [1], sperando di poter avere qualche notizia in più. A quel punto però papà cambiava discorso, facendo crescere ancora di più la nostra curiosità, che era già molto accesa [2]. Una volta infatti curiosando di nascosto tra le sue carte, avevamo trovato una foto che lo ritraeva abbracciato con una misteriosa giovane donna, per noi bellissima.

La foto però dopo un po' di tempo era stranamente scomparsa. Io non ero mai stata fuori dall'Italia.

Le vacanze le trascorrevamo sempre in Sicilia per visitare i parenti. Oppure andavamo al mare nelle località balneari [3] del Veneto, frequentatissime dai tedeschi. Me li ricordo ancora quei bambini tedeschi. Erano biondissimi e altissimi e avevano genitori sempre calmi e silenziosi. Pranzavano in maniera molto tranquilla con piatti di patate e salsicce. Invece noi quando mangiavamo facevamo un chiasso terribile. Siamo in tre sorelle, molto vicine per età. Da amanti del melodramma avevamo discussioni su tutto. Non facevamo altro che litigare. Se per caso una di noi aveva nel piatto la fetta di carne più grande dell'altra erano tragedie all'italiana. Un'estate abbiamo conosciuto una di queste bambine che parlava per noi una lingua incomprensibile.

Per giorni ci eravamo studiate timidamente a distanza, senza trovare il coraggio di avvicinarci. Una volta vedendoci in spiaggia armate di palette e secchiello alla ricerca di qualche granchio da catturare, non aveva saputo resistere e si era unita alla nostra eroica spedizione. Ci eravamo divertite moltissimo nel cercare questi mostri marini. Sotto sotto però continuavamo a guardarla come se fosse una marziana: lei con gli occhi azzurrissimi e i capelli color oro, noi more con la pelle scura abbrustolita [4] dal sole. Più tardi, terminato il liceo, quando ho avuto a disposizione un po' di soldi ho cominciato a viaggiare ed ora eccomi qui a Zurigo.

Finalmente ho avuto modo di conoscere un po' più da vicino quelle persone straniere che prima mi apparivano così tanto enigmatiche [5]. *

Cari ascoltatori l'inverno è quasi finito e molti di voi avranno trascorso diversi fine settimana sulle piste da sci.

Io ho iniziato a sciare da adulta. Da piccola non ho mai provato perché mio padre detestava [6] il freddo. Gli piaceva andare in montagna solo d'estate e ci costringeva a fare lunghissime camminate in alta quota. Una vera sofferenza per noi bambine! Noi invece volevamo vivere la montagna in inverno come molti dei nostri compagni di scuola. Così spinta dalla curiosità e dagli innumerevoli inviti di amici, una volta ho deciso di imparare anch'io. Era il momento giusto. Le mie sorelle avevano preso in affitto un appartamento in Trentino e avevano iscritto i loro figli ad un corso base. Alla fine mia sorella maggiore Daniela ed io ci siamo dette: Perché non impariamo anche noi? Detto e fatto. La nostra avventura è subito cominciata col noleggio degli scarponi da sci.

Ma chi li ha inventati questi scarponi? Sono dei veri e propri attrezzi di tortura! O sono troppo grandi o troppo stretti o troppo scomodi e dopo neanche un'ora i piedi ti fanno così male che non vedi l'ora di toglierteli. Ragazzi che sorpresa quando abbiamo visto l'istruttore. Era davvero notevole [7]. Le aveva tutte: era alto, muscoloso, spigliato [8], divertente e aveva un gran senso dell'umorismo. Già mi immaginavo una storia d'amore con lui... Mi sembrava di essere tornata adolescente. Fin da subito però sono iniziati i primi inconvenienti [9]: né Daniela né io riuscivamo a prendere il piattello [10] e salire con lo skilift da sole.

Gli skilift erano il nostro grandissimo terrore. Quando cercavamo di salire ci ribaltavamo e quando scendevamo ci ritrovavamo sedute col sedere per terra, come dei sacchi di patate! Solo dopo ripetuti tentativi piuttosto imbarazzanti sono riuscita a salirci e a scenderci senza l'aiuto di nessuno. Daniela invece era totalmente incapace. E poi con la scusa di soffrire di vertigini, chiedeva sempre aiuto al maestro di sci, che l'accompagnava sempre: lui dietro, lei davanti, attaccati! L'istruttore flirtava con mia sorella... invece che con me! Ero invidiosa. Mi consolavo guardando la gente che aveva paura dello skilift e cadeva al primo scossone [11]. Mentre io avevo imparato! Mi sentivo già brava anche se ancora non sapevo fare una curva! La cosa più importante comunque era riuscire a stare in piedi con quei diabolici sci, senza acquistare troppa velocità, perché poi fermarsi era la cosa più difficile del mondo.

Era quasi impossibile. E qui iniziava il solito teatrino, tutto in crescendo: ansia, preoccupazione, poi paura, risate isteriche e infine vere e proprie urla di terrore fino a quando il nostro istruttore non veniva a salvarci. Pian piano però abbiamo acquistato un pò più di confidenza [12] e anche se non riuscivamo sempre a fermarci, almeno sapevamo dove schiantarci [13]!

Ci lanciavamo direttamente sulle reti, che sono soffici e non ti fai male. L'istruttore assisteva divertito alle nostre scenette e per farci riprendere fiato ci portava nelle baite a bere qualcosa.

E così un bicchierino di qua e un bicchierino di là, più di una volta siamo tornate a casa mezze ubriache. Alla fine, dopo una settimana di lezione mia sorella ed io ci muovevamo a fatica sugli sci, mentre i miei nipoti erano già diventati bravissimi e scendevano dalle piste in picchiata [14].

Però ho imparato a sciare! *

Ed ora un piccolo aneddoto che la dice lunga [15] sulla mania tutta italiana per il cibo.

Tempo fa sono andata a Milano a trovare mia sorella Anna. La mattina mi sono alzata abbastanza presto perché dovevo sbrigare una faccenda di lavoro. Bene: mi faccio la doccia, mi vesto e mi trucco, poi apro la finestra per fare il ricambio dell'aria e zac! in men che non si dica [16] la stanza si riempie dell'odore di melanzane fritte. La signora del piano di sotto alle sette del mattino stava già cucinando! E la stessa scena si è ripetuta il mattino dopo e quello successivo. Ovviamente non erano melanzane, ma qualche altra diavoleria. Questo vi fa capire che se una persona alle sette del mattino è già in piena cottura, deve aver cominciato a cucinare mezz'ora prima, deve aver programmato accuratamente il menu fin dal giorno precedente e non appena alzata deve aver avuto come unico e principale pensiero la preparazione del pranzo. Naturalmente non siamo tutti dei fanatici come la signora Vinciguerra del piano di sotto, però noi Italiani il cibo ce l'abbiamo stampato nel cervello. Se alle cinque del pomeriggio non abbiamo ancora deciso cosa mangeremo la sera, ci sentiamo male. E questo vizio [17] ce l'abbiamo tutti: ricchi o poveri, colti o ignoranti, medici o tramvieri [18]. Il cibo è il nostro chiodo fisso [19]. In Svizzera fortunatamente non è così. Al supermercato, per esempio, voi caricate le vivande [20] nel carrello e pagate nel giro di pochi minuti. Noi italiani rimaniamo ore intere ad osservare le diverse offerte di alimenti. Bene mie care ascoltatrici e miei cari ascoltatori siamo arrivati alla fine di questa ricca puntata di Tempo di caffè.

Io vi do appuntamento fra due settimane, dove parleremo della guida spericolata tipica di noi italiani e di altre storie divertenti. Vi aspetto con i vostri commenti sul sito www.podclub.ch. Ciao e a presto

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