Viaggio in Russia - Parte 7
VIAGGIO IN RUSSIA – PARTE 7
Day 7 in RU
Mi sveglio pieno di energia, dopo aver dormito letteralmente come un sasso. Evidentemente ero stanchissimo. Apro la finestra e vedo di nuovo uno spettacolo che mi riempe di gioia: c'è un bellissimo sole che si staglia alto su un cielo terso, limpido. Vado a bussare alla porta di Svetlana, che si sta lavando i capelli dopo una lunga doccia. È in piedi da molto più tempo di me. “Andiamo a fare colazione”? Le dico con un sorriso. “Un secondo”, mi risponde con un sorriso altrettanto radioso.
Consumiamo la colazione nella cucina dell'albergo. Al contrario della colazione di Mosca, è ben fornito, ci sono salumi di vario genere, caffè, thé, marmellata, pane. Una buona colazione mi mette sempre di buon umore. E poi le persone che lavorano in hotel sono gentili. “Non tutto il male viene per nuocere” – mi dico ripensando all'improvviso inconveniente di ieri. In fondo, questo hotel è sicuramente meglio di quello che avevamo scelto per il nostro soggiorno.
Con una lauta colazione in pancia, siamo pronti per affrontare la giornata. Ci avviamo subito verso la bella cattedrale che avevamo cercato di visitare il giorno precedente, ma ancora una volta, per qualche strana ragione è chiusa. Non importa, siamo entrambi di buon umore, e ci dirigiamo verso un mercatino che si trova proprio al lato di un piccolo fiume ghiacciato, all'altezza di un ponte piccolo quanto pittoresco. È un mercato che mi ricorda un po' i mercatini romani, ma a me appare ancora più particolare. Ci sono persone di mezza età che vendono un po' di tutto: da anticaglie di ogni genere a vecchie monete, da bigiotteria a gioielli di ambra, da matriosche a samovar. Mi fermo a cercare dei gioielli di ambra per mia madre, a cui piacciono tanto. Dopo un negoziato di 10 minuti, Svetlana mi fa capire che i prezzi sono veramente esagerati. Aveva ragione, difatti a pochi metri c'è un altro signore che vende praticamente la stessa cosa ad un prezzo molto più basso. Però negoziare in russo è divertente. All'inizio parlo in inglese, mi diverte vedere come reagiscono le persone. La signora ovviamente non spiccica una parola della lingua di Shakespeare, ma dopo un po' comincio a parlare la sua lingua e mi fa un grande sorriso dicendo “ma allora parli russo, perché diamine hai cominciato in inglese?” Continuo la perlustrazione in cerca di qualche moneta russa per mio padre, mi avvicino ad un altro stand. Ci sono solo vecchie monete arrugginite di poco valore, e opto per un portasigari. Il giretto all'interno del mercatino è stato molto divertente, ma è già arrivato il momento di dirigerci da qualche altra parte.
Ci avviamo verso un'altra parte della città. È tutto ricoperto di neve, e tira un vento sostenuto. È uno spettacolo veramente mozzafiato, e soprattutto l'azzurro limpido del cielo mi riempe di buon umore e buone sensazioni. Arriviamo vicino ad una statua che si trova al di sotto di un ponte. “Vedi” – mi indica Svetlana – questo è un momento famoso a San Pietroburgo. Si tratta di un piccolo uccello in bronzo che si erge su un quadrato di 20 cm x 20cm. “La cosa divertente” – mi dice con un sorriso quasi compiaciuto – “è che tutti i turisti cercano di lasciare una moneta sul monumento”.
Tiro fuori qualche monetina dalla tasca e tento l'impresa. Si tratta di far cadere una moneta per 4 metri sperando che rimanga su quel quadratino, senza rimbalzare troppo e senza cadere di sotto, dove scorre il fiume ghiacciato. Solo dopo 5 tentativi andati a vuoto mi accorgo dell'enorme quantità di monete che si trovano di sotto. Ce ne sono solo 2 o 3 sul quadratino. “Mannaggia”, dichiaro sorridendo. Proseguiamo il tragitto verso l'altra parte della città. Raggiungiamo una sorta di McDonald e mangiamo qualcosa. Mi diverto a fare foto a ripetizione a Svetlana che intanto parla a sua madre. Ha una macchina fotografica perfetta per fare le foto di ritratti e di volti di persone, ed è un gioiello in confronto alla mia povera Coolpix.
Usciamo e ci dirigiamo verso una sorta di castello, con mura rosse. Camminiamo su un'immensa, interminabile distesa di neve, e costeggiamo il castello su quello che durante l'estate è un enorme fiume, ma che ora appunto è semplicemente neve. È, ancora una volta, uno spettacolo stupendo. Ci sediamo su una panchina in mezzo alla neve, e Svetlana mi mostra la sua destrezza a disegnare sulla neve. Con i piedi riesce a fare il passaggio di un trattore. Io mi metto letteralmente a danzare sulla neve, mi sento libero e felice come un bambino. Probabilmente non sopporterei tutta questa neve e questo freddo per un periodo molto lungo, ma in vacanza aggiunge un tocco magico e irripetibile a questa esperienza. Proseguiamo il nostro cammino e ad un certo punto Svetlana si ferma per parlare con un anziano signore che vende quadri sul lungo fiume. È un signore dall'aria seria e dignitosa e dalla lunga barba. Svetlana gli compra un quadro e mi racconta che quel signore è sempre lì. Che conosce la sua storia personale. Mi piace e mi colpisce molto l'atteggiamento di Svetlana: sempre positiva e sorridente, il sua apprezzare le persone e le cose semplici, i piccoli e i grandi momenti di una giornata.
Decidiamo che è arrivato il momento di mangiare. Entriamo in un ristorante che è proprio accanto a quello in cui eravamo andati il giorno prima. È uno dei ristoranti più belli in cui sia mai entrato: semplice ma estremamente ricercato, con mille colori, piante, tutto in legno. Ogni singolo dettaglio è studiato in maniera raffinata. La cosa più sorprendente sono i prezzi estremamente economici, soprattutto rispetto a Mosca. Ci sediamo ad un tavolo vicino alla finestra, non c'è molta gente. Abbiamo già deciso che il ristorante in cui andremo a mangiare la sera stessa.
Dopo esserci rifocillati a dovere usciamo di nuovo e ci ritroviamo sul grande viale che attraversa tutta San Pietroburgo. Si sono già fatte le 16.30, ed ora di rientrare in albergo a riposarsi un minimo, perché dobbiamo subito andare al teatro che avevamo prenotato il giorno prima. È quasi un peccato dover entrare in un edificio con uno spettacolo cosi bello fuori: la luce, proprio come il giorno prima, attraversa obliqua tutta la città rendendola ancora più suggestiva. Da ponti si intravede questa luce soffice che accarezza le distese di neve che si snodano di sotto. Luce, neve e cielo si fondono in un'unica immagine indelebile, romantica e potente allo stesso tempo.
Arriviamo appena in tempo per lo spettacolo delle 18.30. Il teatro è molto bello, con una grande sala a semicerchio piena di sedie tappezzate di rosso, ed il palco è imponente, suggestivo. Ci sediamo in alto a destra. È strapieno di gente. La rappresentazione parla di una giovane ragazza dalla vita tormentata a cui ne succedono di tutti i colori. Alla fine si scopre che la ragazza era un'anima. È una rappresentazione un po' cupa, con personaggi tristi, sofferenti, ma la coreografia, la musica, sono uno spettacolo che mi rimarrà impresso a lungo. Esco dal teatro felice del fatto che Svetlana abbia avuto questa splendida idea il giorno prima.
Andiamo a mangiare nel ristorante che avevamo visto poche ore prima. La cena è gustosa e la conversazione piacevole. La cornice rende tutto ancora più bello. Siamo cosi persi nella conversazione che ci dimentichiamo letteralmente del tempo che passa. Per fortuna se ne accorge Svetlana, che, con un'espressione di sorpresa e guardando l'orologio dichiara “sono già le 22!”. Abbiamo il treno a mezzanotte, e l'albergo è ad una certa distanza. Che peccato. Sarei rimasto a chiacchierare in quel ristorante per ore, ma l'idea di perdere il treno e l'aereo mi riporta alla realtà.
Finiamo di cenare senza però eccessivi patemi e prendiamo un autobus per tornare in albergo. Svetlana si cambia mentre io finisco di preparare la valigia e ci dirigiamo in stazione. Ancora una volta, invece di essere stressati, siamo come due ragazzini in vacanza, che si divertono quasi a godere degli imprevisti. Arriviamo giusto in tempo per prendere il treno, che è lo stesso dell'altra volta.
Nella cuccetta stavolta ci sono due ragazzi russi, a cui non parliamo troppo. Dopo aver posato le cose, andiamo nel solito vagone ristorante, a commentare la giornata. È stato un giorno stupendo. Probabilmente a distanza di qualche tempo non ricorderò tutti i dettagli, ma ricorderò sicuramente le sensazioni indescrivibili che mi ha regalato.
Il giorno dopo arriviamo verso le 8, incontriamo Dina e Sergej, ed alla fine mi accompagnano alla stazione. Li saluto quasi con tristezza, ma con la certezza che li avrei rivisti tutti. L'organizzatrice della conferenza si offre gentilmente di accompagnarmi all'aeroporto. Ci arrivo ancora appena in tempo. In aereo ripenso a tutti i memorabili momenti di un'avventura magnifica. “Ne è valsa veramente la pena”, mi dico mentre guardo il cielo azzurro da un oblò di un aereo. Una voce dentro di me mi diceva già che sarei ritornato presto.