Viaggio in Russia - Parte 6
2 aprile 2013
Ci alziamo verso le 7.30, con il treno che sta andando ad una velocità ridotta. Ci siamo. Fra poco vedremo la splendida St.Pietroburgo. Guardo fuori dal finestrino. La parte di me che desidera disperatamente vedere il sole e l'azzurro del cielo rimane delusa: si staglia un cielo color piombo sopra immense distese di neve che costeggiano la linea ferroviaria. “Un altro giorno di freddo e grigio”, penso sconsolato. Per fortuna non sarà così.
Consumiamo la colazione che viene servita in una piccola confezione di cartone e poi ci laviamo i denti. Facciamo appena in tempo. Scendiamo dal treno. Fa freddo e sono abbastanza stanco, come negli ultimi giorni. In fondo abbiamo dormito poco stanotte, pensando più a goderci il momento che a riposarci. Camminiamo verso la stazione della metro. C'è un discreto via vai di gente. Compriamo il biglietto della metro, che consiste in un gettone di bronzo con una grossa “M” stampata su un lato, e scendiamo nelle viscere di St.Pietroburgo. È l'ora di punta, e nel vagone siamo stipati come sardine, così come era successo a Mosca. Ma il tragitto è fortunamente breve. Nel risalire, noto le facce piuttosto rabbuiate delle persone che scendono la scala mobile in direzione inversa. Un'enorme quantità di gente che si incrocia nella metro per un attimo. Ogni secondo è una faccia nuova, mi sembra quasi di intravedere i pensieri di ciascuno. Mi sembrano tutti piuttosto insoddisfatti di stare lì, ma forse è solo un'impressione.
Le strade sono piene di un misto fra neve e fango, sono costellate di umide e larghe pozzanghere, sembra di camminare su un percorso ad ostacoli. Mi sento vagamente felice di raggiungere finalmente l'hotel e di potermi riposare in una camera accogliente, con un letto caldo. Ma il tragitto è ancora lungo. Ad un certo punto scivolo in maniera quasi maldestra su una lastra di ghiaccio, ma riesco a mantenere l'equilibrio, con Svetlana che mi tiene il braccio e sorride.
Arriviamo a quello che dovrebbe essere l'indirizzo dell'albergo, ma non lo è. Una signora piuttosto anziana ci indica un'altra direzione. Finalmente arriviamo. Saliamo fortunamente con l'ascensore. La hall sembra un ostello a conduzione famigliare, con una piccola reception dietro la quale si intravedono le valige lasciate dai viaggiatori in partenza, delle piccole poltrone attorno ad un tavolino ed un piccolo angolo cucina con un forno e alcune posate. La ragazza alla reception ci dice che il check-in è alle 14h, quindi lasciamo le valige e non ci resta altro che farci un giro per San Pietroburgo per poi tornare e riposarci.
Ci incamminiamo su un grande viale. Tutto è ricoperto di neve. Statue, insegne dei negozi, pensiline. Dalle grondaie escono blocchi di ghiaccio a forma di stalattite. Faranno – 10 gradi. Entriamo in un negozio di libri. Sfoglio con curiosità qualche libro che prendo dagli scaffali, e ne compro tre, insieme ad una decina di DVD in russo. Esco alquanto soddisfatto dal negozio. Comprare libri in russo non è difficile a Roma, ma trovare DVD in russo lo è. Ho parecchio materiale da consumare appena tornato a casa. Continuiamo a percorrere il grande viale, ed entriamo in una sorta di centro commerciale per comprare una medicina per il mio labbro, che ha cominciato a soffrire per il freddo e intemperie varie.
Ci sono tanti negozi uno accanto all'altro. Dopo aver fatto un giro a vedere i negozi, passiamo vicino ad un piccolo stand in cui una signora vende biglietti per il teatro. “Vogliamo andare a teatro?” mi chiede a bruciapelo Svetlana con un sorrisone sulle labbra. “Perché no?” Le rispondo io. Compriamo 2 biglietti per lo spettacolo del giorno dopo. Non ho capito precisamente di cosa si tratti, ma l'idea di andare al teatro mi piace parecchio. Appena usciamo ci aggredisce di nuovo il freddo russo.
Ci è venuta fame. Torniamo verso la strada dell'ostello e troviamo un ristorante italiano giusto avanti all'edificio. Il ristorante è molto carino, ma la cucina non è il massimo..sarà perché da buon italiano faccio sempre il confronto con quello che si mangia “a casa”. Ma sono contento di stare lì a chiacchierare con Svetlana, e il susseguirsi di canzoni italiane tipicamente italiane – Pausini, Jovanotti, Ramazzotti, Nek – mi fanno sentire a casa. Il pranzo scorre veloce e piacevole, ma parlare un po' di tutto con Svetlana è un vero piacere. Tornati all'ostello, ci aspetta un'amara sorpresa: per qualche strana ragione c'è stato un disguido e non possiamo dormire lì. Ci spediscono ad un altro hotel non lontanissimo da lì. Mi colpisce la tranquillità di Svetlana, che non si scompone più di tanto e prende l'inconviente con la spensieratezza dei bambini in vacanza con i loro genitori. Il tempo intanto è cambiato: fuori splende il sole. Nonostante la stanchezza e il disguido, ci sentiamo come due scolaretti pronti in un mondo nuovo, soprattutto io. Mi piace la luce delle 5 di pomeriggio che accarezza i viali, i ponti, la neve nei canali come una mano soffice. È uno spettacolo incredibile a cui assisto all'interno di un autobus pieno di persone. L'unico cruccio è che la giornata sta passando troppo rapidamente, vorrei poter fermare il tempo per un secondo, ma è solo un desiderio irrealizzabile, quasi effimero.
Raggiungiamo l'edificio dell'albergo. Ciò che colpisce dell'interno dei 2 palazzi in cui sono entrato a St.Pietroburgo è il degrado: ci sono sigarette ovunque, una bicicletta rotta e un divano verde bucato giusto accanto ad un ascensore minuscolo. “E come c'entro il quel ..coso?” dichiaro io un po' contrariato. Difatti entrare è già difficile, ma entrare con il borsone è un'impresa. Un'impresa che è ridicola e spassosa allo stesso tempo, e difatti ci sbellichiamo dalle risate finché non arriviamo al piano più in alto e arriviamo alla reception.
L'hotel sembra molto migliore di quello che ci aspettava all'inizio, con una cucina comune, e corridoi puliti. Ci danno due camere attigue, della stessa dimensione. Ognuno sistema le proprie cose nella propria, poi ci salutiamo e ci diamo appuntamento a un'ora dopo. Mi faccio una lunga (e sofferta data la strana tecnologia con flussi incrociati in tutta la direzione e a diverse temperatura) doccia e poi mi riposo un'oretta.
Il risveglio è dolcissimo: spalanco la finestra e davanti a me si para uno spettacolo incredibile: il cielo è di un azzurro intenso, completamente privo di nuvole, e dal lato sinistra i raggi del sole lambiscono i tetti delle case con una luce tenue e soffice, dolce e intensa allo stesso tempo. È uno spettacolo che mi riempie di un'effervescente allegria, dopo 3 giorni di un cielo plumbeo e corrucciato.
Vado a bussare alla porta di Svetlana, che apre quasi subito con il suo solito sorriso pien di entusiasmo. Scendiamo per strada. Fa freddissimo. Avete presente quelle giornate di cielo terso, vento e freddo intenso? Ecco, è proprio una di quelle giornata.
Facciamo un largo giro della città prima di arrivare nei pressi di un enorme fiume. C'è un piccolo ponte di legno, il paesaggio è incredibile: il cielo è completamente azzurro, il ponte dà su un'enorme distesa di ghiaccio, e il freddo è ancora più intenso, ma è suggestivo, affascinante. Ritorniamo verso il centro cittadino, ed entriamo in quello che sembra una sala da thé, molto accogliente, con strani quadri appesi alle pareti. Ci sediamo sul divano.
Ordiniamo il Borsh, una tipica zuppa russa fatta di sugo e carne, e altre specialità russe. Il cibo è buonissimo, al contrario di Mosca, e anche l'alcol è delizioso. Consumiamo il pasto chiacchierando di tante cose, l'atmosfera intima e accogliente del piccolo ristorante rende la nostra conversazione ancora più interessante, considerando anche che i pochi avventori che c'erano hanno già lasciato la sala, ci sono solo alcune persone nella sala fumatori.
Dopo quasi 2 ore decidiamo di tornare in albergo. Camminiamo per il viale principale ascoltando musica russa, io con l'auricolare di destra e lei con quello di sinistra. È un po' scomodo, ma è divertente. Ad un certo punto scorgo due grossi cavalli su cui siedono una bambina ed un adulto. Andare in giro a cavallo per strada a mezzanotte e con questo freddo mi sembra folle, ma mi ricorda che sono in un altro mondo, e che viaggiare non solo è un'esperienza incredibile ma ci cambia. Per sempre.
Tornati sulla strada dell'albergo vediamo un Irish pub. “Vogliamo prendere qualcosa?” Le chiedo. Si vede che è molto stanca, ma mi dice di sì. Ci sediamo all'angolo, in TV stanno dando la partita di Champions League fra Barcellona e Paris St.Germain. C'è solo un gruppo di 6 donne che chiacchierano ad un tavolo. Il pub è praticamente vuoto. Ma anche questo pub è bello e accogliente. Tutto sembra affascinante a San Pietroburgo. Io mi prendo una Caipirinha e lei un thé. Chiacchieriamo per un'altra oretta prima di decidere che siamo veramente stanchi, ed è ora di andare a dormire
Prima di addormentarmi ripenso a tutta la bellezza che ho visto in un solo giorno: il cielo, i ponti, la neve, il fiume, la luce tenue del pomeriggio, i tetti delle case, le strade, i colori dei palazzi. Scivolo in un sonno dolce e profondo. Il giorno successivo sarebbe stato probabilmente il più bello di tutto il viaggio.