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The Polyglot Dream, Viaggio in Russia - Parte 4

Viaggio in Russia - Parte 4

VIAGGIO IN RUSSIA – PARTE 4 31 marzo 2013 Ci alziamo verso le 9.

Sono stanco, nonostante le 7 ore di sonno. Scendiamo nella sala ristorante per consumare la colazione, e con un leggero disappunto notiamo che l'offerta delle pietanze è esattamente la stessa del giorno prima. Stavolta, nonostante una discreta fame, cerco di limitare la quantità di cibo da ingerire, visto che ci aspetta una lunga giornata alla conferenza. Scendiamo di nuovo nella “sala riunioni” per rivedere il discorso.

Ognuno ascolta la “performance” dell'altro e ci diamo qualche consiglio reciproco prima di risalire in stanza per vestirci. Ho portato una giacca elegante ma la lascio nella valigia, opto per un stile più “casual”, e così fa Richard. Sergej viene a prenderci con la macchina poco dopo. È tutto ricoperto di neve, eppure le strade sono completamente ripulite, non c'è traccia del terribile traffico del giorno precedente. Sarà perché è ora di pranzo. Raggiungiamo il parcheggio di un enorme hotel che si staglia imponente sotto un cielo plumbeo da cui cadono, impietosi, fiocchi di neve che ci ricoprono quasi completamente nonostante il breve percorso per raggiungere l'entrata dell'hotel. Non ho mai visto un hotel così grande.

Saliamo al terzo piano ed entriamo all'interno della sala conferenze. È una sala spaziosa, con comode poltrone blu e con un struttura a semicerchio, perfetta per tenere un discorso. La conferenza è già cominciata, e c'è il discorso di un signore che è collegato via skype. Intravedo Svetlana e Wael seduti sul lato destro del semicerchio. La presentazione del signore termina poco dopo, e Dina annuncia la nostra presenza dicendo “ed ecco Luca e Richard, due fra i poliglotti più famosi del mondo” con una certa enfasi. È forse un'esagerazione, ma fa una strana impressione. Tutte le teste si girano all'unisono, e lancio un saluto e un sorriso a Dina e alle persone presenti, sedendomi non lontano da Svetlana e Wael, vicino ad una ragazza dai lunghi capelli ricci e dall'aspetto molto simpatico che mi chiede se può farsi una foto con me dopo la conferenza. “Certo”, le rispondo con un sorriso. Ho il computer a tracolla, ed essendo piuttosto ingombrante, decido di raggiungere Richard che si è andato a sedere molto più indietro per andare a posare la nostra “artiglieria” sotto al tavolo in fondo alla sala, tavolo a cui siede una ragazza che coordina l'intero impianto audio della sala. Intanto arriva Dimitri Petrov, la “star russa” della conferenza, un signore sulla cinquantina che comincia a tenere un discorso molto interessante sull'apprendimento delle lingue.

Di Dimitri colpisce la tranquillità e la chiarezza espositiva. Avevo già visto vari suoi video su YouTube, in particolare “италиянкси за 16 часов”, in cui insegna ad attori e personaggi famosi le basi della nostra bella lingua secondo la sua speciale metodologia. È molto popolare in Russia, insegna all'università e partecipa a show televisivi e a programmi radiofonici. Appena Dimitri ha finito di rispondere alle numerose domande che gli vengono rivolte dal pubblico e scende dal palco, viene letteralmente travolto da una multitudine di persone che gli chiedono di firmare autografi e lo tempestano di domande. È uno spettacolo nello spettacolo. Arriva la pausa pranzo.

Dina e Lena, le due organizzatrici dell'evento, ci accompagnano al ristorante al piano di sotto, e ci ritroviamo al tavolo degli speaker. Siedo davanti a Richard e a Dimitri Petrov. Ci intratteniamo parlando ovviamente di lingue, e su quale sia la migliore metodologia per introdurre gli studenti principianti ad una lingua. Discutiamo sul fatto che il primo periodo nell'apprendimento delle lingue è il più delicato. “Come fa ad insegnare una lingua da 0 quando si ha a che fare con una grammatica tanto complicata come quella russa?” Dimitri prende lesto un foglietto di carta e scarabocchia uno schema. “Ecco vedi” – mi dice in inglese – in realtà basta insegnare alcune, semplici cose fondamentali e partire da queste*. Sul foglietto ci sta un semplice schema su come impostare lo studio e l'apprendimento dei verbi. “Saper usare i verbi è l'elemento portante dell'apprendimento di una lingua”, mi dice con un sorriso pacato e convincente. La conversazione prosegue sull'argomento delle lingue regionali, come il gaelico in Irlanda, e poi vira sull'esperanto. Alla mia destra siede Lena, una delle organizzatrici del congresso. Sa 2 o 3 parole di inglese, il che non le permette di seguire la conversazione. Mentre Dimitri e Richard continuano a conversare in inglese, le traduco simultaneamente la conversazione in russo. Sembra sollevata di riuscire finalmente a seguire il filo della conversazione. Il pranzo è piacevole ma dura relativamente poco, perché i tempi sono stretti ed è già ora di ritornare a seguire le presentazioni. Ci incamminiamo verso la sala, Richard entra per dare un'occhiata e l'ultimo ritocco alla sua presentazione.

Io preferisco rimanere fuori con Svetlana e Wael. Andiamo al ristorante del piano terra. “Perché non ci facciamo un cognac russo?” Dichiara Wael. “E perché no?” gli rispondo. Mi domando se sia una buona idea bere cognac prima di un congresso. Mi viene in mente mio padre. “Modus in rebus”, e cioè “ci vuole misura nelle cose” dice sempre. Se da una parte pochissimo cognac non avrebbe fato effetto, dall'altra berne troppo avrebbe voluto dire entrare barcollante e piuttosto frastornato in una sala gremita di persone. Non proprio il massimo per tenere un discorso di quasi un'ora e mezza. Alla fine ci avviciniamo al bancone e ordiniamo 2 cognac. Offre Wael. Ha un gusto forte ma corposo, lo degusto con molta lentezza, e mi rilasso chiacchierando in russo e in inglese con entrambi. Nel frattempo, letteralmente “ridendo e scherzando” si sono fatte già le 17. Risaliamo verso la sala conferenze ma restiamo fuori, e ci sediamo su una sorta di divano per chiacchierare.

Intanto Richard e Sergej sono usciti dalla sala.. “Sei teso Richard?” gli chiedo a bruciapelo. “Luchino” – mi dice Richard sulla cui faccia si allarga un sorriso quasi benevolo – “lo sai che sono inglese, e gli inglesi sono animali a sangue freddo”. La battuta mi fa scompisciare dalle risate. Io stesso – italiano, e quindi famigerato bipede “dal sangue caldo” – non sono per niente nervoso, e l'atmosfera distesa e gioiosa – nonché l'effetto di una moderata quantità di cognac – mi rendono ancora più rilassato. Ci facciamo qualche foto divertente sul divano e poi entriamo dentro la sala. È venuta l'ora del nostro intervento “Richard è un poliglotta che parla 30 lingue” dichiara Dina accompagnando l'ingresso di Richard sul palco.

Accanto a Richard sta in piedi Irina Karpova, una ragazzetta dall'aria composta che farà da interprete per la platea. Il discorso di Richard è rilassato, chiaro, ed è evidente di quanta esperienza abbia non solo con l'apprendimento delle lingue, ma testimonia del rapporto straordinario che ha stabilito con sua figlia. Lo si vede dal modo ispirato con cui ne parla e dalla sua mimica facciale. Di Richard colpisce non solo la bravura, ma l'umanità, la motivazione, la passione in quello che fa, e la tranquillità con cui affronta qualsiasi cosa, bella o brutta che sia. Un ragazzo straordinario che ho avuto l'onore di conoscere 5 anni fa grazie a YouTube. Appena finito il discorso Dina mi chiama sul palco, e ci propone di fare una bella chiaccherata multilingue.

Non siamo per niente imbarazzati, c'è un'alchimia quasi magica quando siamo insieme, e chiacchieriamo come se fossimo seduti ad un tavolo fra amici. Il pubblico sembra apprezzare il nostro scambio linguistico. Alla fine Richard scende dal palco e dopo avergli dato un colpetto di ringraziamento sulla schiena arriva il mio turno. Sono ancora più a mio agio di prima, e le slide rendonono le cose ancora più facili.

Dopo il primo discorso usciamo tutti per una pausa e torniamo dentro poco dopo per la seconda parte del mio intervento, che è ancora più lungo del primo. Purtroppo non c'è tempo per le domande perché si è fatto molto più tardi del previsto, e alla fine Lena e Dina devono accorciare i tempi. Appena finito l'intervento mi circondano un sacco di persone: signore di mezza età e ragazze mi chiedono l'autografo, e tanti altri si fanno foto con me. Mi sembra di essere una star, e la cosa mi fa sorridere, e fa chiaramente piacere. Dopo le foto e gli autografi scattano le domande, e sono abbastanza numerose. Sergej mi prende in consegna perché dobbiamo andare a mangiare. Ci sediamo in un ristorante cinese del primo piano dell'albergo, piuttosto pittoresco.

Siamo io, Richard, Svetlana, Wael, Lena, Sergej Dina. l'altra Svetlana e Valentin, 2 speaker della conferenza. Chiacchieriamo un po' di tutto, e Richard mi racconta delle incomprensioni fra Greci e Macedoni e dell'incontro sgradito con un ragazzo greco in un treno, che insisteva nel chiedergli dove abitasse. Richard aveva risposto “Skopje”, alla domanda “dove vivi?” ma al ragazzo non bastava, voleva che Richard pronunciasse il nome del paese. “Non volevo dire Macedonia perché questo avrebbe creato i soliti problemi” – ha dichiarato Richard. Che alla fine si è alzato e se n'è andato per evitare di dire ciò che pensava di un simile comportamento. La cena prosegue tranquilla, Wael ci racconta del suo sogno di andare a vivere in America, e di prendere l'accento americano. Dopo un'oretta abbondante usciamo finalmente dal ristorante. Ci salutiamo tutti nella hall principale dell'albergo.

Svetlana e Wael se ne vanno per conto loro, mentre Sergej e Dina ci riportano al nostro hotel. Chiacchieriamo in macchina su un sacco di cose, c'è un'atmosfera di festa, e Sergej e Dina sono molto soddisfatti del nostro intervento. Ma non è ancora finita. Il giorno successivo ci sarebbe stato il nostro “masterclass”, ben 4 ore per me e 4 per Richard, e sarebbe stata la parte più consistente e difficile, con un pubblico in sala, un pubblico on-line e perfino la televisione finlandese. Dopo essere tornati in albergo, nonostante la stanchezza io e Richard continuiamo a chiaccherare finché non ci accorgiamo che si sono fatte le 2. L'indomani ci saremmo dovuti svegliare alle 7, perché il mio masterclass sarebbe cominciato alle 9. Ho difficoltà a prendere sonno e continuo a riavvolgere il film dell'intera giornata, con pensieri che continuano a sovrapporsi l'uno sull'altro senza soluzione di continutà. Alla fine scivolo in un sonno profondo. Chi si sarebbe immaginato che il giorno successivo sarebbe stato più bello di questo.

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