Polacco: un anno dopo
Esattamente un anno fa sono andato per la seconda volta in Polonia.
L'occasione era perfetta: il mio caro amico Richard Simcott aveva affittato una camera in un grande appartamento proprio nel cuore di Poznań, una città dell'Ovest della Polonia, non lontana da Berlino. Era una situazione perfetta perché sarei potuto andare a trovare lui e poi i miei amici a Berlino, e volare a Oslo. In quella memorabile vacanza ho avuto l'onore di conoscere Michał Grześkowiak, un ragazzo polacco che aveva riconosciuto Richard per strada grazie ai suoi video di YouTube.
Abbiamo passato parecchio tempo insieme tutti e tre. Era bello vedere Richard interagire con i polacchi in polacco. Della Polonia mi sono piaciute subito tante cose. Era la scusa perfetta per cominciare a studiare polacco. Un anno dopo sono ritornato in Polonia, parlando polacco.
La differenza fra quando si visita un paese senza conoscere la lingua rispetto a quando si riesce ad interagire con le persone è abissale. Sebbene non parli ancora un polacco eccellente, riesco a farmi capire abbastanza bene, e riuscire a conversare in polacco è stato non solo molto gradevole, ma anche molto utile. A volte necessario. Per fare un esempio, vi racconto un po' ciò che è successo nel corso delle ultime settimane.
Sono arrivato a Wrocław su un volo Ryan Air con il mio caro amico italiano Alessandro, ed insieme abbiamo fatto il giro della Polonia: da Wrocław ci siamo spostati a Cracovia, e da lì abbiamo raggiunto la capitale Varsavia; siamo saliti a Nord verso Gdańsk e siamo finalmente arrivati a Poznań, città in cui sono rimasto per una settimana prima di ripartire alla volta di Roma. Abbiamo preso vari treni per spostarci di città in città. Nel passaggio fra Gdańsk a Poznań si è verificato un imprevisto, uno dei tanti che possono capitare in un viaggio. Avevamo acquistato un biglietto di un treno che pensavamo fosse diretto. Dopo 3 ore di viaggio estenuante in un treno pieno di gente e senza aria condizionata, il treno si ferma improvvisamente. Escono tutti quanti. Rimane solo il controllore che dice “capolinea”. Siamo usciti piuttosto provati e ho chiesto a persone sulla banchina che cosa stesse succedendo. Grazie al mio polacco, siamo riusciti a capire che un altro treno diretto a Poznań stava per partire dal binario numero 5. Senza il polacco, sarebbe stata dura, visto che quasi tutte le persone presenti non parlavano una parola di inglese. Sempre parlando di casi estremi, mi è capitato di dover parlare esclusivamente in polacco per riuscire a farmi capire.
Michał mi aveva offerto un posto a casa sua, ma per due giorni è partito per registrare delle canzoni con la sua band, e nel frattempo tre suoi giovani amici musicisti gli hanno chiesto di pernottare a casa sua per tre giorni. Tutti e tre venivano da un piccolo paesino nell'entroterra polacco e non parlavano una parola di inglese. Neanche una. Ovviamente tutto si è svolto in polacco e con mia grande sorpresa sono riuscito talvolta a parlare per ore con loro. Certo, ogni tanto combattevo con i verbi o con parole che non conoscevo, ma la sensazione di riuscire a comunicare con le persone del posto senza l'intermezzo di un'altra lingua o di vocabolari mi ha riempito di gioia, e mi ha dato un'enorme spinta nel continuare a perfezionare il mio polacco. Con loro ho imparato che cos'è il “discopolo”, uno stile musicale tipico della Polonia, ho capito che ai ragazzi polacchi piace molto la vodka, ho assaggiato il sapore dolce e forte della “orzech wódka”, la vodka polacca al sapore di noce che piace tanto non solo a me, ma ai turisti in generale. E ovviamente ho imparato un sacco di slang e di espressioni colloquiali. Successivamente, mi sono accorto che solo due settimane di permanenza in Polonia mi hanno permesso di fare enormi progressi.
Questi progressi non risiedono tanto nel numero di parole conosciute, ma rappresentano una svolta psicologica: ricordo con nitidezza che negli ultimi giorni della mia permanenza mi sentivo sicuro nell'intrattenere conversazioni che non avevo mai avuto prima. Ho avuto l'ultimo scambio con un tassista che mi accompagnava all'aeroporto. Per 20 lunghi minuti abbiamo parlato un po' di tutto. E perfino nell'aereo ho avuto modo di praticare polacco con un'interprete polacca. Questo viaggio è stata la ricompensa per il lavoro che ho svolto durante un anno intero. Potreste pensare che ho lavorato come un matto, tutti i giorni, sudando sui libri tutti i giorni.Niente di tutto questo. Lasciatemi spiegare perché non solo è possibile raggiungere un livello decente ma non è neanche necessario fare troppi sforzi. Come si può imparare una lingua ad un livello decente senza lavorare tanto Vorrei premettere che la conoscenza del russo mi ha aiutato molto con il polacco.
Anche se da una parte molte parole non si assomigliano così tanto, dall'altra il polacco rimane una lingua slava, e la quantità di punti in comune è notevole. Oltretutto, la struttura della lingua e la morfologia delle parole sono molto simili fra le due lingue. Fermo restando l'aiuto giuntomi dal russo, le cose che sto per dire valgono anche se non avessi saputo un'altra lingua slava.
Per la prima volta, da quando imparo le lingue, volevo sperimentare un nuovo modo di approcciare una lingua: cominciare a parlarla quasi da subito. In questo video, registrato alcuni mesi fa, mi potete vedere alle prese con il polacco quasi per la prima volta, sempre con Michał. Ed è proprio lui che ha fatto la differenza. Come con le altre lingue, ho cominciato usando il corso di ASSIMIL, che rimane un corso eccellente per le lingue europee.
Ma stavolta c'era un valore aggiunto che, appunto, ha fatto un'enorme differenza: l'interazione e la cooperazione con un altro essere umano. Io e Michał abbiamo infatti deciso di “cooperare” in uno scambio di lingue: francese per lui e polacco per me. E così, una volta a settimana per 45 minuti o poco meno, parlavamo in queste due lingue. Ma non era una semplice conversazione. Era strutturata secondo dei dettami precisi, utilizzando la tecnologia di Skype e tecniche mnemoniche che hanno permesso ad entrambi, con pochissimo sforzo e in un lasso relativamente breve di tempo, di raggiungere un livello decente in entrambe le lingue. I due principi base su cui si sono basate queste conversazioni sono fondamentalmente due: 1) Non avere paura di parlare e di fare errori
2) Imparare in maniera costante, poco ma tutti i giorni
1) La paura di parlare Una delle paure principali a cui molti adulti devono far fronte è un blocco psicologico che impedisce loro di “buttarsi”, di cominciare a parlare.
Da una parte si sentono giudicati da chi sta loro davanti, dall'altra si sentono stupidi perché non riescono a trasmettere e veicolare i messaggi più semplici, o si sentono quasi umiliati quando li si corregge costantemente. Come per tante paure, l'unica maniera di sbarazzarsene è molto semplice: affrontarla. Come per tante cose nella vita, una delle cose difficili è semplicemente cominciare. Ma una volta che si ha già iniziato a fare qualcosa, le cose diventano più facili, fluide, naturali. E soprattutto, piacevoli. Ricordo ancora la marea di errori che facevo in polacco quando ho cominciato, ma un atteggiamento positivo nei confronti delle correzioni è stato fondamentale. Come ho già scritto in questo articolo, gli errori sono fra i nostri migliori amici, se sappiamo scegliere la persona con cui conversare e se sappiamo accettarli come parte integrante e inevitabile del processo di apprendimento. 2) Sistematicità La sistematicità, o regolarità, è la chiave di volta nell'apprendimento di una lingua.
A prescindere dal metodo infatti, imparare poco ma in maniera costante dà la possibilità al nostro cervello di “nutrirsi” in maniera costante e di crescere. Immaginate un secchio vuoto e una prima goccia che ci casca dentro. “Ci vorrà un secolo per riempirlo” – penserete. Eppure quel secchio si riempirà in maniera molto più rapida di quanto pensiate. La stessa cosa vale per un chiodo. Lo si martella e poco a poco quel chiodo entrerà nella parete e vi rimarrà infisso in maniera solida e ferma. Lavorare poco ma costantemente ha l'enorme vantaggio di non creare sovraccarico: una delle ragioni principali per le quali moltissimi studenti abbandonano lo studio è proprio il famoso “burn out”, cioè un sentimento di vuoto e di rifiuto derivato da un periodo troppo intenso e gravoso di studio.
In questo video, registrato l'ultimo giorno prima della mia partenza, offro una dimostrazione di come si possa raggiungere un livello decente di conversazione, di come parlare le lingue sia un immenso piacere, di come possa cambiare la vita e i rapporti con le persone, e soprattutto, di come si riesca ad entrare un altro mondo senza mai raggiungere la perfezione.
Scritto da Luca Lampariello