Dialects and accents of Italy- Part 2
Lo studente straniero potrà forse apprezzare meglio le differenze fonetiche tra le varie regioni.
Le differenze di accento tra le parlate di due centri abitati anche molto vicini possono essere sorprendentemente marcate. Le differenze consistono sia un diverso modo in cui i suoni – consonanti e vocali – sono articolati, sia in una diversa impostazione della melodia della frase.
Uno degli esempi più conosciuti è la diversa realizzazione della <s> quando questa si trova tra due vocali. Nei dialetti e accenti settentrionali, tale suono viene sistematicamente reso come /z/, mentre in quelli centromeridionali come /s/. Nell'area toscana, invece, la realizzazione effettiva del suono non è predicibile, e va imparata parola per parola. Nord Centro-Sud Toscana
<fuso> /fuzo/ /fuso/ /fuzo/ (part. pass di “fondere”) <fuso> /fuzo/ /fuso/ /fuso/ (strumento usato per filare) Alcune di queste particolarità fonetiche arrivano a diventare un vero e proprio simbolo di un accento regionale: è il caso della <s> nell'accento campano, pronunciata /ʃ/ quando viene a trovarsi immediatamente prima di un'altra consonante (tranne /t/), o ancora della /r/ veneziana, pronunciata in una maniera molto caratteristica. Accento campano
Ho sbattuto un piede contro lo scoglio.
Lo scontrino è nella scatola sotto lo specchio.
Accento veneto Si è rotto il televisore grande che c'era in camera.
L'importante è rimanere sereni, non ti preoccupare.
Il dialetto e l'accento come veicolo di sentimenti
Soppiantato nell'uso ufficiale dall'italiano, il dialetto è diventato la lingua dei sentimenti, la lingua in cui esprimere la vera essenza della propria persona e della propria cultura locale.
Si parla in dialetto per rendere meglio il concetto, per arrivare a toccare le corde più profonde dell'animo dell'interlocutore.
Un ruolo simile è svolto dall'italiano regionale, che è da un lato comprensibile – a volte con un po' di difficoltà – da chiunque, ma dall'altro carico di tutto il background culturale del posto di provenienza del parlante.
La televisione, il cinema e il teatro hanno sfruttato pienamente tutte le possibilità offerte dal bagaglio linguistico italiano.
Così sono nati personaggi stereotipati che rappresentano questa o quella città, col proprio accento e con tutti i riferimenti culturali che questo implica: il milanese totalmente preso dal proprio lavoro, il napoletano simpatico e burlone, il romano pieno di sé, etc. Molti attori italiani hanno incentrato la propria espressione artistica sul dialetto o sull'accento.
È qui d'obbligo citare il grande Massimo Troisi, col suo tipico accento dell'hinterland napoletano (più precisamente di San Giorgio a Cremano). Per il motivo opposto, l'italiano standard è la lingua in cui si esprimono normalmente i presentatori televisivi, i giornalisti della radio e della TV, etc.
Ci sono situazioni e contesti in cui il dialetto o l'italiano regionale diventano indispensabili.
Nel domandare un caffè al bar del proprio paese, nel salutare un amico per strada, un accento neutro – impostato artificialmente – risulterebbe fuori luogo e darebbe un'impressione di freddezza e distacco da parte di chi parla.
A molti italiani sarà capitato di parlare al telefono con un familiare o un amico in presenza di estranei.
In questo caso si tende ad evitare di parlare dialetto e a neutralizzare il proprio accento: l'interlocutore capirà immediamente che chi parla non si esprime liberamente. Si può quindi arrivare a dire che, in contesti particolari, la lingua standard può generare un senso di inadeguatezza, tanto in chi parla quanto in chi ascolta.
Conclusione
Nonostante la loro importanza storica, gli accenti regionali e – ancor di più – i dialetti sono spesso considerati delle forme espressive imperfette e poco eleganti.
Si tende a dimenticare che i cosidetti dialetti italiani sono forme espressive che derivano dal latino al pari dell'italiano e delle altre lingue romanze.
L'uso del termine dialetto in riferimento alla realtà linguistica italiana è ambiguo e fuorviante: tale termine è infatti più appropriato per indicare varietà diverse della stessa lingua (ad esempio inglese britannico e statunitense, portoghese europeo e brasiliano, etc. Quelli che in Italia vengono chiamati dialetti, invece, non sono varietà diverse della stessa lingua nazionale, bensì vere e proprie lingue a sé stanti, in nessun modo meno “perfette” dell'italiano. Riteniamo che la varietà linguistica del nostro paese sia un patrimonio da difendere e da promuovere.
Inoltre, essa non deve scoraggiare chi si accinge a studiare la nostra lingua.
Allo studente straniero consigliamo di apprendere innanzitutto l'italiano standard: questo gli permetterà in seguito di apprezzare l'enorme espressività dei vari dialetti e accenti.