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Il Manoscritto di Giotto (Graded Reader), 5. Armando è nei guai!

5. Armando è nei guai!

Buongiorno commissario – la saluta Armando – come posso aiutarla?

Il commissario sorride sarcasticamente.

– Per cominciare, mi dica perché ha mentito.

Armando diventa pallido:

– Non capisco, io...

– Lei mi ha capito benissimo signor Cortesi. Allora, mi risponde o devo portarla alla centrale?

– Va bene – sospira Armando – ma non qui, la prego!

– Venga con me allora, tra un po' ho un appuntamento in via del Corso. Le offro il miglior caffè che fanno a Roma.

Il commissario e Armando si allontanano dalla Biblioteca e raggiungono piazza Sant'Eustachio, dove si trova un celebre caffè, che esporta i suoi prodotti in tutto il mondo.

Armando racconta la verità:

– La notte in cui hanno rubato il manoscritto non ero a casa. Avevo perso le chiavi della Biblioteca ed ero spaventato. Non volevo perdere il mio lavoro. Ho provato a contattare i responsabili degli altri dipartimenti della Biblioteca: ognuno di loro possiede una copia delle chiavi. Purtroppo, però, era il fine settimana e non sono riuscito a contattare nessuno. Finalmente mi sono ricordato di Antonello, l'unico dei ragazzi assistenti che conosco da più tempo e di cui ho l'indirizzo, e sono corso da lui a chiedere se per caso poteva aiutarmi.

– Lei è andato alla villa del professor Lentini? – domanda il commissario.

– Esattamente – risponde Armando con un filo di voce – Antonello era molto strano quella sera... sembrava impaurito. Era abbastanza freddo con me e non aveva tanta voglia di parlare. Gli ho chiesto se potevo salutare suo padre, ma ha detto che non era in casa.

– Lei e il professor Lentini vi conoscete bene?

– In verità non molto, ma volevo prendere un po' di tempo per capire cos'è che spaventava Antonello. Poi sono andato via e, mentre salivo in macchina, ho visto il signor Lentini ritornare a casa con qualcosa in mano. Era buio e non ho visto bene.

– Può dirmi che ore erano?

– Era circa l'una di notte. Io ero troppo stanco per continuare a cercare le chiavi e ho deciso di lasciar perdere. Dopotutto, ho pensato che le chiavi dovevano essere al sicuro, nel cassetto della mia scrivania, in Biblioteca. Certo, ero proprio in ansia, ma ho deciso di aspettare fino a lunedì. Lunedì mattina sono arrivato di proposito in ritardo per permettere a qualche collega di un altro dipartimento di aprire la Biblioteca: così nessuno si è accorto che avevo perso le chiavi.

Quando sono entrato in Biblioteca, per prima cosa ho controllato se effettivamente le chiavi erano nel cassetto della mia scrivania... e invece niente! «Che cosa faccio adesso», ho pensato. Ero così angosciato!

– Ha idea di chi abbia potuto mettere le sue chiavi nel cassetto della scrivania della signorina Brancourt?

– No, mi dispiace, ma chi l'ha fatto voleva certamente far ricadere la colpa sulla povera Laurence.

Armando ha promesso di raccontare la verità ai ragazzi, ma non vuole farlo davanti a tutti e sul posto di lavoro. Così, dopo la chiusura della Biblioteca, Kiho, Antonello e Laurence vanno a mangiare insieme da qualche parte e, verso le 22, si ritrovano con Armando a piazza San Pietro.

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