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Artesplorando (canale YouTube), Paolo Veronese: vita e opere in 10 punti - YouTube

Paolo Veronese: vita e opere in 10 punti - YouTube

Autore di grandiose decorazioni per i più bei palazzi veneziani e non solo,

Paolo Veronese è considerato uno dei tre grandi pittori veneti insieme a Tiziano

e Tintoretto. Deve il suo soprannome alla sua città di origine, Verona, perché il suo vero nome era Paolo Caliari.

Figlio di un tagliapietra, Veronese si forma nella città natale, nella bottega di Antonio Badile, dove ha come compagno Giovan

Battista Zelotti, maggiore di due anni. Gli anni di studio trascorsi a Verona

sono determinanti per la formazione dello stile originale di Veronese.

Nel 1551 il Veronese, insieme all'amico Zelotti, realizzò il prestigioso ciclo di

affreschi della Villa Soranza a Treville, purtroppo distrutta. Alcuni frammenti

sono conservati nel Duomo di Castelfranco Veneto. È l'esordio del

pittore nel genere della decorazione scenografica, che diventerà la sua cifra stilistica.

In effetti l'artista divenne uno dei più grandi decoratori di tutti i tempi,

grazie a dipinti che imitano grandiosi impianti scenografici e testimoniano il

fasto di Venezia nel momento del massimo splendore. I suoi quadri abbondano di

colonne di marmo e di panneggi di velluto e raso, resi tramite una tavolozza ricca ma delicata.

Veronese arriva a Venezia nel 1553 a decorare i soffitti delle sale del Consiglio dei Dieci in Palazzo Ducale. È l'inizio di

una lunga serie di imprese per la sede del governo della Repubblica.

Tiziano, indiscusso protagonista della scuola veneziana, dimostra subito il

proprio favore nei confronti del giovane Veronese, assicurandogli così un rapido successo economico.

Il grande ciclo decorativo realizzato da Veronese nella villa eretta a Maser da Palladio per la famiglia dei Barbaro è una delle

principali imprese della pittura veneziana. Questo immenso lavoro ad

affresco rappresenta architetture illusionistiche e incantevoli paesaggi.

Un grande esempio della forza creativa dell'artista.

L'amore di Veronese per la ricchezza e il fasto ornamentale gli procurò alcuni problemi con

l'Inquisizione nel 1573 quando fu interrogato a proposito dell'Ultima Cena.

Un'opera affollata di personaggi estranei e all'epoca ritenuti indecorosi, come buffoni, servi e nani.

Veronese difese strenuamente il suo diritto alla libertà artistica con queste parole: “Ho ricevuto l'incarico di decorare il

dipinto a mio piacimento. È vasto e mi è sembrato potesse contenere molte figure”.

Gli fu comunque ordinato di fare delle modifiche, ma la questione fu risolta

cambiando il titolo dell'opera in Cena in casa di Levi.

La vita e la carriera del pittore sono una testimonianza viva del culmine del rinascimento veneto.

Grande nell'uso del colore, maestro dello scorcio pittorico, creatore di un

universo caratterizzato da una raffinata teatralità. Il Veronese è un protagonista

della scena artistica della seconda metà del XVI secolo.

Alla sua morte, avvenuta nel 1588, il maestro non lasciò una scuola ad

accoglierne e svilupparne l'eredità. Ma la sua esperienza supera i limiti di una

generazione e di una città. Per almeno due secoli molti tra i massimi artisti,

da Rubens a Velázquez a Tiepolo, troveranno fonte di ispirazione

nell'inesauribile ricchezza del Veronese.

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