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Artesplorando (canale YouTube), Nike di Samotracia - storia dell'arte in pillole - YouTube

Nike di Samotracia - storia dell'arte in pillole - YouTube

Arrivano dal mondo intero al Louvre per stare davanti a lei, qualche istante,

magari il tempo di scattarle una foto e

proseguire nella visita del museo. La Nike di Samotracia ha colpito intere generazioni di visitatori, è un'icona

che si erge maestosa in cima allo scalone progettato da Hector Lefuel.

Eppure nonostante la sua grande popolarità, quasi nulla si conosce della sua storia.

La Nike è l'incarnazione della Vittoria resa divinità dai Greci,

rappresentata come una donna con le ali, pronta a prendere il volo o appena

posatasi su di un basamento. La statua era collocata originariamente su una

prua marmorea di una nave, obliquamente slanciata e coperta da un panneggio

mosso dal vento. Allo stato attuale mancano molti pezzi

del basamento e della statua che però resta uno splendido esempio di arte

ellenica giunta fino a noi. Numerosi restauri, tra cui uno

recentissimo, hanno tentato di restituire all'opera parte dell'integrità perduta,

ma è comunque necessario uno sforzo di immaginazione per comprenderne la bellezza originaria.

La Nike ci pone una serie di domande. Conosciamo l'autore?

quando è stata scolpita? per chi o per quale motivo? Perché è stata rinvenuta in pezzi e dove sono finiti quelli mancanti?

La statua venne ritrovata in una piccola

isola del mare Egeo che le diede il nome: Samotracia. Si trovava all'interno di un

santuario dedicato ai Grandi Dei, poi abbandonato con l'avvento della

religione cristiana. Nel 1862 Charles Champoiseau, viceconsole di Francia ad

interim ad Adrianopoli, nel corso di una “passeggiata archeologica” ritrovò i

frammenti del monumento. Dal cumulo di rovine spuntarono prima un

seno, poi più lontano un corpo senza testa ne braccia venne estratto dalla

terra. Gli scavi che Champoiseau decise di

compiere furono giustificati dalla quantità di rovine visibili fuori dal

terreno e dal desiderio di compiacere l'imperatore portando in Francia

qualcosa di straordinario. Dopo un lungo viaggio, pieno di traversie

burocratiche, la statua arrivò a Parigi, con un anno di ritardo e con ulteriori danni subiti durante il trasporto.

Il materiale costitutivo di tutto il

monumento è il pregiato marmo di Paro, proveniente dalle cave nell'isola di

Paros. Un materiale di un biancore tale che, quando estratto, può essere scambiato

per parte di un ghiacciaio. L'opera venne scolpita a Rodi, forse

come offerta commemorativa al santuario dei Grandi Dei per una vittoria navale,

in un arco di anni che va dal 200 al 180 a.C.

Sicuramente lo scultore della Nike cercò di utilizzare tutti gli espedienti

possibili per restituirci l'idea di movimento e velocità.

Si tratta di una composizione scenografica ricca di quel pathos tipico dell'ellenismo.

Dopo tanti secoli questo splendido monumento continua a suscitare

meraviglia, nonostante le importanti mancanze che ne

mutilano l'aspetto. La statua ci appare perfettamente equilibrata e compiuta

così e se un giorno si dovesse ritrovare la testa, una cosa è certa, la

Vittoria che vigila sui visitatori del Louvre, non sarebbe più la stessa.

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