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Artesplorando (canale YouTube), Masaccio: vita e opere in 10 punti - YouTube

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Masaccio: vita e opere in 10 punti - YouTube

Pittore fiorentino, Masaccio, nonostante la sua breve vita che per lui finì tra i

26 e i 27 anni, provocò una vera rivoluzione nella pittura. È ritenuto,

insieme ai suoi amici Leon Battista Alberti, Brunelleschi e Donatello, uno dei padri fondatori del rinascimento.

Il suo vero nome era Tommaso di Ser Giovanni di Mone Cassai e divenne Masaccio perché, secondo Vasari, era così

profondamente preso dall'arte da non dedicare attenzione alle vicende del mondo e tanto meno al modo di vestire.

Masaccio divenne membro della corporazione dei pittori a Firenze, che all'epoca rientrava nell'Arte dei Medici

e degli Speziali, nel 1422. Ma non si sa nulla sul suo percorso di formazione. Per

un periodo lo si ritenne allievo di Masolino da Panicale,

ma secondo molti oggi questa teoria è da accantonare.

Il primo lavoro a lui attribuito è il trittico di San Giovenale che rivela già uno stile tutto personale.

Masaccio infatti fu il primo a sfruttare luce e colore per rendere i propri

lavori più imponenti. Si allontanò dai caratteri dello stile gotico per cercare

un approccio più naturalistico. L'espressività che seppe dare ai volti e alle posture fu rivoluzionaria.

L'artista si ispirò a Giotto nella solennità dei sentimenti e nella grandiosità delle forme. I suoi

straordinari risultati erano basati anche sulla maestria nel campo della

nuova scienza della prospettiva e sull'uso di un'unica e coerente fonte

luminosa per definire la struttura dei corpi e dei drappeggi.

Masaccio lasciò ai posteri tre grandi opere nelle quali aveva enunciato i suoi principi

innovativi: un polittico per la chiesa del Carmelo a Pisa, oggi disperso in vari

musei; un ciclo di affreschi, realizzati in collaborazione con Masolino presso la

Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze; un affresco della

Trinità in Santa Maria Novella sempre a Firenze.

L'affresco della Trinità segna il primo uso sistematico della prospettiva

lineare. Coloro che lo videro al tempo pensarono che Masaccio avesse scavato

una volta nel muro, tanto il dipinto creava l'illusione della tridimensionalità.

Il fratello minore di Masaccio, Giovanni di Ser Giovanni, fu

anche lui pittore, conosciuto con il soprannome “lo Scheggia”. Forse a causa

della sua figura longilinea o a un legame con la falegnameria, dato che il nonno

fabbricava scatole di legno. E in effetti l'artista stesso si dedicò spesso alla

decorazione di oggetti come cassoni e deschi da parto.

In vita Masaccio ebbe il tempo si costruirsi solo una modesta reputazione e molti fiorentini suoi

contemporanei rimasero indifferenti davanti alle novità della sua arte. Ma è

altrettanto vero che egli fu di grande ispirazione per i maestri della

generazione successiva, tra cui Beato Angelico, Piero della Francesca e Filippo Lippi.

L'artista si trasferì a Roma nel 1428

lasciando incompiuti alcuni lavori fiorentini, ma la morte lo colse

all'improvviso. Era la fine del 1428: secondo una leggenda fu avvelenato da

un pittore rivale, geloso del suo talento.

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