Le Stanze di Raffaello | storia dell'arte in pillole - YouTube
Nelle Stanze di Raffaello, di cui vi parlerò oggi, un tempo pochissime persone potevano
accedere perché erano usate da papa Giulio II della Rovere come residenza privata. Si tratta
di un insieme di quattro sale, tutte a pianta rettangolare e soffitto a crociera. L'incarico
di decorarle fu inizialmente affidato a un gruppo di artisti tra cui Perugino, Peruzzi,
Sodoma e Lotto. Nel 1508 però il pittore e architetto Donato Bramante introdusse in Vaticano
un'artista all'epoca ancora molto giovane e poco conosciuto, proveniente dalla sua stessa città,
Urbino: era il grande Raffaello Sanzio. Raffaello iniziò a lavorare nella Stanza della Segnatura,
ma ben presto, visto il talento del giovane, il papa decise di affidargli l'esecuzione di
tutto il complesso decorativo licenziando gli altri pittori. Pensate che, secondo i resoconti
dell'epoca, le pareti delle quattro sale erano già state decorate. Il pontefice ordinò che
tutto il ciclo pittorico fosse cancellato per far posto agli affreschi di Raffaello. Per l'artista,
allora venticinquenne, fu un grande riconoscimento e una commissione che lo impegnò dal 1508 al 1520.
La prima sala nel percorso museale è quella di Costantino, realizzata per ultima, destinata a
ricevimenti, cerimonie ufficiali e solenni banchetti. La sua decorazione fu realizzata
tra il 1520 e il 1524, dagli allievi di Raffaello sulla base dei disegni lasciati dal maestro dopo
la sua prematura morte avvenuta il 6 aprile del 1520. Gli affreschi della stanza celebrano la
storia di Costantino, primo imperatore romano a concedere libertà di culto ai cristiani
con l'editto di Milano del 313 d.C. Si comincia con l'Apparizione della Croce
in cui Costantino, prima della battaglia contro Massenzio, parla ai soldati e nel cielo appare
la Croce, conferma che l'imperatore vincerà. Segue la Battaglia di Ponte Milvio che rievoca
la vittoria di Costantino su Massenzio autoproclamatosi imperatore al suo posto.
Poi è la volta del Battesimo di Costantino. Mentre la quarta e ultima scena raffigura la Donazione di
Roma nella quale Costantino offrì a papa Silvestro la città di Roma simboleggiata dalla statuetta
dorata. Su questo episodio leggendario si fondò lo stato della Chiesa e il potere temporale dei papi.
La scelta di questi temi è dovuta al desiderio di affermare la potenza della Chiesa ripercorrendo
un periodo storico in cui essa si affermò come istituzione, sconfiggendo il paganesimo.
La seconda sala, seguendo il percorso dei musei, è quella detta di Eliodoro,
decorata tra il 1511 e il 1514 che prende il nome da uno dei dipinti presenti al suo interno. Qui
papa Giulio II chiese una chiara rappresentazione dell'appoggio divino alla Chiesa e un'esaltazione
della propria politica. Questo per dare un segno di forza in un momento in cui il papato era messo
in crisi da diversi nemici su più fronti. Si parte con l'episodio della cacciata di
Eliodoro in cui viene rappresentato il cancelliere del re di Siria, sorpreso a rubare il tesoro del
Tempio di Gerusalemme, cacciato da un cavaliere divino e due giovani. La cacciata è un riferimento
all'intoccabilità dei patrimoni della Chiesa. Molto originale è la scelta che Raffaello fece
nello spostare la narrazione dell'evento in due zone agli estremi della parete. A sinistra
il pontefice che assiste alla scena e a destra la cacciata vera e propria.
Su un'altra parete troviamo la liberazione di San Pietro suddivisa in tre momenti:
al centro l'angelo appare in sogno a San Pietro. A destra lo conduce fuori dalla
prigione superando le guardie addormentate. A sinistra una guardia sveglia gli altri soldati
sbigottiti per l'improvvisa scomparsa del santo. Si tratta di uno dei più suggestivi notturni
della storia dell'arte. Un altro affresco celebra l'incontro di papa Leone Magno con Attila in cui,
secondo i racconti, il papa riuscì a spaventare i barbari di Attila grazie all'apparizione in
cielo dei santi Pietro e Paolo armati di spade, evitando la loro discesa su Roma.
Nella quarta parete trova posto la Messa di Bolsena, episodio leggendario durante
il quale un prete dubbioso sulla presenza di Cristo durante la celebrazione della messa,
vide uscire sangue dall'ostia consacrata. Questo evento, che diede vita alla festa cristiana
del Corpus Domini, fu anche all'origine della costruzione dello splendido Duomo di Orvieto.
Sulla volta sono rappresentati il roveto ardente in cui Dio parlò a Mosè. La scala
di Giacobbe in cui Dio si rivelò in sogno al patriarca del popolo ebraico. L'apparizione di
dio a Noè per salvarlo dal diluvio universale e, infine, il sacrificio di Isacco durante il
quale Dio premiò la fede del padre Abramo. La terza sala che incontrerete in questo
straordinario percorso d'arte è quella della Segnatura e contiene i più famosi affreschi
di Raffaello. Essi costituiscono l'esordio del grande artista in Vaticano e segnano l'inizio
del pieno rinascimento. L'ambiente prende il nome dal più alto tribunale della Santa Sede
presieduto dal papa che si riuniva in questa sala. Gli affreschi rappresentano i tre aspetti
più meritevoli dello spirito umano: il Vero, il Bene e il Bello. Sulla volta, dentro a dei
medaglioni, sono ritratte figure allegoriche che simboleggiano quattro discipline, la Teologia,
la Filosofia, la Giustizia e la Poesia. La Disputa del Sacramento venne erroneamente
interpretata poiché in realtà è una rappresentazione del trionfo della
religione. La composizione e divisa in due parti: nella sezione in alto si trova la
Chiesa militante con i dottori e i teologi che presiedono al sacramento dell'eucarestia, vero
centro dell'intera scena. Nella parte bassa c'è la Chiesa trionfante con Dio padre, gli angeli,
Cristo in maestà tra la Vergine e San Giovanni. E in basso la colomba dello Spirito Santo.
Sulla parete d'ingresso alla sala c'è l'opera più nota. La Scuola di Atene
che illustra una schiera di pensatori, filosofi e scienziati dell'antichità,
davanti a un'imponente architettura classica. Al centro di tutta la composizione stanno Platone,
raffigurato con le sembianze di Leonardo da Vinci, nell'atto di sollevare il dito al cielo
indicando la sfera ideale da cui egli ritiene provenire la conoscenza. E Aristotele che con il
braccio destro indica il mondo circostante, la natura e dunque l'importanza di una conoscenza
fondata sull'osservazione della realtà. I due filosofi rappresentano la possibilità
d'unione tra la dottrina platonica e quella aristotelica, all'epoca aspramente contrapposte.
La terza grande composizione della sala, raffigura il Parnaso, dal nome della montagna
sacra al dio Apollo e alle Muse secondo il mito classico della Grecia. Nella scena Apollo suona
una lira circondato dalle nove muse protettrici delle arti. A sinistra e a destra lo circondano
poeti classici e moderni. Sulla parete opposta al Parnaso sono raffigurate le Virtù Cardinali:
Fortezza, Prudenza, Temperanza. E quelle Teologali: Fede, Speranza, Carità.
In questa, come nelle altre sale, Raffaello seppe, da un'osservazione diretta delle antichità romane,
creare un'arte che divenne simbolo della pittura italiana del Cinquecento.
La quarta e ultima sala è quella dell'Incendio di Borgo, commissionata da papa Leone X a Raffaello
che però a sua volta affidò gran parte della sua realizzazione agli allievi che
la terminarono tra il 1514 e il 1517. Questa stanza divenne la camera da pranzo ordinaria
degli appartamenti del pontefice. Un luogo unico dove poter mangiare! Gli
affreschi al suo interno illustrano le grandi aspirazioni politiche di Leone X
per mezzo di storie tratte dalle vite di due papi precedenti con lo stesso nome:
Leone III e Leone IV. In tutti gli episodi però il papa assume i tratti del pontefice regnante,
Leone X, in una sorta di dimostrazione di continuità politica, militare e diplomatica.
La prima scena raffigura l'Incoronazione di Carlo Magno avvenuta nella basilica vaticana nella
notte di Natale dell'anno 800 a opera di Leone III. Evento che diede così inizio al Sacro Romano
Impero. Si passa poi alla Giustificazione di papa Leone III, che illustra la promessa fatta
dal papa in presenza di Carlo Magno e di sacerdoti il giorno precedente l'incoronazione del sovrano.
Questo per respingere delle calunnie che gli erano state rivolte. Ma è l'Incendio di Borgo,
forse, l'affresco più emozionante. Qui vediamo l'intervento prodigioso di papa Leone IV che,
impartendo la benedizione, spense un incendio divampato nel quartiere romano del Borgo.
La scena è drammatica, caratterizzata da una moltitudine di personaggi in cerca di una salvezza
dalle fiamme. Sulla sinistra un uomo salva la sua famiglia caricandosi un anziano sulle spalle,
una donna si sacrifica per risparmiare il figlio, mentre sulla destra un gruppo prende
i secchi per cercare di spegnere l'incendio. Un turbine d'azione e sentimento. Infine l'ultimo
episodio è la Battaglia di Ostia, avvenuta sul litorale romano nell'anno 849 e celebrante la
vittoria sui Saraceni riportata da papa Leone IV e dal suo esercito.
Non c'è dubbio che le Stanze rappresentino uno dei massimi capolavori di Raffaello.
Questi ambienti hanno permesso all'artista di misurarsi con i soggetti più diversi e di
adottare ogni volta nuove soluzioni. L'abitudine di chiamarle con il nome del pittore invece di
quello dei pontefici committenti è significativa dell'importanza raggiunta dalla sua arte. Si può
senz'altro affermare che, se la Cappella Sistina incarna il cuore del Vaticano, soprattutto come
autorità spirituale, le Stanze di Raffaello sono invece il cuore politico del papato.