Laocoonte - YouTube
Il Laocoonte è un gruppo marmoreo ritrovato nel 1506 nei pressi della
Domus Aurea a Roma ed è molto probabilmente opera di un gruppo di
artisti dell'isola greca di Rodi. Alla scoperta di questo straordinario gruppo
scultoreo parteciparono Michelangelo e Giuliano da Sangallo che ne
consigliarono l'acquisto a papa Giulio II.
Immaginatevi lo stupore di questi artisti mentre emergevano dalla terra i
molti frammenti in cui l'opera era divisa. Il suo stato di conservazione richiese
pesanti interventi di restauro e integrazioni che restituirono
completezza al gruppo scultoreo. La statua fu sequestrata e portata a
Parigi da Napoleone nel 1798 e collocata nel posto d'onore nel Museo del Louvre
diventando una delle fonti d'ispirazione del movimento neoclassico in
Francia. Dopo la caduta di Napoleone, fu riportata in Vaticano nel 1815 e
sottoposta a un nuovo restauro da Antonio Canova. Nel 1906 fu
ritrovato il braccio destro originario dall'archeologo tedesco Ludwig Pollak:
l'arto piegato a gomito e mancante della mano, confermò la posizione ipotizzata
da Michelangelo. L'aspetto attuale è il risultato di un intervento di restauro
eseguito da Filippo Magi tra il 1957 e il 1960. Il ritrovamento del Laocoonte fu
di enorme importanza per artisti come Michelangelo, Tiziano, El Greco, Andrea
del Sarto e Gian Lorenzo Bernini. Quest'opera affascinate appassionò per
secoli artisti e intellettuali diventando il centro della riflessione
sulla scultura nel Settecento e ispirando il saggio Laokoön, di Lessing, scrittore e
filosofo tedesco, uno dei primi classici di critica dell'arte.
L' opera rappresenta il sacerdote di Apollo, Laocoonte, mentre muore avvolto con
i suoi figli tra le spire di due serpenti marini inviati da Atena. La dea
della sapienza era furiosa perché Laocoonte si oppose all'ingresso del
celebre cavallo di legno nella città di Troia. Il sacerdote era giustamente
contrariato, poiché il cavallo conteneva Ulisse e alcuni guerrieri che
con l'appoggio di Atena, si servirono di questa trappola per espugnare la città.
La celebre leggenda è raccontata nell'Eneide, poema realizzato da Virgilio.
Osservate il modo con cui i muscoli del tronco e delle braccia rendono lo sforzo
e la sofferenza della lotta disperata, l'espressione di strazio nel volto del
sacerdote e le contorsioni impotenti dei due fanciulli. Tutta l'opera è una
metafora del dolore a cui spesso sono condannati coloro che dicono la verità.