Georges Seurat - Una domenica alla Grande Jatte | storia dell'arte in pillole - YouTube
Una domenica alla Grande Jatte è un dipinto notevole, sia per il modo in cui sono stati
applicati i colori sia per le sue forme inusuali e quasi infantili. Opere come
questa sono spesso inserite nella categoria del postimpressionismo, un termine che non
si riferisce a una filosofia o a un approccio specifici, ma racchiude in sé gli artisti che
presero sì le mosse dall'impressionismo tentando al contempo di allontanarvisi. L'attenzione degli
impressionisti concentrata sull'aspetto visivo dei soggetti provocò la reazione di pittori,
come Seurat, alla ricerca di contenuti che trasmettessero una più intensa carica
intellettuale, spirituale o emozionale. Opere come questa ebbero certamente origine
dalla volontà di sperimentare, di spingersi ancora oltre l'impressionismo, suscitando molte reazioni.
I critici commentarono la rigidità delle figure comparandole ai soldatini giocattolo, o notando
come le persone che passeggiano sul lungomare di domenica indossano gli abiti migliori,
prendendo l'aspetto di un corteo di faraoni. In una delle sue rare dichiarazioni sul dipinto,
Seurat spiegò di voler realizzare figure che somigliassero a quelle presenti nel Partenone
dell'acropoli di Atene. Desidero far sì che persone moderne si muovano come quelle nei
fregi. In altre parole, l'artista mirava a fondere la modernità dell'impressionismo con le forme
strutturate dell'arte classica e ricreare così un'atmosfera senza tempo. Sotto molti aspetti,
Una domenica alla Grande Jatte era il completamento di Bagnanti ad Asnieres,
un dipinto ultimato da Seurat qualche anno prima. Le due ambientazioni si trovavano esattamente
l'una di fronte all'altra e molte delle figure sono ritratte di profilo, come se si guardassero
dai due lati opposti della Senna. Inoltre, in entrambi i dipinti compare lo stesso traghetto.
Nel titolo dell'opera, Seurat mette un giorno specifico della settimana,
perché sull'isola de La Grande Jatte le diverse classi sociali si mescolavano solo la domenica.
Nel dipinto troviamo quindi molte persone facoltose, che l'eccessiva raffinatezza
rende quasi ridicole. Osserviamo anche membri di classi cosiddette inferiori come soldati e una
balia con il tipico copricapo arancione e bianco. Questo stile si dimostrò popolare in un'epoca in
cui anche altri stavano sperimentando tecniche simili. Seurat applicò le teorie scientifiche
dell'ottica e del colore con precisione e sistematicità, ritenendo che in questo modo
la sua pittura sarebbe apparsa più intensa e luminosa. Inoltre in questo dipinto c'è
un'atmosfera di stasi molto forte: le figure sono rigide e immobili e le ombre sembrano permanenti,
donando al dipinto la consistenza dei sogni. Una domenica alla Grande Jatte è però anche
un'opera fortemente strutturata che Seurat pianificò in ogni dettaglio, realizzando
molti disegni dei singoli motivi e figure con il carboncino, mentre una serie di bozzetti a
olio lo aiutarono a stabilire la struttura della composizione. Il dipinto fu eseguito interamente
in atelier, al contrario del metodo di pittura en plein air degli impressionisti che lavoravano
all'aria aperta con rapidità. L'ampia tela di 310 cm di larghezza probabilmente causò non pochi
problemi a Seurat, che non poteva allontanarsi a una distanza sufficiente a ottenere una visione
panoramica dell'opera, e sono state notate alcune discrepanze di scala. Ad esempio la signora che si
trova al centro e più grande di quella che sta pescando, pur trovandosi sullo stesso piano.
Seurat in occasione dell'ultima esposizione impressionista del 1886 condivise una sala
con tre dei maggiori esponenti della pittura neoimpressionista: Paul Signac, Camille Pissarro
e il figlio di Pissarro, Lucien. A Parigi gli impressionisti avevano ormai affermato
uno stile nuovo, trasformando radicalmente il modo di fare arte e aprendo la strada alle
sperimentazioni neoimpressioniste. L'entusiasmo per il neoimpressionismo però si esaurì presto,
forse anche per l'approccio lento e minuzioso richiesto da questa tecnica. Secondo Seurat
infatti, la resa dei colori raggiungeva un'efficienza massima se la pittura veniva
applicata con l'estremità del pennello sotto forma di puntini di colore. Questa tecnica fu definita
da Seurat divisionismo, perché manteneva separati i singoli punti di colore, sebbene molti dei suoi
contemporanei preferirono il termine puntinismo, che si riferiva alla tecnica dei puntini colorati.