Filippo De Pisis: vita e opere in 10 punti - YouTube
Pseudonimo di Filippo Tibertelli, Filippo de Pisis è stato un pittore e scrittore
italiano. Cresciuto nell'ambiente colto della Ferrara dei primi del Novecento,
ebbe una formazione da autodidatta. Il poeta Corrado Govoni lo introdusse nel
mondo letterario e realizzò la prefazione del libro di poesie scritte da De Pisis: i canti della Croara.
De Pisis aderì al futurismo con un
atteggiamento velatamente ironico e una vocazione più spiccatamente metafisica.
Si iscrisse alla Facoltà di Lettere a Bologna e dalla sorella venne introdotto
allo studio di Nietzsche e della teosofia.
Proprio in questi anni di formazione elaborò quell'idea di bellezza d'ascendenza greca, che andava
ritrovando nelle figure maschili dei giovani popolani.
Momento decisivo per De Pisis fu, comunque, l'arrivo a Ferrara di Giorgio De Chirico e del fratello
Savinio che vennero ospitati nello studio del giovane artista. Gli scambi
furono intensi e reciproci. Sempre in questi anni ebbe occasione di
frequentare anche Giorgio Morandi e di aderire all'interpretazione che della metafisica dava il maestro bolognese.
In effetti De Pisis contribuì alla nascita della corrente metafisica. Savinio e De Chirico lo misero in contatto con
quanto stava maturando nella contemporanea cultura francese e grazie
a loro avviò relazioni epistolari con Apollinaire e Tzara.
Questo è un periodo di grande fermento intellettuale per il giovane De Pisis e
di elaborazione di un proprio linguaggio figurativo.
L'impegno nel copiare gli antichi maestri, e soprattutto i veneziani del Cinquecento, per studiarne
la tecnica, gli assicurò uno straordinario senso della materia che
caratterizzò tutta la sua produzione. Nel 1920 si trasferì a Roma dove espose
nella galleria in via degli Avignonesi, tenendovi conferenze sulla pittura metafisica e non solo.
De Pisis, oltre a dipingere, scrisse molto. Dal 1918 collaborò con la rivista Valori Plastici. Nel 1923 pubblicò La città delle cento
meraviglie, un romanzo ambientato a Ferrara denso di suggestioni metafisiche.
In questo stesso anno scoprì gli affreschi di Giotto ad Assisi che lo
avrebbero influenzato molto, portandolo a una pittura dai toni smorzati e a composizioni solidamente costruite.
Stabilitosi a Parigi nel 1925, De Pisis si dedicò allo studio degli artisti romantici francesi, degli impressionisti
e ancor più dei fauves. Il timbro cromatico dell'artista di raffinò, le pennellate si fecero rapide e vibranti.
I temi preferiti sono quelli di sempre: le nature morte e, nei disegni, i nudi di ragazzi. Le inquietudini metafisiche dei
primi dipinti, che suggerivano suggestioni oniriche, si fanno sempre più
rare. Mentre il segno, nel suo divenire sempre
più asciutto ed essenziale, assume un valore evocativo.
A partire dal 1935 cominciò a riscuotere successo, a partecipare agli eventi più
significativi della vita artistica italiana, esponendo alle biennali
veneziane e alle quadriennali romane. Nel dopoguerra, la Biennale del 1948 lo
consacrò tra i maestri, con una sala interamente dedicata alla sua opera.
Alla fine della sua vita, provata da una malattia psichica che lo costrinse al
ricovero in una casa di cura, dipinse con discontinuità. Le immagini
acquistarono sempre maggiori trasparenze, il segno si fece sempre più essenziale e
prezioso. Oggi sia il De Pisis pittore che quello
scrittore sono studiati con grande attenzione, soprattutto in questi ultimi anni.