Felice Casorati: vita e opere in 10 punti - YouTube
Unico figlio maschio di una famiglia di origine pavese, nota per matematici,
giuristi e medici, Felice Casorati seguì gli spostamenti del padre, militare di
carriera e pittore dilettante, manifestando un precoce interesse per la musica.
A Padova nell'adolescenza un esaurimento nervoso lo costrinse ad
abbandonare lo studio del pianoforte: convalescente si avvicinò alla pittura
che, dopo gli studi classici e la laurea in legge, diventò la sua principale occupazione.
Visse alcuni anni con la famiglia a Napoli, città da lui poco amata, fino al trasferimento a Verona nel 1911.
Questo cambio di città lo portò in un ambiente artistico più consono e meno
accademico. L'occasione della prima personale mise
in contatto Casorati con Gino Rossi e Arturo Martini, indirizzandolo verso un
sintetismo decorativo, di matrice secessionista ma più simbolico.
In questo periodo la sua pittura fu influenzata da Klimt, presente alla Biennale del 1910
con una sala personale, come si vede in opere quali La preghiera del 1914.
La lunga parentesi bellica portò Casorati al fronte e s'interruppe
brutalmente nel settembre 1917 per il suicidio del padre.
Come conseguenza di questo tragico evento, il pittore, divenuto
capofamiglia, trasferì la madre e le sorelle prima a Vercelli e poi a Torino, dove dal
1918 abitò la casa-studio di via Mazzini 52.
La crisi familiare coincise con un più maturo e convinto ripensamento pittorico: in interni prospetticamente
impaginati nature morte o persone in silenziosa solitudine stanno come
sospese fuori dal tempo in una sorta di vuoto esistenziale. A Torino conobbe
Piero Gobetti, autore della prima monografia del suo lavoro.
Nella città piemontese trovò le condizioni ideali per la sua pittura, che superato un certo
linearismo simbolista, si mosse verso una costruzione compatta delle figure,
collocate in spazi prospettici costruiti sapientemente e fermate in atmosfere
silenziose e a volte malinconiche. Per questo è considerato uno dei maggiori
esponenti italiani del realismo magico.
L'artista assunse a Torino un ruolo di organizzatore culturale, fondando la
società artistica Fontanesi. Nel 1928 divenne insegnante di arredamento e
decorazione interna presso l'Accademia Albertina, ruolo che terrà fino alla
nomina a direttore nel 1952. La fama dell'artista raggiunse l'apice nel 1938,
anno in cui ricevette il gran premio della Biennale di Venezia.
Casorati ebbe sempre un interesse non conformista e una sorta di predilezione verso le
esperienze della pittura contemporanea. Organizzò mostre e appoggiò gallerie
fino alla fondazione, nel primo dopoguerra, dell'Unione Culturale.
Non dobbiamo però dimenticarci anche l'intensa attività che Casorati svolse come scenografo teatrale.
Nel secondo dopoguerra riprese in modi più asciutti i temi dei nudi e delle nature morte. Negli ultimi anni di vita l'artista,
costretto all'immobilità dall'amputazione di una gamba,
sperimentò anche nella grafica. Si spense a Torino il primo marzo del 1963 a 79 anni.