Beato Angelico: vita e opere in 10 punti - YouTube
Pittore e frate dominicano, Beato Angelico di fatto fu un artista di
grande professionalità, aggiornato sugli sviluppi più avanzati nell'arte del
tempo. Nacque in Toscana alla fine del XIV
secolo e da giovane studiò come miniatore, acquisendo fin da subito la reputazione di valente artista.
I primi documenti che riguardano la sua attività
di pittore risalgono al 1417, e nel 1423 era già entrato a far parte
dell'ordine domenicano di Fiesole, dove prese il nome di fra' Giovanni. I suoi
primi dipinti sono influenzati dal gotico internazionale, ma ugualmente
iniziò a inserire un innovativo carattere prospettico nelle sue architetture.
Durante la maggior parte della sua carriera Beato Angelico rimase a Fiesole,
ma i suoi lavori più famosi furono realizzati presso San Marco a Firenze, un
monastero divenuto domenicano dal 1436. Con l'aiuto di una squadra d'assistenti,
tra cui il suo discepolo Benozzo Gozzoli, vi dipinse circa 50 affreschi che dovevano ispirare la meditazione dei frati.
Per Beato Angelico la pittura era un atto di devozione. Sosteneva infatti che per dipingere le cose di Cristo,
bisognasse vivere con Cristo. Si racconta che dipingesse spesso inginocchiato e la
sua devozione e religiosità sono evidenti in tutte le sue opere.
Un'arte che testimonia una vita spesa nella pienezza della vocazione cristiana.
I suoi più grandi capolavori Angelico li realizzerà attorno alla metà degli anni
trenta del Quattrocento. Particolarmente importante sarà la sua innovazione nella
concezione della pala d'altare, riunendo in un'unica cornice e ambientazione
tutti i personaggi, fino ad allora separati in singoli pannelli.
Con il crescere della sua fama Beato Angelico ricevette sempre più commissioni per
opere d'arte sacra. L'annunciazione fu un tema che realizzò molte volte. In tutti
questi dipinti l'artista iniziò a usare la prospettiva e le ambientazioni
architettoniche per dare profondità alle scene, ispirandosi a Masaccio.
Nell'ultimo decennio della sua vita Beato Angelico lavorò anche a Orvieto e a Perugia, e
soprattutto a Roma, dove affrescò la cappella privata di papa Nicola V,
in Vaticano, con scene della vita di santo Stefano e san Lorenzo.
Oltre agli affreschi però continuò a realizzare anche pale d'altare.
Beato Angelico morì a Roma nel 1455 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria sopra
Minerva, dove una lapide con due epitaffi è tutt'oggi presente. Uomo religioso, ma
non fuori dal mondo o disattento alle novità. Seppe unire innovazioni
rinascimentali ed estetica gotica, servendosi dell'arte per diffondere la religione cattolica.
Vasari ci parla di fra' Giovanni come di un uomo semplice
e veramente santo, reso popolare con il soprannome “Angelico”.
Ma nonostante venisse chiamato “Beato” già nel XV secolo, la sua reale
beatificazione fu resa ufficiale dal Vaticano solo nel 1984.
Pittore talentuoso e molto prolifico, maestro nelle miniature, mediatore tra il
rinascimento e l'arte tardogotica, Beato Angelico influenzò numerosi pittori
italiani. Benozzo Gozzoli, Domenico Veneziano, Piero della Francesca e
perfino Leonardo da Vinci per l'uso innovativo del paesaggio e della composizione.