Antonio Canova - Amore e Psiche | storia dell'arte in pillole - YouTube
Questo affascinante gruppo scultoreo conservato al Louvre, è opera del grande Antonio Canova,
maestro nello scolpire il marmo. Ne esiste una seconda versione simile alla prima, conservata
all'Ermitage di San Pietroburgo e una terza sempre esposta al Louvre, in cui la coppia è in piedi.
Le due figure protagoniste dell'opera sono Amore e Psiche nel momento che precede di qualche istante
il bacio. Il soggetto è molto probabilmente preso dalla leggenda di Apuleio, scrittore,
sacerdote, filosofo e mago dell'antica Roma. La storia narra che Psiche, ragazza bellissima,
provocò l'invidia di Venere, così che la dea le mandò Amore per farla innamorare di
un uomo vecchio e brutto. Ma Amore vedendola se ne innamorò e, dopo una serie di traversie,
riuscì a far entrare Psiche nell'Olimpo degli dei. I due poi si sposarono e dalla
loro unione nacque un figlio di nome Piacere. Quest'opera d'ispirazione mitologica è solo
un pretesto per rappresentare l'amore ed è per questo che l'artista scelse di fissare nel marmo
il momento, carico di desiderio, che precede il bacio. Ma osserviamo attentamente i dettagli.
La composizione è straordinariamente articolata: la donna, Psiche, è semidistesa, orienta il viso
e le braccia verso l'alto e, nel fare questo, crea con il busto una torsione ad avvitamento;
l'uomo, Amore, si appoggia su un ginocchio mentre con l'altra gamba si sporge in avanti
incurvando la schiena e inclinando la testa di lato per accostarsi alle labbra della donna.
Questo straordinario gruppo scultoreo ben rappresenta l'estetica e il gusto
neoclassico sempre alla ricerca di un equilibrio perfetto delle forme. Osservando bene l'opera ci
rendiamo conto che il corpo di Psiche insieme alla gamba e alle ali di Amore costruiscono
una X perfettamente simmetrica. Le braccia di Psiche delimitano al centro di questa
X un cerchio perfetto che incornicia il punto focale della composizione. I pochi centimetri
che separano le labbra dei due amanti. Canova qui non cerca di cogliere il movimento, la vitalità o
la sensazione del continuo divenire come Gian Lorenzo Bernini aveva fatto prima di lui nel
barocco. L'artista invece ha la necessità tutta neoclassica d'arrivare a una perfezione senza
tempo in cui nulla più può trasformarsi. Canova per fare questo non cerca di dar vita al marmo,
ma cristallizza la vita nel marmo, dando alla materia una forma immutabile e immortale.