Altare di Pergamo - storia dell'arte in pillole - YouTube
L'arte greca subì un grande mutamento nel periodo ellenistico di cui troviamo
tracce nelle opere più famose dell'epoca. Una di queste è un altare della città di
Pergamo, eretto intorno al 160 a. C.
e oggi ricostruito nei Musei di Berlino con quanto rimane delle sculture
originali. Su cinque gradini si eleva uno zoccolo potente dove, fra un'alta base
sagomata e un cornicione fortemente sporgente sta la fascia scolpita
maggiore con scene della gigantomachia, realizzata ad alto rilievo. Lo zoccolo
forma due spalle che racchiudono una scalinata di 20 m la quale conduce a
un cortile pavimentato. Sopra lo zoccolo e davanti alla scalinata c'è un
colonnato ionico con un muro di fondo ornato da un secondo fregio minore
continuo in cui sono raffigurate le scene della vita di Telefo, l'eroe fondatore di Pergamo.
Nel fregio maggiore si sviluppa un complesso racconto
cosmico-mitologico. Esso inizia nel lato occidentale con le divinità del mare e
della terra, continua nel lato settentrionale con gli dei della notte e
nel lato meridionale con gli dei del giorno e della luce per concludersi
infine nel lato orientale con le divinità dell'Olimpo.
Sullo sfondo liscio le figure divine si stagliano in altorilievo, raggiungendo
effetti a tutto tondo, in un movimento ricco di scatti e senza un ritmo
regolare. Il contrasto tra ombra e luce è forte, ottenuto anche con l'uso del trapano che
crea effetti di notevole drammaticità. La battaglia infuria terribile e violenta, i goffi titani
vengono sopraffatti dagli dei trionfanti, e il loro sguardo esprime tutto il tormento dell'agonia.
La scena è movimentatissima e svolazzante di
drappeggi e il suo limite forse sta in una certa dispersione dei particolari,
nell'eclettismo e nell'eccessivo manierismo. Il fregio minore, realizzato
in seguito, racchiude le storie di Telefo, figlio di Herakles e mitico
fondatore della città di Pergamo. Quest'opera rappresenta il primo esempio
di una composizione narrativa continua nella scultura, derivata probabilmente
dalla pittura, e costituisce il precedente più importante del racconto
continuo che verrà utilizzato nell'arte romana. Il fregio si sviluppa
preciso e accurato, ponendo le figure su diversi piani.
Le immagini nella parte alta sono più piccole di quelle nella
parte bassa e in questo modo l'autore raggiunse un bellissimo effetto prospettico.
La decorazione marmorea dell'altare fu rinvenuta frammentaria,
murata in gran parte nelle fortificazioni bizantine realizzate nei
pressi dell'altare. La ricomposizione del fregio della gigantomachia si deve a
Puchstein e a Bohn che furono aiutati dagli scultori italiani Freres e Possenti. Essa
fu resa possibile dal fatto che le lastre del fregio della gigantomachia
erano numerate con cifre accoppiate. Al di sotto del fregio sulla base erano
iscritti i nomi dei giganti e quelli degli
artisti; sulla cornice al di sopra del fregio i nomi degli dei. L'arte
ellenistica amava opere veementi e violente: voleva impressionare e credo
riuscisse pienamente nel suo intento.