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Artesplorando (canale YouTube), Alberto Burri: vita e opere in 10 punti - YouTube

Alberto Burri: vita e opere in 10 punti - YouTube

Pittore, collagista e disegnatore, Alberto Burri è l'artista italiano,

insieme a Lucio Fontana, ad aver dato il più importante contributo italiano al

panorama artistico internazionale nel secondo dopoguerra.

La sua ricerca artistica spaziò dalla pittura alla scultura avendo come unico

fine l'indagine sulle qualità espressive della materia.

Nel 1943 fu catturato in nord Africa mentre prestava servizio come medico nell'esercito italiano, e nel

1944, prigioniero di guerra a Hereford, Texas, iniziò a dipingere utilizzando

qualunque materiale riuscisse a trovare, compresi i sacchi di iuta.

Dopo la guerra si stabilì a Roma e abbandonò la medicina per l'arte. Nel 1948 iniziò a

comporre opere astratte, e nel 1949 a inserire frammenti di sacchi come

elementi di collage. Spesso spalmava pittura rossa sui tessuti, che davano l'idea di bende intrise di sangue.

Nei tardi anni Cinquanta cominciò a

inserire nei dipinti materiali più corposi, tra cui pezzi di legno

carbonizzati o metalli arrugginiti, che ancora riflettevano la sanguinosa esperienza della guerra.

A contrassegnare in modo evidente tutte le fasi della

ricerca di Burri è sempre l'uso di materiali extra-artistici. Dal

catrame ai sacchi, dal legno alle plastiche combuste alle lamine di ferro

saldate. La serie più famosa di opere dell'artista è quella dei Sacchi, avviata nel 1950-51.

La svolta fondamentale della carriera di Burri inizia nel 1953, quando il

direttore del Guggenheim Museum di New York espone due suoi lavori in una

grande mostra, proponendo una lettura drammaticamente esistenzialista dei Sacchi.

Il fascino inquietante, aggressivo e allo stesso tempo estremamente raffinato dei Sacchi di Burri sta nel fatto che spesso

condensano forma, superficie e supporto in un'unica opera. La tela di iuta prende

anche il posto della tela come supporto classico della pittura.

Nonostante il suo carattere schivo, Burri ottenne un grande successo

internazionale grazie alla qualità del suo lavoro. Fu

uno dei primi artisti a sperimentare la forza evocativa dei materiali di scarto,

anticipando il movimento dell'arte povera, nato in Italia alla fine degli anni Sessanta.

Burri è anche l'unico artista ad aver fatto un monumento a una calamità naturale.

Il terremoto, sulle macerie dello sfortunato paese di Gibellina, in Sicilia.

Colando cemento sui resti del paese, Burri ha trasformato così in necropoli

le macerie della cittadina, divenuta il grande cretto. Realizzò inoltre

scenografie per il Teatro alla Scala di Milano e altri teatri.

Una curiosità: nel 1952 Robert Rauschenberg, in viaggio a Roma, andò a

trovare Burri. Questo è ciò che raccontò in seguito:

Andai nello studio di Burri in via Margutta. Lui fu cordiale e ospitale.

Poche settimane dopo venni a sapere che era malato. In

quel momento facevo i feticci personali e mi ero convinto che avessero poteri

magici. Ne preparai uno per Burri con lo scopo di farlo guarire.

Due settimane dopo mi regalò un piccolo dipinto che rimane uno dei miei beni più preziosi.

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