Diogene di Sinope | Storia della Filosofia per Bambini
vorrei provare a raccontarvi la storia di un filosofo molto particolare, secondo alcuni
anche il filosofo più strano o più matto della storia della filosofia. Questo filosofo
si chiama Diogene di Sinope. Sinope era la città in cui era nato, in Turchia, attorno
al 405. Vi dicevo che è strano e anche un po' matto, a tal punto che alcuni lo chiamavano
il Socrate pazzo. Cioè, era simile a Socrate, ma in un modo molto molto particolare. Perché?
Perché Diogene di Sinope, che era nato appunto in questa città della Turchia e poi dopo
una serie di vicissitudini che lo avevano portato ad allontanarsi, diciamo pure a scappare
da Sinope e arrivato ad Atene, aveva iniziato a fare filosofia. Ma a farla in un modo che
non si era mai visto prima e direi non si vedrà mai più dopo. I soliti filosofi come
Socrate erano in piazza a fare domande, oppure si allenavano in una palestra come Platone
o facevano delle lezioni. Diogene invece no. Diogene se ne andava in giro per strada,
di giorno, con una lanterna accesa, con una luce dentro, una candela, e chiedeva in pratica
che cos'è l'uomo. Diogene il cinico cercava l'uomo, diceva io cerco l'uomo. A differenza
però di Socrate non andava in giro a fare domande agli altri o a dialogare. Lui cercava
una sola cosa, trovare quale fosse l'idea autentica di uomo, di vita buona, giusta,
per poterla vivere. La sua filosofia era una modalità di vivere che poteva apparire alle
altre persone strana. Proviamo un po' a tentare di capire che cosa faceva Diogene di Sinope.
Pensiamo alla nostra di vita. Noi viviamo e di cosa ci preoccupiamo? Di tantissime cose.
Ci preoccupiamo di chi va a scuola, a dove andare a scuola, a fare i compiti e poi tornare
a casa, seguire le lezioni online, seguirle a scuola, vestirci, vestirci bene, i nostri
genitori quando si è bambini devono lavorare, trovare i soldi, comprare la macchina. Diogene
diceva tutte queste preoccupazioni in realtà sono qualche cosa di superfluo. Diogene non
era interessato moltissimo né allo studio, pensava ad esempio che la matematica o la
fisica non fossero cose importanti, non era interessato alla ricchezza, non era interessato
nemmeno ad avere una casa, comprarsi una casa o a vivere in affitto. A un certo punto decise
di vivere, sapete dove? In una botte. Non si preoccupava neanche dei propri vestiti,
aveva scelto un mantello molto grande fatto con due pezzi di stoffa cuciti l'uno sull'altro
nei bordi per poterlo usare di notte come una specie di sacco a pelo in cui dormire.
Diogene riduce la vita alle cose più semplici, minime, perché ha capito una cosa. Troppo
spesso nella vita ci preoccupiamo e passiamo tantissimo del nostro tempo a preoccuparci
di cose che non sono importanti, che siano i soldi, che siano i giochi, che siano i giocattoli,
che siano i vestiti, che siano la macchina, che siano la casa. Tutte cose che sì, hanno
un loro valore, ma dobbiamo tentare di dargli quello giusto. Diogene diceva che il valore
giusto è quello che serve a me per vivere bene. E cosa mi serve per vivere bene? Diogene
diceva il mio mantello per vestirmi e ripararmi dal freddo, una ciotola per bere l'acqua,
il cibo che trovo e una botte in cui dormire la notte. Il resto del giorno dove stava Diogene?
Si andava in giro per la città e si sedeva a fare colazione, cioè a mangiare dove voleva.
Perché diceva se fare colazione non è una cosa brutta, farla in qualsiasi posto non
può diventare una cosa brutta. Quindi lui dove decideva si sedeva e mangiava quello
che trovava o quello che altre persone gli davano. Per Diogene c'era una sola cosa,
assolutamente importante, ed era la propria libertà. Essere libero di dire quello che
pensava, essere libero di fare ciò che voleva, naturalmente senza danneggiare gli altri.
Non voleva evitare di fare delle cose solamente perché magari gli altri le giudicavano male
o le giudicavano poco interessanti. Non si preoccupava del proprio aspetto nella misura
in cui non gli interessava se gli altri dicevano, ad esempio, che era brutto. Si preoccupava
della propria libertà e diceva anche della propria libertà di parola. Quando anche uomini
potenti gli dicevano qualcosa, lui non si preoccupava molto di rispondere a modo. Pensava
quello che voleva pensare e dire quello che pensava liberamente.
Vi dicevo prima che Diogene aveva però almeno una ciotola per bere. Sapete a un certo punto
perché butta via anche questa ciotola? Perché vedi che un bambino beve da una fontanella
con le mani e quindi diceva che se quel bambino beve con le mani vuol dire che non ha bisogno
di una ciotola, quindi questa mia ciotola è qualcosa di superfluo. Togliamo anche la
ciotola. Ho le mani, posso bere con le mani. L'idea è quella di rendere tutto il più
semplice possibile, capire che bastano le mani per bere, basta una botte per dormire,
basta un mantello per poter vestirsi. E' chiaro che noi oggi non possiamo fare esattamente
quello che faceva Diogene di Sinope, però dobbiamo imparare anche un po' a pensare come
pensava Diogene di Sinope, vale a dire capire quante cose superflue ci sono nella nostra
vita che ci prendono tanto tempo e tanta occupazione mentale, che siano il cellulare o che siano
altre cose. Sono tutte cose che non sono essenziali alla nostra vita, benché in certi momenti
possano essere utili. Capire che cosa è essenziale alla nostra vita, alla nostra vita buona,
significa imparare ad essere delle persone libere, perché io se so che posso vivere
anche senza cellulare, anche senza avere un'auto, so benissimo che sono una persona più libera,
da questo punto di vista. A chi si ispirava Diogene per creare questa sua filosofia come
modo di vivere? Da un lato sicuramente, e ce l'ha detto, ai bambini, perché i bambini in
questo rispetto agli adulti spesso sono più capaci di essere semplici, di giocare e divertirsi anche
avendo pochissimo, basta appunto avere la compagnia di qualcun altro, di bere con le
mani a una fontanella. E poi c'era un'altra figura di vivente a cui Diogene si ispirava,
cioè in animali. Lo chiamavano anche Diogene il cinico, Diogene il cane, perché il suo modo di
vita era molto simile a quello degli animali. Gli animali non si preoccupano di avere un vestito,
gli animali non si preoccupano nemmeno di costruirsi chissà quale bella casa, basta una
tana ben fatta e naturalmente gli animali non si preoccupano troppo del loro aspetto esteriore,
guardano a che cosa? Ai bisogni primari, elementari. Si preoccupano soprattutto di
vivere sapendo, come diceva Diogene, che la vita basta a se stessa, che la vita è un bene,
il fatto di vivere che è la vera cosa importante, tutto il resto è superfluo e saper distinguere
tutto il resto dal fatto di vivere, ecco, questo è già una conquista filosofica per Diogene molto
molto importante. Parlo di animali in generale ma c'è stato un animale che ha ispirato Diogene
il cinico, un animale molto umile, anzi da noi è considerato quasi un brutto animale, cioè un topo.
Un giorno Diogene racconta di aver visto un topo che correva di qua e di là, che mangiava e poi
tornava nella sua tana e poi usciva di nuovo e ha capito che in quel modo di vivere e di muoversi,
senza troppe preoccupazioni, c'era la vera idea di libertà. Dico che Diogene decide un po' di
fare come il topo, costruirsi una tana, la sua botte e poi durante il giorno di muoversi liberamente,
seguendo quello che erano i propri bisogni del momento e dilettandosi di cosa, ad esempio di
restare fermo e scaldarsi alla luce del sole. Questa è una lezione al contempo molto semplice
per la filosofia ma assolutamente importante proprio nella sua semplicità.